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Board/Management Information Jun 12, 2024

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16 INTERNI Mercoledì 12 giugno 2024 il Giornale

Pier Francesco Borgia

«L'avevo già deciso sabato scorso quando sono uscite sui giornali quelle conversazioni, guarda caso proprio il giorno delle elezioni europee - Paolo Signorelli (foto), al telefono, parla orami da ex portavoce del ministro dell'Agricoltura -. Impossibile in questo clima fare bene il proprio lavoro». Le dimissioni arrivano quando ormai il «caso Signorelli» è diventato di prepotente attualità. «Mi dimetto per me stesso e per non danneggiare il governo». Poche e semplici parole per spiegare le ragioni di un epilogo a una vicenda che l'ha visto protagonista negli ultimi giorni. Il portavoce di Lollobrigida è, infatti, balzato nei giorni scorsi agli onori della cronaca perché alcuni organi di stampa

hanno riportato frasi di una chat di sei anni fa in cui lo stesso Signorelli si lasciava andare a espressioni antisemite dialogando con Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, pregiudicato e storico capo ultras della Lazio, ucciso il 7 agosto 2019. Le

frasi incriminate provengono da conversazioni su Whatsapp, pescate dalle carte dell'inchiesta proprio sulla morte di Piscitelli. Poco importa che Signorelli non sia indagato e nul-

la abbia a che fare con quell'inchiesta. Queste conversazioni private arrivano ai giornali e costringono il portavoce del ministro prima alla sospensione e da ieri alle dimissioni. «Era un'altra stagione della mia vita, quello era un altro Paolo - spiega -: erano parole di un tempo lontano in cui non mi riconosco di certo ora». Lo stesso Lollobrigida, chiamato più volte in causa negli ultimi giorni, sfrutta la ribalta dei social per dire la sua sull'ormai ex portavoce. «Perdo un collabo-

ratore prezioso - scrive il ministro sulla sua pagina Facebook il ministro - un professionista incensurato con due lauree che lavora con dedizione e professionalità. Mai l'ho sentito, in questi mesi, dire una cosa fuo-

ri dalle righe. I suoi colleghi giornalisti ne hanno sempre parlato bene e, magari ora solo privatamente, continuano a farlo». Il ministro non nasconde la gravità delle frasi ripescate da quelle lontane conversazioni:

«sono ingiustificabili». Per poi aggiungere Si tratta, comunque del suo passato che appare, a chi conosce il Paolo di oggi, molto più lontano dei soli anni che lo separano da quanto riportato dal quotidiano il giorno della chiusura della campagna elettorale». Tempismo, questo, più che sospetto. «È stato attaccato su conversazioni private dai contenuti irricevibili - ammette il capogruppo alla Camera di FdI Tommaso Foti -. Il reale obiettivo di questa campagna però era il ministro Lollobrigida. La vergogna è mettere alla gogna in via strumentale una persona, che indubbiamente in quelle frasi ha sbagliato, ma lo ha fatto in messaggi privati e che tali dovevano rimanere, pubblicando atti che non hanno rilevanza penale e che si sarebbero dovuti distruggere».

Luca Fazzo

Milano Walter Tobagi poteva essere salvato. Raccontare che i progetti di morte ai danni del giornalista del Corriere della sera, assassinato da terroristi rossi il 28 maggio 1980, fossero noti da tempo ai carabinieri, non vuol dire infangare l'Arma: ma solo raccontare come in quegli anni, un errore di sottovalutazione potesse avere conseguenze drammatiche. Il giudice milanese Guido Salvini, che quell'errore raccontò in pubblico, è stato assolto l'altro ieri dall'accusa di avere diffamato il colonnello dei carabinie-

ri Alessandro Ruffino, all'epoca in servizio al reparto anticrimine dei carabinieri milanesi. In primo grado Salvini - che ha lasciato la magistratura nel dicembre scorso - era stato condannato a ottocento euro di multa e a un risarcimento di cinquemila euro. Quello dei segnali e delle «soffiate» che avevano anticipato l'agguato a Tobagi è un tema che si trascina da tempo, e che portò ad uno scontro frontale tra la Procura di Milano e il padre del giornalista affiancato dal segretario del Psi Bettino Craxi: che dietro al nulla fatto per proteggere il giornalista vedevano la mano di chi voleva azzittire Tobagi, voce dissidente nel sindacato dei giornalisti. Nelle sue dichiarazioni pubbliche, oggetto della querela del colonnello Ruffino, il giudice Salvini si guardava bene dallo sposare tesi complottiste. Si limitava a dimostrare, carte alla mano, che un confidente dei carabinieri, Rocco Ricciardi, aveva indicato esplicitamente Tobagi come un obiettivo tempo prima della sua uccisione. E aveva fatto

riferimento a Marco Barbone,

sieme ai suoi compagni - quasi tutti rivoluzionari da Ztl - della Brigata 28 Marzo.

Indicazioni troppo generiche, ha sempre detto la Procura di Milano. La prova provata che non lo fossero, dice invece Salvini, è fornita da un dato semplice: appena dopo l'uccisione di Tobagi, i carabinieri andarono a colpo sicuro a cercare Barbone. Lo fecero rispolverando una vecchia inchiesta su un episodio minore di due anni prima, una guardia giurata che era stata rapinata della pistola, e partorendo all'improvviso una perizia grafica che collegava Barbone alla rivendicazione della rapina. «Il foglietto - ha spiegato Salvini nelle sue dichiarazioni alla Corte d'appello di Brescia - viene tirato fuori dalla massa di carte che si trovano negli archivi. Si sapeva già cosa andare a cercare». Il 25 settembre 1980 Barbone viene arrestato per la rapina al metronotte, ma, dice ancora Salvini, «la mini indagine è uno specchietto per allodole che nascondeva ben altro». In caserma arriva il generale Dalla Chiesa. «Guarda che noi sappiamo tutto», dicono i carabinieri al fermato. E Barbone confessa l'omicidio Tobagi e fa arrestare tutti i suoi compagni. Gli appunti del maresciallo che aveva raccolto le confidenze del «pentito» spariscono. Il colonnello Ruffino, assai legato alla Procura di Milano, pur senza essere stato nominato da Salvini si era sentito diffamato da questa ricostruzione. La Corte d'appello di Brescia assolve Salvini «perchè il fatto non sussiste».

«Non voglio danneggiare Fdi» Lascia il portavoce Signorelli Le dimissioni dopo la bufera per le chat antisemite con il pregiudicato Diabolik: «Frasi vecchie, oggi sono un altro»

Inchiesta Pivetti, il pm chiede 4 anni

EX PRESIDENTE

La procura di Milano ha chiesto una condanna di 4 anni di reclusione per Irene Pivetti, che è stata presidente della Camera ai tempi del primo governo guidato da Silvio Berlusconi. Era il 1994 e Pivetti faceva parte della Lega. L'ex terza carica dello Stato è accusata di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e auto-riciclaggio. In sostanza, la Pivetti avrebbe nascosto allo Stato quanto guadagnato con alcune operazioni di acquisto e vendita. Operazioni relative a tre Ferrari Gran Turismo. Il tutto sarebbe avvenuto almeno sei anni fa.

Don Patriciello, nuove minacce

CAIVANO

Domenica scorsa, dopo la messa, don Patriciello, il prete anti-camorra di Caivano, è stato avvicinato dal parente di un boss. Il sacerdote è stato minacciato con un coltello. Ma le forze dell'ordine sono intervenute con prontezza, sventando qualunque possibile aggressione fisica o peggio. Tra le tante manifestazioni di solidarietà fatte pervenire al sacerdote, anche quella della premier e leader Giorgia Meloni. «La mia totale solidarietà e vicinanza», ha scritto via social la presidente del Consiglio. Che poi ha aggiunto: «Siamo tutti con te».

ASSOLTO IN APPELLO L'inchiesta sul delitto del giornalista Tobagi, il gip Salvini non diffamò i carabinieri

L'ex magistrato fu condannato in primo grado per i suoi dubbi sull'indagine

MEDIA E POLITICA IL CASO

ORDINE DEL GIORNO

1. Esame e approvazione del bilancio di esercizio al 31 dicembre 2023 e presentazione del bilancio consolidato al 31 dicembre 2023, corredati della Relazione sulla gestione dell'Amministratore Giudiziario e della relazione del soggetto incaricato della revisione legale dei conti.

2. Destinazione del risultato d'esercizio.

MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DELL'ASSEMBLEA

Secondo quanto previsto dall'art. 106 del D.L. 18/2020, come successivamente prorogato, la riunione si svolgerà con l'intervento in Assemblea del capitale sociale esclusivamente tramite il rappresentante designato ex art. 135-undecies del D. Lgs. 58/1998 ("TUF"), che la Società ha individuato in Computershare S.p.A., senza quindi partecipazione fisica da parte dei soci.

LEGITTIMAZIONE ALL'INTERVENTO E AL VOTO

Ai sensi dell'art. 83 sexies del TUF sono legittimati a intervenire in Assemblea e a esercitare il diritto di voto - esclusivamente mediante il Rappresentante designato - coloro in favore dei quali sia pervenuta alla Società apposita comunicazione effettuata da un intermediario autorizzato sulla base delle evidenze contabili relative al termine del 7° giorno di mercato aperto precedente la data dell'assemblea (18 giugno 2024).

ALTRE INFORMAZIONI E DOCUMENTAZIONE

Sul sito www.visibiliaeditore.it, sezione Investitori & Governance/Assemblee ordinarie e straordinarie degli Azionisti sono disponibili la documentazione relativa all'Assemblea e il testo integrale dell'avviso di convocazione, contenente le informazioni riguardanti: i) modalità di svolgimento dell'Assemblea; ii) legittimazione all'intervento e al voto in Assemblea; iii) partecipazione all'Assemblea e conferimento della delega al Rappresentante designato; iv) integrazione dell'ordine del giorno e presentazione di nuove proposte di delibera, v) diritto di porre domande sulle materie all'ordine del giorno, e vi) capitale sociale.

Torino, 12 giugno 2024

L'AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO Prof. Avv. Maurizio Irrera

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