Pre-Annual General Meeting Information • May 4, 2023
Pre-Annual General Meeting Information
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Alla fine, la Federal Reserve sembra aver scoccato l'ultima freccia contro l'inflazione. Dopo tanto stringere e far la faccia feroce, in sincrono con il rialzo di un quarto di punto dei tassi deciso ieri, nel lessico della Fed ricompare una parola a lungo ignorata: «pausa». Da legare all'evoluzione della politica monetaria. Tutto messo nero su
bianco nel comunicato che certifica la salita del costo del denaro al 5-5,25%, il livello più alto dal 2007. Un'altra era geologica, quando il veleno dei mutui subprime non era ancora in circolo.
Dopo dieci strette a partire dal marzo dello scorso anno, Eccles Building sembra quindi aver raggiunto il suo «pivot», il punto terminale oltre il quale nella stanza dei bottoni non si tocca più nulla. Se lì la missione appare quasi compiuta, non altrettanto si può dire della Bce. Se mai ce ne fosse stato bisogno, il recente colpo di coda dell'inflazione ha più che
mai convinto i falchi dell'Eurotower della giustezza delle azioni finora intraprese, da corroborare oggi con un'altra strizzata ai tassi da mezzo punto.
Sulle future mosse della banca centrale Usa resta comunque un minimo alone di incertezza, ma solo per il fatto che la tregua sul fronte dei tassi viene definita come «possibile». «Oggi (ieri, ndr) non è stata presa nessuna decisione su una pausa», ha spiegato il presidente della Federal Reserve Jerome, ma «si può notare come nella dichiarazione di marzo avessimo una frase che affermava che potrebbe essere appropriato un ulteriore irrigidimento della politica monetaria. Quella frase l'abbiamo tolta, è un cambiamento significativo. Decideremo a giugno».
Insomma: il dado è tratto, anche se permane un residuo di cautela. Giusto per non legarsi del tutto le mani con i mercati e anche perché l'inflazione rimane elevata. Benché attentamente monitorato, l'andamento dei prezzi al consumo non è però in cima alle priorità dell'istituto di Washington. Ben più pressanti appaiono i nodi del settore creditizio. Le tre banche fallite, con un patrimonio complessivo vicino ai 550 miliardi di dollari, hanno evidenziato le
fragilità degli istituti regionali, i più esposti ai ripetuti irrigidimenti monetari. A maggior ragione dopo che le norme post-2008 hanno imposto alle banche di tenere in pancia una quota maggiore di titoli del Tesoro. Bond che si sono deprezzati proprio a causa dei giri di vite dati ai tassi. Un effetto collaterale evidentemente mal calcolato dalla Fed che continua a pesare su Wall Street (-0,4%).
La scelta di non fermare da subito la giostra dei tassi si basa sull'assunto che nelle ultime
settimane «le condizioni del sistema bancario sono nettamente migliorate, il sistema è sano e solido», ha assicurato Powell. La Fed, che non punta a «ulteriore consolidamenti» nel mondo del credito, ritiene dunque che le banche siano in grado di sopportare un ulteriore inasprimento. Che potrebbe «pesare sull'attività economica, sulle assunzioni e sull'inflazione», commenta l'istituto. Peraltro non ancora in grado di determinare l'entità di questi effetti, che «rimane incerta», nonostante la crescita economica nel primo trimestre dell'1,1% suoni già un campanello d'allarme. Senza contare le conseguenze catastrofiche in caso di mancato accordo al Congresso sul tetto del debito. «Un rialzo del tetto è cruciale - ha detto Powell - : un fallimento in tal senso sarebbe senza precedenti». Poi, il monito: «Nessuno pensi che la Fed possa proteggere l'economia dai potenziali effetti a breve e lungo termine di un mancato pagamento» dei debiti federali.
Mentre Unicredit brinda al miglior primo trimestre di sempre, la salita di Francesco Gaetano Caltagirone al 9,9% di Mediobanca riaccende le suggestioni di risiko del mercato. Non a caso la banca guidata da Andrea Orcel (nella foto) con un balzo del 3,76% e quella dell'ad Alberto Nagel (+3,83%) sono state sul podio dei migliori titoli di Piazza Affari. Unicredit, del resto, ha battuto nettamente le stime, agganciando un utile netto di 2,1 mi-
liardi (contro gli 1,3 attesi dagli analisti) nel solo primo trimestre e alzando la sua guidance per l'intero 2023 a oltre 6,5 miliardi di profitti. Buone notizie anche per i soci, per i quali c'è un target di distribuzione dei dividendi uguale o maggiore ai 5,75 miliardi (dai precedenti 5,25). «Considerate le perfor-
mance che abbiamo ottenuto e quelle attese vediamo molto più valore nel ricomprare le nostre azioni a questo livello che di fare qualunque M&A», è stato il commento Orcel a chi gli
chiedeva conto di possibili operazioni.


L'ad ha poi aggiunto che le acquisizioni sono uno «strumento» per generare valore e che la banca userà lo strumento «che conviene di più». Tuttavia, il manager non chiude del tutto la porta riservandosi di cambiare idea in futuro, a certe condizioni.
A legare i casi di Borsa del giorno c'è la Fondazione Crt ai cui vertici si è da poco insediato Fabrizio Palenzona. Crt ha in pancia l'1,6% di Unicredit e l'1,8% di Banco Bpm e lo stesso Palenzona pochi giorni fa ha definito «strategica» un'eventuale fusione tra Unicredit e Banco Bpm. Fondazione Crt aveva appoggiato le ragioni della Delfin di Leonardo Del Vecchio e di Caltagirone quando cercarono di conquistare i vertici di Generali. L'imprenditore romano, infatti, era salito in
rispettivi obiettivi. Ora, con Caltagirone salito al 9,9% di
Mediobanca con un investimento di un anno fa, è da vedere se si ricomporrà l'asse con Delfin (azionista al 19,80%). Dopo la mor-
te di Del Vecchio non è ancora chiaro come si muoveranno gli eredi e Francesco Milleri, che ha in mano la cassaforte di famiglia. Nell'ultima assemblea di Generali, Delfin e Caltagirone sono sembrati andare su binari separati. Ma se l'asse è destinato a ricomporsi, lo si testerà più avanti.
Per ora tutto tace e non filtrano particolari preoccupazioni da Mediobanca, dove l'ad Nagel è del tutto concentrato sul nuovo piano al 2026 che sarà presentato al mercato il 24 maggio. Ma se veramente sarà pace lo si scoprirà verso la fine ottobre, quando l'assemblea dei soci si riunirà per rinnovare i vertici di Mediobanca.
Laforchetta dei tassi Fed Funds dopo la decisione di ieri. Si tratta del livello più elevato dal 2007
5-5,25% 296mila delle attese, dei posti di lavoro negli Usa ad aprile
L'incremento, migliore
secondo i dati Adp
I NUOVI EQUILIBRI DEL CREDITO Unicredit spinge i profitti a 2,1 miliardi Mediobanca, Caltagirone è al 9,9%
Orcel alza i target, scatta il titolo. Occhi puntati sull'imprenditore
SUL RING Il presidente della Fed, Jerome Powell, ieri ha ribadito che l'obiettivo della banca centrale resta quello di riportare l'inflazione al 2% ma che si è «cambiato tono», dunque saranno valutati più attentamente gli effetti di nuovi rialzi dei tassi
| PIAZZA AFFARI | I migliori | Valore var% su rif. | I peggiori Valore var% su rif. |
NEW YORK | Dow Jones | 33.682,481 | -0,01 | DOLLARO | Americano | 1,104 | 0,71 | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1) Pierrel | 0,140 | -18,84 | NEW YORK | Nasdaq | 12.119,755 | 0,32 | STERLINA | Inglese | 0,883 | 0,45 | ||||||||
| Valore | % | 1) Gequity | 0,012 | 8,77 | LONDRA | FTSE 100 | 7.788,370 | 0,20 | FRANCO | Svizzero | 0,981 | -0,33 | ||||||
| FTSE MIB | 26.835,310 | 0,77 | 2) Amplifon | 35,490 | 7,16 | 2) Giglio group | 0,714 | -15,00 | FRANCOFORTE Dax | 15.815,060 | 0,56 | YEN | Giapponese | 149,660 | -0,69 | |||
| FTSE Italia All Share 28.985,780 | 0,71 | 3) LYFT | 9,934 | 6,82 | 3) Adv Micro Devices | 74,460 | -7,95 | PARIGI | Cac 40 | 7.403,830 | 0,28 | DOLLARO | Australiano | 1,656 | 1,18 | |||
| FTSE Italia Mid Cap | 43.038,660 | 0,18 | 4) Credem | 7,070 | 4,28 | 4) Starbucks | 95,100 | -7,85 | TOKYO | Nikkei 225 | 29.157,949 | -0,00 | DOLLARO | Canadese | 1,505 | 1,07 | ||
| FTSE Italia Star | 48.277,410 | 0,76 | 5) Mediobanca | 9,758 | 3,83 | 5) BBVA | 6,282 | -5,22 | BORSE ESTERE | ZURIGO | SMI | 11.506,190 | 0,73 | CAMBI | CORONA | Danese | 7,451 | -0,03 |

Capitale Sociale Euro 10.000.000 interamente versato Iscrizione al Registro delle Imprese di Bologna e codice fiscale 03829720378 - Partita I.V.A. 00666341201
In relazione al comunicato emesso dalla società in data 6 aprile 2023, è convocata l'Assemblea Ordinaria degli Azionisti della Società per il giorno 5 giugno 2023 alle ore 16.30, presso la sede sociale in Via Mozzeghine 13/15, Località Monteveglio - 40053 Valsamoggia (BO), ed occorrendo in seconda convocazione il giorno 12 giugno 2023, stesso luogo e ora.
Ai sensi dell'art. 106 del Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020, convertito dalla Legge 24 aprile 2020, n. 27 e come prorogato dall'art. 3 del Decreto Legge n.228 del 30 dicembre 2022, convertito dalla Legge 25 febbraio 2023, n. 15, l'intervento in Assemblea da parte di coloro ai quali spetta il diritto di voto è consentito esclusivamente tramite il Rappresentante Designato.
Le informazioni relative all'ordine del giorno, al capitale sociale, alla legittimazione all'intervento e al voto in Assemblea, all'esercizio del voto per delega, al diritto di porre domande prima dell'Assemblea, all'integrazione dell'ordine del giorno e alla presentazione di proposte di deliberazione sulle materie all'ordine del giorno dell'Assemblea, alla reperibilità del testo integrale delle proposte di deliberazione, unitamente alle relazioni illustrative e ai documenti che saranno sottoposti all'Assemblea, sono riportate nell'avviso di convocazione integrale, il cui testo – unitamente alla documentazione relativa all'Assemblea – è pubblicato sul sito internet della Società (www.beghelli.it) alla sezione "Investor Relation", Categoria "Assemblea", al quale si rimanda e presso il meccanismo di stoccaggio autorizzato (/ PORTALEONEINFO).
La documentazione relativa all'Assemblea verrà pubblicata con le medesime modalità.
Valsamoggia (BO), 4 maggio 2023
Il Presidente del Consiglio di Amministrazione Gian Pietro Beghelli
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