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Regulatory Filings Feb 20, 2023

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Regulatory Filings

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4 IL FATTO Lunedì 20 febbraio 2023 il Giornale

Diana Alfieri

Parte oggi pomeriggio il confronto tra governo, rappresentanti delle banche, delle imprese e dei costruttori, sul decreto che ha bloccato la cessione dei crediti fiscali dei bonus edilizi, a partire dal Superbonus. L'incontro è diviso in due parti, che si possono definire finanziaria la prima, mirata a individuare strade percorribili per i crediti incagliati; e più industriale la seconda, con i rappresentanti delle categorie direttamente coinvolte nello stop deciso dal governo.

Per la prima sezione, alle 16,30 sono stati convocati a palazzo Chigi i rappresentanti dei banchieri rappresentanti dalla loro associazione, l'Abi, Cassa Depositi e Presti-

ti e Sace. Un trio che evoca lo studio di garanzie e strumenti per la gestione di queste nuove «sofferenze» fiscali. A seguire, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto incontreranno i vertici delle associazioni di categoria: Ance, Confindustria, Confedilizia, Confapi e Cooperative. Alla riunione prenderanno parte anche il viceministro all'Economia Maurizio Leo e il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.

«Abbiamo letto positivamente il fatto che prima di incontrarci, lunedì pomeriggio, ci sarà un tavolo con l'Abi, Sace e Cdp - dice la presidente dei costruttori dell'Ance, Federica Brancaccio -. Non so cosa si ipotizza. Ma sono soggetti importanti da coinvolgere». L'esigenza immediata è proprio la crisi di liquidità «che rischia di far fallire migliaia di imprese e di far saltare la grande opportunità rappresentata dal Pnrr. I crediti incagliati legati ai bonus immobiliari sono circa 15 miliardi». E la cartolarizzazione può funzionare solo a condizione che «sia rapida e non di mesi». La proposta dei costruttori Ance e dell'Abi prevede invece la possibilità per le banche di utilizzare i versamenti degli F24 dei clienti per compensare i crediti ora incagliati, ed anche un maggior impegno delle società controllate pubbliche nel loro acquisto. Per quanto riguarda l'ipotesi della cartolarizzazione dei crediti - avanzata da Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera - i crediti accumulati attraverso operazioni di ristrutturazione edilizia verrebbero «impacchettati» in un prodotto finanziario, poi collocato sul mercato attraverso una società veicolo ad hoc. In questo modo si farebbe fronte alla crisi di liquidità, superando gli ostacoli emersi negli ultimi mesi a fronte di una situazio-

ne che ha mandato in tilt gli operatori del settore. E un'altra strada potrebbe essere quella di coinvolgere Cdp e

Sace, non a caso convocate anch'esse.

Lo stop alla cessione dei crediti ha evitato l'esplosione

del deficit ai fini Eurostat. Conteggiando i credti d'imposta per competenza, nel corso di quest'anno il Superbonus avrebbe appesantito il rapporto deficit/Pil dal 4,5% previsto in Finanziaria fin oltre il 6%. Uno sforamento che avrebbe bloccato ogni altra iniziativa di spesa pubblica con il rischio di far ripartire lo spread. Mentre resta elevato il pericolo di revisione anche dei deficit di bilancio del triennio 2020-22.

Conto a 73 miliardi. Sicilia, Lombardia e Puglia sul podio

PROPOSTA ABI

Torna l'idea per gli istituti di utilizzare i versamenti F24 effettuati dai clienti

PRESIDENTE ANCE Brancaccio: «Bene le cartolarizzazioni ma solo se saranno immediate»

Ammonta a 72,84 miliardi il totale delle risorse finora assegnate in attuazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), stando a quanto emerge dai dati presenti al 17 febbraio 2023 in Regis (sistema sviluppato dalla Ragioneria generale dello Stato per il monitoraggio e la rendicontazione dei progetti Pnrr) e analizzati da Centro Studi Enti Locali (Csel) per l'«Adnkronos». All'indomani dell'approvazione del decreto Pnrr Ter che riscriverà, in parte, le regole del gioco, il Csel ha posto l'attenzione sull'entità e la distribuzione territoriale delle risorse finora assegnate in attuazione del Piano. A livello territoriale, le risorse sono destinate per il 39% al Sud, per il 30% al

Nord e per il 15% al Centro. Le restanti sono in parte senza attribuzione territoriale specifica (2%) e in parte destinate a più regioni (11%) o tutte le regioni (2%). Ma quali sono le regioni che hanno attratto più fondi? Ad oggi, sono Sicilia, Lombardia e Campania: gli avvisi e i bandi Pnrr che si sono già conclusi e si sono tradotti in graduatorie definitive hanno assegnato rispettivamente 7 miliardi e 130 milioni, 7 miliardi e 112 milioni e 6 miliardi e 216 milioni a questi territori. A seguire, la Puglia con 5,8 miliardi, il Lazio con quasi 5,5 miliardi, il Piemonte (quasi 3,9 miliardi), l'Emilia-Romagna (quasi 3,8 miliardi) e la Calabria (3.450

milioni di euro).

Cdp e banche in campo sul Superbonus

A Palazzo Chigi sfilano categorie e costruttori. Le ipotesi per salvare i crediti bloccati

ALLARME Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti

ha lanciato l'allarme sui crediti fiscali finiti fuori controllo

il commento✒

IL VIZIO ITALICO DI FARE RIFORME A RATE

di Massimo Restelli

P acta sunt servanda («I patti devono essere rispettati»), ammonivano i romani, fini cultori di un Diritto che stendevano come malta per tenere unito un Impero costituito da popoli e culture distanti tra loro. Un imperativo quello della stabilità del quadro normativo e della certezza delle regole che dovrebbe essere ancora più cogente oggi. Da punto di vista istituzionale perché disattenderlo è ingiusto verso i contribuenti e quindi equivale a scheggiare quel prezioso e fragile contratto sociale per cui ciascun individuo rinuncia alla propria (assoluta) libertà in cambio dello Stato di diritto. Da un punto di vista economico, perché garantire un perimetro di regole uguali per tutti è la migliore premessa per una vera concorrenza tra le imprese, a tutto beneficio dei consumatori.

Certo disinnescare la bomba a orologeria del Superbonus e la voragine da 110 miliardi nei conti pubblici che provocherebbe la sua deflagrazione, richiede abilità da artificiere. In rischio è la revisione in peggio dei deficit di bilancio 2021 e 2022 mentre l'Europa torna a discutere le modalità per reintrodurre il patto di Stabilità e fa un tagliando periodico al nostro Paese prima di erogare le tranche del Pnrr; risorse fondamentali per la ripresa del Pil.

Se il governo Conte, preoccupato di usare l'edilizia come volano per la ripartenza post Covid, ha legiferato con poca attenzione ai conti pubblici e al rischiofrodi, chi interviene ora sugli incentivi non può stravolgere l'impianto o cambiarlo di continuo. Altrimenti ci sarà sempre qualche «privilegiato» e chi invece rimane a bocca asciutta: il Superbonus, vale la pena ricordare, è già costato 2mila euro a italiano ma ha coinvolto appena il 3,1% dei 12,1 milioni di immobili residenziali esistenti nel nostro Paese. Una inezia. Eppure la filosofia del «ritocco» continuo è stata molto gettonata negli ultimi anni, soprattutto quando sarebbe invece servito uno sforzo titanico: basti pensare ai rebus delle pensioni o del fisco, ancora in attesa di soluzione. La riforma del Superbonus, necessaria per evitare il peggio, sia quindi finalmente a prova di «furbetto» e definitiva. Perché, come sa chi lavora nell'edilizia, una ristrutturazione non può diventare un cantiere infinito, altrimenti la casa non sarà mai abitata. In gioco ci sono il nostro patrimonio immobiliare e i conti pubblici, in pratica i progetti di vita di ciascuno di noi.

SCENARI ECONOMICI L'allarme edilizia

Senza lo stop ai crediti fiscali il rapporto deficit/Pil 2023 rischia di sfondare il 6% (dal 4,5% previsto)

LE RISORSE DEL PNRR GIÀ ASSEGNATE

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