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Credito Emiliano

Regulatory Filings Apr 7, 2022

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INFORMATIVA AL PUBBLICO

Situazione al 31 dicembre 2021

1

Credito Emiliano Spa Gruppo Bancario Credito Emiliano - Credem 3032 - Società per Azioni

Sede Sociale e Direzione:

Via Emilia San Pietro n. 4 - 42100 Reggio Emilia Capitale interamente versato 341.320.065 Euro Codice Fiscale 01806740153 - Partita IVA 02823390352 Codice ABI 03032 Banca iscritta all'albo delle banche al n.5350 Banca iscritta all'albo dei Gruppi bancari al n.03032 Aderente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi Tel.0522 5821 - Telefax 0522 433969 - Telex BACDIR 530658 – Switf Code BACRIT22 Sito Internet: www.credem.it

INDICE

INTRODUZIONE 4
1. Ambito di applicazione 11
2. Fondi propri 19
3. Requisiti informativi generali 36
4. Rischio di Liquidità 54
5. Qualità del credito 63
6. Rischio di credito: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo
standardizzato
76
7. Rischio di credito: Informativa sui portafogli cui si applicano gli approcci IRB 80
8. Tecniche di attenuazione del rischio di credito 116
9. Rischio di controparte 120
10. Operazioni di cartolarizzazione 127
11. Rischio di mercato 134
12. Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario 140
13. Rischio Operativo 144
14. Leva Finanziaria 149
15. Attività vincolate 155
16. Politiche di remunerazione 158
17. Informazioni sulle esposizioni soggette a moratorie legislative e non legislative e sulle
nuove esposizioni originate soggette a schemi di garanzia pubblica
170
Attestazione sugli obblighi di informativa ai sensi della parte otto, art. 431 comma 3
del regolamento (ue) n° 575/2013 del 26 giugno 2013 e successive modifiche ed
integrazioni
175
Dichiarazione del Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari 176

INTRODUZIONE

Dal 1° gennaio 2014 è entrato in vigore il regolamento (UE) n. 575/2013 ("CRR") con il quale vengono introdotte nell'Unione Europea le regole definite dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria con l'articolato insieme di documenti unitariamente denominato "Basilea 3" in materia di adeguatezza patrimoniale (Primo pilastro) e informativa al pubblico (Terzo pilastro).

Il regolamento (UE) n. 575/2013 e la direttiva 2013/36/UE ("CRD IV") definiscono il nuovo quadro normativo di riferimento nell'Unione Europea per banche e imprese di investimento. Dal 1° gennaio 2014 CRR e CRDIV sono integrati da norme tecniche di regolamentazione o di attuazione approvate dalla Commissione Europea su proposta delle Autorità europee di supervisione ("ESA"), che danno attuazione alla normativa primaria.

Con l'adozione del regolamento di esecuzione (UE) n. 2021/451sono state stabilite le norme tecniche di attuazione (Implementing Technical Standards) vincolanti in materia di segnalazioni prudenziali armonizzate delle banche e delle imprese di investimento relative a: fondi propri, rischio di credito e controparte, rischi di mercato, rischio operativo, grandi rischi, rilevazione su perdite ipotecarie, posizione patrimoniale complessiva, liquidità e leva finanziaria.

Relativamente alla vigilanza bancaria, ricordiamo:

  • Il 12 gennaio, sul sito della BCE è stata pubblicata la guida finale che delinea l'approccio di vigilanza al consolidamento nel settore bancario (la consultazione pubblica si era conclusa il 1° ottobre 2020). La BCE ha dichiarato che utilizzerà i suoi strumenti di vigilanza per facilitare progetti di consolidamento sostenibili. Tali progetti devono essere basati su un piano aziendale e di integrazione credibile, migliorare la sostenibilità del modello di business e rispettare elevati standard di governance e gestione del rischio.
  • La BCE, il 28 gennaio, ha pubblicato gli esiti del processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process, SREP) condotto nel 2020. In base all'approccio pragmatico comunicato nel 2020 a seguito dell'esplosione della pandemia, la BCE aveva deciso di mantenere stabili i requisiti di secondo pilastro (Pillar 2 requirements, P2R) e gli orientamenti di secondo pilastro (Pillar 2 guidance, P2G) e di non aggiornare i punteggi SREP, salvo circostanze eccezionali. Sono state anche fissate le priorità di vigilanza per il 2021: rischio di credito, solidità patrimoniale, sostenibilità dei modelli imprenditoriali e governance.
  • Il 29 gennaio, EBA e BCE hanno lanciato EU-wide stress test, pubblicando i documenti definitivi relativi alla metodologia, template e scenari.
  • Il 2 marzo, la BCE ha reso disponibile una guida relativa ai principi e alle modalità di calcolo delle sanzioni pecuniarie utilizzate per sanzionare le banche nel caso di violazione dei requisiti prudenziali. La pubblicazione vuole segnare un ulteriore passo avanti nella trasparenza delle politiche e prassi di vigilanza della BCE, anche in linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea.
  • Il 19 aprile, la BCE ha pubblicato i risultati della propria analisi mirata dei modelli interni (targeted review of internal models, TRIM). L'analisi su vasta scala si è incentrata sul rispetto delle norme e sull'applicazione coerente dei modelli interni da parte delle banche. La verifica ha dato luogo, in tre anni, ad un aumento di 275 miliardi di euro delle attività ponderate per il rischio e ad oltre 5.000 rilievi indirizzati alle banche sulle carenze da colmare.
  • Il Comitato di Basilea, il 10 giugno, ha posto in consultazione un documento sul trattamento delle criptovalute, con regole più stringenti per le banche. Il Comitato di Basilea propone una ponderazione del rischio pari al 1250% del valore maggiore tra le esposizioni attraverso posizioni nette lunghe e le esposizioni nette corte, ovvero quelle gestite attraverso investimenti indiretti (fondi e Etf) e contratti derivati.
  • Il 18 giugno, la BCE ha comunicato che le esposizioni legate alla riserva obbligatoria potranno essere escluse dal monte esposizione della Leva Finanziaria fino al 31 marzo 2022.
  • Il 23 giugno, l'EBA ha pubblicato il "Report on Environmental, Social and Governance (ESG) risks management and supervision". Nel documento l'EBA raccomanda di

integrare i fattori e i rischi ESG nella strategia aziendale, nel risk management e nella governance delle banche.

  • La BCE ha avviato, il 29 giugno, una consultazione pubblica sulla revisione delle proprie politiche armonizzate per l'esercizio delle opzioni e delle discrezionalità nell'attività di vigilanza delle banche, secondo quanto previsto dal diritto dell'Unione europea.
  • La BCE, il 27 luglio, ha deciso di non estendere oltre settembre 2021 la propria raccomandazione rivolta a tutte le banche di limitare i dividendi. Le Autorità di Vigilanza riprendono a valutare i piani patrimoniali e di distribuzione dei dividendi di ciascuna banca nell'ambito del regolare processo prudenziale. Le banche, secondo l'Autorità, dovrebbero continuare ad adottare prudenza nelle decisioni sui dividendi e sul riacquisto di azioni proprie, considerando con attenzione la sostenibilità del proprio modello di business.
  • Il 30 luglio, la BCE ha pubblicato i risultati della prova di stress 2021, che evidenziano la tenuta del settore bancario dell'area dell'euro a fronte di andamenti economici avversi. Il CET1 Ratio (Common Equity Tier 1) delle 89 banche partecipanti all'esercizio si ridurrebbe in media di 5,2 punti percentuali, passando dal 15,1% al 9,9%, se queste fossero esposte a un periodo di stress di tre anni caratterizzato da difficili condizioni macroeconomiche. In contemporanea anche l'EBA ha pubblicato i risultati delle singole banche sottoposte alla prova di stress a livello di UE: per le 38 banche partecipanti alla prova dell'EBA, il coefficiente di CET1 medio è diminuito di 5 punti percentuali, dal 14,7% al 9,7%.
  • II 17 dicembre la BCE ha comunicato che le misure di sostegno denominate "liquidity relief" (possibilità di operare sotto il 100% del Liquidity Coverage Ratio) sarebbero scadute il 31 dicembre 2021.

Il Regolamento EU 2019/876 (CRR2) ha introdotto nuove disposizioni in materia di informativa al pubblico, dando mandato all'EBA nell'art. 434a di elaborare norme tecniche di attuazione in tale ambito. Facendo seguito a queste disposizioni, l'EBA in data 16 ottobre 2019 ha avviato una consultazione pubblica in merito ai nuovi obblighi informativi, conclusasi in data 16 gennaio 2020. Le nuove disposizioni si pongono diversi obbiettivi tra i quali quello uniformare il contenuto dell'informativa attraverso un unico framework normativo in grado di garantire informazioni sufficientemente complete e comparabili. Facendo seguito a tale consultazione, in data 24 giugno 2020 l'EBA ha emanato l'Implementing Technical Standard EBA/ITS/2020/04 "Final draft implementing technical standards on public disclosures by institutions of the information referred to in Titles II and III of Part Eight of Regulation (EU) No 575/2013". L'ITS è stato recepito nel Regolamento di Esecuzione (UE) 2021/637 della Commissione del 15 marzo 2021, pubblicato in data 21 aprile 2021, la cui applicazione è stata avviata a partire dal 28 giugno 2021.

Il contenuto della presente Informativa al Pubblico è disciplinato nella Parte 8 del regolamento CRR e redatto secondo le disposizioni del Regolamento di Esecuzione (UE) 2021/637.

Per ciascun ambito informativo è prevista la predisposizione di templates e tables all'interno delle quali è fornita, rispettivamente, l'informativa quantitativa e qualitativa richiesta. Per facilitare la predisposizione delle informazioni di carattere quantitativo, oltre che per garantire maggiore coerenza e qualità dei dati forniti, l'EBA ha predisposto, quando applicabili, specifici raccordi tra le informazioni presenti all'interno dei templates e le informazioni presenti nelle segnalazioni di vigilanza.

Il Consiglio d'Amministrazione con apposita delibera nella seduta del 7 febbraio 2022 ha espresso specifico parere, ai sensi dell'art. 435 comma 1 delle lettere e) ed f) del Regolamento UE 575/2013 del 26/03/2013, in merito a:

  • l'adeguatezza delle misure di gestione dei rischi della Capogruppo descritti nel presente documento;
  • l'allineamento tra i sistemi di gestione dei rischi posti in essere e il profilo di rischio e la strategia dell'ente, così come definiti e approvati in ambito Risk Appetite Framework e descritti nel presente documento.

Per una completa informativa sui rischi, la governance e sulle politiche di remunerazione si rimanda alla Relazione sulla Gestione, al Bilancio Consolidato, alla Relazione sul Governo Societario e gli Assetti Proprietari ed alla Relazione sulla Politica di Gruppo in materia di Remunerazione e Incentivazione e sui Compensi Corrisposti. I documenti sono pubblicati sul sito www.credem.it.

Le informazioni quantitative sono rappresentate in migliaia di euro e, se non diversamente specificato, si riferiscono al perimetro prudenziale del Gruppo Bancario.

L'informativa al Pubblico è pubblicata sul sito internet www.credem.it.

Riferimento ai requisiti regolamentari CRR Parte Otto

La tabella che segue riporta la collocazione nel documento Pillar 3 dei requisiti informativi introdotti dal Commission Implementing Regulation (EU) 2021/637 applicabili al Gruppo Credem al 31 dicembre 2021, nonché dal Consultation Paper on draft ITS on IRRBB disclosure (EBA/CP/2021/20), che disciplinano i formati della disclosure al pubblico in accordo alla Parte Otto del CRR.

Capitolo Pillar
III
Articolo
CRR
Tabella / Modello Note
Modello EU LI1: differenze tra l'ambito del consolidamento contabile e quello del consolidamento
prudenziale e associazione delle categorie di bilancio alle categorie di rischio regolamentari
Modello EU LI2: principali fonti di differenze tra gli importi delle esposizioni determinati a fini
regolamentari e i valori contabili nel bilancio
1. Ambito di 436 Modello EU LI3: descrizione delle differenze tra gli ambiti di consolidamento (soggetto per soggetto)
applicazione Modello EU PV1: aggiustamenti per la valutazione prudente (PVA) 1
Tabella EU LIA: descrizione delle differenze tra gli importi delle esposizioni in bilancio e quelli delle
esposizioni determinati a fini regolamentari
Tabella EU LIB: altre informazioni qualitative sull'ambito di applicazione
Modello EU CC1: composizione dei fondi propri regolamentari
437 Modello EU CC2: riconciliazione dei fondi propri regolamentari con lo stato patrimoniale nel
bilancio sottoposto a revisione contabile
2. Fondi propri Modello EU CCA: principali caratteristiche degli strumenti di fondi propri regolamentari e degli
strumenti di passività ammissibili
440 Modello EU CCyB1: distribuzione geografica delle esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo
della riserva di capitale anticiclica
Modello EU CCyB2: importo della riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente
Modello EU INS1: partecipazioni in assicurazioni
438 Modello EU INS2: informazioni sui fondi propri e sul coefficiente di adeguatezza patrimoniale dei
conglomerati finanziari
3. Requisiti 447 e 438 Modello EU KM1: metriche principali
informativi
generali
438 Modello EU OV1: quadro sinottico degli importi complessivi dell'esposizione al rischio
Tabella EU OVA: metodo di gestione del rischio dell'ente
435 Tabella EU OVB: informativa sui sistemi di governance
438 Tabella EU OVC: informazioni ICAAP
Modello EU LIQ1: informazioni quantitative dell'LCR
4. Rischio di 451a Modello EU LIQ2: coefficiente netto di finanziamento stabile
liquidità 435 e
451a
Tabella EU LIQA: gestione del rischio di liquidità
451a Tabella EU LIQB: informazioni qualitative sull'LCR, ad integrazione del modello EU LIQ1
Modello EU CQ1: qualità creditizia delle esposizioni oggetto di misure di concessione
Modello EU CQ2: qualità della concessione 2
Modello EU CQ3: qualità creditizia delle esposizioni in bonis e deteriorate suddivise in base ai giorni
di arretrato
Modello EU CQ4: qualità delle esposizioni deteriorate per zona geografica
Modello EU CQ5: qualità creditizia dei prestiti e delle anticipazioni per settore
Modello EU CQ6: valutazione delle garanzie reali - prestiti e anticipazioni 2
5. Qualità del 442 Modello EU CQ7: garanzie reali ottenute acquisendone il possesso e tramite procedure di
escussione
1
credito Modello EU CQ8: garanzie reali ottenute acquisendone il possesso e tramite procedure di
escussione - disaggregazione per anzianità
2
Modello EU CR1: esposizioni in bonis ed esposizioni deteriorate e relativi accantonamenti
Modello EU CR1-A: durata delle esposizioni
Modello EU CR2: variazioni dello stock di prestiti e anticipazioni deteriorati
Modello EU CR2a: variazioni dello stock di prestiti e anticipazioni deteriorati e relativi recuperi netti
accumulati
2
435 Tabella EU CRA: informazioni qualitative generali sul rischio di credito
442 Tabella EU CRB: informativa aggiuntiva in merito alla qualità creditizia delle attività
Capitolo Pillar
III
Articolo
CRR
Tabella / Modello
6. Rischio di 453 e 444 Modello EU CR4 - Metodo standardizzato: esposizione al rischio di credito ed effetti della CRM
credito:
informazioni
Modello EU CR5: metodo standardizzato
relative ai
portafogli
assoggettati al
metodo
standardizzato
444 Tabella EU CRD: obblighi di informativa qualitativa sul metodo standardizzato
452 Modello CR9 - Metodo IRB: test retrospettivi della PD per classe di esposizioni (scala di PD fissa)
452 e 180 Modello CR9.1 - Metodo IRB: test retrospettivi della PD per classe di esposizioni (solo per le stime
della PD conformemente all'articolo 180, paragrafo 1, lettera f), del CRR)
1
438 Modello EU CR10: esposizioni da finanziamenti specializzati e in strumenti di capitale in base al
metodo della ponderazione semplice
1
7. Rischio di 452 Modello EU CR6 - Metodo IRB: esposizioni al rischio di credito per classe di esposizioni e intervallo
di PD
credito:
Informativa sui
Modello EU CR6-A: ambito d'uso dei metodi IRB e SA
portafogli cui si
applicano gli
approcci IRB
453 Modello EU CR7 - Metodo IRB: effetto sugli importi delle esposizioni ponderati per il rischio dei
derivati su crediti utilizzati nell'ambito delle tecniche di CRM
Modello EU CR7-A - Metodo IRB: informativa sulla misura di utilizzo delle tecniche di CRM
438 Modello EU CR8: prospetto degli RWEA delle esposizioni soggette al rischio di credito in base al
metodo IRB
438 Modello EU CR10.5: Esposizioni in strumenti di capitale in base al metodo della ponderazione
semplice
452 Tabella EU CRE: obblighi di informativa qualitativa sul metodo IRB
8. Tecniche di
attenuazione del
453 Modello EU CR3 - Tecniche di CRM - Quadro d'insieme: informativa sull'uso di tecniche di
attenuazione del rischio di credito
rischio di
credito
Tabella EU CRC: obblighi di informativa qualitativa sulle tecniche di CRM
439 Modello EU CCR1: analisi dell'esposizione al CCR per metodo
Modello EU CCR2: operazioni soggette a requisiti di fondi propri per il rischio di CVA
439 e 444 Modello EU CCR3 - Metodo standardizzato: esposizioni soggette al CCR per classe di esposizioni
regolamentare e ponderazione del rischio
9. Rischio di 439 e 452 Modello EU CCR4 - Metodo IRB: esposizioni soggette al CCR per classe di esposizioni e scala di PD
controparte Modello EU CCR5: composizione delle garanzie reali per le esposizioni soggette al CCR
439 Modello EU CCR6: esposizioni in derivati su crediti 1
438 Modello EU CCR7: prospetti degli RWEA delle esposizioni soggette al CCR nell'ambito dell'IMM 1
439 Modello EU CCR8: esposizioni verso CCP
Tabella EU CCRA: informativa qualitativa sul CCR
Modello EU SEC1: esposizioni verso la cartolarizzazione esterne al portafoglio di negoziazione
449 Modello EU SEC2: esposizioni verso la cartolarizzazione incluse nel portafoglio di negoziazione 1
10. Operazioni Modello EU SEC3 - Esposizioni verso la cartolarizzazione esterne al portafoglio di negoziazione e
relativi requisiti patrimoniali regolamentari: l'ente agisce in qualità di cedente o promotore
di
cartolarizzazione
Modello EU SEC4 - Esposizioni verso la cartolarizzazione esterne al portafoglio di negoziazione e
relativi requisiti patrimoniali regolamentari: l'ente agisce in qualità di investitore
Modello EU SEC5 - Esposizioni cartolarizzate dall'ente: esposizioni in stato di default e rettifiche di
valore su crediti specifiche
Tabella EU SECA: obblighi di informativa qualitativa sulle esposizioni verso la cartolarizzazione
445 Modello EU MR1: rischio di mercato in base al metodo standardizzato
455 Modello EU MR2-A: rischio di mercato in base al metodo dei modelli interni (IMA) 1
438 Modello EU MR2-B: prospetti degli RWEA delle esposizioni soggette al rischio di mercato in base al
metodo IMA
1
11. Rischio di
mercato
455 Modello EU MR3: valori IMA per i portafogli di negoziazione 1
Modello EU MR4: raffronto tra stime del VaR e profitti/perdite 1
435 Tabella EU MRA: obblighi di informativa qualitativa sul rischio di mercato
455 Tabella EU MRB: obblighi di informativa qualitativa per gli enti che utilizzano i modelli interni per il
rischio di mercato
1
12. Rischio di
IRRBB1: esposizioni al rischio di tasso di interesse su posizioni non detenute nel
448
tasso di
portafoglio di negoziazione
interesse sulle
Capitolo Pillar
III
Articolo
CRR
Tabella / Modello Note
posizioni incluse
nel portafoglio
bancario
IRRBBA: informazioni qualitative sul rischio di tasso di interesse su posizioni non detenute nel
portafoglio di negoziazione
13. Rischio 446 e 454 Modello EU OR1: requisiti di fondi propri per il rischio operativo e importi delle esposizioni
ponderati per il rischio
Operativo 435, 446
e 454
Tabella EU ORA: informazioni qualitative sul rischio operativo
Modello EU LR1 - LRSum: riepilogo della riconciliazione tra attività contabili e esposizioni del
coefficiente di leva finanziaria
14. Leva Modello EU LR2 - LRCom: informativa armonizzata sul coefficiente di leva finanziaria
finanziaria 451 Modello EU LR3 - LRSpl: disaggregazione delle esposizioni in bilancio (esclusi derivati, SFT e
esposizioni esentate)
Tabella EU LRA: comunicazione di informazioni qualitative sul coefficiente di leva finanziaria
Modello EU AE1: attività vincolate e non vincolate
15. Attività 443 Modello EU AE2: garanzie reali ricevute e titoli di debito di propria emissione
vincolate Modello EU AE3: fonti di gravame
Tabella EU AE4: informazioni descrittive di accompagnamento
Modello EU REM1: remunerazione riconosciuta per l'esercizio
450 Modello EU REM2: pagamenti speciali al personale le cui attività professionali hanno un impatto
rilevante sul profilo di rischio dell'ente (personale più rilevante)
16. Politiche di Modello EU REM3: remunerazione differita
remunerazione Modello EU REM4: remunerazione di 1 milione di EUR o più per esercizio
Modello EU REM5: informazioni sulla remunerazione del personale le cui attività professionali
hanno un impatto rilevante sul profilo di rischio dell'ente (personale più rilevante)
Tabella EU REMA: politica di remunerazione
17. Informazioni
sulle esposizioni
soggette a
moratorie
Modello 1. Informazioni su prestiti e anticipazioni soggetti a moratorie legislative e non legislative 3
legislative e non
legislative e
sulle nuove
esposizioni
originate
N.A. Modello 2. Disaggregazione dei prestiti delle anticipazioni soggetti a moratorie legislative e non
legislative per durata residua delle moratorie
3
soggette a
schemi di
garanzia
pubblica
Modello 3. Informazioni su nuovi prestiti e anticipazioni soggetti a schemi di garanzia pubblica di
nuova applicazione introdotti in risposta alla crisi Covid-19
3

1: modello o tabella non applicabile al 31 dicembre 2021.

2: modello non predisposto in quanto l'ammontare degli NPL è inferiore alla soglia del 5%.

3: modello predisposti in accordo alle EBA/GL/2020/07.

I Modelli EU CR10.1, EU CR10.2, EU CR10.3 ed EU CR10.4 Esposizioni da finanziamenti specializzati non risultano prodotti in quanto non applicabili al 31 dicembre 2021.

Il Capitolo 17 "Informazioni sulle esposizioni soggette a moratorie legislative e non legislative e sulle nuove esposizioni originate soggette a schemi di garanzia pubblica" contiene le informazioni richieste in base alle linee guida EBA/GL/2020/07 "Guidelines on reporting and disclosure of exposures subject to measures applied in response to the COVID-19 crisis" emesse in data 2 giugno 2020. I template rappresentati sono i seguenti:

  • Modello 1. Informazioni su prestiti e anticipazioni soggetti a moratorie legislative e non legislative;
  • Modello 2. Disaggregazione dei prestiti delle anticipazioni soggetti a moratorie legislative e non legislative per durata residua delle moratorie;
  • Modello 3. Informazioni su nuovi prestiti e anticipazioni soggetti a schemi di garanzia pubblica di nuova applicazione introdotti in risposta alla crisi Covid-19.

Come meglio specificato nel Capitolo 5 "Qualità del credito", i template soggetti alla soglia del 5% dell'NPL ratio non sono pubblicati al 31 dicembre 2021 in quanto l'ammontare degli NPL risultava inferiore a tale soglia.

Il raffronto dei dati del periodo in corso con quelli del periodo precedente è stato predisposto nei casi rischiesti dai templates EBA.

1. AMBITO DI APPLICAZIONE

Credito Emiliano Spa

Capogruppo del Gruppo Bancario, Credito Emiliano – Credem.

Area e metodi di consolidamento

Il bilancio consolidato del Gruppo Credem comprende il bilancio di Credito Emiliano spa e delle società da questa controllate, includendo nel perimetro di consolidamento anche le società operanti in settori di attività dissimili da quello di appartenenza della Capogruppo. Analogamente, sono incluse anche le società veicolo (SPE/SPV) quando ne ricorrano i requisiti di effettivo controllo, anche indipendentemente dall'esistenza di una quota partecipativa.

Sono considerate controllate le imprese nelle quali la Capogruppo, direttamente o indirettamente, possiede più della metà dei diritti di voto o quando, pur con una quota di diritti di voto inferiore, la Capogruppo ha il potere di nominare la maggioranza degli amministratori della partecipata o di determinare le politiche finanziarie ed operative della stessa. Nella valutazione dei diritti di voto si tiene conto anche dei diritti "potenziali" che siano correntemente esercitabili o convertibili in diritti di voto effettivi in qualsiasi momento.

Sono considerate controllate congiuntamente le imprese nelle quali i diritti di voto ed il controllo dell'attività economica della partecipata sono condivisi in modo paritetico da Credem, direttamente o indirettamente, e da un altro soggetto. Inoltre viene qualificato come sottoposto a controllo congiunto un investimento partecipativo nel quale, pur in assenza di una quota paritetica di diritti di voto, il controllo sull'attività economica e sugli indirizzi strategici della partecipata è condiviso con altri soggetti in virtù di accordi contrattuali.

Sono considerate collegate, cioè sottoposte ad influenza notevole, le imprese nelle quali la capogruppo, direttamente o indirettamente, possiede almeno il 20% dei diritti di voto (ivi inclusi i diritti di voto "potenziali" come sopra definiti) o nelle quali – pur con una quota di diritti di voto inferiore – ha il potere di partecipare alla determinazione delle politiche finanziarie e gestionali della partecipata in virtù di particolari legami giuridici quali la partecipazione a patti di sindacato.

Le partecipazioni controllate sono consolidate con il metodo integrale, mentre le interessenze non di controllo e di joint venture sono consolidate in base al metodo del patrimonio netto.

Criteri e principi di consolidamento

I criteri adottati per la redazione del bilancio consolidato sono i seguenti:

  • in occasione del primo consolidamento, il valore di carico delle partecipazioni in società consolidate integralmente o proporzionalmente è annullato a fronte del patrimonio netto delle società stesse (ovvero delle quote di patrimonio netto che le partecipazioni stesse rappresentano). La contabilizzazione degli acquisti nelle società avviene in base al "metodo dell'acquisto" come definito dall' IFRS 3, ossia con rilevazione di attività, passività e passività potenziali delle imprese acquisite al fair value alla data di acquisizione, cioè dal momento in cui si ottiene l'effettivo controllo della società acquisita. Pertanto, i risultati economici di una controllata acquisita nel corso del periodo di riferimento sono inclusi nel bilancio consolidato a partire dalla data della sua acquisizione. Parimenti, i risultati economici di una controllata ceduta sono inclusi nel bilancio consolidato fino alla data in cui il controllo è cessato;
  • le eventuali eccedenze del valore di carico delle partecipazioni di cui al punto precedente rispetto alla corrispondente frazione di patrimonio netto, adeguato con l'effetto del fair value delle attività o passività, se positive sono rilevate quali avviamento nella voce "Attività immateriali", se negative sono imputate a conto economico;
  • per gli eventuali acquisti di ulteriori quote partecipative successive all'acquisizione del controllo, disciplinati specificatamente dal principio contabile IAS27, le eventuali differenze positive o negative, come sopra determinate, che vengono a sorgere a seguito di tali acquisti successivi sono imputate direttamente a patrimonio;
  • ad ogni data di bilancio (od ogni volta che vi sia evidenza di perdita di valore) viene verificata l'adeguatezza del valore dell'avviamento (c.d. impairment test). A tal fine viene identificata l'unità generatrice di flussi finanziari cui attribuire l'avviamento. L'ammontare dell'eventuale riduzione di valore è dato dall'eventuale differenza negativa tra il valore di iscrizione dell'avviamento ed il suo valore di recupero, determinato come il maggiore tra il fair value dell'unità generatrice di flussi finanziari, al netto degli eventuali costi di vendita, ed il relativo valore d'uso. Le conseguenti rettifiche di valore vengono rilevate a conto economico;
  • gli elementi di attivo, passivo e conto economico vengono integralmente acquisiti "linea per linea";
  • le partite debitorie e creditorie, le operazioni fuori bilancio nonché i proventi e gli oneri ed i profitti e le perdite traenti origine da rapporti tra società oggetto di consolidamento integrale, sono tra di loro elisi;
  • le quote di patrimonio netto e di utile di periodo di pertinenza dei "terzi" azionisti delle società consolidate, sono incluse in apposite voci, rispettivamente, del passivo di stato patrimoniale e del conto economico;
  • per il consolidamento delle società con metodo integrale sono stati utilizzati i bilanci predisposti e approvati dalle singole società, eventualmente resi conformi ai principi contabili internazionali seguiti nella predisposizione della situazione consolidata;
  • il valore di libro delle partecipazioni rilevanti, detenute dalla capogruppo, o da altre società del gruppo, afferenti società consolidate con il metodo del patrimonio netto, è raffrontato con la pertinente quota di patrimonio delle partecipate. L'eventuale eccedenza del valore di libro - risultante in prima applicazione al bilancio consolidato – è inclusa nel valore contabile della partecipata. Le variazioni nel valore patrimoniale, intervenute negli anni successivi a quello di prima applicazione, sono iscritte a voce 250 del conto economico consolidato ("utili (perdite) delle partecipazioni") nella misura in cui le variazioni stesse siano riferibili a utili o perdite delle partecipate;
  • se esistono evidenze che il valore di una partecipazione rilevante possa aver subito una riduzione, si procede alla stima del valore recuperabile della partecipazione stessa, tenendo conto del valore attuale dei flussi finanziari futuri che la partecipazione potrà generare, incluso il valore di dismissione finale dell'investimento. Qualora il valore di recupero risulti inferiore al valore contabile, la relativa differenza è rilevata nel conto economico;
  • per il consolidamento delle partecipazioni in società collegate sono state utilizzate, ove disponibili, i progetti di bilancio al 31 dicembre 2021 approvati dai rispettivi Consigli di Amministrazione; in loro mancanza sono stati considerati i dati degli ultimi bilanci approvati.

AREA DI CONSOLIDAMENTO

Note:

le percentuali esprimono i diritti di voto esercitabili direttamente e indirettamente le partecipazioni in chiaro sono valutate con il metodo del patrimonio netto

(*) la società Reeval è una partecipazione acquisita a seguito della fusione della Cassa di Risparmio di Cento in Credito Emiliano ed è stata classicata tra le "Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione" in quanto è in liquidazione volontaria. (**) società in via di dismissione

Nel primo trimestre del 2021 Credemtel ha incrementato, nel proseguire nella sua strategia di investimento in tecnologia e innovazione, la quota di partecipazione detenuta in Blue Eye Srl, azienda specializzata in soluzioni di workflow evoluti e piattaforme di Rpa - Robotic Process Automation per automatizzare le attività ripetitive (registrazione delle fatture, riconciliazione dei pagamenti, spunte contabili in genere, analizzare mail, eseguire calcoli, aprire e spostare file, estrarre dati non strutturati). E' stato acquistato un ulteriore 55% del capitale sociale che, unito al 20% già di proprietà, ne ha portato la partecipazione al 75%. A dicembre 2021 la suddetta partecipazione è stata consolidata con il metodo integrale.

Nel mese di agosto 2021 Credemtel ha inoltre incrementato, nel proseguire nella sua strategia di investimento in tecnologia e innovazione, la quota di partecipazione detenuta in Andxor Srl.

In base agli accordi originariamente sottoscritti in sede di acquisizione della prima quota di partecipazione in Andxor Srl (pari al 20%) Credemtel ha esercitato il diritto di opzione per l'acquisto di un ulteriore 20% del Capitale Sociale della Partecipata, giungendo così ad un complessivo 40%. Andxor sta proseguendo con apprezzabili risultati la propria strategia di crescita, condividendo con Credemtel un piano di investimenti in tecnologia e professionisti qualificati, rivelandosi un partner di rilievo in numerosi progetti di digitalizzazione avviati sia da Credem e altre Società del Gruppo, sia per primari clienti di Credemtel.

L'aumento della quota partecipativa è funzionale allo sviluppo sempre maggiore della collaborazione tra Credemtel e Andxor in merito a varie tipologie tecniche e giuridiche di sottoscrizione elettronica.

Non ci sono impedimenti né sostanziali né giuridici che ostacolano il rapido trasferimento di risorse patrimoniali o di fondi all'interno del gruppo.

Modello EU LI1: differenze tra l'ambito del consolidamento contabile e quello del consolidamento prudenziale e associazione delle categorie di bilancio alle categorie di rischio regolamentari

a b c d e f g
Valori contabili degli elementi
Valori
contabili
riportati
nel
bilancio
pubblicato
Valori contabili
nell'ambito del
consolidamento
prudenziale
soggetti al quadro
relativo al rischio di
credito
soggetti
al
quadro
relativo
al CCR
soggetti al
quadro relativo
alla
cartolarizzazione
soggetti
al
quadro
relativo
al
rischio
di
mercato
non
soggetti a
requisiti
di fondi
propri o
soggetti a
deduzione
dai fondi
propri
Disaggregazione per classi di attività in base allo stato patrimoniale nel bilancio pubblicato
10. CASSA E DISPONIBILITA' LIQUIDE 230.954 213.694 213.694 - - - -
20. ATTIVITÀ FINANZIARIE VALUTATE AL FAIR VALUE
CON IMPATTO A CONTO ECONOMICO (IFRS 7 PAR. 8
LETT. A))
124.473 124.473 22.383 38.941 9 63.140 -
30. ATTIVITÀ FINANZIARIE VALUTATE AL FAIR VALUE
CON IMPATTO SULLA REDDITIVITÀ COMPLESSIVA (IFRS
7 PAR. 8 LETT. H))
6.593.183 6.593.183 6.589.863 - 3.320 -
35. Attività finanziarie di pertinenza delle imprese di
assicurazione valutate al FV ai sensi dello IAS39
7.064.627 - - - - - -
40. ATTIVITÀ FINANZIARIE VALUTATE AL COSTO
AMMORTIZZATO (IFRS 7 PAR. 8 LETT. H))
49.137.481 49.166.212 48.271.606 258.583 636.023
45. Attività finanziarie di pertinenza delle imprese di
assicurazione valutate al costo ammortizzato ai sensi dello
IAS39
1.688.198 - - - - - -
50. DERIVATI DI COPERTURA 211.101 211.101 - 211.101
60. ADEGUAMENTO DI VALORE DELLE ATTIVITA'
FINANZIARIE OGGETTO DI COPERTURA GENERICA (+/-)
82.769 82.769 82.769 - - - -
70. PARTECIPAZIONI 48.594 397.294 397.294 - - - -
80. RISERVE TECNICHE A CARICO DEI RIASSICURATORI 17.489 - - - - - -
90. ATTIVITA' MATERIALI 460.230 458.867 458.867 - - - -
100. ATTIVITA' IMMATERIALI 491.779 498.464 71.258 - - - 427.206
- Avviamento 318.027 329.665 - - - - 329.665
- Altre attività immateriali 173.752 168.799 71.258 - - - 97.541
110. ATTIVITA' FISCALI 416.769 225.574 225.574 - - - -
120. ATTIVITA' NON CORRENTI E GRUPPI DI ATTIVITA' IN
VIA DI DISMISSIONE
5.807 5.807 5.807 - - - -
130. ALTRE ATTIVITA' 1.070.339 1.043.908 1.043.908 - - - -
Totale attività 67.643.793 59.021.346 57.383.023 508.625 639.352 63.140 427.206
Disaggregazione per classi di passività in base allo stato patrimoniale nel bilancio pubblicato
10. PASSIVITÀ FINANZIARIE VALUTATE AL COSTO
AMMORTIZZATO (IFRS 7 PAR. 8 LETT. G))
15. Passività finanziarie di pertinenza delle imprese di
52.722.124 52.951.939 - - - - -
assicurazione valutate al costo ammortizzato ai sensi dello
IAS39
111.894 - - - - - -
20. PASSIVITA' FINANZIARIE DI NEGOZIAZIONE 33.148 33.148 - 33.148 - - -
30. PASSIVITA' FINANZIARIE DESIGNATE AL FAIR VALUE
(IFRS 7 PAR. 8 LETT. E))
- - - - - - -
35. Passività finanziarie di pertinenza delle imprese di
assicurazione valutate al FV ai sensi dello IAS39
4.406.981 - - - - - -
40. DERIVATI DI COPERTURA 408.084 408.084 - 408.084 - - -
50. ADEGUAMENTO DI VALORE DELLE PASSIVITA'
FINANZIARIE OGGETTO DI COPERTURA GENERICA (+/-)
104.158 104.158 - - - - -
60. PASSIVITA' FISCALI 214.641 144.637 36.041 - - - 75.380
70. PASSIVITA' ASSOCIATE A GRUPPI DI ATTIVITA' IN VIA
DI DISMISSIONE
162 162 - - - - -
80. ALTRE PASSIVITA' 1.610.721 1.606.842 - - - - -
90. TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO DEL PERSONALE 69.845 68.936 - - - - -
100. FONDI PER RISCHI E ONERI 174.411 174.276 - - - - -
110. RISERVE TECNICHE 4.257.810 - - - - - -
120. RISERVE DA VALUTAZIONE 132.287 132.287 - - - - -
125. RISERVE DA VALUTAZIONE DI PERTINENA DELLE
IMPRESE DI ASSICURAZIONE AI SENSI DELLO IAS39
(11.028) (11.028) - - - - -
130. AZIONI RIMBORSABILI - - - - - - -
a b c d e f g
Valori contabili degli elementi
Valori
contabili
riportati
nel
bilancio
pubblicato
Valori contabili
nell'ambito del
consolidamento
prudenziale
soggetti al quadro
relativo al rischio di
credito
soggetti
al
quadro
relativo
al CCR
soggetti al
quadro relativo
alla
cartolarizzazione
soggetti
al
quadro
relativo
al
rischio
di
mercato
non
soggetti a
requisiti
di fondi
propri o
soggetti a
deduzione
dai fondi
propri
140. STRUMENTI DI CAPITALE - - - - - - -
145. ACCONTI SU DIVIDENDI - - - - - - -
150. RISERVE 2.058.532 2.058.529 - - - - -
160. SOVRAPPREZZI DI EMISSIONE 252.844 252.844 - - - - -
170. CAPITALE 49.437 49.437 - - - - -
180. AZIONI PROPRIE (-) - - - - - - -
190. PATRIMONIO DI PERTINENZA DEI TERZI (+/-) 777.374 776.727 - - - - -
200. UTILE (PERDITA) D'ESERCIZIO 270.368 270.368 - - - - -
Totale passività 67.643.793 59.021.346 36.041 441.232 - - 75.380

Le principali differenze tra i valori contabili riportati nel bilancio pubblicato ed i valori contabili nell'ambito del consolidamento prudenziale afferiscono al perimetro di consolidamento. Nel primo caso le società esterne al Gruppo prudenziale sono consolidate integralmente mentre nel secondo caso sono consolidate con il metodo del patrimonio netto. Le società esterne al Gruppo prudenziale al 31 dicembre 2021 sono:

  • Credemvita Spa
  • Sata Srl
  • Blue Eye Solutions Srl

Modello EU LI2: principali fonti di differenze tra gli importi delle esposizioni determinati a fini regolamentari e i valori contabili nel bilancio

a b c d e
Esposizioni soggette al
Totale quadro
relativo al
rischio di
credito
quadro relativo
alla
cartolarizzazione
quadro
relativo al
CCR
quadro
relativo al
rischio di
mercato
1 Valore contabile delle attività nell'ambito del
consolidamento prudenziale (come nel modello LI1)
58.594.140 57.383.023 639.352 508.625 63.140
2 Valore contabile delle passività nell'ambito del
consolidamento prudenziale (come nel modello LI1)
477.273 36.041 - 441.232 -
3 Importo netto totale nell'ambito del consolidamento
prudenziale
58.116.867 57.346.982 639.352 67.393 63.140
4 Importi fuori bilancio 18.234.479 11.242.428 6.992.051
5 Differenze di valutazione - - - -
6 Differenze dovute a regole di compensazione diverse da
quelle già incluse nella riga 2
36.876 - - 36.876
7 Differenze dovute al trattamento delle rettifiche di valore 493.787 493.787 - -
8 Differenze dovute all'uso di tecniche di attenuazione del
rischio di credito (CRM)
(6.868.761) (57.935) - (6.810.826)
9 Differenze dovute ai fattori di conversione del credito (8.631.867) (8.631.867) - -
10 Differenze dovute alla cartolarizzazione con trasferimento del
rischio
- - - -
11 Altre differenze (249.823) (249.823) - -
12 Importi delle esposizioni considerati a fini
regolamentari
61.068.418 60.143.572 639.352 285.494 -

Le principali fonti di differenze tra l'ambito del consolidamento contabile e quello del consolidamento prudenziale di cui al modello EU LI2 attengono, per quanto riguarda il rischio di credito, all'applicazione delle tecniche di mitigazione del rischio. Per maggiori informazioni sulle tecniche di mitigazione del rischio di credito si rimanda all'apposito capitolo del presente documento. Per quanto riguarda le esposizioni relative ad importi fuori bilancio soggetti al quadro relativo al rischio di credito, le differenze sono principalmente ascrivibili all'applicazione dei fattori di conversione del credito (FCC).

Le differenze riguardanti le esposizioni soggette al quadro relativo al CCR sono principalmente imputabili all'applicazione delle tecniche di mitigazione del rischio, in particolare per quanto attiene alle operazioni SFT.

Modello EU LI3: descrizione delle differenze tra gli ambiti di consolidamento (soggetto per soggetto)

a b c d e f g h
Metodo di Metodo di consolidamento prudenziale
Denominazione del soggetto consolidamento
contabile
Consolidamento
integrale
Consolidamento
proporzionale
Metodo del
patrimonio
netto

consolidato né
dedotto
Dedotto
Credito Emiliano Holding spa Consolidamento
integrale
x Società
finanziaria
Credito Emiliano spa Consolidamento
integrale
x Banca
Credemleasing spa Consolidamento
integrale
x Società
finanziaria
Credemfactor spa Consolidamento
integrale
x Società
finanziaria
Credem Private Equity SGR spa Consolidamento
integrale
x Società
finanziaria
Euromobiliare Asset Management
SGR spa
Consolidamento
integrale
x Società
finanziaria
Euromobiliare Advisory SIM spa Consolidamento
integrale
x Società
finanziaria
Credemtel spa Consolidamento
integrale
x Società non
finanziaria
Avvera spa Consolidamento
integrale
x Società
finanziaria
Magazzini Generali delle Tagliate
spa
Consolidamento
integrale
x Società non
finanziaria
Banca Euromobiliare spa Consolidamento
integrale
x Banca
Euromobiliare Fiduciaria spa Consolidamento
integrale
x Società
finanziaria
Credemvita spa Consolidamento
integrale
x Soggetto
Assicurativo
Gestimlux sarl Consolidamento
integrale
x Società non
finanziaria
Sata srl Consolidamento
integrale
x Società non
finanziaria
Blue Eye Solutions srl Consolidamento
integrale
x Società non
finanziaria
Credem CB srl Consolidamento
integrale
x Società
finanziaria
Reeval spa Consolidamento
integrale
x Società non
finanziaria
Credemassicurazioni spa Metodo del
patrimonio netto
x Soggetto
Assicurativo
Andxor srl Metodo del
patrimonio netto
x Società non
finanziaria
Gruppo Santamaria spa Metodo del
patrimonio netto
x Società non
finanziaria

2. FONDI PROPRI

A partire dal 1 gennaio 2014 è applicabile la disciplina armonizzata per le banche e le imprese di investimento contenuta nella Direttiva 2013/36/UE (CRD IV) e nel Regolamento 575/2013 (CRR) del 26 giugno 2013 e modificata dal Regolamento (UE) 2019/876 (CRR II), che traspongono nell'Unione europea gli standard definiti dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (cd. framework Basilea 3). Il CRR ha avuto diretta efficacia negli Stati membri, mentre la disciplina contenuta nella CRD IV è stata recepita nell'ordinamento nazionale dalla Banca d'Italia il 17 dicembre 2013 con la pubblicazione della Circolare 285 «Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche» (e successive modifiche e integrazioni).

Tale regolamentazione prevede la seguente articolazione dei Fondi Propri:

  • Capitale di Classe 1 (Tier 1 Capital), composto a propria volta da:
    • o Capitale primario di Classe 1 (Common Equity Tier 1 CET1);
    • o Capitale aggiuntivo di Classe 1 (Additional Tier 1 AT1);
  • Capitale di Classe 2 (Tier 2 T2).

La somma del Capitale di Classe 1 e del Capitale di Classe 2 compone il Totale dei Fondi Propri (Total Capital).

Componente principale del Tier 1 è il Common Equity, composto principalmente da strumenti di capitale (es. azioni ordinarie al netto delle azioni proprie), sovrapprezzi di emissione, riserve di utili, utile del periodo non distribuito, riserve da valutazione, interessi di minoranza computabili, al netto degli elementi in deduzione.

La categoria dell'AT1 ricomprende gli strumenti di capitale diversi dalle azioni ordinarie (che sono computabili nel Common Equity) e che rispettano i requisiti normativi per l'inclusione in tale livello dei Fondi propri una volta applicate le deduzioni degli elementi e le deroghe previste dalla normativa citata in premessa.

Il Capitale di Classe 2 (Tier 2) è composto dagli elementi quali principalmente le passività subordinate computabili e le eventuali eccedenze delle rettifiche di valore rispetto alle perdite attese per le posizioni ponderate secondo i metodi IRB, una volta applicate le deduzioni e le deroghe previste dalla normativa citata in premessa.

I requisiti minimi di capitale applicabili al Gruppo al 31 dicembre 2021 sono pari ai seguenti ratio patrimoniali in coerenza con l'articolo 92 del CRR:

  • CET1 ratio: 4,50%
  • T1 ratio: 6,00%
  • Total Capital ratio: 8,00%

In aggiunta a tali livelli patrimoniali, per il 2021 il Gruppo deve inoltre rispettare i seguenti requisiti:

  • 1,00% requisito di Pillar 2 (Pillar 2 Requirement) richiesto in coerenza con i risultati SREP;
  • 2,50%: riserva di conservazione del capitale ("CCB" buffer), in coerenza con l'articolo 129 della CRD IV;
  • 0,0020769%: riserva di capitale anticiclica (CCyB buffer), in coerenza con l'articolo 130 della CRD IV, calcolata trimestralmente.

Pertanto, al 31 dicembre 2021, il Gruppo deve rispettare i seguenti requisiti complessivi:

  • CET1 ratio: 8,00%
  • T1 ratio: 9,5%
  • Total Capital ratio: 11,5%

Il requisito aggiuntivo assegnato dall'organo di vigilanza (il Pillar 2 Requirement), rispetto ai livelli regolamentari di patrimonio vigenti nel 2020, sarebbe pari all'1%; il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) ha comunicato, in data 8 aprile 2020, la decisione di modificare il requisito prudenziale da detenere originariamente interamente sotto forma di capitale primario di classe 1 (CET1), con l'obiettivo di supportare le banche vigilate date le circostanze straordinarie determinate dalla diffusione del Covid-19. Il requisito potrà, in virtù di tale decisione, essere rispettato con un minimo del 56,25% di CET1 capital e con un 75% di Tier1 capital. Tale decisione, ha avuto effetto retroattivo a partire dal 12 marzo 2020 si è tradotta nei seguenti coefficienti minimi per il 2021: 7,56%, 9,25% ed 11,5% a livello, rispettivamente, di CET1 ratio, TIER1 Ratio e Total Capital Ratio.

Il requisito patrimoniale complessivo al 31 dicembre 2021 è di 1.512,6 milioni di euro a fronte di Fondi Propri per 2.993,3 milioni di euro con un margine disponibile di 1.480,7 milioni di euro, pari a circa il 49,5% dei Fondi Propri.

Le indicazioni sui coefficienti patrimoniali evidenziano il Common Equity Tier 1 ratio al 13,70%, il Tier 1 Capital ratio al 14,03% e il Total capital ratio al 15,83%.

Ai sensi del regolamento (CRR), art.26, comma 2, la quota dell'utile netto del 2021, al netto della quota destinabile ai dividendi, è stata inserita nel calcolo dei Fondi Propri. Nel calcolo si è tenuto conto anche dell'apporto riveniente dal negative goodwill, o badwill, relativo alla fusione della Cassa di Risparmio di Cento.

Il 28 aprile 2020 è intervenuta, per sostenere il credito verso imprese e famiglie, anche la Commissione Europea con una comunicazione interpretativa relativamente ai principi contabili IFRS9 nonché alcune modifiche mirate volte ad anticipare l'applicazione di alcune regole (estensione dello SME Supporting Factor, ponderazione della Cessione del Quinto al 35% e la "non deducibilità" dal CET1 capital di alcuni investimenti in software) già previste dal Regolamento sui requisiti patrimoniali (CRR2); l'ammontare del software non dedotto, ma ponderato al 100%, ammonta a 71,3 milioni di euro.

Con particolare riferimento agli impatti regolamentari del modello di impairment del principio IFRS9, in data 27 dicembre 2017 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il Regolamento UE n. 2017/2395 emesso in data 12 dicembre 2017 dal Parlamento Europeo e dal Consiglio ("Regolamento"), che modifica il regolamento 2013/575 contenente l'aggiornamento della c.d. "CRR" ed introduce, tra le altre cose, disposizioni transitorie volte ad attenuare l'impatto dell'introduzione dell'IFRS 9 sui fondi propri. Tale normativa fornisce sostanzialmente alle Banche due opzioni: i) di adottare un "approccio graduale" (cd. "phase-in") di iscrizione dell'impatto derivante dall'applicazione dell'IFRS 9 in relazione nuovo metodo ECL; o ii) di iscrivere l'impatto totale dell'IFRS 9 al 1° gennaio 2018.

A tale riguardo il Gruppo, ai sensi del suindicato Regolamento, ha comunicato formalmente all'Autorità di Vigilanza in data 26 gennaio 2018 la propria decisione di non avvalersi del regime transitorio.

Successivamente, in data 3 aprile 2020, il Comitato di Basilea ha formulato alcuni principi relativi alle possibili modifiche delle disposizioni transitorie per il trattamento dell'ECL, al fine di mitigare gli effetti negativi dell'emergenza sanitaria.

L'articolo 473 bis del CRR contiene appunto disposizioni transitorie che consentono agli enti di reintegrare nel capitale primario di classe 1 (CET1) una parte di eventuali aumenti degli accantonamenti dovuti all'introduzione della contabilità delle perdite attese su crediti a norma dell'IFRS 9. Le disposizioni transitorie constano di due elementi: una componente statica e una dinamica. La componente statica consente agli enti creditizi di neutralizzare parzialmente l'"effetto del primo giorno" sul capitale primario di classe 1 dell'aumento degli accantonamenti contabili dovuto all'introduzione dell'IFRS 9. La componente dinamica consente alle banche di neutralizzare parzialmente l'effetto dell'ulteriore aumento (ossia quello successivo al primo giorno) degli accantonamenti per le attività finanziarie che non sono deteriorate. Le vigenti disposizioni transitorie riguardano il periodo 2018-2022.

L'applicazione dell'IFRS 9 durante la crisi economica causata dalla pandemia di Covid-19 comporterà un aumento repentino e significativo degli accantonamenti per perdite attese su crediti poiché per molte esposizioni potrebbe essere necessario calcolare le perdite attese lungo tutta la vita dell'esposizione. Per attenuare l'impatto potenziale, a seguito della crisi economica causata dalla pandemia di Covid-19, che un aumento improvviso degli accantonamenti per perdite attese su crediti potrebbe avere sulla capacità degli enti di concedere prestiti ai clienti nel momento in cui è più necessario, è stato deciso di prorogare le disposizioni transitorie.

Queste modifiche hanno permesso di ridefinire il periodo transitorio di cinque anni avviato nel 2018. Il nuovo periodo transitorio consentirà quindi agli enti finanziari di adeguare la calibrazione delle disposizioni per il reintegro degli accantonamenti nel capitale primario di classe 1 nel periodo 2020-2024. Per garantire che questo alleggerimento aggiuntivo sia mirato alle perdite attese su crediti derivanti dalle circostanze eccezionali legate alla pandemia di Covid19, la data di riferimento degli accantonamenti soggetti al regime transitorio prorogato è spostata dal 1º gennaio 2018 al 1º gennaio 2020.

Le modifiche all'articolo 473 bis, paragrafo 9, del CRR consentono agli enti che avevano scelto in precedenza di non avvalersi delle disposizioni transitorie di rivedere tale decisione in qualsiasi momento durante il periodo transitorio, previa approvazione da parte della rispettiva autorità competente. Inoltre, l'articolo 473 bis, paragrafo 9, del CRR offre agli enti la possibilità di applicare solo la componente dinamica.

Il Gruppo, a seguito delle suddette modifiche apportate all'articolo 473, bis, non si è avvalso di rivedere tale decisione riguardante il regime transitorio.

FONDI PROPRI - INFORMAZIONI DI NATURA QUANTITATIVA

31/12/2021 31/12/2020
A. Capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 – CET1) prima
dell'applicazione dei filtri prudenziali
3.102.362 2.843.933
B. Filtri prudenziali del CET1 (+/-) (25.357) (44.084)
C. CET1 al lordo degli elementi da dedurre e degli effetti del regime
transitorio (A +/- B)
3.077.005 2.799.849
D. Elementi da dedurre dal CET1 (486.302) (460.050)
E. Regime transitorio - Impatto su CET1 (+/-), inclusi gli interessi di
minoranza oggetto di disposizioni transitorie
- -
F. Totale Capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 – CET1) (C
– D +/-E)
2.590.703 2.339.799
G. Capitale aggiuntivo di classe 1 (Additional Tier 1 – AT1) al lordo degli
elementi da dedurre e degli effetti del regime transitorio
63.135 53.158
H. Elementi da dedurre dall'AT1 -
I. Regime transitorio - Impatto su AT1 (+/-), inclusi gli strumenti emessi
da filiazioni e inclusi nell'AT1 per effetto di disposizioni transitorie
- -
L. Totale Capitale aggiuntivo di classe 1 (Additional Tier 1 – AT1) (G - H
+/- I)
63.135 53.158
M. Capitale di classe 2 (Tier 2 –T2) al lordo degli elementi da dedurre e
degli effetti del regime transitorio
339.547 352.655
N. Elementi da dedurre dal T2 -
O. Regime transitorio - Impatto su T2 (+/-), inclusi gli strumenti emessi
da filiazioni e inclusi nel T2 per effetto di disposizioni transitorie
-
P. Totale Capitale di classe 2 (Tier 2 –T2) (M - N +/- O) 339.547 352.655
Q. Totale fondi propri (F + L + P) 2.993.385 2.745.612

Nelle successive tabelle viene riportato il dettaglio dei livelli di capitale prima delle rettifiche regolamentari, nonché la riconciliazione del Capitale primario di Classe 1 con il Patrimonio netto contabile.

La disclosure prevista in materia di fondi propri è richiesta dal Regolamento 2021/637, ed è riportata nel nuovo template EU CC1- Composizione dei Fondi propri regolamentari e nel nuovo template EU CC2 – Riconciliazione dei Fondi propri regolamentari con lo stato patrimoniale nel bilancio sottoposto a revisione contabile.

Modello EU CC1: composizione dei fondi propri regolamentari

a) b)
Importi Fonte basata su
numeri /lettere di
riferimento dello
stato patrimoniale
nell'ambito del
consolidamento
31/12/2021 prudenziale
Capitale primario di classe 1 (CET1): strumenti e riserve
1 Strumenti di capitale e le relative riserve sovrapprezzo azioni 302.281 8 - 9
Di cui: Azioni ordinarie 49.437 -
2 Utili non distribuiti 2.058.529 7
3
EU
Altre componenti di conto economico complessivo accumulate (e altre riserve) 121.256 1 – 2 – 3 - 4
3a Fondi per rischi bancari generali - -
4 Importo degli elementi ammissibili di cui all'articolo 484, paragrafo 3, del CRR e le relative riserve
sovrapprezzo azioni soggetti a eliminazione progressiva dal CET1
- -
5 Interessi di minoranza (importo consentito nel CET1 consolidato) 399.365 10 - 11 – 12
EU Utili di periodo verificati da persone indipendenti al netto di tutti gli oneri o dividendi prevedibili 220.931 -13 – 14 - 16
17
5a
6
Capitale primario di classe 1 (CET1) prima delle rettifiche regolamentari 3.102.362 -
Capitale primario di classe 1 (CET1): rettifiche regolamentari
7 Rettifiche di valore supplementari (importo negativo) (7.522) -
8 Attività immateriali (al netto delle relative passività fiscali) (importo negativo) (351.826) 12 - 13 - 14
9 Non applicabile - -
10 Attività fiscali differite che dipendono dalla redditività futura, escluse quelle derivanti da differenze
temporanee (al netto delle relative passività fiscali per le quali sono soddisfatte le condizioni di cui
all'articolo 38, paragrafo 3, del CRR) (importo negativo)
- -
11 Riserve di valore equo relative ai profitti e alle perdite generati dalla copertura dei flussi di cassa degli
strumenti finanziari che non sono valutati al valore equo
(17.835) -
12 Importi negativi risultanti dal calcolo degli importi delle perdite attese (99.932) -
13 Qualsiasi aumento del patrimonio netto risultante da attività cartolarizzate (importo negativo) - -
14 I profitti o le perdite sulle passività dell'ente valutate al valore equo dovuti a variazioni del merito di - -
15 credito
Attività dei fondi pensione a prestazioni definite (importo negativo)
- -
16 Propri strumenti del CET1 detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o sinteticamente (importo
negativo)
(1.000) -
17 Strumenti del CET1 di soggetti del settore finanziario detenuti direttamente, indirettamente o
sinteticamente, quando tali soggetti detengono con l'ente una partecipazione incrociata reciproca
concepita per gonfiare artificialmente i fondi propri dell'ente (importo negativo)
- -
18 Strumenti del CET1 di soggetti del settore finanziario detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o
sinteticamente, quando l'ente non ha un investimento significativo in tali soggetti (importo superiore
alla soglia del 10 % e al netto di posizioni corte ammissibili) (importo negativo)
- -
19 Strumenti di CET1 di soggetti del settore finanziario detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o
sinteticamente, quando l'ente ha un investimento significativo in tali soggetti (importo superiore alla
soglia del 10% e al netto di posizioni corte ammissibili) (importo negativo)
- -
20 Non applicabile - -
EU
20a
Importo dell'esposizione dei seguenti elementi, che possiedono i requisiti per ricevere un fattore di
ponderazione del rischio pari al 1250%, quando l'ente opta per la deduzione
- -
EU
20b
Di cui partecipazioni qualificate al di fuori del settore finanziario (importo negativo) - -
EU
20c
Di cui posizioni verso la cartolarizzazione (importo negativo) - -
EU
20d
Di cui operazioni con regolamento non contestuale (importo negativo) - -
21 Attività fiscali differite che derivano da differenze temporanee (importo superiore alla soglia del 10 %, al
netto delle relative passività fiscali per le quali sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 38,
paragrafo 3, del CRR) (importo negativo)
- -
22 Importo che supera la soglia del 17,65 % (importo negativo) - -
23 Di cui strumenti di CET1 di soggetti del settore finanziario detenuti dall'ente direttamente, indirettamente
e sinteticamente, quando l'ente ha un investimento significativo in tali soggetti
- -
24 Non applicabile - -
25
EU
Di cui attività fiscali differite che derivano da differenze temporanee - -
25a Perdite relative all'esercizio in corso (importo negativo) - -
EU
25b
Tributi prevedibili relativi agli elementi del CET1, ad eccezione dei casi in cui l'ente adatta di
conseguenza l'importo degli elementi del CET1 nella misura in cui tali tributi riducano l'importo fino a
concorrenza del quale questi elementi possono essere destinati alla copertura di rischi o perdite
(importo negativo)
- -
26 Non applicabile - -
27 Deduzioni ammissibili dal capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1) che superano gli elementi dell'AT1
dell'ente (importo negativo)
- -
27a Altre rettifiche regolamentari (33.544) -
28 Totale delle rettifiche regolamentari del capitale primario di classe 1 (CET1) (511.659) -
29 Capitale primario di classe 1 (CET1) 2.590.703 -
a) b)
Importi Fonte basata su
numeri /lettere di
riferimento dello
stato patrimoniale
nell'ambito del
consolidamento
31/12/2021 prudenziale
Capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1): strumenti
30 Strumenti di capitale e le relative riserve sovrapprezzo azioni - -
31 Di cui classificati come patrimonio netto a norma dei principi contabili applicabili - -
32 Di cui classificati come passività a norma dei principi contabili applicabili - -
33 Importo degli elementi ammissibili di cui all'articolo 484, paragrafo 4, del CRR e le relative riserve - -
EU sovrapprezzo azioni soggetti a eliminazione progressiva dall'AT1
Importo degli elementi ammissibili di cui all'articolo 494 bis, paragrafo 1, del CRR soggetti a
33a eliminazione graduale dall'AT1 - -
EU
33b
Importo degli elementi ammissibili di cui all'articolo 494 ter, paragrafo 1, del CRR soggetti a
eliminazione graduale dall'AT1
- -
34 Capitale di classe 1 ammissibile incluso nel capitale AT1 consolidato (compresi gli interessi di 63.135 -
35 minoranza non inclusi nella riga 5) emesso da filiazioni e detenuto da terzi
36 di cui strumenti emessi da filiazioni soggetti a eliminazione progressiva
Capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1) prima delle rettifiche regolamentari
-
63.135
-
-
Capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1): rettifiche regolamentari
37 Propri strumenti di AT1 detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o sinteticamente (importo - -
negativo)
Strumenti di AT1 di soggetti del settore finanziario detenuti direttamente, indirettamente o
38 sinteticamente, quando tali soggetti detengono con l'ente una partecipazione incrociata reciproca
concepita per gonfiare artificialmente i fondi propri dell'ente (importo negativo
- -
39 Strumenti di AT1 di soggetti del settore finanziario detenuti direttamente, indirettamente o
sinteticamente, quando l'ente non ha un investimento significativo in tali soggetti (importo superiore
alla soglia del 10 % e al netto di posizioni corte ammissibili) (importo negativo)
- -
40 Strumenti di AT1 di soggetti del settore finanziario detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o
sinteticamente, quando l'ente ha un investimento significativo in tali soggetti (al netto di posizioni corte
ammissibili) (importo negativo)
- -
41 Non applicabile - -
42 Deduzioni ammissibili dal capitale di classe 2 (T2) che superano gli elementi del T2 dell'ente (importo - -
negativo)
42a
43
Altre rettifiche regolamentari del capitale AT1
Totale delle rettifiche regolamentari del capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1)
-
-
-
-
44 Capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1) 63.135 -
45 Capitale di classe 1 (T1 = CET1 + AT1) 2.653.838 -
Capitale di classe 2 (T2) strumenti
46 Strumenti di capitale e le relative riserve sovrapprezzo azioni 199.726 2 -3
47 Importo degli elementi ammissibili di cui all'articolo 484, paragrafo 5, del CRR e le relative riserve
sovrapprezzo azioni soggetti a eliminazione progressiva dal T2 ai sensi dell'articolo 486, paragrafo 4,
del CRR
- -
EU Importo degli elementi ammissibili di cui all'articolo 494 bis, paragrafo 2, del CRR soggetti a - -
47a
EU
eliminazione graduale dal T2
Importo degli elementi ammissibili di cui all'articolo 494 ter, paragrafo 2, del CRR soggetti a
47b eliminazione graduale dal T2 - -
48 Strumenti di fondi propri ammissibili inclusi nel capitale T2 consolidato (compresi gli interessi di
minoranza e strumenti di AT1 non inclusi nella riga 5 o nella riga 34) emessi da filiazioni e detenuti da
terzi
139.821 2 -3
49 di cui strumenti emessi da filiazioni soggetti a eliminazione progressiva - -
50 Rettifiche di valore su crediti - -
51 Capitale di classe 2 (T2) prima delle rettifiche regolamentari 339.547 -
Capitale di classe 2 (T2): rettifiche regolamentari
52 Strumenti propri di T2 e prestiti subordinati detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o
sinteticamente (importo negativo)
- -
53 Strumenti di T2 e prestiti subordinati di soggetti del settore finanziario detenuti direttamente,
indirettamente o sinteticamente, quando tali soggetti detengono con l'ente una partecipazione
incrociata reciproca concepita per gonfiare artificialmente i fondi propri dell'ente (importo negativo)
- -
54 Strumenti di T2 e prestiti subordinati di soggetti del settore finanziario detenuti direttamente,
indirettamente o sinteticamente, quando l'ente non ha un investimento significativo in tali soggetti
(importo superiore alla soglia del 10 % e al netto di posizioni corte ammissibili) (importo negativo)
- -
54a Non applicabile - -
55 Strumenti di T2 e prestiti subordinati di soggetti del settore finanziario detenuti dall'ente direttamente,
indirettamente o sinteticamente, quando l'ente ha un investimento significativo in tali soggetti (al netto
di posizioni corte ammissibili) (importo negativo)
- -
56 Non applicabile - -
EU
56a
Deduzioni di passività ammissibili che superano gli elementi delle passività ammissibili dell'ente
(importo negativo)
- -
EU Altre rettifiche regolamentari del capitale T2 - -
56b
57 Totale delle rettifiche regolamentari del capitale di classe 2 (T2) - -
58
59
Capitale di classe 2 (T2)
Capitale totale (TC = T1 + T2)
339.547
2.993.385
-
-
60 Importo complessivo dell'esposizione al rischio 18.907.310 -
a) b)
Importi Fonte basata su
numeri /lettere di
riferimento dello
stato patrimoniale
nell'ambito del
consolidamento
prudenziale
31/12/2021
61 Coefficienti e requisiti patrimoniali, comprese le riserve di capitale
62 Capitale primario di classe 1 13,70% -
63 Capitale di classe 1
Capitale totale
14,04%
15,83%
-
-
64 Requisiti patrimoniali complessivi CET1 dell'ente 7,56% -
65 Di cui requisito della riserva di conservazione del capitale 2,50% -
66 Di cui requisito della riserva di capitale anticiclica 0,0021% -
67 Di cui requisito della riserva a fronte del rischio sistemico - -
EU
67a Di cui requisito della riserva di capitale degli enti a rilevanza sistemica a livello globale (G-SII) o degli altri
enti a rilevanza sistemica (O-SII)
- -
EU
67b
Di cui requisiti aggiuntivi di fondi propri per far fronte a rischi diversi dal rischio di leva finanziaria
eccessiva
0,56% -
68 Capitale primario di classe 1 (in percentuale dell'importo dell'esposizione al rischio) disponibile
dopo aver soddisfatto i requisiti patrimoniali minimi
6,83% -
Minimi nazionali (se diversi da Basilea III)
69 Non applicabile - -
70 Non applicabile - -
71 Non applicabile - -
Importi inferiori alle soglie di deduzione (prima della ponderazione del rischio)
72 Fondi propri e passività ammissibili di soggetti del settore finanziario detenuti direttamente o
indirettamente, quando l'ente non ha un investimento significativo in tali soggetti (importo inferiore
alla soglia del 10% e al netto di posizioni corte ammissibili)
- -
73 Strumenti di CET1 di soggetti del settore finanziario detenuti dall'ente direttamente o indirettamente,
quando l'ente ha un investimento significativo in tali soggetti (importo inferiore alla soglia del 17,65 %
e al netto di posizioni corte ammissibili)
- -
74
75 Non applicabile
Attività fiscali differite che derivano da differenze temporanee (importo inferiore alla soglia del 17,65 %,
al netto delle relative passività fiscali per le quali sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 38,
paragrafo 3, del CRR)
-
103.631
-
-
Massimali applicabili per l'inclusione di accantonamenti nel capitale di classe 2
76 Rettifiche di valore su crediti incluse nel T2 in relazione alle esposizioni soggette al metodo
77 standardizzato (prima dell'applicazione del massimale) - -
78 Massimale per l'inclusione di rettifiche di valore su crediti nel T2 nel quadro del metodo standardizzato
Rettifiche di valore su crediti incluse nel T2 in relazione alle esposizioni soggette al metodo basato sui
rating interni (prima dell'applicazione del massimale)
70.040
-
-
-
79 Massimale per l'inclusione di rettifiche di valore su crediti nel T2 nel quadro del metodo basato sui
rating interni
66.829 -
Strumenti di capitale soggetti a eliminazione progressiva (applicabile soltanto tra l'1 gennaio
2014 e l'1 gennaio 2022)
80 Massimale corrente sugli strumenti di CET1 soggetti a eliminazione progressiva - -
81 Importo escluso dal CET1 in ragione del massimale (superamento del massimale dopo i rimborsi e le
scadenze)
- -
82 Massimale corrente sugli strumenti di AT1 soggetti a eliminazione progressiva - -
83 Importo escluso dall'AT1 in ragione del massimale (superamento del massimale dopo i rimborsi e le
scadenze)
- -
84 Massimale corrente sugli strumenti di T2 soggetti a eliminazione progressiva - -
85 Importo escluso dal T2 in ragione del massimale (superamento del massimale dopo i rimborsi e le
scadenze)
- -

Modello EU CC2: riconciliazione dei fondi propri regolamentari con lo SP nel bilancio sottoposto a revisione contabile

a b c
Stato
patrimoniale
incluso nel
bilancio
pubblicato
Nell'ambito del
consolidamento
prudenziale
Riferimento
31/12/2021 31/12/2021
Attività - Ripartizione per classi di attività secondo lo stato patrimoniale incluso nel bilancio pubblicato
1 Cassa e disponibilità liquide 230.954 213.694
2 Attività finanziarie valutate al fair value con
impatto a conto economico
124.473 124.473
3 Attività finanziarie valutate al fair value con
impatto sulla redditività complessiva
6.593.183 6.593.183
4 Attività finanziarie di pertinenza delle imprese di
assicurazione valutate al FV ai sensi dello IAS39
7.064.627 -
5 Attività finanziarie valutate al costo ammortizzato 49.137.481 49.166.212
6 Attività finanziarie di pertinenza delle imprese di
assicurazione valutate al costo ammortizzato
1.688.198 -
7 Derivati di copertura 211.101 211.101
8 Adeguamento di valore delle attività finanziarie
oggetto di copertura generica (+/-)
82.769 82.769
9 Partecipazioni 48.594 397.294
10 Riserve tecniche a carico dei riassicuratori 17.489 -
11 Attività materiali 460.230 458.867
12 Attività immateriali, di cui: 491.779 498.464 8 Attività immateriali (al netto delle relative
passività fiscali)
13 Avviamento 318.027 329.665 8 Attività immateriali (al netto delle relative
passività fiscali)
14 Altre immobilizzazioni immateriali 173.752 168.799 8 Attività immateriali (al netto delle relative
passività fiscali)
15 Attività fiscali 416.769 225.574
16 Attività non correnti e gruppi di attività in via di
dismissione
5.807 5.807
17 Altre attività 1.070.339 1.043.908
18 Totale Attività 67.643.793 59.021.346
Passività - Ripartizione per classi di passività secondo lo stato patrimoniale incluso nel bilancio pubblicato
1 Passività finanziarie valutate al costo
ammortizzato
52.722.124 52.951.939
2 di cui - titoli in circolazione 2.424.165 2.424.165 46 - 48 Strumenti di capitale e le relative riserve
sovrapprezzo azioni.
Strumenti di fondi propri ammissibili inclusi nel
capitale T2 consolidato (compresi gli interessi di
minoranza e strumenti di AT1 non inclusi nella
riga 5 o nella riga 34) emessi da filiazioni e
detenuti da terzi
3 di cui – passività subordinate: Strumenti
computabili nel capitale di classe 2
199.726 199.726 46 - 48 Strumenti di capitale e le relative riserve
sovrapprezzo azioni.
Strumenti di fondi propri ammissibili inclusi nel
capitale T2 consolidato (compresi gli interessi di
minoranza e strumenti di AT1 non inclusi nella
riga 5 o nella riga 34) emessi da filiazioni e
detenuti da terzi
4 Passività finanziarie di pertinenza delle imprese di
assicurazione valutate al costo ammortizzato ai
sensi dello IAS39
111.894 -
5 Passività finanziarie di negoziazione 33.148 33.148
6 Passività finanziarie di pertinenza delle imprese di
assicurazione valutate al FV ai sensi dello IAS39
4.406.981 -
7 Derivati di copertura 408.084 408.084
8 Adeguamento di valore delle passività finanziarie
oggetto di copertura generica (+/-)
104.158 104.158
9 Passività fiscali 214.641 144.637
a b c
Stato
patrimoniale
incluso nel
bilancio
pubblicato
Nell'ambito del
consolidamento
prudenziale
Riferimento
31/12/2021 31/12/2021
Passività - Ripartizione per classi di passività secondo lo stato patrimoniale incluso nel bilancio pubblicato
10 Passività associate a gruppi di attività in via di
dismissione
162 162
11 Altre passività 1.610.721 1.606.842
12 Trattamento di fine rapporto del personale 69.845 68.936
13 Fondi per rischi e oneri 174.411 174.276
14 Riserve tecniche 4.257.810 -
15 Totale passività 64.113.979 55.492.182
Capitale proprio
1 Riserve da valutazione, di cui: 132.287 132.287 3 Altre componenti di conto economico complessivo
accumulate (e altre riserve)
2 di cui - riserve da valutazione di titoli HTCS/titoli
disponibili per la vendita
18.965 18.965 3 Altre componenti di conto economico complessivo
accumulate (e altre riserve)
3 di cui - riserve di valutazione degli utili/perdite
attuariali nette
(10.318) (10.318) 3 Altre componenti di conto economico complessivo
accumulate (e altre riserve)
4 di cui - altri elementi positivi- Leggi speciali di
rivalutazione
105.805 105.805 3 Altre componenti di conto economico complessivo
accumulate (e altre riserve)
5 di cui - riserve di cash flow hedge 17.835 17.835
6 Riserve da valutazione di pertinenza delle imprese
di assicurazione ai sensi dello IAS 39
(11.028) (11.028)
7 Riserve 2.058.532 2.058.529 2 Utili non distribuiti
8 Sovrapprezzi di emissione 252.844 252.844 1 Strumenti di capitale e le relative riserve
sovrapprezzo azioni
9 Capitale 49.437 49.437 1 Strumenti di capitale e le relative riserve
sovrapprezzo azioni
10 Patrimonio di pertinenza di terzi (+/-) 777.374 776.727 5 Interessi di minoranza (importo consentito nel
CET1 consolidato)
11 di cui - Riserve da valutazione 16.368 16.390 5 Interessi di minoranza (importo consentito nel
CET1 consolidato)
12 di cui - riserve da valutazione di titoli HTCS/titoli
disponibili per la vendita
2.294 2.294 5 Interessi di minoranza (importo consentito nel
CET1 consolidato)
13 di cui - riserve di valutazione degli utili/perdite
attuariali nette
(3.006) (2.984) 5 Interessi di minoranza (importo consentito nel
CET1 consolidato)
14 di cui - altri elementi positivi- Leggi speciali di
rivalutazione
11.918 11.918 5 Interessi di minoranza (importo consentito nel
CET1 consolidato)
15 di cui - Riserve di cash flow hedge 5.162 5.162
16 di cui - Riserve e utili 481.136 480.672 5 Interessi di minoranza (importo consentito nel
CET1 consolidato)
17 Utile (Perdita) di periodo (+/-) 270.368 270.368 EU-5a Utili di periodo verificati da persone indipendenti
al netto di tutti gli oneri o dividendi prevedibili
18 Capitale proprio totale 3.529.814 3.529.164

Modello EU CCA: principali caratteristiche degli strumenti di fondi propri regolamentari e degli strumenti di passività ammissibili

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In data 24 giugno 2021, Credito Emiliano ha ricevuto l'autorizzazione dalla BCE all'esercizio dell'opzione call sull'ammontare di 50 Milioni di Tier 2 Callable Note, scadenti il 21 ottobre 2026, ed emessi nel 2016 - (ISIN) XS1506498200. Il richiamo è stato autorizzato considerando la progressiva minor computabilità nel calcolo dei Fondi Propri e l'assenza di pregiudizio per il rispetto dei vincoli patrimoniali su base consolidata.

RICONCILIAZIONE TRA IL PATRIMONIO NETTO CONTABILE E IL CAPITALE PRIMARIO DI CLASSE 1

Categorie / Valori 31/12/2021 31/12/2020
Patrimonio netto consolidato Credem Holding 3.529.164 3.205.868
Riaccredito azioni proprie presenti nel patrimonio netto - 664
Quota di utile non computata - -
Dividendi da distribuire ai soci- quota Gruppo (49.436) (32.958)
Dividendi da distribuire ai soci- quota Terzi (22.889) (14.047)
Quota patrimonio di terzi non computabile (379.834) (315.594)
Capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 – CET1) prima delle
rettifiche regolamentari
3.077.005 2.843.933
Rettifiche regolamentari (486.302) (504.134)
Capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 – CET1) al netto delle
rettifiche regolamentari
2.590.703 2.339.799

Il requisito patrimoniale complessivo al 31 dicembre 2021 è di 1.512,6 milioni di euro a fronte di Fondi Propri per 2.993,3 milioni di euro con un margine disponibile di 1.480,7 milioni di euro, pari a circa il 49,5% dei Fondi Propri.

Le indicazioni sui coefficienti patrimoniali evidenziano il Common Equity Tier 1 ratio al 13,70%, il Tier 1 Capital ratio al 14,03% e il Total capital ratio al 15,83%.

Ai sensi del regolamento (CRR), art.26, comma 2, la quota dell'utile netto del 2021, al netto della quota destinabile ai dividendi, è stata inserita nel calcolo dei Fondi Propri. Nel calcolo si è tenuto conto anche dell'apporto riveniente dal negative goodwill, o badwill, relativo alla fusione della Cassa di Risparmio di Cento.

L'adeguatezza patrimoniale del conglomerato finanziario

Dati in milioni di euro 31/12/2021 31/12/2020
A Totale dei mezzi patrimoniali del conglomerato 3.179,8 2.850,8
B Requisiti patrimoniali delle componenti bancarie 2.011,7 1.774,5
C Margine di solvibilità richiesto delle componenti assicurative 259,2 216,3
D Totale delle esigenze patrimoniali del conglomerato (B+C) 2.270,9 1.990,8
E Eccedenza (deficit) del conglomerato (A-D) 908,9 860,0

A partire dal mese di ottobre 2017 il Gruppo è stato inserito dall'Autorità di Vigilanza tra i conglomerati finanziari, vale a dire tra i soggetti che svolgono attività significativa sia nel settore bancario e dei servizi di investimento, sia nel settore assicurativo. Tale provvedimento rifletteva la situazione di business al dicembre 2016, data alla quale il Gruppo superava le soglie previste dalle norme in materia. Le società assicurative sottoposte alla vigilanza supplementare sono Credemvita, controllata in modo esclusivo dal Gruppo e Credemassicurazioni, controllata in modo congiunto con Reale Mutua Assicurazioni.

I mezzi patrimoniali del conglomerato finanziario Credem eccedono il totale delle esigenze patrimoniali richieste per 908,9 milioni di euro. Nel calcolo dei requisiti patrimoniali del conglomerato finanziario si è adottato, per il 2021, un Total Capital Ratio del 11,5%.

Risultati Stress Test e SREP requirement

In data 30 luglio, nell'ambito degli stress test pubblicati dalle Autorità di Vigilanza, Credem è stato nuovamente confermato dalla Banca Centrale Europea tra gli istituti più solidi a livello continentale. L'impatto teorico sui coefficienti patrimoniali di solidità derivante da un potenziale scenario economico prospettico fortemente negativo è stato calcolato in misura inferiore ai 300 bps. Questo risultato colloca il Gruppo tra le migliori 5 banche dell'esercizio condotto dalla Banca Centrale Europea e tra le migliori 16 banche all'interno dei 101 maggiori istituti creditizi europei coinvolti dall'Autorità Bancaria Europea (EBA) e dalla Banca Centrale Europea (BCE). Tale risultato si aggiunge alla decisione della stessa BCE di novembre 2020 di mantenere per il 2021 il requisito di Pillar 2 (P2R) di Credito Emiliano all'1%, il più basso in Italia e tra le banche commerciali in Europa, con il conseguente requisito SREP complessivo (che indica il livello minimo di capitale da rispettare a fronte delle attività svolte dal Gruppo), per il 2021 a 7,56%, a riprova della solidità del Gruppo ai vertici del sistema. Tale decisione è stata confermata anche per il 2022, al termine dei processo SREP di valutazione e misurazione dei rischi che ancora una volta conferma la solidità del Gruppo anche nel confronto europeo.

Modello EU CCyB1: distribuzione geografica delle esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo della riserva di capitale anticiclica (1 di 2)

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Esposizioni creditizie generiche Esposizioni creditizie rilevanti — Rischio di
mercato
Valore
dell'esposizione
10 Ripartizione
per paese
Valore
dell'esposizione
secondo il metodo
standardizzato
Valore
dell'esposizione
secondo il
metodo IRB
Somma delle posizioni
lunghe e corte delle
esposizioni contenute nel
portafoglio di negoziazione
secondo il metodo
standardizzato
Valore delle
esposizioni nel
portafoglio di
negoziazione
secondo i modelli
interni
delle esposizioni
verso la
cartolarizzazione
esterne al
portafoglio di
negoziazione
Valore
dell'esposizione
complessiva
Slovacchia 1.327 - - - - 1.327
Norvegia 493 19 - - - 512
Hong Kong 3 - - - - 3
Lussemburgo 78.064 33 - - 74.778 152.875
Repubblica
Ceca
2.424 57 - - - 2.481
Bulgaria 815 32 - - - 847
Italia 5.083.279 32.082.451 3.505 - 55.181 37.224.416
Stati Uniti 524.691 24.505 472 - - 549.668
Olanda 211.498 158 5.792 - 179.163 396.611
Regno Unito 379.439 2.856 2 - 1.347 383.644
Francia 137.459 - 15 - 204.490 341.964
Germania 61.883 3.185 4.415 - 47.628 117.111
Spagna 7.087 - - - 65.831 72.918
Svizzera 56.854 3.057 - - - 59.911
Belgio 20.834 646 - - - 21.480
Irlanda 426 10 - - 10.934 11.370
Svezia 8.130 32 - - - 8.162
Australia 3.502 77 - - - 3.579
San Marino 2.443 311 - - - 2.754
Grecia 2.145 327 - - - 2.472
Polonia 2.125 205 - - - 2.330
Romania 1.890 157 - - - 2.047
Monaco - 1.925 - - - 1.925
Pakistan 1.866 4 - - - 1.870
Brasile 823 970 - - - 1.793
Croazia 1.679 33 - - - 1.712
Panama - 1.227 - - - 1.227
Cina 741 436 - - - 1.177
Emirati Arabi
Uniti
127 1.004 - - - 1.131
Serbia 1.048 - - - - 1.048
Giappone 982 21 - - - 1.003
Portogallo 993 - - - - 993
Arabia Saudita 895 49 - - - 944
Ungaria 623 237 - - - 860
Austria 785 20 - - - 805
Danimarca 698 32 - - - 730
Russia 473 230 - - - 703
Canada 575 72 - - - 647
Bosnia ed
Erzegovina
645 - - - - 645
Slovenia 505 8 - - - 513
20 Altri Paesi
Totale
complessivo
4.266
6.604.535
10.866
32.135.252
-
14.201
-
-
-
639.352
15.132
39.393.340

Modello EU CCyB1: distribuzione geografica delle esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo della riserva di capitale anticiclica (2 di 2)

Ripartizione
per paese
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Requisiti di fondi propri
010 Esposizioni creditizie
rilevanti — Rischio di
credito
Esposizioni
creditizie
rilevanti —
Rischio di
mercato
Esposizioni
creditizie rilevanti
— Posizioni verso la
cartolarizzazione
esterne al
portafoglio di
negoziazione
Totale Importi delle
esposizioni
ponderati per il
rischio
Fattori di
ponderazione
dei requisiti
di fondi
propri
Coefficiente
anticiclico
Slovacchia 79 - - 79 991 0,0063% 1,00%
Norvegia 19 - - 19 235 0,0015% 1,00%
Hong Kong - - - - - 0,0000% 1,00%
Lussemburgo 3.655 - 1.180 4.835 60.429 0,3854% 0,50%
Repubblica
Ceca
131 - - 131 1.636 0,0104% 0,50%
Bulgaria 50 - - 50 621 0,0040% 0,50%
Italia 1.179.906 836 2.023 1.182.765 14.784.605 94,2825% -
Stati Uniti 20.614 6 - 20.620 257.746 1,6437% -
Olanda 7.599 276 2.906 10.781 134.763 0,8594% -
Regno Unito 13.660 - 49 13.709 171.351 1,0927% -
Francia 5.502 - 3.272 8.774 109.679 0,6994% -
Germania 3.317 194 762 4.273 53.405 0,3406% -
Spagna 377 - 1.053 1.430 17.873 0,1140% -
Svizzera 2.372 - - 2.372 29.653 0,1891% -
Belgio 1.713 - - 1.713 21.410 0,1365% -
Irlanda 28 - 201 229 2.864 0,0183% -
Svezia 547 - - 547 6.839 0,0436% -
Australia 181 - - 181 2.261 0,0144% -
San Marino 85 - - 85 1.057 0,0067% -
Grecia 152 - - 152 1.900 0,0121% -
Polonia 118 - - 118 1.480 0,0094% -
Romania 99 - - 99 1.238 0,0079% -
Monaco 93 - - 93 1.165 0,0074% -
Pakistan 142 - - 142 1.775 0,0113% -
Brasile 48 - - 48 596 0,0038% -
Croazia 86 - - 86 1.071 0,0068% -
Panama 31 - - 31 384 0,0025% -
Cina 43 - - 43 539 0,0034% -
Emirati Arabi
Uniti
40 - - 40 506 0,0032% -
Serbia 63 - - 63 793 0,0051% -
Giappone 35 - - 35 441 0,0028% -
Portogallo 45 - - 45 557 0,0035% -
Arabia
Saudita
43 - - 43 540 0,0034% -
Ungaria 47 - - 47 588 0,0037% -
Austria 46 - - 46 575 0,0037% -
Danimarca 28 - - 28 352 0,0022% -
Russia 26 - - 26 324 0,0021% -
Canada 9 - - 9 106 0,0007% -
Bosnia ed
Erzegovina
29 - - 29 369 0,0024% -
Slovenia 24 - - 24 294 0,0019% -
Altri Paesi 653 - - 653 8.165 0,0521% -
020 Totale
complessivo
1.241.735 1.312 11.446 1.254.493 15.681.176 100,0000% -

Modello EU CCyB2: importo della riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente

a
1 Importo complessivo dell'esposizione al rischio 18.907.310
2 Coefficiente anticiclico specifico dell'ente 0,002%
3 Requisito di riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente 393

3. REQUISITI NFORMATIVI GENERALI

Informazioni relative al metodo di gestione del rischio dell'ente

Il Risk Appetite Framework (RAF) rappresenta la propensione al rischio che il Gruppo intende perseguire e mantenere nel tempo sia in:

  • una fase di normale corso degli affari;
  • condizioni di mercato particolarmente stressate.

Il RAF prevede come output finale del processo un documento valutato dal CA della Capogruppo che (in funzione del business model e del Piano Strategico/Operativo) approva obiettivi di rischio e soglie di tolleranza coerenti con l'ICAAP/ILAAP, anche in termini di perimetro e di metodologia.

Lo sviluppo dei processi di governo e gestione del Risk Appetite Framework avviene in modo coerente con la struttura del Gruppo e mediante una forte interrelazione con il processo di "Pianificazione, Programmazione e Controllo" di gruppo ed è disciplinato nel Regolamento «Recovery Planning» e «Risk Appetite Framework» del Gruppo Credem approvato dal CA.

I compiti e le responsabilità in ambito RAF assegnati al CE della Capogruppo quale organo con funzione di gestione, sono:

  • Stabilire limiti operativi coerenti con la propensione al rischio;
  • Curare l'attuazione del RAF;
  • Monitorare con frequenza mensile/trimestrale;
  • Nel caso si verifichi il superamento della soglia di Appetite, entro le soglie di Tolerance, il CE può:
    • o chiedere ai Comitati di Governance (indicati nell'allegato 1 del presente regolamento) o a Funzioni interne specifiche di attivarsi per rientrare entro le soglie, fornendo gli opportuni approfondimenti in merito;
    • o autorizzare lo sconfinamento e aumentare la frequenza del monitoraggio, dandone pronta informativa al CA.

I compiti e le responsabilità in ambito RAF assegnati al CA della Capogruppo quale organo di supervisione strategica, sono:

  • Individuare l'insieme di indicatori di Risk Appetite e delle relative metriche di calcolo su cui strutturare il RAF,
  • Definire e approvare

o gli obiettivi di rischio ("Risk appetite"), le soglie di tolleranza ("Risk tolerance").

Per gli indicatori di Recovery la soglia di Tolleranza rappresenta anche la soglia di warning per l'eventuale attivazione del processo di recovery;

  • o le politiche di governo dei rischi;
  • o i criteri di individuazione delle Operazioni di Maggior Rilievo (di seguito OMR).
  • Assicurare che l'attuazione del RAF sia coerente con gli obiettivi di rischio e la soglia di tolleranza approvati;
  • Valutare periodicamente l'adeguatezza del RAF e la compatibilità tra obiettivi e rischio effettivo. Nel caso si verifichi il superamento della soglia di Tolleranza, entro le soglie di Recovery, il CA:
    • o ingaggia i Comitati di Governance/Comitati di Crisi o Funzioni interne specifiche per eventuali azioni correttive necessarie a rientrare entro le soglie;
    • o può autorizzare lo sconfinamento ed aumentare la frequenza del monitoraggio;
    • o per gli indicatori di capitale (CET1, T1 e Tier Total) nel caso di superamento della Pillar 2 Guidance, delega il responsabile del Servizio Valore di Credembanca, sentito anche il Risk Officer, a notificare lo stesso all'Organo di Vigilanza (tramite l'ufficio ERA) entro le 24 ore dalla rilevazione.

o essendo la risk tolerance definita anche come soglia di warning per gli indicatori di recovery, informa il Comitato Recovery e può procedere alla sua convocazione qualora siano presenti importanti segnali di deterioramento.

Il CA definisce ed approva i criteri ed il processo per individuare le cd. Operazioni di Maggior Rilievo (OMR) da sottoporre al vaglio preventivo della funzione di controllo dei rischi. Tali criteri, assieme alle differenti fasi del processo, sono riportati nel Regolamento «Recovery Planning» e «Risk Appetite Framework» del Gruppo Credem.

Il parere preventivo del Risk Officer è previsto per tutte le operazioni definite come OMR in base ai criteri indicati dal CA.

L'obiettivo è quello di far confluire al Risk Officer ex‐ante tutte quelle operazioni (singole o costituite da "pacchetti" o "pool") che non rientrando nei poteri di delega del CA, presentano comunque per dimensione, durata o qualità, profili di rischio che in un'ottica temporale di medio periodo potenzialmente possono subire sensibili variazioni in presenza di andamenti avversi di mercato e/o caratterizzati da elevata volatilità.

Le operazioni che ricadono nella competenza diretta del CA / CE sono escluse dall'obbligo di parere preventivo del Risk Officer, tuttavia il CA / CE possono richiederlo a fini consultivi (parere consultivo).

Qualora la Direzione proponente ritenesse di sottoporre a Organi Aziendali l'approvazione di OMR ricadenti nella propria autonomia, queste debbono essere comunque accompagnate dal parere del Risk Officer.

Le OMR con parere negativo del Risk Officer possono essere presentate dalla Direzione Proponente al CE o ad eventuale altro organo aziendale opportunamente delegato sulla materia, il quale le può eventualmente autorizzare, verbalizzando il parere negativo precedente.

La tenuta, l'aggiornamento, la proposizione a CA e la diffusione alle funzioni aziendali/società del gruppo interessate dei criteri di individuazione delle OMR competono al Risk Officer.

Il Risk Officer rendiconta annualmente al CA della capogruppo e alle società controllate le OMR di pertinenza oggetto di parere nel periodo di riferimento.

Nel Regolamento Risk Management del Gruppo Credem vengono definite le attività ed i ruoli della Funzione di Risk Management. Vengono inoltre elencate le reportistiche ed i flussi periodici prodotti dalla funzione stessa in relazione a tutte le tipologie di rischio rilevanti all'interno del Gruppo.

Il Gruppo Credem ha individuato come presupposto per la gestione dei rischi in ottica consolidata l'individuazione di organismi di governo:

  • CA della Capogruppo: è responsabile della definizione delle linee generali del governo dei rischi e di risk appetite, dell'approvazione della normativa interna che regolamenta anche le strutture di limiti specifiche;
  • I CA delle singole Società recepiscono gli obiettivi assegnati dal CA della Capogruppo riferiti a mission e profilo di rischio;
  • Comitato Esecutivo (di seguito CE): organo di gestione della Capogruppo;

e la costituzione di Funzioni specialistiche all'interno di Credembanca (in qualità di Capogruppo) ed in particolare:

  • Comitato Rischi;
  • Comitato Risk Management;
  • Funzione di Risk Management, all'interno del Servizio Enterprise Risk Management (ERISK)

La Funzione di Risk Management è composta oltre che dal Responsabile della Funzione Risk Management (c.d. Risk Officer), individuato nel responsabile del Servizio ERISK, da tre differenti aree:

  • Area Credito, Operativi e Gestione del rating:
    • o Ufficio "Rischi Operativi e di Credito" (ROC): Supportare Credembanca e il Gruppo Credem nella definizione dei principi di funzionamento del modello di Risk Management di Gruppo e della struttura dei limiti e delle deleghe

operative, presidiandone, in coerenza con il Risk Appetite Framework, il funzionamento, il rispetto e l'evoluzione, limitatamente alle attività di valutazione dei rischi operativi e di credito.

  • o Ufficio "Rating Office" (RTO) si occupa di analizzare e deliberare le proposte di rating controparte e di override sulla clientela Credembanca e Credemleasing facente parte della "Funzione Regolamentare Corporate", garantendo il presidio sull'intero processo di attribuzione e di sviluppare, presidiare e manutenere il modello per l'attribuzione automatica e judgmental del rating per la Funzione Regolamentare Corporate nelle sue componenti quantitative, qualitative e di appartenenza a gruppo.
  • Area Finanza e Assicurativo:
    • o Ufficio "Rischi Finanziari e Asset Management" (RFA) ha il compito di supportare Credembanca e il Gruppo Credem nella definizione dei principi di funzionamento del modello di Risk Management di Gruppo e della struttura dei limiti e delle deleghe operative, presidiandone il funzionamento, il rispetto e l'evoluzione, relativamente ai rischi finanziari su portafogli di proprietà e su portafogli di terzi sotto forma di OICR e gestioni patrimoniali
    • o Ufficio "Rischi Assicurativi" (RAS) Concorrere alla definizione, al monitoraggio e alla valutazione del sistema di gestione dei rischi di Credemvita, anche attraverso attività di supporto e consulenza alle altre funzioni aziendali. Coordinare le attività di valutazione dei rischi legate ai prodotti in portafoglio, al lancio di nuovi prodotti e alle scelte strategiche. Assicurare, in linea con gli obiettivi aziendali, la valutazione e la limitazione dei rischi ad un livello ritenuto accettabile dalla Compagnia. Supportare inoltre Credembanca e il Gruppo Credem nella definizione dei principi di funzionamento del modello di Risk Management di Gruppo e della struttura dei limiti e delle deleghe operative, presidiandone, in coerenza con il Risk Appetite Framework, il funzionamento, il rispetto e l'evoluzione, limitatamente ai rischi assicurativi
  • Area Validazione, Stress Test e Data Management:
    • o Ufficio "RAF e Stress Test Integration" (RSI) Supportare il Risk Officer e il Comitato Consiliare Rischi di Gruppo nel quantificare e monitorare l'esposizione e la relativa Risk Tolerance, tramite l'applicazione di scenari di stress trasversali, a tutti i rischi risultati rilevanti in ambito RAF, con particolare riferimento alla loro integrazione, coerentemente alla regolamentazione interna di riferimento. Supporta il Risk Officer nelle attività di predisposizione, aggiornamento e gestione del Recovery e Resolution Plan. Coordina per la Funzione Risk Management le attività richieste da BCE e si interfaccia con ERA. Supportare il Risk Officer nella definizione dei criteri di individuazione delle Operazioni di Maggior Rilievo e nella stesura dei relativi pareri preventivi coerentemente alla regolamentazione interna di riferimento
    • o Ufficio "Validazione modelli Interni" (VAL) Sottoporre il sistema di rating e, più in generale, i modelli interni validati ad un processo di convalida interna ai fini di verificare nel continuo, in maniera iterativa, l'affidabilità dei risultati ed il mantenimento della coerenza con le prescrizioni normative, con le esigenze operative aziendali e con l'evoluzione del mercato di riferimento. Verificare l'adeguatezza delle scelte metodologiche e di processo delle attività di impairment alla luce dei principi contabili IFRS9. Per i parametri di rischio per modelli interni e impairment IFRS9 e i modelli modelli/metriche inerenti il rischio tasso IRRBB e rischio Liquidità effettuare attività di verifiche periodiche. Effettuare attività di secondo livello sulle attività di controllo andamentale dei crediti. Coordinare le attività relative il rischio modello e condurne l'autovalutazione. Supporta il Risk Officer nella predisposizione dell'Autovalutazione dei processi ICAAP e ILAAP. Presidiare e validare i modelli valutativi di pricing, parametri e livelli di fair value nel rispetto dei

criteri definiti nella Fair Value Policy di Gruppo redatta anche in coerenza con le disposizioni normative e contabili vigenti

o Ufficio "Data Management" (DAM) Supportare Credembanca e il Gruppo Credem nella definizione dei principi di funzionamento del modello di Risk Management di gruppo, presidiandone il funzionamento, il rispetto e l'evoluzione, limitatamente alle attività di gestione dei processi di Data Management (Data Quality, Data Reporting, Data Modelling e Solution)

Nella gestione dei rischi hanno un ruolo determinante i seguenti Comitati:

Comitato Consiliare Rischi e Sostenibilità di Gruppo istituito per svolge l'attività valutativa e propositiva necessaria affinché il CA possa definire e approvare il Risk Appetite Framework (con particolare riferimento alla valutazione degli obiettivi di rischio e delle soglie di tolleranza) e valutare periodicamente l'adeguatezza del RAF e la compatibilità tra obiettivi e rischio effettivo.

Gli indicatori di I livello sono raggruppati in Aree la cui Governance è definita nel modo seguente:

  • Capitale: CPS
  • Liquidità: Comitato ALM
  • Mercato e Tasso: Comitato ALM
  • Credito: Comitato Crediti Non Performing
  • Operativo: CPS
  • Redditività: CPS
  • Comitato Risk Management di Gruppo istituito al fine di informare il CE del presidio del rischio complessivamente assunto dalle singole società e del suo monitoraggio nell'ambito delle strategie e metodologie definite dalla Capogruppo nel Risk Appetite Framework. Nell'ambito delle attività di monitoraggio definite in coerenza con le regole di vigilanza prudenziale definite dalla Banca Centrale Europea (cd. processo SREP - Supervisory Review and Evaluation Process), rendiconta gli indicatori cd di II livello o "indicatori SREP" ossia quegli indicatori di tipo operativo per i quali non è previsto in ambito RAF la definizione di appetite e tolerance, ma volti a irrobustire le attività di presidio e controllo.

Gli indicatori di II livello sono raggruppati in Aree la cui Governance è definita nel modo seguente:

  • Liquidità: Comitato ALM (FINANZA)
  • Mercato e Tasso: Comitato ALM (FINANZA)
  • Credito: Comitato Crediti Non Performing/ Comitato Credit Strategy/ Comitato Crediti di Gruppo (CREDITI)
  • Operativo: Comitato o Funzione Interna
  • Redditività: Comitato Pianificazione Strategica (VALORE)

In coerenza con la "Guida della Banca Centrale Europea sul processo interno di valutazione dell'adeguatezza patrimoniale (ICAAP)" di novembre 2018, il Gruppo Credem sviluppa il Processo ICAAP seguendo le due prospettive complementari fornite della Banca Centrale Europea: la prospettiva normativa interna (NIP o vista di Vigilanza), ovvero una valutazione pluriennale (con orizzonte temporale di 3 anni) della capacità dell'ente di soddisfare i requisiti regolamentari di capitale (minimi e addizionali).

In linea con la pianificazione pluriennale e gli obiettivi strategici della banca, tale valutazione viene condotta sia in uno scenario atteso (baseline) che in uno scenario avverso (adverse o stress) severo, ma plausibile. Si sottolinea che Il processo ICAAP 2021 è stato sviluppato senza includere Caricento, impostazione condivisa con la Vigilanza e coerente al Budget e Pianificazione ma viene comunque fornita una sintesi sugli impatti della fusione (in analogia a quanto svolto in sede di pianificazione).

La prospettiva economica interna (EIP o vista gestionale), in base alla quale la banca garantisce che tutti i rischi cui è e/o potrebbe essere esposta sono adeguatamente coperti da capitale complessivo (available financial resources) in linea con la propria concezione di adeguatezza del capitale interno (economic capital). Con l'intento di ottenere un pieno ed efficace utilizzo delle risultanze ICAAP all'interno degli altri processi strategici e di risk governance della banca (i.e. pianificazione strategica e del capitale, calibrazione dei limiti RAF), il Gruppo valuta la propria adeguatezza patrimoniale gestionale in ottica attuale e prospettica ad un anno, in condizioni attese e di stress.

Nello specifico, in relazione al proprio risk appetite, il Gruppo ritiene opportuno mantenere un margine positivo sia in condizioni attese che di stress. Tale principio risulta peraltro coerente con l'approccio prudenziale storicamente adottato nella gestione del capitale.

In conformità alla "Guida della Banca Centrale Europea sul processo interno di valutazione dell'adeguatezza patrimoniale (ICAAP)" di novembre 2018, inoltre, tale approccio permette di:

  • effettuare una valutazione di medio termine dell'impatto degli sviluppi futuri che non sono intercettati dalla situazione attuale e dalla prospettiva normativa interna;
  • informare la vista gestionale con lo scenario di stress definito ai fini della prospettiva normativa interna.

Il Gruppo analizza la propria adeguatezza patrimoniale confrontando gli indicatori di CET1 ratio regolamentare e TC ratio con i rispettivi limiti definiti in ambito RAF e Recovery (i.e. risk tolerance e soglie di recovery). A tal proposito, si precisa che, siccome il concetto di risk tolerance – così come definito all'interno del RAF di Gruppo – ha un orizzonte temporale di un anno, i limiti utilizzati per la valutazione prospettica 2022-23, seppur calibrati secondo le medesime logiche e metodologie della risk tolerance, sono denominate con una tassonomia differente (i.e. Baseline minimum + management buffer).

Il Gruppo Credem gestisce la posizione di liquidità e le fonti di funding per garantirne la conformità agli obiettivi definiti nel RAF ed ai requisiti regolamentari tempo per tempo vigenti. Attraverso una sana e prudente gestione della liquidità e del funding, il Gruppo si impegna a:

  • mantenere un livello di liquidità adeguato, tale da garantire stabilmente la solidità finanziaria e la solvibilità del Gruppo nel suo complesso, sia in condizioni di normale corso degli affari che in condizioni di stress;
  • definire un buffer di liquidità idoneo a rispettare gli obblighi di pagamento, sia ordinari che straordinari;
  • attuare una politica di funding diversificata e stabile nelle fonti, volta al mantenimento di un adeguato rapporto dinamico tra passività ed attività a medio/lungo termine evitando pressioni sulle fonti di liquidità a breve termine attuali e prospettiche ed ottimizzando contestualmente il costo della provvista, in relazione alle condizioni di mercato.

A tal fine, il Gruppo si avvale di un impianto di governo e gestione del rischio disciplinato nella "Policy di Gruppo Gestione del Rischio di Liquidità di Gruppo", la cui ultima versione è stata approvata dal Consiglio di Amministrazione in data 08/02/2021, nonché in altra normativa aziendale che disciplina specifici aspetti del processo di governo e gestione della liquidità e del funding del Gruppo.

In qualità di organo di supervisione strategica e di gestione del rischio di liquidità di Gruppo, il Consiglio di Amministrazione fornisce nel presente documento la propria dichiarazione di adeguatezza della liquidità riferita ai dati del 31 dicembre 2020, con il supporto delle analisi e delle evidenze derivanti dallo svolgimento nel continuo dei processi di governo del rischio di liquidità e funding riepilogate all'interno del presente Statement. In particolare, il processo è valutato considerando sia le evidenze quantitative che qualitative.

In coerenza con quanto indicato nelle "SSM Guides on ICAAP and ILAAP", l'adeguatezza del profilo di liquidità e funding da un punto di vista quantitativo viene valutata considerando la seguente duplice prospettiva:

Normative Internal Perspective (NIP) Contempla la quantificazione e l'analisi dei coefficienti regolamentari in relazione ai vincoli di vigilanza e/o definiti in ambito RAF;

Economic Internal Perspective (EIP) Contempla la quantificazione e l'analisi delle metriche interne in relazione ai vincoli di carattere gestionale e/o definiti in ambito RAF.

L'Analisi di Rilevanza ha l'obiettivo di stabilire i rischi oggetto di valutazione e la rilevanza di ognuno di essi con riferimento a ciascuna Società del Gruppo e costituisce un'introduzione alla descrizione delle metodologie di quantificazione e delle misure di attenuazione e controllo adottate per ciascuno dei rischi ritenuti rilevanti.

Il perimetro dei rischi definiti, così come l'analisi di rilevanza condotta, sono unici per i processi ICAAP, ILAPP (solo per la parte di liquidità) e RAF.

Alle società risultate rilevanti verranno attribuite metriche gestionali di misurazione del capitale interno oppure misure di attenuazione e controllo.

In base alle risultanze dell'Analisi di rilevanza in oggeto, vengono stabiliti i rischi di pertinenza e il perimetro societatario al quale verranno indirizzate le analisi svolte.

In particolare per i rischi definiti misurabili la frequenza delle misurazioni diverge a seconda della tipologia e della intensità dei rischi generati da ogni Società:

  • giornaliera per i rischi finanziari nelle Società ad elevato utilizzo e per il rischio di liquidità;
  • almeno bisettimanale per i rischi finanziari nelle Società a minore utilizzo e per quelli relativi ai portafogli gestiti;
  • almeno mensile per i rischi di credito ed operativi;
  • almeno annuale per la verifica dei requisiti normativi, con particolare riferimento agli ambiti quantitativi, organizzativi ed informatici relativi ai modelli interni adottati, per i modelli di pricing e le regole di applicazione della Fair Value Policy, per tutti gli altri rischi in coerenza con quanto definito in ambito ICAAP e nel Risk Appetite Framework.

Le attività di Risk Management si concretizzano nella realizzazione di una serie di report, redatti in coerenza ai dettami normativi contenuti nel documento "Principles for effective risk data aggregation and risk reporting" (BCBS 239) esplicitati nei seguenti principi guida:

  • Accuratezza: i report riportano i dati aggregati in modo accurato e preciso e riflettono fedelmente la situazione di rischio.
  • Completezza: i report coprono tutti i rischi materiali secondo i principi adottati nell'analisi di rilevanza. La complessità e profondità di analisi contenute nei report devono essere coerenti con la rilevanza e la significatività dei rischi in analisi.
  • Chiarezza e fruibilità: i report devono contenere informazioni chiare e sintetiche, di facile comprensione e atte a supportare i processi di decision making da parte degli Organi deputati, i singoli report devono quindi essere disegnati in funzione dei rischi oggetto di analisi e dei destinatari degli stessi, in coerenza con quanto descritto nell'Articolo 3 come aree di competenza dei diversi Organi e Comitati.
  • Frequenza e tempestività: la frequenza di produzione e distribuzione dei report deve essere definita e approvata dal Comitato Esecutivo ed è definita in funzione della natura e della velocità di mutamento dei rischi in analisi, della rilevanza e importanza dello stesso anche nei processi di decision making. La frequenza inoltre può essere aumentata in periodi di crisi o di stress.

Distribuzione ai destinatari: i report sono inviati a tutti e soli i destinatari definiti come rilevanti per il rischio / processo oggetto di analisi e secondo quanto descritto come aree di competenza dei diversi Organi e Comitati Regolamento Risk Management.

In base a tali principi sono esplicitate nei singoli report anche le assunzioni e le ipotesi sottostanti e, laddove necessarie, anche le eventuali semplificazioni adottate a favore della fruibilità e tempestività dei report prodotti.

Laddove rilevanti e disponibili sono inoltre esplicitati i controlli di Data Quality implementati e i relativi esiti.

Il dettaglio delle rendicontazioni prodotte con l'indicazione della Funzione emittente, dei destinatari, della società, della tipologia di rischio e della frequenza di produzione sono riportati nell'Appendice del Regolamento Risk Management di Gruppo.

La Funzione Risk Management, per il tramite dell'Ufficio VAL, definisce un framework di gestione del rischio modello con l'obiettivo di individuare, misurare e mitigare il rischio di decisioni strategiche fondate su dati non corretti, di perdite potenziali e di sottostima dei requisiti di fondi propri derivanti da lacune nello sviluppo, nell'attuazione o nell'utilizzo dei modelli.

In coerenza con le disposizioni normative in materia di modelli interni , il framework di gestione del rischio modello del Gruppo include quanto di seguito declinato:

  • repository dei modelli utilizzati e/o sottoposti ad attività di validazione dalla Funzione di Risk Management, contenente schede sia sintetiche sia dettagliate predisposte al fine di agevolare una comprensione olistica dell'ambito di applicazione e dell'utilizzo dei modelli e fornire agli Organi Aziendali e al Senior Management una visione completa dei modelli esistenti;
  • linee guida e metodologie per la valutazione qualitativa e quantitativa e per la misurazione del rischio di modello;
  • linee guida sul ciclo di vita dei modelli interni;
  • linee guida di sviluppo dei modelli interni;
  • linee guida di validazione dei modelli interni.

Nell'ambito del framework di gestione del rischio modello, VAL, con il supporto degli altri Uffici della Funzione, ognuno per la propria area di competenza:

  • definisce le linee guida del processo;
  • manutiene l'inventario dei modelli in cui il Risk Management è coinvolto, mediante apposito repository contenente schede sintetiche, dettagliate e la relativa documentazione;
  • integra le evidenze delle attività di validazione;
  • quantifica ciascun rischio modello di cui le evidenze di validazione sono parte integrante;
  • indirizza eventuali interventi di mitigazione volti a ridurre il rischio modello.

Il perimetro di applicazione del framework di gestione del rischio modello include tutti i modelli e le società relativi al perimetro di Gruppo bancario e individuati a fronte delle famiglie di rischio dettagliate e identificate annualmente nel documento "Processo di identificazione dei rischi e analisi di rilevanza", redatto nel contesto del Processo di determinazione dell'adeguatezza patrimoniale (ICAAP) – Credito, Residuo, Mercato, Operativo, Reputazionale, Tasso, Liquidità – sono inoltre riportate a completamento del quadro generale – Modelli satellite e scenari di stress, Modelli Contabili e Processi.

Le attività connesse alla gestione degli scenari sono svolte con l'obiettivo di disciplinare e rendere omogeno il processo di definizione, monitoraggio e aggiornamento degli scenari prospettici e di stress utilizzati nei diversi processi interni, in modo da rispondere alle aspettative dell'Autorità di Vigilanza.

Tali attività vengono dettagliatamente descritte nel Manuale Metodologico Processo di Gestione degli Scenari, aggiornato in autonomia da RSI. In particolare vengono esplicitati:

  • Il processo di definizione degli scenari (articolato in quattro distinte fasi);
  • Il processo di monitoraggio e aggiornamento degli scenari, definito sulla base di un'attività preliminare di valutazione dell'insieme di vulnerabilità a cui è esposto il Gruppo e di una successiva attività di valutazione rispetto alla necessità di aggiornare gli scenari in uso nei diversi processi.

Il framework di gestione degli scenari così come disciplinato assicura la coerenza tra i diversi scenari implementati all'interno dei vari processi interni.

Nell'ambito del processo di gestione degli scenari le attività connesse alla definizione dello scenario sono in carico ai seguenti uffici competenti:

  • all'ufficio PSC per quanto riguarda lo scenario baseline di planning/budget;
  • all'ufficio RSI per quanto riguarda lo scenario adverse di RAF/budget;
  • all'ufficio ROC per quanto riguarda gli scenari IFRS9.

L'attività di monitoraggio degli scenari è in carico all'ufficio RSI, che ne comunica l'esito agli uffici competenti, cui spetta la decisione sull'aggiornamento.

Le attività connesse alla definizione e alla gestione del Framework di stress test integrato sono in carico all'Ufficio RSI.

Le attività previste in termini di:

  • Owner del processo
  • Ambito e finalità
  • Modelli e metodologie
  • Dati e strumenti
  • Frequenza e perimetro

sono descritte e dettagliate nel documento "Framework di stress test" aggiornato su base almeno annuale. In tale documento sono anche disciplinati anche le modalità di individuazione e di applicazione degli scenari di riferimento. La cadenza delle attività di stress testing sia interne che regolamentari sono riportate nel documento "Stress Testing Program", in coerenza con i principali processi di cui gli stress test sono parte integrante (ICAAP, ILAAP, RRP, RAF, Budget e Pianificazione disciplinati nei rispettivi Regolamenti), con le attività di stress previste per la definizione delle rettifiche di valore sui crediti in bonis previste per l'applicazione dei principi contabili IFRS9 e degli esercizi regolamentari richiesti dall'Organo di Vigilanza.

Le strategie e i processi di gestione, copertura e attenuazione dei rischi, nonché la sorveglianza sulla loro efficacia sono devinite all'interno dei singoli Regolamenti che hanno per oggetto i processi delle varie tipologie di rischio ( Regolamento assunzione rischi Finanziari, Regolamento rischi operativi, Regolamento gestione rischio di liquidità…). Annualmente inoltre, all'interno del processo ICAAP e ILAAP, per ogni tipologia di rischio, vengono specificate le "misure di attenuazione e controllo" per un maggiore presidio da parte del Gruppo.

Informativa sui sistemi di governance

Si riporta nel seguito il numero di cariche di amministratore affidate ai membri dell'organo di amministrazione:

Applicazione cumulo privilegiato
ed esenzioni società non
commerciali
Esponente numero
incarichi
esecutivi
numero
incarichi
non
esecutivi
numero
incarichi
esecutivi
numero
incarichi non
esecutivi
Incarico non
esecutivo
aggiuntivo
Lucio I. Zanon di Valgiurata 7 7 1 1 -
Enrico Corradi 3 13 1 2 -
Luigi Maramotti 13 3 1 1 -
Ernestina Morstofolini 1 - 1 - -
Elisabetta Gualandri - 3 - 2 -
Anna Chiara Svelto - 4 - 4 -
Giorgia Fontanesi 1 2 1 1 -
Mariaelena Fontanesi - 6 - 4 -
Edoardo Prezioso - 6 - 3 -
Paola Agnese Bongini - 2 - 1 -
Alessandro Merli - 2 - 1 -
Giovanni Viani - 5 - 4 -

La nomina degli Amministratori avviene, in ottemperanza alle vigenti disposizioni normative e regolamentari, sulla base del meccanismo del voto di lista, previsto per le società quotate, e nel rispetto dei criteri di composizione relativi alla presenza di amministratori in possesso dei requisiti di onorabilità, professionalità e di indipendenza. Ai suddetti requisiti si affiancano altresì ulteriori e specifici criteri di correttezza, competenza e indipendenza di giudizio che, unitamente al limite al cumulo degli incarichi e al time committment vengono verificati in capo a ciascun Amministratore.

In generale, nella composizione del Consiglio di Amministrazione, sono diverse le norme di legge e regolamentari che disciplinano le competenze, conoscenze ed esperienze dei suoi componenti:

  • D. Lgs. 385/1993 ("testo Unico Bancario");
  • D. Lgs. 58/1998 ("testo Unico della Finanza");
  • Decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze n. 169/2020;
  • Circolare banca d'Italia n. 285/2013
  • "Guida alla verifica dei requisiti di professionalità e onorabilità" pubblicato dalla Banca Centrale Europea.

In tale contesto normativo, con specifico riferimento alle conoscenze, competenze ed esperienze, sempre sulla scorta delle vigenti disposizioni normative e regolamentari, il Consiglio di Amministrazione, ai fini delle nomine (o della cooptazione) dei Consiglieri identifica preventivamente la composizione qualitativa e quantitativa considerata ottimale, provvedendo alla redazione e pubblicazione, a beneficio degli Azionisti, del documento "Composizione qualitativa e quantitativa ottimale del Consiglio di Amministrazione".

L'obiettivo del documento citato, redatto anche sulla scorta dell'esito dei processi di autovalutazione condotti nel triennio del mandato del Consiglio stesso, consiste nel fornire agli Azionisti indicazioni funzionali all'esercizio delle relative prerogative che, nell'ambito delle nomine assembleari, insistono sui seguenti aspetti attinenti alla composizione del Consiglio di Amministrazione:

  • individuazione e definizione di un numero dei componenti del Consiglio di Amministrazione che sia adeguato alle dimensioni e alla complessità dell'assetto organizzativo del Gruppo al fine di presidiare efficacemente l'operatività aziendale, sia sotto il profilo più strettamente gestionale che dal punto di vista dei controlli. Nello specifico, le indicazioni che si intendono fornire, tengono conto del fatto che il dimensionamento non risulti pletorico; ciò al fine di agevolare la proattività di ciascun componente nello svolgimento dei propri compiti e la complessiva funzionalità dell'Organo stesso;
  • individuazione e definizione di caratteristiche che, sotto il profilo qualitativo, i componenti del Consiglio di Amministrazione devono possedere, risultando indefettibile la circostanza che i medesimi:
    • o siano pienamente consapevoli dei poteri e degli obblighi inerenti alle funzioni che ciascuno di essi è chiamato a svolgere (funzione di supervisione o gestione; funzioni esecutive e non; componenti indipendenti, ecc.);
    • o siano dotati di professionalità adeguate al ruolo da ricoprire, anche in eventuali comitati interni al Consiglio, e calibrate in relazione alle caratteristiche operative e dimensionali della Banca e del Gruppo da questa diretto e coordinato;
    • o presentino un adeguato livello di diversificazione delle competenze in modo da consentire a ciascun consigliere il fattivo esercizio del ruolo, sia all'interno dei comitati di cui sia componente che nelle decisioni che è chiamato collegialmente ad assumere partecipando al plenum dell'Organo, funzionalmente teso a contribuire e ad assicurare un governo efficace dei rischi in tutte le aree della Banca e del Gruppo CREDEM;
    • o dedichino tempo e risorse adeguate alla complessità del loro incarico;
    • o indirizzino la loro azione al perseguimento dell'interesse complessivo del Gruppo CREDEM, indipendentemente dalla componente societaria che li ha votati o dalla lista da cui sono tratti, con l'obbligo di operare con autonomia di giudizio.

Con specifico riferimento all'aspetto delle conoscenze, competenze, esperienze, il documento in argomento riporta le singole aree di competenza, indicando inoltre il numero minimo di Amministratori che ne debbano essere in possesso.

AREE DI COMPETENZA NUMERO
AMMINISTRATORI
Mercati finanziari almeno 3
Regolamentazione nel settore bancario e finanziario almeno 3
Indirizzi e programmazione strategica almeno 3
Assetti organizzativi e di governo societari almeno 3
Gestione dei rischi almeno 3
Sistemi di controllo interno ed altri meccanismi operativi almeno 3
Attività e prodotti bancari e finanziari almeno 3
Informativa contabile finanziaria almeno 2
Tecnologia ed informatica almeno 1

In seguito alle verifiche esperite dal Consiglio di Amministrazione successivamente alle nomine effettuate dall'Assemblea degli Azionisti tenutasi in data 29.04.2021, sono emersi i seguenti tratti salienti:

Mercati
finanziari
Regolament.
settore
bancario e
finanziario
Indirizzi e
programmazione
strategica
Assetti
organizzativi
e di governo
societari
Gestione
dei
Rischi
Sistemi di
controllo
interno ed
altri
meccanismi
operativi
Attività e
prodotti
bancari e
finanziari
Informativa
contabile
finanziaria
Tecnologia
ed
informatica
Coordinamento
indirizzo
gestione di
risorse umane
Zanon
di
Valgiurata(1)
Maramotti(1) n/a
Corradi(1) n/a
Bongini n/a
Fontanesi
G.(1)
n/a
Fontanesi
M. (1) (2)
n/a
Gualandri(1) n/a
Merli (1) (2) n/a
Morstofolini
(1) (2)
n/a
Prezioso n/a
Svelto (1) (2) √(3) n/a
Viani(1) n/a

che hanno consentito di attestare:

  • l'ampia copertura del complessivo ventaglio delle competenze previste dal Decreto MEF, dalla Circolare 285 e dalla Guida BCE;
  • l'aderenza rispetto ai limiti quantitativi minimi (significativamente superati in tutti i casi) previsti nella Composizione quali-quantitativa;
  • il contributo che ogni singolo Esponente è in grado di fornire e apportare all'idoneità complessiva del Consiglio anche alla luce dei ruoli che agli Esponenti stessi sono stati assegnati con riferimento alle attribuzioni specifiche o alla composizione dei Comitati Endoconsiliari e non;
  • la conseguente adeguata composizione del Consiglio e dei Comitati (Endoconsiliari, Amministratori Indipendenti ed Esecutivo) composti da Esponenti che nel loro insieme coprono tutti gli ambiti menzionati dal Decreto MEF;
  • la sussistenza in capo al Presidente del Consiglio di Amministrazione dell'ulteriore criterio di competenza previsto dall'art. 10, comma 3, Decreto MEF, funzionale ad assicurare un efficace svolgimento delle sue funzioni di coordinamento e indirizzo dei lavori del Consiglio, di promozione del suo adeguato funzionamento, anche in termini di circolazione delle informazioni, efficacia del confronto e stimolo alla dialettica interna.

Con specifico riferimento alle conoscenze, alle competenze e all'esperienza nel campo dei rischi climatici e ambientali di cui al documento "Guida sui rischi climatici e ambientali - Aspettative di vigilanza in materia di gestione dei rischi e informativa" pubblicato dalla Banca Centrale Europea nel novembre 2020, è stata altresì valorizzata l'expertise maturata dagli Amministratori uscenti con riferimento:

  • all'annuale approvazione della Dichiarazione non Finanziaria;
  • alle plurime iniziative adottate in materia di sostenibilità;
  • alle iniziative formative fruite anche nel corso del 2020;
  • all'approvazione del piano strategico di sostenibilità che punta alla massima riduzione delle emissioni di CO2 prodotte e alla compensazione di quelle residue (Carbon Neutrality) entro il 2025;
  • all'espressa previsione dei temi inerenti alla sostenibilità nell'ambito della mission del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Endoconsiliare Rischi di Gruppo.

In quanto banca quotata, il Consiglio di Amministrazione di Credito Emiliano S.p.A. contempla la presenza di almeno 2/5 dei componenti appartenente al genere meno rappresentato (con arrotondamento in caso di numero decimale all'intero superiore).

Inoltre, il Consiglio di Amministrazione in occasione dell'assegnazione delle cariche particolari, nonché in sede di nomina del Direttore Generale, valuta l'applicazione delle buone prassi previste della Circolare Banca d'Italia n. 285/2013 che suggeriscono di evitare che le cariche di Presidente dell'Organo con Funzione di Supervisione Strategica, di Presidente dell'Organo con Funzione di Controllo, di Amministratore Delegato e di Direttore Generale siano ricoperte da esponenti dello stesso genere.

Attualmente, nell'ambito della compagine consiliare non sussiste il genere meno rappresentato in quanto gli Amministratori in carica appartengono per il 50% al genere femminile e per il 50% al genere maschile.

Credito Emiliano S.p.A., in coerenza con le previsioni della Circolare Banca d'Italia 285/2013 e nel rispetto delle previsioni di cui al Codice di Corporate Governance, ha istituito uno specifico e distinto Comitato Endoconsiliare Rischi e Sostenibilità di Gruppo. Nel corso del 2021, il Comitato in argomento si è riunito 14 volte, con una frequenza mensile media pari pertanto a circa 1,2.

Il Sistema dei Controlli Interni del Gruppo Credito Emiliano è impostato secondo un modello che prevede il pieno coinvolgimento del Consiglio di Amministrazione che riceve specifici e puntuali flussi informativi funzionali all'esercizio dei compiti e delle responsabilità ad esso facenti capo in materia di Sistema dei Controlli Interni.

In primo luogo, si osserva che particolare rilievo assume il ruolo del Comitato Endoconsiliare Rischi e Sostenibilità di Gruppo che coadiuva il Consiglio di Amministrazione in relazione alle valutazioni e decisioni relative al Sistema dei Controlli Interni; tale compito viene eseguito attraverso una preventiva attività istruttoria e mediante la formulazione di proposte e pareri.

I lavori del Comitato Endoconsiliare Rischi e Sostenibilità di Gruppo vengono di volta in volta sottoposti all'attenzione del Consiglio di Amministrazione e pertanto con periodicità mensile.

Più nel dettaglio, sono stati definiti specifici "flussi verticali", a periodicità predefinita (a prescindere, pertanto dai flussi cosiddetti "ad evento") e trasmessi dalle Funzioni Aziendali di Controllo ma anche dalle funzioni specialistiche della Banca, che coinvolgono direttamente il Consiglio di Amministrazione.

Nello specifico, tra i flussi più significativi nell'economia del Sistema dei Controlli Interni e presidio dei rischi, si segnalano quelli in base ai quali, annualmente:

  • la Funzione Compliance, la Funzione Antiriciclaggio e la Funzione Risk Management, presentano il programma di attività in cui sono identificati e valutati i principali rischi a cui le Società del Gruppo sono esposte e sono programmati i relativi interventi di gestione;
  • la Funzione di Revisione Interna sottopone il piano di audit che, tenuto conto dei rischi delle varie attività e strutture aziendali, indica le attività di controllo previste. Il piano di Audit contiene una specifica sezione relativa all'attività di revisione del sistema informativo (ICT auditing).

La Funzione di Revisione interna presenta altresì il piano di audit triennale elaborato secondo logiche di copertura delle diverse aree operative e dei rischi connessi alle varie attività/strutture aziendali del Gruppo.

Le Funzioni Aziendali di Controllo svolgono le attività di controllo nel rispetto dei suddetti piani e presentano con cadenza almeno semestrale, lo stato di avanzamento delle attività e le eventuali integrazioni/variazioni resesi necessarie a fronte di esigenze impreviste o di richieste del management.

In ottemperanza alla vigente normativa di vigilanza di cui alla Circolare Banca d'Italia n. 285/2013, il Consiglio di Amministrazione verifica annualmente la funzionalità e l'efficacia del Sistema dei Controlli Interni, avvalendosi del supporto operativo della Funzione di Revisione Interna, la quale formula una valutazione in relazione alla completezza, adeguatezza, funzionalità ed affidabilità della struttura organizzativa e delle altre componenti del Sistema dei Controlli Interni, tenuto anche conto delle risultanze emerse dalle attività di verifica svolte dalle altre Funzioni Aziendali di Controllo.

Tali risultanze sono contenute in specifiche rendicontazioni che le singole Funzioni Aziendali di Controllo sono tenute a redigere annualmente.

Con riferimento alle Funzioni Essenziali o Importanti (FEI) o di controllo esternalizzate al di fuori del Gruppo Bancario, la Funzioni di Revisione Interna predispone annualmente una relazione relativa ai controlli svolti sulle stesse, alle carenze eventualmente riscontrate e alle conseguenti azioni correttive adottate. Per le Banche del Gruppo la relazione include anche le iniziative di esternalizzazione del sistema informativo che sono state oggetto di informativa preventiva, nonché i principali servizi ICT forniti da terze parti anche se non assumono la qualifica di esternalizzazione.

In particolare, al termine del ciclo gestionale, con cadenza annuale, le Funzioni Aziendali di Controllo:

  • presentano una relazione dell'attività svolta, che illustra le verifiche effettuate, i risultati emersi, i punti di debolezza rilevati e propongono gli interventi da adottare per la loro rimozione;
  • riferiscono, ciascuna per gli aspetti di rispettiva competenza, in ordine alla completezza, adeguatezza, funzionalità e affidabilità del Sistema dei Controlli Interni.

I flussi previsti a beneficio del Consiglio di Amministrazione sono funzionali inoltre all'esercizio delle seguenti prerogative:

  • definizione:
    • o del modello di business e degli indirizzi strategici provvedendo anche al riesame periodico di questi ultimi nonché alla verifica nel continuo della loro attuazione;
    • o dell'insieme di indicatori sui quali definire le soglie di risk appetite, delle relative metriche;
    • o degli obiettivi di rischio, della soglia di tolleranza e delle politiche di governo dei rischi, includendo nelle valutazioni gli elementi che possono assumere rilievo nell'ottica del successo sostenibile;
    • o delle linee di indirizzo del Sistema dei Controlli Interni;
  • accertamento:
    • o dell'allineamento nel continuo tra il sistema dei controlli interni e l'organizzazione aziendale in termini di aderenza ai principi indicati dalla

normativa di vigilanza nonché del possesso dei requisiti e del rispetto delle disposizioni da parte delle Funzioni Aziendali di Controllo;

  • o che l'attuazione del Risk Appetite Framework sia coerente con gli obiettivi di rischio e la soglia di tolleranza approvati valutando periodicamente l'adeguatezza e l'efficacia del RAF e la compatibilità tra il rischio effettivo e gli obiettivi di rischio;
  • o della coerenza tra il piano strategico, il RAF, l'ICAAP, l'ILAAP, i budget e il sistema dei controlli interni, avuta anche presente l'evoluzione delle condizioni interne ed esterne in cui opera la Banca;
  • in relazione ai processi ICAAP e ILAAP, la definizione delle linee generali del processo e la coerenza con il Risk Appetite Framework;
  • in relazione ai rischi di credito e di controparte, l'approvazione delle linee generali del sistema di gestione delle tecniche di attenuazione del rischio.

Informazioni ICAAP

Il processo di determinazione dell'adeguatezza patrimoniale (Internal Capital Adequacy Assessment Process – ICAAP) adottato dal Gruppo Credito Emiliano – CREDEM risponde ai requisiti in materia definiti dalle "Nuove istruzioni di vigilanza prudenziale per le banche" (Circolare 285 del 17 dicembre 2013, e successivi aggiornamenti) e alla Guida della BCE sul processo interno di valutazione dell'adeguatezza patrimoniale del 9 novembre 2018. Nella redazione dell'ICAAP 2022 si tiene anche conto delle "ECB expectations towards banks' ICAAP/ ILAAP packages for SREP 2022" comunicate dalla BCE a gennaio 2021.

Vengono illustrate situazioni e commenti relativi all'evoluzione patrimoniale del perimetro che fa capo a CredemHolding, fatto ovviamente salvo che il perimetro che fa capo a Credembanca costituisce la base preliminare per addivenire alla situazione regolamentare e gestionale.

Va anche segnalato che, a partire dal 2018, si è esaurito per il gruppo il regime transitorio previsto dal regolatore fino alla fine del 2017, fermo anche restando che il Gruppo ha comunicato di non avvalersi dell'"approccio graduale" previsto in merito agli impatti patrimoniali derivanti dalla prima applicazione dello standard contabile IFRS9.

Viene altresì evidenziata, a seguito dell'inserimento del gruppo tra i conglomerati finanziari, l'adeguatezza patrimoniale normativa riferita a tale perimetro. L'adeguatezza patrimoniale dal 2021 tiene conto anche degli indicatori MREL e Leverage Ratio.

Il Processo ICAAP deriva ed è strettamente correlato, pur costituendo un processo autonomo e rilevante, dai processi RAF e Pianificazione, Programmazione e Controllo di Gruppo. Gli orientamenti assunti dal CA sono supportati rispettivamente dal Comitato Consiliare Rischi di Gruppo (di seguito Comitato Rischi) e dal Comitato di Pianificazione Strategica di gruppo (di seguito CPS). Ciò in particolare in merito a:

  • individuazione degli obiettivi di rischio (Risk Appetite) e delle soglie di tolleranza (Risk Tolerance);
  • individuazione delle linee guida di sviluppo strategico e/o operativo, del livello di capitale ritenuto coerente con il rating obiettivo di Gruppo, con i valori obiettivo degli indicatori quantitativi di Risk Appetite (rischi patrimoniali, di liquidità e di leverage) e con gli obiettivi di creazione di valore del Gruppo.

L'avvio del processo di valutazione dell'adeguatezza patrimoniale e prospettica è a sua volta articolato nelle seguenti fasi:

    1. individuazione dei rischi da sottoporre a valutazione;
    1. misurazione/valutazione dei singoli rischi e del relativo capitale interno;
    1. determinazione del fabbisogno di capitale nella prospettiva normativa e interna;
    1. determinazione della dotazione patrimoniale nella prospettiva normativa e interna.

Per l'anno 2022 l'elenco dei rischi considerati è stato ampliato tramite l'inclusione del rischio ESG (Environmental, Social and Governance), definito ed analizzato anche secondo le richieste della Feedback letter on "Supervisory assessment of the self-assessment and implementation plans for climate-related and environmental risks of Credito Emiliano".

Come previsto dalla normativa, l'ICAAP deve poggiare su due pilastri: la prospettiva normativa e la prospettiva economica. Le due prospettive si completano e si forniscono informazioni reciprocamente.

In dettaglio:

  • prospettiva normativa interna (di seguito NIP o vista di Vigilanza): è una valutazione pluriennale (con orizzonte temporale di almeno 3 anni) della capacità dell'ente di soddisfare i requisiti regolamentari di capitale (minimi e addizionali). In linea con la pianificazione pluriennale e gli obiettivi strategici della banca, tale valutazione viene condotta sia in uno scenario atteso (baseline) che in uno scenario avverso (adverse o stress) severo, ma plausibile;
  • prospettiva economica interna (di seguito EIP o vista gestionale): in base alla quale la banca garantisce che tutti i rischi cui è e/o potrebbe essere esposta sono adeguatamente coperti da capitale complessivo (available financial resources) in linea con la propria concezione di adeguatezza del capitale interno (economic capital). Il Gruppo valuta la propria adeguatezza patrimoniale gestionale anche in ottica prospettica su un orizzonte di tre anni in condizioni attese e di stress.

Nella prospettiva normativa interna si richiede alle Banche e ai Gruppi Bancari di:

  • detenere un livello di capitale disponibile sempre superiore al Total SREP Capital Requirement (TSCR) anche in seguito a prolungati periodi di stress (c.d. Absolute minimum);
  • rispettare l'Overall Capital Requirement (OCR) e la Pillar2 Guidance (P2G) nello scenario base (c.d. Baseline minimum);definire un margine gestionale (management buffer) da detenere in aggiunta ai minimi (Baseline e Absolute) indicati ai punti precedenti.

I rischi misurabili, per i quali si procede alla misurazione di un capitale interno nell'ambito del Gruppo, sono i seguenti:

  • rischi del Primo Pilastro: rischio di credito, controparte e specifico, rischio di mercato e rischio operativo;
  • rischio di concentrazione (Secondo Pilastro);
  • rischio di tasso di interesse del Banking Book (Secondo Pilastro).
  • rischio residuo connesso alle tecniche di attenuazione del rischio di credito (Secondo Pilastro).

Per tutti gli altri rischi individuati come rilevanti sono stati definiti degli appositi presidi e/o metodologie di misurazione. In particolare, il presidio del Gruppo rispetto ai rischi climatici e ambientali è volto a proseguire nel percorso di integrazione dei fattori ESG all'intero dei propri processi decisionali, anche in considerazione delle aspettative della BCE in merito a tali rischi.

Il rischio di liquidità viene trattato nell'ILAAP (Internal Liquidity Adequacy Assessment Process) del Gruppo Credem.

Gli Organi Societari del Gruppo Credem coinvolti nel processo ICAAP, secondo le rispettive competenze, definiscono ed approvano le linee generali del processo, ne curano l'attuazione e vigilano sulla rispondenza di tale processo ai dettami della normativa. Nello specifico il governo del processo ICAAP riguarda:

  • Organi societari:
    • o Organo di Supervisione strategica;
    • o Organo di Gestione;
    • o Organo di Controllo;
  • Comitati di Governance di Gruppo:
    • o Comitato di Pianificazione Strategica di Gruppo (CPS);
  • o Comitato Asset & Liability Management di Gruppo (Comitato ALM);
  • o Comitato Crediti di Gruppo (CCG);
  • o Comitato Consiliare Rischi e Sostenibilità di Gruppo.

La responsabilità del processo ICAAP fa capo al CA il quale, per l'esercizio delle sue prerogative, si avvale del supporto dei Comitati di Gruppo competenti e delle strutture del Servizio Governo del VALORE di Credembanca (di seguito Servizio VALORE) e del Servizio Enterprise Risk Management (di seguito Servizio ERISK). Il Servizio VALORE garantisce la documentazione del processo e la sua diffusione nelle diverse Società del Gruppo. In particolare:

  • il CA della Capogruppo, con il supporto del Comitato Rischi e del CPS, definisce ed approva le linee generali del processo, declinate all'interno del regolamento, valida i contenuti del Resoconto e ne approva l'invio all' Organo di Vigilanza (di seguito OdV);
  • i CA delle società del Gruppo danno attuazione al processo, approvandone esiti e tipologia di coinvolgimento;
  • il Collegio Sindacale della Capogruppo vigila sull'adeguatezza e sulla rispondenza del processo ai requisiti normativi, esprimendo un proprio parere.

Le metodologie di misurazione e controllo dei rischi utilizzate anche ai fini del calcolo del capitale interno, il perimetro dei rischi rilevanti, le metodologie di stress test e la definizione degli scenari sono presentate dal Risk Officer al Comitato Rischi che fornisce un parere per l'approvazione al CA.

La valutazione dell'adeguatezza patrimoniale è misurata in ottica statica, al 31 dicembre 2021, ed in ottica prospettica nel triennio 2022-2024.

Il Gruppo procede:

  • alla definizione attuale e prospettica dei mezzi patrimoniali nella NIP;
  • alla definizione attuale e prospettica dei mezzi patrimoniali nella EIP;
  • alla verifica dell'adeguatezza attuale e prospettica del capitale in entrambe le prospettive. In dettaglio riporta i risultati ottenuti in termini di capitale disponibile (fondi propri - NIP e available financial resources - EIP), capitale assorbito (requisito patrimoniale - NIP e capitale interno - EIP) ed indicatori di adeguatezza sull'intero periodo di riferimento del Processo, consuntivo e prospettico su un orizzonte a tre anni nella NIP e nella EIP.

I risultati del Processo ICAAP 2022 vanno spediti alla BCE il 30/04/2022 e quindi attualmente non sono disponibili. Il Processo ICAAP del 2021 aveva evidenziato una adeguatezza patrimoniale sia nello scenario base che nello scenario avverso, sia nella prospettiva normativa che economica interna.

Informativa quantitativa

Modello EU OV1: quadro sinottico degli importi complessivi dell'esposizione al rischio

Importi complessivi dell'esposizione al
rischio (TREA)
Requisiti totali di
fondi propri
a b c
31/12/2021 30/09/2021 31/12/2021
1 Rischio di credito (escluso il CCR) 16.532.761 15.699.514 1.322.621
2 Di cui metodo standardizzato 5.409.227 4.922.107 432.738
3 Di cui metodo IRB di base (F-IRB) - - -
4 Di cui metodo di assegnazione - - -
EU 4a Di cui strumenti di capitale soggetti al metodo della ponderazione
semplice
1.389.020 1.356.880 111.122
5 Di cui metodo IRB avanzato (A-IRB) 9.734.514 9.420.527 771.470
6 Rischio di controparte (CCR) 71.424 62.589 5.714
7 Di cui metodo standardizzato 24.844 24.847 1.988
8 Di cui metodo dei modelli interni (IMM) - - -
EU 8a Di cui esposizioni verso una CCP 4.498 15.240 360
EU 8b Di cui aggiustamento della valutazione del credito (CVA) 5.835 4.933 467
9 Di cui altri CCR 36.247 17.569 2.900
15 Rischio di regolamento - - -
16 Esposizioni verso le cartolarizzazioni esterne al portafoglio di
negoziazione (tenendo conto del massimale)
143.080 121.104 11.446
17 Di cui metodo SEC-IRBA - - -
18 Di cui metodo SEC-ERBA (compreso IAA) 143.080 121.104 11.446
19 Di cui metodo SEC-SA - - -
EU 19a Di cui 1250 % / deduzione - - -
20 Rischi di posizione, di cambio e di posizione in merci (rischio di
mercato)
245.719 244.585 19.658
21 Di cui metodo standardizzato 245.719 244.585 19.658
22 Di cui IMA - - -
EU 22a Grandi esposizioni - - -
23 Rischio operativo 1.914.326 1.812.696 153.146
EU 23a Di cui metodo base - - -
EU 23b Di cui metodo standardizzato 1.914.326 1.812.696 153.146
EU 23c Di cui metodo avanzato di misurazione - - -
24 Importo al di sotto delle soglie per la deduzione (soggetto a fattore di
ponderazione del rischio del 250 %)
259.078 230.423 20.726
29 Totale 18.907.310 17.940.490 1.512.585

Modello EU KM1: metriche principali

a b c
31/12/2021 30/09/2021 30/06/2021
Fondi propri disponibili (importi)
1 Capitale primario di classe 1 (CET1) 2.590.704 2.465.224 2.432.108
2 Capitale di classe 1 2.653.839 2.525.095 2.485.874
3 Capitale totale 2.993.385 2.864.535 2.815.758
Importi delle esposizioni ponderati per il rischio
4 Importo complessivo dell'esposizione al rischio 18.907.310 17.940.490 16.907.861
Coefficienti di capitale (in percentuale dell'importo dell'esposizione ponderato per il rischio)
5 Coefficiente del capitale primario di classe 1 (%) 13,70% 13,74% 14,38%
6 Coefficiente del capitale di classe 1 (%) 14,04% 14,07% 14,70%
7 Coefficiente di capitale totale (in %) 15,83% 15,97% 16,65%
Requisiti aggiuntivi di fondi propri per far fronte a rischi diversi dal rischio di leva finanziaria eccessiva (in percentuale dell'importo dell'esposizione
ponderato per il rischio)
EU 7a Requisiti aggiuntivi di fondi propri per far fronte a rischi diversi dal rischio di leva finanziaria eccessiva
(in %)
1,00% 1,00% 1,00%
EU 7b Di cui costituiti da capitale CET1 (punti percentuali) 0,56% 0,56% 0,56%
EU 7c Di cui costituiti da capitale di classe 1 (punti percentuali) 0,75% 0,75% 0,75%
EU 7d Requisiti di fondi propri SREP totali (%) 9,00% 9,00% 9,00%
Requisito combinato di riserva e requisito patrimoniale complessivo (in percentuale dell'importo dell'esposizione ponderato per il rischio
8 Riserva di conservazione del capitale (%) 2,50% 2,50% 2,50%
EU 8a Riserva di conservazione dovuta al rischio macroprudenziale o sistemico individuato a livello di uno
Stato membro (%)
- - -
9 Riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente (%) - - -
EU 9a Riserva di capitale a fronte del rischio sistemico (%) - - -
10 Riserva degli enti a rilevanza sistemica a livello globale (%) - - -
EU
10a
Riserva di altri enti a rilevanza sistemica (%) - - -
11 Requisito combinato di riserva di capitale (%) 2,50% 2,50% 2,50%
EU
11a
Requisiti patrimoniali complessivi (%) 11,50% 11,50% 11,50%
12 CET1 disponibile dopo aver soddisfatto i requisiti di fondi propri SREP totali (%) 6,83% 6,97% 7,65%
Coefficiente di leva finanziaria
13 Misura dell'esposizione complessiva 52.033.847 47.569.069 44.392.914
14 Coefficiente di leva finanziaria (%) 5,10% 5,31% 5,60%
Requisiti aggiuntivi di fondi propri per far fronte al rischio di leva finanziaria eccessiva (in percentuale della misura dell'esposizione complessiva)
EU
14a
Requisiti aggiuntivi di fondi propri per far fronte al rischio di leva finanziaria eccessiva (in %) - - -
EU
14b
di cui costituiti da capitale CET1 (punti percentuali) - - -
EU
14c
Requisiti del coefficiente di leva finanziaria totali SREP (%) 3,45% 3,72% 3,74%
Riserva del coefficiente di leva finanziaria e requisito complessivo del coefficiente di leva finanziaria (in percentuale della misura dell'esposizione
totale)
EU
14d
Requisito di riserva del coefficiente di leva finanziaria (%) - - -
EU
14e
Requisito del coefficiente di leva finanziaria complessivo (%) 3,45% 3,72% 3,74%
Coefficiente di copertura della liquidità
15 Totale delle attività liquide di elevata qualità (HQLA) (valore ponderato - media) 12.083.753 11.722.204 10.756.096
EU
16a
Deflussi di cassa - Valore ponderato totale 6.119.448 5.895.669 5.622.986
EU
16b
Afflussi di cassa - Valore ponderato totale 1.200.186 1.175.658 1.175.821
16 Totale dei deflussi di cassa netti (valore corretto) 4.919.261 4.720.011 4.447.165
17 Coefficiente di copertura della liquidità (%) 246% 248% 241%
a b c
31/12/2021 30/09/2021 30/06/2021
Coefficiente netto di finanziamento stabile
18 Finanziamento stabile disponibile totale 40.803.478 40.920.152 37.816.554
19 Finanziamento stabile richiesto totale 30.045.161 28.995.250 27.131.877
20 Coefficiente NSFR (%) 135,81% 141,13% 139,38%

Modello EU INS1: partecipazioni in assicurazioni

a b
Valore dell'esposizione Importo dell'esposizione
al rischio
1 Strumenti di fondi propri detenuti in imprese di assicurazione o di
riassicurazione o società di partecipazione assicurativa non dedotti dai
fondi propri
358.391 1.326.047

Modello EU INS2: informazioni sui fondi propri e sul coefficiente di adeguatezza patrimoniale dei conglomerati finanziari

a
31/12/2021
1 Requisiti di fondi propri supplementari del conglomerato finanziario (importo) 908.879
2 Coefficiente di adeguatezza patrimoniale del conglomerato finanziario (%) 140%

4. RISCHIO DI LIQUIDITA'

Gestione del rischio di liquidità

Si definisce rischio di liquidità l'eventualità che il Gruppo possa trovarsi nella condizione di non riuscire a far fronte ai propri impegni di pagamento di natura ordinaria o straordinaria, quando gli stessi diventino esigibili, senza incorrere in perdite tali da pregiudicare la propria operatività quotidiana o le condizioni finanziarie complessive del Gruppo stesso.

Il Gruppo Credem gestisce la posizione di liquidità e le fonti di funding per garantirne la conformità agli obiettivi definiti nel RAF ed ai requisiti regolamentari tempo per tempo vigenti. Nel contesto di una sana e prudente gestione della liquidità, il Gruppo si impegna a definire un buffer di liquidità idoneo a rispettare gli obblighi di pagamento, sia ordinari che straordinari.

Il liquidity buffer del Gruppo Credem è costituito da un insieme di attività di elevata qualità, non vincolate, facilmente liquidabili sui mercati anche in periodi di tensione, necessarie per controbilanciare gli eventuali deflussi di cassa netti connessi con uno scenario di stress. Il perimetro di riferimento è rappresentato dall'intero Gruppo, essendo i problemi di individuazione e trasferibilità degli attivi all'interno del Gruppo estremamente limitati. Infatti:

  • il portafoglio titoli del Gruppo è quasi interamente detenuto dalla Capogruppo;
  • ai sensi della Policy di Liquidità, il Comitato ALM fornisce alle Società del Gruppo rientranti nel Perimetro di Vigilanza gli indirizzi e le indicazioni in merito alle scelte di investimento dei portafogli titoli delle Società medesime, in quanto detti portafogli contribuiscono alla costituzione del buffer di liquidità.

Lo sviluppo dei processi di governo e gestione della liquidità e di controllo e monitoraggio del rischio di liquidità avviene in modo coerente con la struttura del Gruppo e mediante un processo di deleghe che prevede il coinvolgimento delle funzioni della Capogruppo. Tutti i compiti e le responsabilità in materia di governo, gestione e controllo del rischio liquidità sono rimessi agli Organi Societari.

1) Il Consiglio d'Amministrazione della Capogruppo quale organo di supervisione strategica e di gestione del rischio di liquidità di Gruppo, ha la responsabilità:

  • del governo e della gestione del rischio di liquidità del Gruppo;
  • del mantenimento di un livello di liquidità coerente con la soglia di tolleranza stabilita.

2) Al Comitato Esecutivo della Capogruppo compete:

  • la definizione del sistema di limiti operativi gestionali, fissati in coerenza con il Risk Appetite e la soglia di tolleranza stabilite dal Consiglio d'Amministrazione, da utilizzare per il monitoraggio e il contenimento del rischio di liquidità a breve e di quello a medio/lungo termine, nonché per la gestione dell'operatività infragiornaliera;
  • l'attuazione del RAF;
  • la proposta al Consiglio d'Amministrazione delle metodologie di misurazione e controllo del rischio liquidità;
  • l'approvazione del sistema complessivo dei prezzi per il trasferimento interno dei fondi, rivedendolo con frequenza almeno annuale.

3) Al Collegio Sindacale spetta la funzione di controllo, avente la responsabilità del controllo del rischio di liquidità del Gruppo.

Il processo di gestione degli adempimenti in materia di rischio liquidità è costituito da presidi organizzativi che coinvolgono, oltre agli Organi Societari, differenti funzioni che operano con l'obiettivo di assicurare l'allineamento dell'operatività al sistema di norme e regolamenti in vigore. Tra queste:

Comitato Rischi e Sostenibilità;

  • Comitato ALM;
  • TLD BU Finanza;
  • CS ERISK;
  • Servizio Valore;
  • Servizio Audit.

Il Gruppo, nell'ambito delle segnalazioni regolamentari, trasmette alle autorità di vigilanza:

  • Con cadenza mensile l'indicatore LCR sulla base degli schemi conformi al Regolamento Delegato UE 2018/1620 e gli Additional Liquidity Monitoring Metrics sulla base degli schemi conformi al Reg. d'esecuzione UE n. 2114/2017;
  • Con cadenza trimestrale la segnalazione di liquidità NSFR sulla base degli schemi conformi al Regolamento (EU)2019/876 (c.d. «CRR2») introdotti a partire dal 30 giugno 2021. Tale indicatore sostituisce la segnalazione di liquidità prevista precedentemente dal Regolamento UE n.575/2013 (CRR) sotto forma di requisito in materia di finanziamento stabile (SF).

Il Gruppo nel corso del 2021 ha proseguito inoltre la partecipazione al monitoraggio semestrale Basilea 3.

Ai fini gestionali è prodotta un'articolata informativa periodica, con frequenza e destinatari differenziati in base al contenuto, indirizzata al management aziendale e basata sugli indicatori identificati dal Gruppo per misurare l'adeguatezza della liquidità nell'ambito della c.d. economic internal perspective, come esplicitato nel documento "Internal Liquidity Adequacy Assessment Process – ILAAP". In particolare la gestione del rischio di liquidità può essere suddivisa fra:

  • gestione della liquidità di breve termine, ivi compresa la liquidità intra-day, il cui obiettivo è quello di garantire la capacità di far fronte agli impegni di pagamento per cassa previsti e imprevisti tramite il mantenimento di un rapporto sostenibile tra i flussi di liquidità in entrata e quelli in uscita; tale gestione costituisce la condizione essenziale per la normale continuità operativa dell'attività bancaria;
  • gestione della liquidità strutturale, il cui obiettivo è quello di mantenere un adeguato rapporto tra passività ed attività complessive, finalizzato ad evitare pressioni sulle fonti a breve termine, attuali e prospettiche.

Il Gruppo Credito Emiliano si è da tempo dotato di una Policy per la Gestione del rischio liquidità. La Policy approvata disciplina:

  • i principi di governo e di gestione del rischio di liquidità adottati dal Gruppo;
  • l'insieme delle norme e dei processi di controllo finalizzati a prevenire l'insorgere di situazioni di crisi di liquidità per il Gruppo e per le singole società del Gruppo, con l'obiettivo di ispirare una sana e prudente gestione del rischio di liquidità a livello consolidato, tale da assicurare la stabilità, la sicurezza delle operazioni aziendali, la solidità finanziaria e, conseguentemente, la solvibilità del Gruppo.

I principi essenziali a cui si ispira la politica di gestione della liquidità sono:

  • definizione di un Risk Appetite e di una Risk Tolerance (o soglia di tolleranza) in contesto di normale corso degli affari e di scenari di stress;
  • definizione e formalizzazione di ruoli e funzioni, coerentemente con il principio di separatezza delle funzioni operative da quelle di controllo (c.d. segregation of duties);
  • accentramento della funzione di governo del rischio di liquidità sulla Capogruppo;
  • attuazione di una politica di trasformazione delle scadenze gestita nell'ambito dei massimali assegnati;
  • adozione di una politica di funding diversificata in termini di fonti, durata e tipologia di strumenti di raccolta;
  • definizione e formalizzazione dei principi relativi alla definizione del sistema di prezzi per il trasferimento interno dei fondi;
  • definizione e formalizzazione di un piano di emergenza da attivare in caso di stress e/o crisi dei mercati o in caso di situazioni specifiche del Gruppo (Contingency Funding Plan);
  • adozione di un sistema di controlli interni.

Su base giornaliera, mediante un modello di liquidity gap, viene esposta l'evoluzione temporale dei flussi di cassa per consentire l'attivazione di operazioni finalizzate a determinare un equilibrio fra entrate ed uscite di cassa.

Al Comitato Asset Liability & Management di Gruppo sono assegnati poteri decisionali per la declinazione delle strategie in merito alle politiche di funding del Gruppo. Periodicamente sono analizzate, in sede di Comitato, le condizioni di equilibrio finanziario per orientare le decisioni circa le strategie di funding. Sempre in sede di Comitato, sono analizzati interventi straordinari eventualmente richiesti per le contingenti situazioni di mercato.

Nell'ambito del processo RAF vengono, inoltre, definite le soglie di Risk Tolerance, le metriche e le modalità di controllo dei seguenti indicatori di liquidità:

  • Liquidity Coverage Ratio (LCR);
  • Asset Encumbrance;
  • Net Stable Funding Ratio (NSFR).

Le regole di "Liquidity Management" adottate prevedono limiti di liquidità da rispettarsi sulle scadenze di breve termine ed altri indicatori per monitorare quotidianamente la posizione complessiva.

Relativamente alla liquidità strutturale sono previsti limiti finalizzati a controllare e gestire i rischi derivanti dal mismatch di scadenze a medio-lungo termine dell'attivo e del passivo. Sono previsti dei gap ratio a 1, 2 e 5 anni.

Questi limiti consentono di evitare che l'operatività a medio-lungo termine possa dare luogo ad eccessivi squilibri da finanziare a breve termine.

L'impianto metodologico alla base del liquidity stress testing implementato nel Gruppo, prevede l'esecuzione di:

  • Analisi di sensitivity, volte ad evidenziare la sensibilità della banca a specifici risk factor, in particolare la riduzione della raccolta retail e delle riserve di liquidità per effetto del deterioramento dei credit spread sui titoli governativi italiani. Tali analisi sono eseguite annualmente in sede ILAAP.
  • Analisi di scenario, volte all'applicazione di scenari di stress idiosincratico, sistemico e combinato calibrati sulla base dell'operatività di Credem. Sono considerati diversi livelli di severity e più orizzonti temporali, assumendo una dinamica coerente fra i diversi fattori di rischio.
  • Analisi di reverse stress test, ai fini di individuare lo shock che porti allo sforamento della soglia di risk tolerance sull'indicatore LCR. I risk factor rilevanti sono la riduzione della raccolta retail e la riduzione delle riserve di liquidità per effetto del deterioramento dei credit spread sui titoli governativi italiani. L'analisi è eseguita annualmente in sede ILAAP.

Gli stress test sono eseguiti tenendo conto della duplice prospettiva interna e regolamentare, valutando l'impatto sulle diverse misure di rischio:

  • Vista NIP, analisi di scenario in termini di LCR e di NSFR;
  • Vista EIP, analisi di scenario in termini di gap di liquidità.

L'analisi di scenario viene svolta anche trimestralmente sulla metrice intraday A2 "Available Intraday Liquidity at the start of the business day".

In particolare gli scenari di stress test previsti dall'analisi di scenario si distinguono in:

  • stress sistemico di severity lieve: crisi di liquidità sistemica consistente in un'improvvisa instabilità sui mercati monetari e dei capitali e/o in tensioni di carattere politico, accompagnati da alti livelli di intensità ed impatti globali;
  • stress idiosincratico di severity media: crisi di liquidità causata da eventi particolarmente negativi per il Gruppo;

stress combinato di severity grave: è la combinazione dei due precedenti scenari. Le procedure di Contingency Funding Plan, recentemente riviste, si pongono l'obiettivo di salvaguardare la stabilità del gruppo durante le fasi iniziali di uno stato di tensione di liquidità e garantire la continuità del gruppo stesso nel caso di gravi crisi di liquidità.

Come previsto dalla "ECB Guide to the ILAAP", l'impianto di stress di ICAAP e ILAAP interagiscono reciprocamente. In entrambi i casi viene svolta un'analisi di sensitivity volta a evidenziare gli aspetti di maggior vulnerabilità in termini rispettivamente di capitale e liquidità.

Il Gruppo redige anche lo "Stress Test Framework", il documento che definisce ruoli e responsabilità di tutte le funzioni coinvolte nelle prove di stress, dal Consiglio di Amministrazione agli uffici operativi. Nella specifica sezione "Stress testing for ILAAP purposes" sono illustrate le tipologie di stress condotte sulla liquidità, da cui oltre a ruoli e responsabilità, si ricavano indicazioni su metodologie, operatività e frequenza delle prove di stress.

Il framework è completato dal documento "Stress Testing Programme" che contiene una scheda dettagliata per ogni prova di stress, incluse quelle sulla liquidità, con indicazione di:

  • ambito di applicazione e finalità;
  • frequenza di esecuzione e perimetro;
  • modelli e metodologie applicate e assunzioni adottate;
  • dati e strumenti utilizzati.

Gli stress test sulla liquidità sono integrati con i processi RAF (concorrono a determinare la soglia di tolleranza delle metriche) e CFP (sono utilizzati per rilevare lo stato della liquidità nei vari scenari di crisi). Le stesse metriche sono poi utilizzate tanto a consuntivo quanto in ottica prospettica.

L'attività di gestione della liquidità a breve e del funding strutturale è svolta dalla Business Unit Finanza della Capogruppo che complessivamente:

  • gestisce i flussi di liquidità infragruppo rivenienti dai fabbisogni/surplus di liquidità netti delle Società del Gruppo;
  • misura e monitora la posizione di liquidità del Gruppo e delle singole Società del Gruppo;
  • coordina ed effettua la raccolta accedendo direttamente al mercato interbancario al fine di mantenere condizioni adeguate di liquidità per il Gruppo;
  • determina periodicamente gli interventi finanziari utili per conseguire gli equilibri nel medio e lungo termine, la sostenibilità della crescita e la maggior efficienza della provvista;
  • gestisce i rapporti con la BCE (gestione del conto di gestione e di ogni attività di impiego o provvista di fondi) ed accede alle operazioni di rifinanziamento della BCE.

Questa impostazione consente di supportare adeguatamente i fabbisogni finanziari ed è finalizzata a:

  • ridurre i fabbisogni complessivi di finanziamento da parte di controparti esterne al Gruppo;
  • ottimizzare l'accesso ai mercati e conseguentemente minimizzare i costi complessivi di raccolta esterna.

Ai processi descritti precedentemente si aggiunge un modello di governo degli eventi di crisi definito Contingency Funding Plan e approvato dal Consiglio di Amministrazione.

Il Contingency Funding Plan (di seguito CFP) individua ex-ante un sistema di interventi predefiniti ma flessibili, da attivare nei primi stadi di evoluzione di una crisi di liquidità.

L'obiettivo del piano è quello di salvaguardare la stabilità del Gruppo durante uno stato di tensione di liquidità, garantendone, altresì, la continuità nel caso di gravi crisi.

Il CFP si integra con il processo RAF e con il processo di gestione del piano di risanamento di Gruppo e considera le soglie definite nel Recovery Plan di Gruppo.

Il CFP prevede 2 fasi, identificate dai limiti definiti sul sistema degli indicatori di rischi, volte a fronteggiare il progressivo aggravarsi dello stress e/o crisi di liquidità:

    1. sforamento delle soglie di warning;
    1. sforamento delle soglie di tolerance/allarme.

Obiettivo del CFP è quello di disciplinare la gestione di tali due fasi.

Gli indicatori di rischio di tipo quantitativo monitorati nel CFP, sono riconducibili a:

  • early warning indicators, un set di segnali di allarme idonei ad identificare, in via anticipata, potenziali situazioni di stress/crisi, di natura sistemica, con riferimento tanto all'area euro, quanto all'area dollaro, o specifica, rispetto ai quali sono definite soglie di warning e tolerance/allarme;
  • un set di indicatori di liquidità di breve termine (LCR, Gap Cumulato a 1 mese / Totale Attivo e Indicatori Intraday) e strutturali (NSFR e Asset Encumbrance) che, in coerenza con quanto definito nell'ambito del piano di risanamento di Gruppo, rappresentano un ulteriore strumento, complementare agli early warning indicators, per l'attivazione del CFP.

La BU Finanza identifica le azioni più efficaci da attuare in base allo scenario operativo mediante criteri qualitativi e quantitativi, questi ultimi atti a misurare l'effetto di attenuazione del rischio che l'azione stessa può generare su un dato orizzonte temporale e per ciascuno stato.

Le potenziali azioni attivabili in situazioni di stress/crisi di liquidità sono dettagliate nel Manuale Applicativo del Regolamento Contingency Funding Plan. Alcune di questi interventi rientrano anche tra le recovery options. Le potenziali azioni attivabili in situazioni di stress/crisi di liquidità sono classificate, in relazione al livello di criticità rilevato, tra 1° e 2° livello. Tra quelle di 1° livello, caratterizzate da tempistiche di attuazione ridotte, rientrano interventi tesi ad utilizzare la "leva prezzo", operazioni unsecured e operazioni che non richiedono un'ulteriore movimentazione di attivi. Le azioni di 2° livello sono prevalentemente volte a massimizzare l'utilizzo di asset collateralizzabili.

In aggiunta alle sopra citate azioni, il CFP include delle azioni finalizzate specificatamente a fronteggiare crisi che potrebbero avere impatti diretti sulla raccolta denominata in USD.

L'importo complessivo del finanziamento con BCE a fine dicembre 2021 è riconducibile ad operazioni di TLTRO III, per un importo complessivo di 8,29 miliardi di euro. Nel corso del primo trimestre dell'anno, è stata effettuata una operazione addizionale di TLTRO III per un importo di 740 milioni di euro, a seguito della decisione BCE di dicembre 2020 che ha incrementato l'importo di finanziamento ottenibile da parte delle Banche. A luglio 2021, a seguito della fusione per incorporazione con Cassa di Risparmio di Cento, la partecipazione alle operazioni TLTRO III è aumentata a livello di Gruppo di 450 milioni di euro, pari all'importo di finanziamenti TLTRO III in essere ottenuti dalla Banca incorporata.

Nel corso dell'anno, il Gruppo ha continuato ad effettuare operazioni settimanali di raccolta in euro e in dollari statunitensi per importi ridotti, nell'ambito del proprio piano di backup dei processi e delle procedure.

Al 31 dicembre 2021 l'importo totale delle riserve di liquidità libere, intese come attività liquide di elevata qualità calcolate ai fini del calcolo dell'indicatore LCR, si è attestato a 9,3 miliardi di Euro. Il 93% di tali riserve è detenuto dalla Capogruppo ed il restante 7% dalle controllate domestiche.

Programmi Obbligazioni Bancarie Garantite

Nel mese di luglio 2021 è stata collocata una nuova emissione da 750 milioni di Euro nell'ambito del programma di Obbligazioni Bancarie Garantite da Credem CB. In data 18 dicembre 2021 è scaduto il Base Prospectus del Programma OBG, per il quale è atteso il rinnovo nel 2022..

Al 31 dicembre 2021 il valore nominale delle emissioni in circolazione è risultato pari a 1,6 miliardi di Euro.

Programma di emissioni "Euro Medium Term Note" (EMTN)

Nel corso del 2021 non sono state effettuate nuove emissioni a valere sul Programma EMTN, il quale non è ad oggi stato oggetto di rinnovo annuale.

In data 21 ottobre 2021 Credem ha esercitato l'opzione di rimborso anticipato prevista per il prestito obbligazionario subordinato Tier 2 emesso nel 2016 per 50 milioni di Euro.

Al di fuori del Programma, come emissione "Stand Alone", per valuta 19 gennaio 2022 è stata collocata un'emissione inaugurale di Green Senior Preferred, destinata ad investitori istituzionali, per nominali 600 milioni di euro.

Operazioni di cartolarizzazione

Con riferimento all'operazione di cartolarizzazione avente come veicolo Emilia SPV S.r.l., nel corso del 2021 sono state effettuate due nuove cessioni di attivi relative a mutui ipotecari residenziali in bonis non idonei all'utilizzo nei programmi di emissione di Obbligazioni Bancarie Garantite. Al 31 dicembre 2021, il circolante della tranche senior è pari a circa 1,78 miliardi di Euro, mentre quello della tranche junior è pari a circa 0,53 miliardi di Euro.

Impatti derivanti dalla pandemia Covid-19

Nell'esercizio 2021 non si ravvisano sulla liquidità impatti significativi derivanti dalla pandemia COVID-19.

In applicazione dell'articolo 86 della Direttiva 2013/36/EU, il Gruppo identifica, misura, gestisce e monitora il rischio di liquidità nell'ambito del processo di valutazione interna dell'adeguatezza della liquidità (ILAAP – Internal Liqudity Adequacy Assessment Process). Il Gruppo, nell'ambito di tale processo, che è parte integrante dell'attività di supervisione dell'Autorità di Vigilanza (SREP – Supervisory Review and Evaluation Process), definisce un'autovalutazione dell'adeguatezza del quadro di riferimento complessivo della gestione e misurazione del rischio di liquidità da un punto di vista qualitativo e quantitativo, identificando indicatori capaci di evidenziare, in maniera chiara ed efficace, il grado di solvibilità del Gruppo. Gli organi societari di Credito Emiliano nel corso del 2021 hanno approvato, all'interno del processo ILAAP, il LAS - Liquidity Adequacy Statement, dichiarando l'adeguatezza della gestione del rischio e della posizione di liquidità.

Si riportano nel seguito i modelli EU LIQ1 e EU LIQB, quest'ultimo relativo alle principali informazioni di carattere qualitativo a completamento del template EU LIQ1. Il template EU LIQ1 contiene informazioni circa LCR, buffer di liquidità, deflussi di cassa, afflussi di cassa e attività liquide di elevata qualità.

Informativa quantitativa

Modello EU LIQ1: informazioni quantitative dell'LCR

Perimetro consolidato a b c d e f g h
Totale valore non ponderato (media) Totale valore ponderato (media)
EU 1a Trimestre che termina il 31.12.2021 30.09.2021 30.06.2021 31.03.2021 31.12.2021 30.09.2021 30.06.2021 31.03.2021
EU 1b Numero di punti di dati usati per il
calcolo delle medie
12 12 12 12 12 12 12 12
ATTIVITÀ LIQUIDE DI ALTA QUALITÀ
1 Totale delle attività liquide di elevata
qualità (HQLA)
12.083.753 11.722.204 10.756.096 9.457.923
DEFLUSSI DI CASSA
2 Depositi al dettaglio e depositi di piccole
imprese, di cui
23.337.549 22.546.055 21.671.353 21.144.345 1.725.188 1.669.068 1.601.484 1.565.656
3 Depositi stabili 15.753.761 15.221.039 14.712.418 14.301.666 787.688 761.052 735.621 715.083
4 Depositi meno stabili 7.583.789 7.325.016 6.958.935 6.842.680 937.500 908.016 865.863 850.572
5 Finanziamento all'ingrosso non
garantito
9.377.278 9.112.468 8.616.632 8.104.673 3.614.858 3.466.941 3.283.262 3.108.784
6 Depositi operativi (tutte le controparti) e
depositi in reti di banche cooperative
2.679.463 2.641.809 2.517.348 2.405.229 603.360 596.929 569.715 544.197
7 Depositi non operativi (tutte le
controparti)
6.627.692 6.463.475 6.096.441 5.653.581 2.941.376 2.862.828 2.710.704 2.518.723
8 Debito non garantito 70.122 7.184 2.843 45.863 70.122 7.184 2.843 45.863
9 Finanziamento all'ingrosso garantito 772 907 908 1.951
10 Obblighi aggiuntivi 635.623 584.672 530.398 544.459 294.028 268.756 252.866 275.530
11 Deflussi connessi ad esposizioni in
derivati e altri obblighi in materia di
garanzie reali
270.396 246.624 233.863 256.852 270.396 246.624 233.863 256.852
12 Deflussi connessi alla perdita di
finanziamenti su prodotti di debito
- - - - - - - -
13 Linee di credito e di liquidità 338.047 338.047 296.536 287.608 23.632 22.132 19.004 18.679
14 Altre obbligazioni di finanziamento
contrattuali
304.688 315.607 320.913 344.396 304.688 315.607 320.913 344.396
15 Altre obbligazioni di finanziamento
potenziali
7.670.806 7.497.621 7.250.391 7.139.912 179.913 174.391 163.553 148.379
16 TOTALE DEI DEFLUSSI DI CASSA 6.119.448 5.895.669 5.622.986 5.444.697
AFFLUSSI DI CASSA
17 Prestiti garantiti (ad es. contratti di
vendita con patto di riacquisto passivo)
1.740 1.740 25.210 33.329 - - - 568
18 Afflussi da esposizioni pienamente in
bonis
1.105.165 1.081.731 1.104.785 1.117.168 575.874 565.497 576.933 586.492
19 Altri afflussi di cassa 3.065.510 2.990.784 2.932.239 3.000.371 624.312 610.161 598.889 616.114
EU-19a (Differenza tra gli afflussi ponderati
totali e i deflussi ponderati totali
derivanti da operazioni in paesi terzi in
cui vigono restrizioni al trasferimento o
che sono denominate in valute non
convertibili)
- - - -
EU-19b (Afflussi in eccesso da un ente creditizio
specializzato connesso)
- - - -
20 TOTALE DEGLI AFFLUSSI DI CASSA 4.172.415 4.074.255 4.062.234 4.150.868 1.200.186 1.175.658 1.175.821 1.203.174
a
b
c
d
e f g h
Perimetro consolidato Totale valore non ponderato (media) Totale valore ponderato (media)
EU 1a Trimestre che termina il 31.12.2021 30.09.2021 30.06.2021 31.03.2021 31.12.2021 30.09.2021 30.06.2021 31.03.2021
EU 1b Numero di punti di dati usati per il
calcolo delle medie
12 12 12 12 12 12 12 12
EU-20a Afflussi totalmente esenti - - - - - - - -
EU-20b Afflussi soggetti al massimale del 90 % - - - - - - - -
EU-20c Afflussi soggetti al massimale del 75 % 4.172.415 4.074.255 4.062.234 4.150.868 1.200.186 1.175.658 1.175.821 1.203.174
VALORE CORRETTO TOTALE
21 RISERVA DI LIQUIDITÀ 12.083.753 11.722.204 10.756.096 9.457.923
22 TOTALE DEI DEFLUSSI DI CASSA
NETTI
4.720.011 4.447.165 4.241.522
23 COEFFICIENTE DI COPERTURA DELLA
LIQUIDITÀ
246% 248% 241% 223%

Informazioni qualitative sull'LCR, ad integrazione del modello EU LIQ1

I drivers principali dell'LCR sono rappresentati da:

  • riserva ECB (impatto sul liquidity buffer);
  • raccolta retail e corporate (impatto al denominatore).

Nel periodo analizzato, l'indicatore LCR presenta un andamento crescente dovuto principalmente ad un aumento del numeratore per la crescita del funding attraverso la raccolta diretta da clientela e del canale BCE.

L'attuale concentrazione delle fonti di raccolta è:

  • aste TLTRO ECB;
  • retail e Corporate Deposit;
  • attività in pronti contro termine.

Nel 2021 la composizione media del buffer è stata:

  • circa 88% cassa e riserva ECB;
  • circa 10% titoli L1;
  • circa 2% altri.

In merito alle esposizioni in derivati e potenziali richieste di garanzie reali, il valore è contenuto. La stima sulla base dei valori medi degli ultimi 2 anni è di circa 100 milioni. L'euro è la sola divisa significativa. Eventuali acquisti in divisa estera sono rifinanziati nella medesima divisa.

Modello EU LIQ2: coefficiente netto di finanziamento stabile

a b c d e
Valore non ponderato per durata residua Valore
Privo di
scadenza
< 6 mesi da 6 mesi a
< 1 anno
≥ 1 anno ponderato
Elementi di finanziamento stabile disponibile (ASF)
1 Elementi e strumenti di capitale 2.653.839 - - 339.547 2.993.386
2 Fondi propri 2.653.839 - - 339.547 2.993.386
3 Altri strumenti di capitale - - - - -
4 Depositi al dettaglio - 24.919.932 5.592 113.739 23.387.307
5 Depositi stabili - 16.808.814 3.106 58.745 16.030.069
6 Depositi meno stabili - 8.111.119 2.486 54.994 7.357.238
7 Finanziamento all'ingrosso: - 13.768.399 1.421.679 9.533.351 14.375.806
8 Depositi operativi - 2.527.112 - - 46.980
9 Altri finanziamenti all'ingrosso - 11.241.287 1.421.679 9.533.351 14.328.825
10 Passività correlate - - - - -
11 Altre passività: - 1.704.759 - - -
12 NSFR derivati passivi - - - - -
13 Tutte le altre passività e gli altri strumenti di capitale non compresi nelle
categorie di cui sopra
- 1.704.759 - - -
14 Finanziamento stabile disponibile (ASF) totale 00/01/1900 00/01/1900 00/01/1900 00/01/1900 40.803.478
Elementi di finanziamento stabile richiesto (RSF)
15 Totale delle attività liquide di elevata qualità (HQLA) 00/01/1900 00/01/1900 00/01/1900 00/01/1900 2.296.620
EU
15a
Attività vincolate per una durata residua pari o superiore a un anno in un
aggregato di copertura
00/01/1900 - - 3.498.890 2.974.057
16 Depositi detenuti presso altri enti finanziari a fini operativi 00/01/1900 191.637 - - 95.819
17 Prestiti e titoli in bonis: 00/01/1900 9.430.458 2.920.495 18.497.914 21.640.041
18 Operazioni di finanziamento tramite titoli in bonis con clienti finanziari
garantite da HQLA di livello 1 soggette a un coefficiente di scarto dello 0%
00/01/1900 - - - -
19 Operazioni di finanziamento tramite titoli in bonis con clienti finanziari
garantite da altre attività e prestiti e anticipazioni a enti finanziari
00/01/1900 203.558 14.149 45.237 72.667
20 Prestiti in bonis a clienti costituiti da società non finanziarie, clienti al
dettaglio e piccole imprese e prestiti a emittenti sovrani e organismi del
00/01/1900 7.656.652 2.538.715 11.477.792 19.221.924
21 settore pubblico, di cui
Con un fattore di ponderazione del rischio pari o inferiore al 35 % nel quadro
00/01/1900 52.956 43.393 563.278 3.717.865
22 del metodo standardizzato di Basilea II per il rischio di credito
Mutui ipotecari su immobili residenziali in bonis, di cui
00/01/1900 317.875 323.019 4.682.687 -
23 Con un fattore di ponderazione del rischio pari o inferiore al 35 % nel quadro 00/01/1900 310.217 315.036 4.592.933 -
24 del metodo standardizzato di Basilea II per il rischio di credito
Altri prestiti e titoli che non sono in stato di default e che non sono
ammissibili come HQLA, compresi gli strumenti di capitale negoziati in
00/01/1900 1.252.373 44.612 2.292.198 2.345.450
mercati e i prodotti in bilancio relativi al finanziamento al commercio
25 Attività correlate 00/01/1900 - - - -
26 Altre attività: - 375.857 25.792 2.903.512 3.008.083
27 Merci negoziate fisicamente
Attività fornite come margine iniziale per i contratti derivati e come contributo
00/01/1900 00/01/1900 00/01/1900 - -
28 ai fondi di garanzia delle CCP 00/01/1900 - - 349.465 297.045
29 NSFR derivati attivi
NSFR derivati passivi prima della deduzione del margine di variazione
00/01/1900 4.043 - - 4.043
30 fornito 00/01/1900 257.534 - - 12.877
31 Tutte le altre attività non comprese nelle categorie di cui sopra 00/01/1900 114.281 25.792 2.554.046 2.694.119
32 Elementi fuori bilancio 00/01/1900 605.886 - - 30.540
33 RSF totale 00/01/1900 00/01/1900 00/01/1900 00/01/1900 30.045.161
34 Coefficiente netto di finanziamento stabile (%) 00/01/1900 00/01/1900 00/01/1900 00/01/1900 135,81%

5. QUALITA' DEL CREDITO

Informazioni qualitative generali sul rischio di credito

Risk Appetite Framework (RAF): rappresenta la propensione al rischio che il Gruppo intende perseguire e mantenere nel tempo sia in:

  • una fase di normale corso degli affari;
  • condizioni di mercato particolarmente stressate.

Il RAF prevede come output finale del processo un documento valutato dal CA della Capogruppo che (in funzione del business model e del Piano Strategico/Operativo) approva obiettivi di rischio e soglie di tolleranza coerenti con l'ICAAP/ILAAP, anche in termini di perimetro e di metodologia.

Risk capacity (massimo rischio assumibile): il livello massimo di rischio che una banca è tecnicamente in grado di assumere senza violare i requisiti regolamentari o gli altri vincoli imposti dagli azionisti o dall'autorità di vigilanza.

Risk appetite (obiettivo di rischio o propensione al rischio): il livello di rischio (complessivo e per tipologia) che la banca intende assumere per il perseguimento dei suoi obiettivi strategici.

Risk tolerance (soglia di tollerenza): la devianza massima dal risk appetite consentita; la soglia di tolleranza è fissata in modo da assicurare in ogni caso margini sufficienti per operare, anche in condizioni di stress, entro il massimo rischio assumibile. Nel caso in cui sia consentita l'assunzione di rischio oltre l'obiettivo di rischio fissato, fermo restando il rispetto della soglia di tolleranza, sono individuate le azioni gestionali necessarie per ricondurre il rischio assunto entro l'obiettivo prestabilito.

Risk profile (rischio effettivo): il rischio effettivamente assunto, misurato in un determinato istante temporale.

Il processo di determinazione del RAF si attiva contestualmente al processo per la determinazione del budget del Gruppo (o del Piano Strategico), coordinato dal Comitato di Pianificazione Strategica di Gruppo, con il supporto del Servizio VALORE.

Il processo di RAF coinvolge molte funzioni aziendali e Comitati:

  • le funzioni commerciali propongono gli obiettivi reddituali e di business;
  • le funzioni di supporto valutano gli investimenti necessari;
  • l'ufficio Pianificazione studi capitale (di seguito PSC) esercita un ruolo di coordinamento dei business plan, traducendoli in budget e/o piani strategici;
  • la Funzione di Controllo dei Rischi identifica il livello di rischio conseguente per il raggiungimento di questi obiettivi;
  • la Funzione di Revisione Interna monitora l'efficacia e l'efficienza del sistema dei controlli interni di cui fa parte anche il sistema di gestione del Risk Appetite:
  • i Comitati di governance di Gruppo contribuiscono ognuno nell'ambito delle rispettive mission.

Il processo si articola quindi nelle seguenti fasi:

  • a) Pianificazione Preliminare
  • b) Pianificazione Strategica/Operativa
  • c) Validazione RAF
  • d) Monitoraggio RAF
  • e) Rendicontazione RAF

I compiti e le responsabilità in ambito RAF assegnati al CE della Capogruppo quale organo con funzione di gestione, sono:

  • Stabilire limiti operativi coerenti con la propensione al rischio;
  • Curare l'attuazione del RAF;
  • In generale la frequenza del monitoraggio e rendicontazione al CE avviene su base trimestrale, nel caso di situazioni di mercato caratterizzate da andamenti negativi ed estrema volatilità dei diversi fattori di rischio il RisK Officer deve dare pronta informativa al Presidente del CE, che valuta una convocazione d'urgenza anche al di fuori delle riunioni previsti a calendario, del superamento o potenziale superamento di una o più soglie di Risk Appetite;
  • Nel caso si verifichi il superamento della soglia di Appetite, entro le soglie di Tolerance, il CE può: o chiedere ai Comitati di Governance (indicati nell'allegato 1 del presente regolamento) o a Funzioni interne specifiche di attivarsi per rientrare entro le soglie, fornendo gli opportuni approfondimenti in merito; o autorizzare lo sconfinamento e aumentare la frequenza del monitoraggio, dandone pronta informativa al CA.
  • Esaminare le Operazioni di Maggiore Rilievo (c.d. OMR) con parere negativo del Risk Officer. Di tali operazioni informa il CA ed il CS.
  • Definisce i flussi informativi interni volti ad assicurare alle funzioni aziendali di controllo la piena conoscenza e governabilità dei fattori di rischio e la verifica del rispetto del RAF.

L'attività di valutazione ed erogazione del credito è differenziata a seconda della tipologia di clientela. Più precisamente, per il segmento corporate è in uso un sistema "esperto" che guida la formulazione della proposta di affidamento ed è alla base del sistema di rating. Tale metodologia si basa su logiche di analisi delle componenti economico-patrimoniali di bilancio integrate dalla valutazione dei flussi di cassa, dati di centrale rischi, nonché da valutazioni qualitative sul posizionamento competitivo, sui rischi di business e sull'appartenenza al gruppo.

Per il segmento small business, nell'ambito della stessa metodologia generale di valutazione, sono state applicate delle differenziazioni per dare maggior peso alle informazioni di tipo andamentale e di centrale dei rischi, che forniscono un contributo importante alla capacità predittiva del default.

Per il segmento delle microattività e dei privati consumatori è stato sviluppato un sistema di rating specificamente calibrato su questa tipologia di clientela a supporto dei processi di approvazione delle operazioni.

Inoltre, per tutta la clientela Banca è attivo un modello interno di Loss Given Default (LGD) che valuta la potenziale perdita dato il default della controparte, tenendo in considerazione la tipologia di controparte, l'ammontare dell'esposizione, la tipologia di forma tecnica e le eventuali garanzie a sostegno della posizione.

Tutti i sistemi sono direttamente integrati nella proposta di affidamento; la nuova Pratica Elettronica di Fido è operativa per tutti i gestori privati e aziende. La piattaforma garantisce un elevato data quality ed efficienza nei processi di istruttoria e delibera di affidamenti e rating.

Un pilastro fondamentale di governance del credito è costituito inoltre dall' assegnazione "ad personam" delle autonomie delegate, previa valutazione sul singolo deliberante di elementi fondamentali quali le competenze, i risultati conseguiti nella gestione ed erogazione del credito e l'attività formativa fruita.

I poteri di delega si basano, attualmente per la sola Credembanca, sull'indicatore "Accordato Ponderato", che applicando dei pesi alle singole componenti della posizione affidata ne sintetizza la rischiosità in rapporto alle policy ed alle serie storiche dei default.

Negli ultimi anni sono stati inoltre potenziati, anche grazie ad investimenti tecnologici e l'utilizzo di Advanced Analytics, i meccanismi «automatici» a supporto del monitoraggio e dell'origination, anche in ottica Openbanking.

Tra le metodologie a supporto dell'origination troviamo il Massimo Accordato Concedibile (MAC) che è il livello massimo di affidamento attribuibile automaticamente ad una controparte.

A supporto del presidio del rischio di credito è attivo un sistema di early warning che utilizza nuovi algoritmi di calcolo e intelligenza artificiale, per prevenire il degrado delle posizioni operando in ottica anticipatoria e predittiva.

La funzione di definizione e di controllo dei limiti di affidamento si avvale del supporto di uno specifico Comitato Crediti di Gruppo che fissa, tra gli altri, il Credit Limit principale su cui si basa la Policy che è la Soglia di Mass Esposizione (SME), cioè l'ammontare massimo di rischio di credito che il Gruppo intende assumere verso una controparte (o gruppo di soggetti collegati) incluse le esposizioni derivanti dai titoli. La definizione di tale soglia prende a riferimento il Capitale Ammissibile di Gruppo ed i limiti di Vigilanza. Il Comitato è responsabile inoltre di rendicontare le posizioni che, a seguito di specifiche decisioni, superano le soglie definite. Il superamento delle "Soglie di Massima Esposizione" si configura come "Operazione di Maggior Rilievo" ai sensi del 15° aggiornamento del 2 luglio 2013 della Circolare n. 263 del del 27 dicembre 2006.

Il Gruppo Credem ha individuato come presupposto per la gestione dei rischi in ottica consolidata l'individuazione di organismi di governo:

  • CA della Capogruppo: è responsabile della definizione delle linee generali del governo dei rischi e di risk appetite, dell'approvazione della normativa interna che regolamenta anche le strutture di limiti specifiche;
  • I CA delle singole Società recepiscono gli obiettivi assegnati dal CA della Capogruppo riferiti a mission e profilo di rischio;
  • Comitato Esecutivo (di seguito CE): organo di gestione della Capogruppo;

Sono inoltre state costituite Funzioni specialistiche all'interno della Capogruppo ed in particolare:

  • Comitato Consiliare Rischi di Gruppo (di seguito anche Comitato Rischi);
  • Comitato Risk Management;
  • Funzione di Risk Management, all'interno del Servizio Enterprise Risk Management (ERISK).

La Funzione di Risk Management è composta oltre che dal Responsabile della Funzione Risk Management (c.d. Risk Officer), individuato nel responsabile del Servizio ERISK, da tre differenti aree:

  • Area Credito, Operativi e Gestione del rating;
  • Area Finanza e Assicurativo;
  • Area Validazione, Stress Test e Data Management.

A livello di portafoglio, le analisi periodiche e il monitoraggio sono svolte dalla funzione Risk Management.

Il Comitato Consiliare Rischi di Gruppo svolge un ruolo di supporto – che si esplica in una preventiva attività consultiva, istruttoria e nella formulazione di proposte e pareri – al fine di coadiuvare il Consiglio di Amministrazione nelle sue valutazioni e decisioni relative alla gestione dei rischi ed in generale al sistema dei controlli interni, per garantirne l'adeguatezza rispetto alle caratteristiche dell'impresa in relazione all'evoluzione dell'organizzazione e dell'operatività, nonché al contesto normativo di riferimento.

In particolare, la funzione di Risk management consente al Consiglio di Amministrazione, con il supporto del Comitato Rischi ed al CA delle Società (per la parte di competenza) di poter svolgere un'adeguata attività valutativa volta a deliberare:

  • il Risk Appetite Framework (con particolare riferimento alla valutazione degli obiettivi di rischio e delle soglie di tolleranza) assicurando che l'attuazione sia coerente con gli obiettivi di rischio e le soglie di tolleranza approvate;
  • l'andamento trimestrale del profilo di rischio assunto nel suo complesso rispetto agli obiettivi di Risk Appetite e alle soglie di tolleranza relativamente a tutti gli indicatori previsti nel RAF di Gruppo.

Il 2 ottobre 2015 la Banca d'Italia ha autorizzato il Gruppo Credem ad utilizzare dal 30 settembre 2015 il metodo IRB Advanced (parametri PD, LGD, EAD) per la quantificazione del requisito patrimoniale a fronte del rischio di credito dei clienti rientranti nella funzione regolamentare Corporate e Retail di Credito Emiliano e Credemleasing. Relativamente ai modelli interni, la funzione di Risk management consente al CA, con il supporto del Comitato Rischi ed al CA delle Società (per la parte di competenza) di poter svolgere un'adeguata attività valutativa volta a deliberare:

  • la conformità dei modelli interni ai dettami previsti dalla regolamentazione prudenziale previo parere del Collegio Sindacale;
  • i parametri di rischio relativi ai modelli interni utilizzati previo parere preventivo della funzione di convalida;

i criteri per individuare le Operazioni di Maggior Rilievo (OMR) e approvare la rendicontazione annuale relativa.

Nello specifico, con riferimento al Rischio di credito per le attività richieste dalla disciplina prudenziale, la Funzione Risk Management per il tramite dell'ufficio Rischi Operativi e di Credito:

  • svolge tutte le attività previste, in carico a tale ufficio, dal Regolamento di "Gestione del sistema interno di rating";
  • svolge attività gestionali inerenti la quantificazione del rischio di credito a supporto di altre funzioni, anche con riferimento alle operazioni con soggetti collegati e la verifica dell'adeguatezza delle valutazioni effettuate sui crediti deteriorati.

Inoltre l'ufficio Validazione Modelli Interni:

  • effettua la convalida dei modelli interni come previsto dal Regolamento "Gestione del Sistema Interno di Rating" e dal Regolamento Risk Management di Gruppo;
  • effettua verifiche sulle attività di controllo andamentale del credito.

La Funzione di Sviluppo (Ufficio ROC - Rischi Operativi e di Credito) e la Funzione di Convalida (Ufficio VAL - Validazione Modelli Interni) appartengono al Servizio Enterprise Risk Management (ERISK). Tali Uffici risultano completamente indipendenti dalla Funzione di Revisione Interna (Servizio AUDIT). I responsabili delle Funzioni di Sviluppo e Convalida, infatti, non si trovano in situazione di dipendenza gerarchica né tra di loro, né rispetto al responsabile delle attività di revisione interna. Si precisa come la responsabilità delle attività di convalida risulti esclusivamente di competenza dell'Ufficio VAL. Parallelamente, la responsabilità delle attività di revisione risulta esclusivamente di competenza del Servizio Audit, il quale non è coinvolto nelle attività di sviluppo dei sistemi di misurazione del rischio ed è indipendente dalla funzione di convalida interna.

Informativa aggiuntiva in merito alla qualità creditizia delle attività

Il principio contabile IFRS 9 prevede criteri di misurazione delle perdite attese che sono articolati su tre livelli crescenti di deterioramento creditizio. Gli strumenti finanziari sono raggruppati in tre Stage (categorie o bucket), sulla base del rischio di credito e dell'incremento del rischio di credito tra la rilevazione iniziale e la data di riferimento del bilancio. Nel dettaglio:

  • Stage 1: strumenti finanziari performing che non hanno subito un significativo incremento della loro rischiosità in seguito alla rilevazione iniziale, o che risultano avere una bassa rischiosità alla data di misurazione (perimetro low credit risk). In tal caso è definita una rettifica di valore pari alla perdita attesa entro i successivi 12 mesi della vita residua dello strumento.
  • Stage 2: strumenti finanziari performing che hanno subito un significativo incremento della loro rischiosità in seguito alla rilevazione iniziale e che non risultano avere una bassa rischiosità alla data di misurazione. In tal caso è definita una rettifica di valore pari alla perdita attesa nell'arco dell'intera vita residua dello strumento (perdita attesa sulla vita residua – lifetime expected losses).
  • Stage 3: strumenti finanziari deteriorati, che mostrano oggettive evidenze di una perdita di valore. La rettifica di valore è definita analiticamente e copre la perdita attesa nell'arco dell'intera vita residua del credito (perdita attesa sulla vita residua – lifetime expected losses).

In generale le regole di allocazione nei tre Stage definite dal Gruppo Credem, si fondano sui principali elementi forniti dal sistema di rating interno nonché sui principali indicatori di deterioramento creditizio monitorati dal Gruppo Credem per la gestione del rischio.

Credito Emiliano identifica la presenza di un significativo incremento del rischio di credito (SICR) nella rilevazione di un deterioramento di almeno 2 classi nel rating della controparte dal momento della rilevazione iniziale. Nel contempo le classi di rating assimilabili alla categoria "investment-grade" sono considerate profili di bassa rischiosità; le esposizioni che alla data di misurazione rientrano in tali categorie, sono classificate dall'applicativo interno di riferimento in Stage 1, senza necessità di verificare l'eventuale deterioramento del merito creditizio intervenuto a seguito della rilevazione iniziale (c.d. low credit risk exempiton).

Inoltre la presenza di misure di forbearance o di scaduto continuativo di oltre 30 giorni sono considerati segnali oggettivi di deterioramento del merito creditizio, pertanto gli strumenti finanziari che presentano tali evidenze sono classificati direttamente in Stage 2 senza valutare la contestuale presenza o meno di un significativo incremento del rischio di credito né tanto meno l'aderenza ad un profilo ritenuto a bassa rischiosità.

Per l'identificazione dei crediti deteriorati, e la loro allocazione nel bucket di rischio Stage 3, il Gruppo Credem fa riferimento alla definizione interna di credito deteriorato disciplinata nel regolamento "Policy di gruppo Crediti". Tale regolamento specifica che sono considerate "default" le categorie di crediti deteriorati in conformità a quanto previsto in materia dalle disposizioni di Vigilanza della Banca d'Italia (Circolare n. 272 30 luglio 2008 "Matrice dei conti", Sez. B) Cap. II, "Qualità del credito" - 15° aggiornamento del 26 ottobre 2021) dove sono elencati i criteri e le caratteristiche richiesti per ogni categoria. La definizione di default comprende le seguenti categorie, che rappresentano stati di "default" di severità crescente:

  • esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate (PS);
  • inadempienze probabili (IP);
  • sofferenze (Z).

Per gli strumenti finanziari allocati in Stage 3, le rettifiche di valore sono definite su base "esperta" in relazione alle evidenze dell'attività di gestione e recupero dei crediti deteriorati: per ciascun credito anomalo/deteriorato, è identificata una percentuale di copertura idonea a rappresentare le perdite attese nella vita residua del credito, in relazione all' analisi di caratteristiche rilevanti quali: tipologia di prodotto creditizio, ammontare dell'esposizione creditizia, anzianità dello stato di deterioramento, presenza o meno di garanzia a supporto (tipologia di garanzia e livello di copertura "loan to value").

Sugli strumenti finanziari allocati in Stage 1 e 2, la determinazione delle perdite attese avviene per categorie di crediti omogenee in termini di rischio di credito. In particolare, a ciascuna attività con caratteristiche simili in termini di rischio di credito, sono associate:

  • una probabilità di inadempienza (PD, "Probabilità di Default");
  • una perdita in caso di inadempienza (LGD, "Loss Given Default") commisurata anche alla tipologia di finanziamento, ossia alla forma tecnica, alla tipologia di garanzia o ad altri fattori rilevanti;
  • una esposizione in caso di inadempienza (EAD, "Exposure at default").

In generale, i parametri di rischio adottati dal Gruppo per determinare le rettifiche di valore sono basati sulle medesime ipotesi e tecniche di stima dei modelli interni validati per la quantificazione del requisito patrimoniale a fronte del rischio di credito con metodologia IRB Advanced (parametri PD, LGD, EAD). A differenza di questi ultimi che sono definiti tramite un approccio di media lungo il ciclo ("truogh-the-cycle") e di inclusione di condizioni macroeconomiche sfavorevoli (fase recessiva di "downturn"), i parametri adottati per la determinazione delle rettifiche di valore ai sensi dell'IFRS 9, sono fondati su una logica puntuale (c.d. "point in time") e previsionale ("forward-looking"); in modo da essere idonei a rappresentare la congiuntura macroeconomica presente e prevista nel breve-medio termine. Pertanto essi sono stimati prendendo in considerazione sia i dati storici, laddove siano state identificate tendenze e correlazioni con il rischio di credito, sia indicatori previsionali di eventi attesi nonché previsioni sull'andamento del ciclo macroeconomico.

Le rettifiche di valore sono quindi determinate valutando una gamma di possibili risultati in modo da riflettere un importo obiettivo ponderato in relazione alle probabilità di realizzo dei diversi scenari. Nello specifico il Gruppo considera tre scenari di severità crescente, e ne proietta l'andamento sui parametri di rischio adottati per la misurazione delle perdite attese, in modo che essi riflettano le condizioni macroeconomiche attese da tali scenari. Le tecniche di condizionamento al ciclo macroeconomico ricalcano le logiche adottate dal Gruppo per la conduzione degli esercizi di stress testing indetti dagli organi europei di supervisione:

metodi di condizionamento al ciclo della probabilità di inadempienza (PD), che combinano ipotesi di variazione nel merito creditizio della controparte (i.e. variazioni nella valutazione di rating futura associata alla controparte) con ipotesi di variazioni della probabilità di inadempienza associata a ciascun profilo di rischio (adozione dei c.d. "modelli satellite" interni che esprimono la relazione esistente tra la probabilità di inadempienza ed i principali fattori macroeconomici);

metodi di condizionamento al ciclo della perdita in caso di default (LGD), che combinano ipotesi di variazione nel livello di deterioramento del credito (i.e. migrazioni tra diversi stati di default) ed ipotesi di variazioni nel livello di copertura delle garanzie a supporto del credito, con conseguente influenza sulla capacità di recupero e sull'ammontare di perdita rilevato in caso di default.

In generale, i criteri dettagliati seguiti per la determinazione delle rettifiche di valore su ciascuno Stage, sono disciplinati nelle policy interne "policy svalutazione Crediti" e "Linee Guida e criteri di svalutazione titoli"; aggiornate e sottoposte all'approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione con cadenza almeno annuale. Nel corso del 2021 la "policy svalutazione Crediti" è stata ulteriormente aggiornata ed affinata, dopo le revisioni del 2020, per effetto delle analisi andamentali sullo storico delle svalutazioni applicate fino al alla fine dell'anno precedente.

Per quel che attiene più specificatamente ai crediti deteriorati, si segnala che, pur in presenza di una sostanziale equiparazione della definizione di credito deteriorato (creditimpaired financial asset) presente nell'IFRS 9 rispetto al principio contabile che è andato a sostituire (lo IAS39), le modalità di calcolo dell'ECL lifetime hanno comportato riflessi metodologici anche ai fini delle valutazioni da svolgere in tale comparto, principalmente in relazione:

  • All'inclusione di informazioni di tipo forward looking, quali quelle relative agli scenari macroeconomici, alle stime e alle tempistiche di recupero, alla probabilità di migrazione in classi peggiori, nonché quelle che possono avere influenza sul valore del collaterale o sulla durata attesa del relativo recupero;
  • Alla considerazione di scenari alternativi di recupero, quali quelli di vendita degli asset creditizi, in connessione con possibili cessioni di quote del portafoglio deteriorato, in relazione agli obiettivi aziendali di riduzione degli asset non performing, ai quali deve essere attribuita una probabilità di realizzazione, da considerare nell'ambito della valutazione complessiva.

Tenendo in considerazione quanto sopra e in coerenza con gli indirizzi e gli obiettivi relativi al portafoglio NPL, le svalutazioni sui crediti deteriorati vengono applicate attraverso tre diverse metodologie:

  • Analitiche sulle singole esposizioni, in relazione alle rettifiche applicate a tali esposizioni, nel corso dell'esercizio corrente le perdite attese sui crediti deteriorati sono determinate analiticamente in base alle previsioni di recupero formulate dal gestore o risultanti dall'applicazione del regolamento interno "linee guida e criteri di svalutazione crediti gruppo Credem", attualizzate in funzione dei tassi di interesse effettivi originari e della relativa tempistica di recupero prevista. Considerato che le previsioni di recupero assumono come riferimento la specifica situazione del debitore, si ritiene non trovi coerenza di applicazione un'analisi di sensitivity delle perdite attese su tali esposizioni. Non è tuttavia possibile escludere che, un deterioramento della situazione creditizia del debitore, anche in conseguenza dei possibili effetti negativi sull'economia correlati all'incertezza dovuta ella diffusione internazionale del Coronavirus e dall'esaurirsi delle misure di sostegno poste in essere, possa comportare la rilevazione di ulteriori perdite rispetto a quelle considerate a dicembre 2021 sulla base delle condizioni in essere alla data chiusura di bilancio;
  • Svalutazioni determinate secondo uno specifico modello, che possono essere applicate ad un portafoglio di posizioni a Sofferenza valutate in un'ottica di dismissione (di seguito definito "Portafoglio sotto-modello Stage 3" o "Portafoglio").

In conformità agli standard dell'EBA, si definiscono Forborne le esposizioni nei confronti delle quali sono state accordate misure di Forbearance, ossia misure di sostegno a debitori che affrontano, o sono prossimi ad affrontare, difficoltà ad adempiere alle proprie obbligazioni finanziare (c.d. stato di difficoltà finanziaria).

In linea generale, le possibili misure di Forbearance accordate al debitore in difficoltà finanziaria possono ricadere nelle seguenti fattispecie:

  • modifica dei termini e delle condizioni contrattuali su un'esposizione che la controparte non è in grado di ripagare, con nuove condizioni che non sarebbero state accordate se il cliente non si fosse trovato in difficoltà finanziaria;
  • rifinanziamento parziale o totale del debito che non sarebbe stato accordato in assenza di difficoltà finanziaria della controparte.

In conformità con gli standard di riferimento, la classificazione nel portafoglio Forborne è indipendente dalla classificazione a default o dalla presenza di svalutazioni analitiche. In virtù della peculiarità di tali tipologie di esposizioni, la valutazione e la concessione di misure di Forbearence è demandata alle strutture deliberative centrali, anche attraverso l'ausilio di sistemi automatizzati di alerting sulla presenza di Forborne "potenziali", sull'indirizzamento delle proposte di fido verso gli organi competenti e sul decorso dei termini relativi al cure period e probation period.

Relativamente a tale tipologia di esposizioni sono state recepite le indicazioni delle Guidelines BCE sui NPL con impatto sia sui processi sia sugli applicativi per un'adeguata tracciatura delle valutazioni fatte in sede di concessione di misure di forbearance e anche nelle valutazioni dei triggers sulle Inadempienze Probabili con il coinvolgimento della Funzione di Risk Management per la redazione di uno specifico parere vincolante nei casi di misure reiterate.

Si riportano nel seguito le informazioni quantitative sulla qualità del credito. La normativa in merito all'informativa in oggetto adotta un principio di proporzionalità in funzione del livello delle esposizioni deteriorate segnalate conformemente all'ambito d'applicazione specificato per ogni singola tabella. Alcune tabelle si applicano a tutti gli enti creditizi, mentre altre si applicano soltanto agli enti creditizi con un'incidenza lorda dei crediti deteriorati (gross NPL ratio) pari o superiore al 5 %.

L'incidenza lorda dei crediti deteriorati è data dal rapporto tra il valore contabile lordo dei prestiti e delle anticipazioni deteriorati e il valore contabile lordo totale dei prestiti e delle anticipazioni che rientrano nella definizione di esposizione deteriorata. Ai fini di questo calcolo vanno esclusi sia dal denominatore che dal numeratore i prestiti e le anticipazioni classificati come posseduti per la vendita, la cassa e disponibilità presso le banche centrali e gli altri depositi a vista. I prestiti e le anticipazioni deteriorati comprendono i prestiti e le anticipazioni classificati come deteriorati a norma dell'allegato V del regolamento (UE) n. 680/2014.

Al 31 dicembre 2021 l'incidenza lorda dei crediti deteriorati è risultata inferiore al 5 %, pertanto l'informativa di seguito riportata è limitata alle tabelle previste quando tale parametro non è superato.

Informativa quantitativa

Modello EU CR1: esposizioni in bonis ed esposizioni deteriorate e relativi accantonamenti

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30.
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15.9
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35
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- 96.
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11.
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21.
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1
316
.18
1

Modello EU CR1-A: durata delle esposizioni

a b c d e f
Valore netto dell'esposizione
Su
richiesta
<= 1 anno > 1 anno
<= 5 anni
> 5 anni Nessuna
durata
indicata
Totale
1 Prestiti e anticipazioni 3.529.235 6.434.148 9.322.501 14.578.254 - 33.864.138
2 Titoli di debito - 238.307 6.223.906 7.690.221 - 14.152.434
3 Totale 3.529.235 6.672.455 15.546.407 22.268.475 - 48.016.572

Modello EU CR2: variazioni dello stock di prestiti e anticipazioni deteriorati

a
Valore contabile lordo
010 Stock iniziale di prestiti e anticipazioni deteriorati 876.449
020 Afflussi verso portafogli deteriorati 252.243
030 Deflussi da portafogli deteriorati (309.653)
040 Deflusso dovuto alle cancellazioni (36.407)
050 Deflusso dovuto ad altre situazioni (273.246)
060 Stock finale di prestiti e anticipazioni deteriorati 819.039

La voce 020 "Afflussi verso portafogli deteriorati" include i prestiti e anticipazioni divenuti deteriorati nel corso dell'anno. Allo stesso modo, la riga 030 "Deflussi da portafogli deteriorati" include l'ammontare dei presti e delle anticipazioni divenuti performing nel corso del semestre, le posizioni cedute e le cancellazioni di crediti deteriorati nello stesso periodo.

Modello EU CQ1: qualità creditizia delle esposizioni oggetto di misure di concessione

a b c d e f g h
Valore contabile lordo / importo nominale delle
esposizioni oggetto di misure di concessione
Riduzione di valore
accumulata, variazioni
negative accumulate del valore
equo dovute al rischio di
credito e accantonamenti
Garanzie reali e garanzie
finanziarie ricevute su
esposizioni oggetto di
misure di concessione
Deteriorate oggetto di misure di
concessione
Di cui
garanzie reali
In bonis
oggetto di
misure di
concessione
di cui in
stato di
default
di cui
hanno
subito una
riduzione
di valore
Su
esposizioni in
bonis oggetto
di misure di
concessione
Su
esposizioni
deteriorate
oggetto di
misure di
concessione
e garanzie
finanziarie
ricevute su
esposizioni
deteriorate
oggetto di
misure di
concessione
005 Disponibilità
presso banche
centrali e altri
depositi a vista
- - - - - - - -
010 Prestiti e
anticipazioni
347.822 283.560 283.560 283.560 9.484 111.621 458.786 159.003
020 Banche centrali - - - - - - - -
030 Amministrazioni
pubbliche
9 13 13 13 - 11 9 -
040 Enti creditizi - - - - - - - -
050 Altre società
finanziarie
558 60 60 60 3 57 436 -
060 Società non
finanziarie
199.821 123.613 123.613 123.613 5.863 57.298 231.152 60.366
070 Famiglie 147.435 159.874 159.874 159.874 3.618 54.255 227.189 98.637
080 Titoli di debito - - - - - - - -
090 Impegni
all'erogazione di
finanziamenti
dati
5.309 668 668 668 13 - - -
100 Totale 353.131 284.228 284.228 284.228 9.497 111.621 458.786 159.003

Modello EU CQ3: qualità creditizia delle esposizioni in bonis e deteriorate suddivise in base ai giorni di arretrato

a b c d e f g h i j k l
Val
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92.
932
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4
863
.51
1

Modello EU CQ4: qualità delle esposizioni deteriorate per zona geografica

a b c d e f g
Valore contabile lordo / importo nominale Variazioni
negative
accumulate
del valore
Di cui deteriorate Riduzione di Accantonamenti
per gli impegni
Di cui in stato
di default
Di cui
soggette a
riduzione di
valore
valore
accumulata
fuori bilancio e le
garanzie
finanziarie date
equo dovute
al rischio di
credito su
esposizioni
deteriorate
010 Esposizioni in
bilancio
48.546.098 819.039 819.039 48.531.471 529.526 00/01/1900 -
020 Italia 39.853.198 818.457 818.457 39.838.748 526.897 00/01/1900 -
030 Stati Uniti 2.402.906 - - 2.402.730 402 00/01/1900 -
040 Francia 1.696.791 1 1 1.696.791 383 00/01/1900 -
050 Spagna 1.565.965 - - 1.565.965 690 00/01/1900 -
060 Paesi Bassi 631.615 2 2 631.615 152 00/01/1900 -
070 Altri Stati 2.395.622 578 578 2.395.622 1.001 00/01/1900 -
080 Esposizioni
fuori bilancio
11.795.238 44.472 44.472 00/01/1900 00/01/1900 8.044 00/01/1900
090 Italia 11.229.537 44.448 44.448 00/01/1900 00/01/1900 8.038 00/01/1900
100 Germania 541.986 4 4 00/01/1900 00/01/1900 - 00/01/1900
110 Stati Uniti 8.360 - - 00/01/1900 00/01/1900 - 00/01/1900
120 Francia 5.007 - - 00/01/1900 00/01/1900 1 00/01/1900
130 Regno Unito 1.048 1 1 00/01/1900 00/01/1900 1 00/01/1900
140 Altri Stati 9.300 18 18 00/01/1900 00/01/1900 3 00/01/1900
150
[
TOTALE 60.341.336 863.511 863.511 48.531.471 529.526 8.044 -

Modello EU CQ5: qualità creditizia dei prestiti e delle anticipazioni a società non finanziarie per settore economico

a b c d e f
Valore contabile lordo Variazioni
negative
Di cui deteriorate Di cui prestiti e
anticipazioni
Riduzione di
valore
accumulata
accumulate del
valore equo
dovute al rischio
Di cui in
stato di
default
soggetti a
riduzione di
valore
di credito su
esposizioni
deteriorate
010 Agricoltura, silvicoltura e pesca 407.291 8.683 8.683 407.291 6.469 -
020 Attività estrattiva 39.445 733 733 39.445 518 -
030 Attività manifatturiera 7.558.776 78.405 78.405 7.558.776 64.713 -
040 Fornitura di energia elettrica, gas,
vapore e aria condizionata
174.619 3.988 3.988 174.619 865 -
050 Approvvigionamento idrico 270.852 3.291 3.291 270.852 2.461 -
060 Costruzioni 706.550 56.830 56.830 706.550 39.723 -
070 Commercio all'ingrosso e al dettaglio 3.901.141 86.757 86.757 3.901.141 68.615 -
080 Trasporto e stoccaggio 495.385 6.848 6.848 495.385 6.240 -
090 Servizi di alloggio e di ristorazione 285.473 13.250 13.250 285.473 7.967 -
100 Servizi di informazione e
comunicazione
273.724 5.393 5.393 273.724 4.358 -
110 Attività finanziarie e assicurative 91.707 1.191 1.191 91.707 795 -
120 Attività immobiliari 1.414.500 58.803 58.803 1.414.500 35.504 -
130 Attività professionali, scientifiche e
tecniche
545.466 10.157 10.157 545.466 7.044 -
140 Attività amministrative e di servizi di
supporto
327.766 9.335 9.335 327.766 6.854 -
150 Amministrazione pubblica e difesa,
previdenza sociale obbligatoria
- - - - - -
160 Istruzione 16.821 461 461 16.821 340 -
170 Attività dei servizi sanitari e di
assistenza sociale
170.646 4.064 4.064 170.646 2.538 -
180 Attività artistiche, di intrattenimento
e divertimento
34.529 2.613 2.613 34.529 1.874 -
190 Altri servizi 270.243 2.192 2.192 270.067 1.750 -
200 Totale 16.984.934 352.996 352.996 16.984.757 258.627 -

6. RISCHIO DI CREDITO: INFORMAZIONI RELATIVE AI PORTAFOGLI ASSOGGETTATI AL METODO STANDARDIZZATO

Informativa qualitativa sul metodo standardizzato

Nell'ambito del metodo standardizzato, per il portafoglio "Amministrazioni centrali e banche centrali" la ponderazione dipende dal rating attribuito dalle ECAI ai singoli Stati.

Credem adotta, con riferimento alle "esposizioni verso amministrazioni centrali e banche centrali" (metodologia standardizzata), la valutazione del merito creditizio della società "DBRS".

Le classi di rating esterni indicate di seguito si riferiscono alle classi di merito creditizio dei debitori/garanti di cui alla normativa prudenziale.

Le agenzie di rating utilizzate sono sotto riportate e si fornisce la tabella di raccordo tra le classi di rischio e i rating delle agenzie.

Portafogli ECA/ECAI
Esposizione verso Amministrazioni centrali e banche centrali DBRS Rating
Limited
Unsolicited
Esposizioni verso organizzazioni internazionali Fitch Ratings
Standard & Poor's
Rating Services*
Solicited
Esposizioni verso banche multilaterali di sviluppo Fitch Ratings
Standard & Poor's
Rating Services*
Solicited
Intermediari vigilati Fitch Ratings
Standard & Poor's
Rating Services*
Solicited
Esposizioni verso imprese ed altri soggetti Fitch Ratings
Standard & Poor's
Rating Services*
Solicited
Esposizioni verso organismi di investimento collettivo del risparmio
(OICR)
Fitch Ratings
Standard & Poor's
Rating Services*
Solicited
Posizioni verso le cartolarizzazioni aventi un rating a breve termine Fitch Ratings
Standard & Poor's Rating Services
Moody's
Posizioni verso le cartolarizzazioni diverse da quelle aventi un rating a
breve termine
Fitch Ratings
Standard & Poor's Rating Services
Moody's

*ECAI utilizzata solo nella mitigazione del rischio (CRM) su strumenti finanziari accattati a garanzia

Informativa quantitativa

Si riportano nel seguito le principali informazioni quantitative in merito ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato. In particolare:

  • il Modello EU CR4 mostra l'impatto di tutte le tecniche di mitigazione del rischio di credito, inclusi i metodi financial collateral simple method e il financial collateral comprehensive method. Il Modello fornisce inoltre la densità degli RWA come indicatore sintetico della rischiosità di ciascun portafoglio;
  • il Modello EU CR5 fornisce una spaccatura delle esposizioni presenti in ciascun portafoglio regolamentare per fascia di ponderazione.
Esposizioni pre-CCF e
pre-CRM
Esposizioni post-CCF e
post-CRM
RWA e densità degli
RWA
Classi di esposizioni Esposizioni
in bilancio
Esposizioni
fuori
bilancio
Esposizioni
in bilancio
Esposizioni
fuori
bilancio
RWA Densità
degli RWA
(%)
a b c d e f
1 Amministrazioni centrali o banche centrali 19.015.247 4.843 22.421.939 1.876 351.469 1,57%
2 Amministrazioni regionali o autorità locali 73.169 4.993 73.918 1.452 15.058 19,98%
3 Organismi del settore pubblico 34.998 149 34.998 - 23.286 66,54%
4 Banche multilaterali di sviluppo 86.219 - 201.384 60 - -
5 Organizzazioni internazionali 408.405 - 408.405 - - -
6 Enti 1.817.428 53.494 1.817.428 1.274 643.797 35,40%
7 Imprese 3.016.532 812.951 2.945.281 13.658 2.129.248 71,96%
8 Al dettaglio 1.569.254 329.405 1.503.335 7.422 868.402 57,48%
9 Garantite da ipoteche su beni immobili 335.107 310 335.107 155 116.063 34,62%
10 Esposizioni in stato di default 38.184 3.348 37.554 219 50.226 132,97%
11 Esposizioni associate a un rischio
particolarmente elevato
45.975 28.978 40.382 7.773 72.232 150,00%
12 Obbligazioni garantite - - - - - -
13 Enti e imprese con valutazione del merito di
credito a breve termine
- - - - - -
14 Organismi di investimento collettivo 4.059 - 4.059 - 1.335 32,89%
15 Strumenti di capitale 25.689 - 25.689 - 25.689 100,00%
16 Altre posizioni 1.587.318 - 1.587.318 - 1.112.422 70,08%
17 TOTALE 28.057.583 1.238.471 31.436.796 33.891 5.409.227 17,19%

Modello EU CR4 – Metodo standardizzato: esposizione al rischio di credito ed effetti della CRM

Modello EU CR5: metodo standardizzato (1 di 2)

Fattori di ponderazione del rischio
Classi di esposizioni 0% 2% 4% 10% 20% 35% 50% 70% 75%
a b c d e f g h i
1 Amministrazioni centrali
o banche centrali
22.187.792 - - - 50.001 - - - -
2 Amministrazioni
regionali o autorità
locali
- - - - 75.370 - - - -
3 Organismi del settore
pubblico
- - - - 14.640 - - - -
4 Banche multilaterali di
sviluppo
201.444 - - - - - - - -
5 Organizzazioni
internazionali
408.405 - - - - - - - -
6 Enti - 188.908 - - 584.256 - 1.044.741 - -
7 Imprese - - - - 393.932 - 849.731 - -
8 Esposizioni al dettaglio 109 - - - - 538.602 - - 972.046
9 Esposizioni garantite da
ipoteche su beni
immobili
- - - - - 331.370 3.892 - -
10 Esposizioni in stato di
default
- - - - - -
-
- -
11 Esposizioni associate a
un rischio
particolarmente elevato
- - - - - - - - -
12 Obbligazioni garantite - - - - - - - - -
13 Esposizioni verso enti e
imprese con valutazione
del merito di credito a
breve termine
- - - - - - - - -
14 Quote o azioni in
organismi di
investimento collettivo
- - - - 3.404 - - - -
15 Esposizioni in strumenti
di capitale
- - - - - - - - -
16 Altre posizioni 151.922 - - - 403.717 - - - -
17 TOTALE 22.949.673 188.908 - - 1.525.320 869.971 1.898.365 - 972.046

Modello EU CR5: metodo standardizzato (2 di 2)

Fattori di ponderazione del rischio Di cui
Classi di esposizioni 100% 150% 250% 370% 1250% Altri Totale prive di
rating
j k l m n o p q
1 Amministrazioni centrali o
banche centrali
82.392 - 103.631 - - - 22.423.815 12.085.845
2 Amministrazioni regionali
o autorità locali
- - - - - - 75.370 75.370
3 Organismi del settore
pubblico
20.358 - - - - - 34.998 34.998
4 Banche multilaterali di
sviluppo
- - - - - - 201.444 158.335
5 Organizzazioni
internazionali
- - - - - - 408.405 13.831
6 Enti 797 - - - - - 1.818.702 526.261
7 Imprese 1.715.276 - - - - - 2.958.940 1.650.194
8 Esposizioni al dettaglio - - - - - - 1.510.757 1.510.757
9 Esposizioni garantite da
ipoteche su beni immobili
- - - - - - 335.262 335.262
10 Esposizioni in stato di
default
12.866 24.907 - - - - 37.773 37.773
11 Esposizioni associate a un
rischio particolarmente
elevato
- 48.155 - - - - 48.155 48.155
12 Obbligazioni garantite - - - - - - - -
13 Esposizioni verso enti e
imprese con valutazione
del merito di credito a
breve termine
- - - - - - - -
14 Quote o azioni in
organismi di investimento
collettivo
654 - - - - - 4.059 4.059
15 Esposizioni in strumenti di
capitale
25.689 - - - - - 25.689 25.689
16 Altre posizioni 1.031.678 - - - - - 1.587.318 1.587.318
17 TOTALE 2.889.711 73.062 103.631 - - - 31.470.687 18.093.847

7. RISCHIO DI CREDITO: INFORMATIVA SUI PORTAFOGLI CUI SI APPLICANO GLI APPROCCI IRB

Informativa qualitativa sul metodo IRB

Il Gruppo Credem:

  • ha adottato l'approccio F-IRB per la quantificazione del requisito patrimoniale a fronte del Rischio di Credito a partire da Giugno 2008 (Giugno 2011 per le esposizioni valutate tramite percorso valutativo Judgemental) con riferimento alla Funzione Regolamentare Corporate di Credito Emiliano e Credem Leasing;
  • ha adottato l'approccio A-IRB per la quantificazione del requisito patrimoniale a fronte del Rischio di Credito a partire da Settembre 2015 con riferimento alle Funzioni Regolamentari Corporate e Retail di Credito Emiliano e Credem Leasing;
  • ha adottato l'approccio A-IRB per la quantificazione del requisito patrimoniale a fronte del Rischio di Credito a partire da Dicembre 2020 con riferimento alle esposizioni in strumenti di capitale, che pertanto non risultano più incluse nel perimetro del permanent partial use (PPU) del metodo Standard;
  • ha intrapreso a partire dal 2018 iniziative progettuali specifiche a seguito degli accessi ispettivi TRIM di General Topics e Model Assessment che hanno portato all'invio di notifiche ex-ante con riferimento alla regolamentazione interna del sistema di rating e all'invio di istanza di autorizzazione ad adottare le modifiche definite sui propri modelli A-IRB da applicare alle esposizioni Corporate e Retail di Credito Emiliano e Credem Leasing;
  • ha richiesto a Marzo 2021 l'inclusione sia del trattamento delle cessioni massive (sui modelli TRIM di LGD) in coerenza con quanto previsto dal Regolamento n. 876/2019 (CRR II) all'articolo 500, avendo verificato il soddisfacimento dei criteri per l'applicazione del trattamento dell'articolo 500, sia dell'effetto della Nuova Definizione di Default (i.e. New DoD) sui modelli TRIM di PD, LGD-DR ed EAD), coerentemente all'articolo 178 del Reg. (UE) No 575/2013 ed all'Action Plan inviato all'Autorità di Vigilanza in versione aggiornata a Luglio 2019;
  • nel corso del 2021 è l'avvenuto l'accesso ispettivo e a partire da marzo 2022 l'Autorità di Vigilanza ha autorizzato l'applicazione dei nuovi modelli per il calcolo dei requisiti patrimoniali a fronte del Rischio di Credito.

Per quanto riguarda il perimetro di applicazione dei sistemi di rating, come anticipato il Gruppo risulta autorizzato all'utilizzo del metodo A-IRB per tutte le esposizioni Corporate e Retail facenti capo alle società Credito Emiliano e Credem Leasing, oltre che del metodo della ponderazione semplice per tutte le esposizioni in strumenti di capitale (i.e. Equity). Parallelamente, il Gruppo si avvale del cd. PPU per le esposizioni Corporate e Retail relative a tutte le altre società del Gruppo diverse da Credito Emiliano e Credem Leasing, oltre che per tutte le altre tipologie di esposizioni diverse dagli strumenti di capitale (i.e. esposizioni verso stati, istituzioni, enti, banche centrali, altre esposizioni, ecc.).

Si riporta di seguito una descrizione dei sistemi di rating impiegati dal Gruppo e delle esposizioni soggette ad applicazione:

Struttura e descrizione dei sistemi di rating - PD Corporate: L'attribuzione del rating alla clientela Corporate di Credito Emiliano e Credem Leasing avviene attraverso un sistema unico di calcolo di uno score di controparte (Per*Fido), le cui modalità di valutazione assumono configurazioni differenziate in relazione alla tipologia di clientela analizzata:

  • Imprese Small Business con fatturato, singolo o di gruppo, compreso tra 1.000.000 di euro e 2.582.000 di euro o con fatturato inferiore, ma fidi singoli o del gruppo (intendendo il gruppo di aziende e/o i fidi complessivamente concessi dal Gruppo Credem) superiori a 1.000.000 di euro;
  • Imprese Middle Corporate con fatturato singolo o di gruppo superiore a 2.582.000 di euro;
  • Imprese Corporate con fatturato singolo o di gruppo superiore a 15.000.000 di euro;
  • Holding capogruppo che redigono bilancio consolidato;
  • Imprese di leasing o factor, credito al consumo, SIM, fiduciarie, società di gestione fondi, altre finanziarie e holding che non redigono consolidato, nel caso in cui il totale dell'attivo sia superiore a 1.000.000 di euro;
  • Immobiliari, nel caso in cui il totale dell'attivo superi a 1.000.000 di euro.

Rientrano inoltre nella funzione regolamentare Corporate con l'assegnazione del rating attraverso modalità Judgemental le imprese in start up e le aziende atipiche. Il sistema di calcolo dello score Per*Fido assume configurazioni diverse in termini di variabili utilizzate e ponderazioni applicate a seconda di specifiche caratteristiche della clientela. Il modello applica schemi di variabili e ponderazioni specifiche sulla base di criteri relativi a dimensione dell'azienda, area geografica e settore di appartenenza. Ciascuna combinazione delle suddette dimensioni di analisi viene valutata attraverso specifiche modalità. Il modello presenta struttura modulare in cui ciascun modulo prende in esame dati quantitativi piuttosto che qualitativi. Ciascun modulo di valutazione si articola in livelli e sottolivelli con un'organizzazione assimilabile ad una struttura ad albero, nella quale componenti di base (dette nodi) concorrono a determinare il giudizio associato al livello immediatamente superiore con l'obiettivo di pervenire a uno score finale, espresso come valore numerico continuo compreso tra 0 e 1 e riferito alla singola controparte. Lo score prodotto dal modello viene trasformato in Probabilità di Default (PD) attraverso l'utilizzo sia di tecniche statistiche dedicate (regressione logistica e cluster analysis) all'individuazione delle cd. classi di rating, sia dei dati interni di default (i.e. tassi di default storici). Ricostruendo su base storica gli score di modello e scegliendo su base analitica opportuni livelli di cut-off per il suddetto score, si è calcolato il livello delle frequenze storiche di default corrispondenti ai bucket individuati. Infine, La profondità storica di osservazione dei dati è gennaio 2012 - dicembre 2019. Per quanto riguarda specificatamente le caratteristiche del sistema di credit scoring Per*Fido, Il modello interno di Per*Fido adottato da Credem per la valutazione dei clienti rientranti nella funzione regolamentare Corporate appartiene alla categoria dei modelli analitico-soggettivi, e presenta una struttura di tipo modulare articolata nelle seguenti aree di analisi di tipo quantitativo:

  • Bilancio stato patrimoniale, conto economico e rendiconto finanziario;
  • Andamentale CR/SIA con evidenza specifica in caso di segnalazioni di sofferenza;
  • Andamentale rapporto con evidenza di presenza di protesti;
  • Trend del dimensionamento del debito finanziario con lo scopo di evidenziare, con dati aggiornati rispetto all'ultimo bilancio analizzato, la variazione degli indici di capitalizzazione, di indebitamento e il conseguente impatto sugli oneri finanziari e sul conto economico dell'anno in corso.

Un ulteriore modulo di valutazione (Qualitativo) è dedicato alle informazioni di tipo qualitativo derivanti dalla compilazione di appositi questionari. L'analisi qualitativa ha lo scopo di valorizzare quei dati dell'azienda, di mercato e di management che non sono quantificati con meccanismi automatizzati, ma che rispecchiano le conoscenze e l'esperienza dei gestori del rapporto e degli analisti di settore e d'impresa. I dati qualitativi si riferiscono a: aspetti di governance, aspetti operativi, aspetti finanziari, aspetti di posizionamento competitivo e aspetti organizzativi. In particolare, i dati di "posizionamento competitivo" ed "operativi" hanno una funzione ed un contenuto previsivo, con l'obiettivo di evidenziare la capacità dell'azienda di "restare sul mercato", la sua capacità di cogliere le opportunità favorevoli e di fronteggiare condizioni economiche avverse o eventi inattesi, nell'arco dei futuri 18 mesi. L'appartenenza della controparte ad un "gruppo di imprese" viene considerata nel seguente modo:

  • alle aziende appartenenti ad un gruppo che redige il bilancio consolidato, attraverso la valorizzazione nello score del grado di rilevanza economica per il gruppo;
  • alle aziende appartenenti ad un gruppo che non redige il bilancio consolidato, attraverso la valorizzazione dell'appartenenza al gruppo come informazione qualitativa.

Le fonti informative provenienti dai suddetti moduli vengono instradate tramite algoritmi specifici per tipologia di clientela in percorsi decisionali che prevedono la trasformazione dei dati elementari in score fattoriali, la ponderazione dello score fattoriale rispetto a pesi predefiniti, il calcolo dei punteggi di sintesi. La valutazione finale del sistema è conseguenza delle singole valutazioni svolte nei moduli sottostanti che sono la risultante tra il giudizio assegnato all'aspetto valutato ed il peso del medesimo. In funzione dell'Area geografica d'appartenenza, dell'operatività economica e della forma giuridica della controparte sono previsti alberi decisionali che si distinguono per le variabili considerate all'interno dei singoli moduli e per i criteri di ponderazione attraverso i quali viene determinato lo score aggregato. Le soglie ed i pesi con i quali vengono trattate le variabili elementari corrispondenti ai singoli fattori di rischio sono il frutto del giudizio degli esperti della banca che sulla base della propria sensibilità in materia creditizia hanno contribuito alla personalizzazione analitica del modello, originariamente fornito da un outsourcer esterno. Come già anticipato, l'output finale del sistema Per*Fido, pertanto, è rappresentato da un valore ordinale (score) espresso come valore numerico continuo compreso tra 0 e 1 e riferito alla singola controparte.

Struttura e descrizione dei sistemi di rating - PD Retail: L'attribuzione del rating alla clientela Retail di Credito Emiliano e Credem Leasing avviene attraverso un modello che presenta due principali configurazioni: il "Modello PD scoring based" basato sul sistema di valutazione Per*Fido e il "Modello PD di prodotto". La normativa interna prevede criteri di prevalenza per l'attribuzione della PD alla clientela Retail, qualora si osservino una molteplicità di richieste di affidamento processate attraverso strumenti di valutazione diversi. In particolare, si distinguono le seguenti casistiche:

  • controparte richiedente unicamente un prodotto valutato tramite il sistema esperto Per*Fido: si applica il "Modello PD scoring based";
  • controparte richiedente unicamente prodotti non rientranti nelle tipologie previste dai percorsi valutativi di Per*Fido, che vengono classificati in quattro macroaggregati definiti pool di prodotto (rateale, revolving, quinto, sconfini non affidati e unrated): si applica il "Modello PD di prodotto";
  • controparte richiedente contestualmente un prodotto valutato tramite Per*Fido e un prodotto oggetto di pool di prodotto: si applica il "Modello PD scoring based";
  • controparte richiedente contestualmente più prodotti oggetto di pool di prodotto: si applica il "Modello PD di prodotto".

Il modello PD scoring based appartiene alla categoria dei modelli analitico-soggettivi ed è ripartito in tre percorsi informativi:

  • Privati;
  • Microattività/Agricoltori;
  • Microimprese.

Il Percorso Privati consente di valutare le proposte di affidamento nei confronti di privati o di soci d'impresa ed è a sua volta suddiviso in due sottopercorsi:

  • "Privati Mutui" utilizzato per concessioni e variazioni in aumento di prestiti a medio termine a soggetti privati o famiglie produttrici che intrattengono con il Gruppo solo rapporti come privati;
  • "Privati Altro" utilizzato per concessioni di affidamenti diversi da prestiti a medio termine e tutti i rinnovi a soggetti privati o famiglie produttrici che intrattengono con il Gruppo solo rapporti come privati.

Il Percorso Microattività/Agricoltori è suddiviso in due sottopercorsi:

  • "Microattività" utilizzato per valutare le proposte di affidamento nei confronti di società di persone, ditte individuali, liberi professionisti in contabilità semplificata (senza bilancio ordinario), con fatturato e affidamenti deliberati inferiori a 1.000.000 di euro (singoli e di gruppo);
  • "Agricoltori" utilizzato per valutare le proposte di affidamento verso gli agricoltori e le imprese in start up non rientranti nella Funzione Regolamentare Corporate.

Il Percorso "Microimprese" consente di valutare le proposte di affidamento nei confronti di società di capitali e altre aziende in contabilità ordinaria (con bilancio), con fatturato e affidamenti deliberati inferiori a 1.000.000 di euro (singoli e di gruppo). Tutti i percorsi presentano una struttura di tipo modulare, all'interno della quale vengono valutati aspetti quantitativi e qualitativi. Si precisa che il modello presenta una struttura diversa a seconda della tipologia di percorso informativo. Per il percorso "Microimprese" il sistema Per*Fido associa un coefficiente di ponderazione in funzione delle particolari caratteristiche del cliente. Nei percorsi "Privati" e "Microattività", lo score rappresenta una valutazione della proposta di affidamento, pertanto è comprensivo delle caratteristiche specifiche dell'affidamento richiesto. L'output finale del sistema di rating è rappresentato da un valore ordinale (score) espresso come valore numerico continuo compreso tra 0 e 1, e riferito alla singola controparte. Lo score prodotto dal modello viene trasformato in Probabilità di Default (PD) attraverso l'utilizzo sia di tecniche statistiche dedicate (regressione logistica e cluster analysis) all'individuazione delle cd. classi di rating, sia dei dati interni di default (i.e. tassi di default storici). Ricostruendo su base storica gli score di modello e scegliendo su base analitica opportuni livelli di cut-off per il suddetto score, si è calcolato il livello delle frequenze storiche di default corrispondenti ai bucket individuati. Il modello PD di prodotto definisce pool di prodotto, distinti in considerazione della forma tecnica di fido richiesta, a cui viene associata una PD sulla base dell'esperienza di default interna alla banca. Il modello si applica alle operazioni che fanno riferimento alla clientela per le quali non è previsto un iter valutativo che prevede l'utilizzo del sistema di credit scoring Per*Fido. In tale ambito, la PD viene associata a livello di controparte sulla base della seguente priorità:

  • Prestiti Personali;
  • Prodotti Revolving (Fidi di c/c < 10.000 euro e Carte di credito);
  • Prodotto Quinto;
  • Sconfinati non affidati e controparti unrated.

Si evidenzia che, anche nel modello PD di prodotto, ove possibile, si è provveduto a incorporare nelle stime di PD l'informazione andamentale. La profondità storica di osservazione dei dati è gennaio 2012 - dicembre 2019. Le classi di PD assegnate alle controparti Retail, a prescindere dall'iter valutativo, vengono ricondotte, solo per scopi di reportistica, ad un'unica scala maestra, con 8 classi a rischio crescente, equivalente a quella prevista per le controparti Corporate. Per quanto riguarda specificatamente le caratteristiche del sistema di credit scoring Per*Fido Retail, come già anticipato tutti i percorsi presentano una struttura di tipo modulare, all'interno della quale vengono valutati aspetti quantitativi e qualitativi, che si articola come segue:

  • Dimensione debito in essere;
  • Merito andamentale.

Ogni modulo di valutazione si articola a sua volta in livelli e sottolivelli, con un'organizzazione assimilabile ad una struttura ad albero, nella quale componenti di base (dette nodi) concorrono a determinare il giudizio associato al livello immediatamente superiore fino a giungere a un giudizio finale. Una serie di anomalie (distinte tra lievi e gravi) agiscono direttamente sul rating di proposta, con lo scopo di correggere, in negativo, lo score ottenuto ponderato sulla base dei giudizi ottenuti nei due precedenti moduli. Il percorso informativo 3 - "Microimprese" presenta anch'esso una struttura di tipo modulare articolata nelle seguenti aree quantitative:

  • Bilancio stato patrimoniale, conto economico e rendiconto finanziario;
  • Andamentale CR con evidenza specifica in caso di segnalazioni di sofferenza;
  • Andamentale rapporto con evidenza di presenza di protesti;
  • Trend del dimensionamento del debito finanziario con lo scopo di evidenziare, con dati aggiornati rispetto all'ultimo bilancio analizzato, la variazione degli indici di capitalizzazione, di indebitamento e il conseguente impatto sugli oneri finanziari e sul conto economico dell'anno in corso.

Anche in questo caso, ogni modulo di valutazione si articola a sua volta in livelli e sottolivelli, con un'organizzazione assimilabile ad una struttura ad albero, nella quale componenti di base (dette nodi) concorrono a determinare il giudizio associato al livello immediatamente superiore fino a giungere a un giudizio finale. L'output finale del sistema Per*Fido è rappresentato da un valore ordinale (score) espresso come valore numerico continuo compreso tra 0 e 1 e riferito alla singola posizione. Con riferimento al percorso informativo 3 – "Microimprese", in considerazione delle caratteristiche della clientela valutata similari alla clientela valutata nell'ambito della funzione regolamentare Corporate, lo score finale rappresenta la valutazione della controparte oggetto di affidamento. Con riferimento invece ai percorsi informativi 1 - "Mutui" e 2 - "Microattività/Agricoltori", lo score rappresenta una valutazione della proposta di affidamento, comprensivo pertanto delle caratteristiche specifiche dell'affidamento richiesto.

Struttura e descrizione dei sistemi di rating - LGD Corporate e Retail

I modelli LGD bonis e defaulted assets per le controparti Corporate e Retail sono distinti per Credito Emiliano e Credem Leasing al fine di cogliere le specificità intrinseche all'operatività delle due società. I modelli si basano su un approccio metodologico di tipo "Workout" che, al fine si stimare la calcolare la variabile target del modello regressivo usato, considera i flussi di cassa in carico e scarico, opportunamente scontati con un tasso che ingloba un adeguato premio al rischio, registrati sulle singole posizioni in sofferenza. Il modello complessivo risulta inoltre essere "per parti", ovvero si avvale di più componenti diverse per pervenire alle stime finali di LGD ed ELBE. Per i modelli defaulted assets, al fine di stimare la LGD e la ELBE delle posizioni a sofferenza, si adotta un approccio di tipo statistico, che prevede l'utilizzo di informazioni relative alla controparte, alle caratteristiche dell'operazione, alla tipologia di procedura di recupero attivata e al vintage. Conseguentemente, in base all'approccio "per parti", per determinare la LGD e la ELBE delle esposizioni in stato di precontenzioso, l'approccio adottato prevede l'applicazione di fattori di correzione, cd. danger rate, alla LGD e all'ELBE sofferenze del modello defaulted assets, differenziati per tipologia di controparte/posizione. Similmente, per determinare la LGD delle esposizioni in bonis, si applicano specifici danger rate differenziati per tipologia di controparte e taglio dell'esposizione alla LGD sofferenze ricavata tramite un modello statistico che, sulla base di modalità analoghe a quelle previste per il modello LGD sofferenze defaulted assets, sia composto da variabili relative alle caratteristiche dell'operazione e della controparte in bonis. Inoltre, i modelli LGD inglobano correttivi prudenziali per renderli adatti ad una fase recessiva del ciclo economico, cd. componente Downturn. La profondità storica di osservazione dei dati per la stima dei modelli LGD ed ELBE sofferenze è:

  • Gennaio 2002 dicembre 2019 per i segmenti regolamentari Corporate e Retail di Credito Emiliano;
  • Gennaio 2001 dicembre 2019 per i segmenti regolamentari Corporate e Retail di Credem Leasing.

Nel campione sono incluse, oltre alle sofferenze chiuse, alcune sofferenze che risultano ancora aperte al 31/12/2019, ma che per peculiarità specifiche sono considerabili di fatto "sostanzialmente chiuse": la loro inclusione nel campione ha effetto prudenziale sulle stime complessive. La profondità storica di osservazione dei dati relativi ai danger rate è gennaio 2014 - dicembre 2019, per tutte le tipologie di esposizione. Tale periodo garantisce un campione omogeneo e rappresentativo in termini di posizioni, delle quali si conosce l'esito, oltre che prudente, in quanto idoneo a coprire anni che hanno manifestato una maggior rischiosità. Per quanto riguarda specificatamente i modelli performing, la stima del tasso LGD per le controparti in bonis Corporate e Retail di Credito Emiliano e di Credem Leasing, come anticipato, è stata effettuata sulla base di un approccio metodologico di tipo Workout, che prevede il calcolo dei tassi di perdita effettivamente osservati sulle posizioni in sofferenza chiuse e sostanzialmente chiuse attraverso il computo dei flussi di carico e scarico registrati a seguito delle procedure di contenzioso attivate, opportunamente scontati per tenere conto della durata e dell'incertezza del processo di recupero crediti. In particolare, è stato adottato un approccio di stima "per parti" che prevede la definizione di tassi di LGD differenziati per:

  • Posizioni in stato di sofferenza (LGD sofferenze);
  • Posizioni in bonis (LGD bonis).

Per le posizioni in sofferenza è stato sviluppato un modello statistico regressivo, utilizzando come variabili esplicative informazioni relative alla controparte, caratteristiche relative all'operazione in essere al momento del default e variabili macroeconomiche. L'approccio di stima diretta del tasso LGD consente di produrre una stima puntuale per ciascuna posizione, basata sulle specifiche caratteristiche della stessa. La riconduzione alla definizione regolamentare Corporate e Retail è avvenuta nella stima dei tassi di LGD per le posizioni in bonis, per la cui definizione non è stato adottato un approccio di tipo statistico, ricorrendo invece alla stima di fattori di correzione della LGD sofferenze, cd. danger rate, espressivi della probabilità di osservare una migrazione allo stato terminale di sofferenza. Si può, infatti, assumere che:

  • le posizioni in stato di past due possono alternativamente rientrare in bonis non generando perdite, oppure passare a sofferenza generando una perdita pari a quella stimata dal modello LGD sofferenze;
  • le posizioni in stato di "inadempienza probabile" generano sempre perdite a causa dei costi interni di gestione, ma, se rientrano in bonis, non generano perdite in conto capitale e interessi, mentre se passano successivamente a sofferenza generano un'ulteriore perdita pari a quella stimata dal modello LGD sofferenze.

In coerenza con le disposizioni normative che richiedono una stima di LGD adatta ad una fase recessiva del ciclo economico, nel caso queste si rivelino più prudenti di quelle basate sui tassi di perdita di lungo periodo, per i modelli LGD sofferenze di Credito Emiliano e di Credem Leasing, sono state introdotte modalità che recepiscono il cd. effetto Downturn. Per quanto riguarda specificatamente i modelli non performing, come per il modello bonis, l'approccio metodologico di stima selezionato è "per parti", e prevede la definizione di tassi di ELBE e LGD differenziati per:

  • Posizioni in stato di sofferenza (ELBE e LGD sofferenze);
  • Posizioni in stato di precontenzioso (ELBE e LGD precontenzioso).

La logica dei modelli defaulted assets prevede una stima del parametro di rischio per i diversi momenti temporali che un default attraversa lungo il processo di recupero, pertanto ci si attende che la LGD sia crescente al trascorrere del tempo di permanenza nello stato di default. La metodologia utilizzata per la stima della ELBE sofferenza per le controparti Corporate e Retail di Credito Emiliano e di Credem Leasing rientra nella categoria della Workout LGD, in allineamento all'approccio metodologico scelto per il modello bonis. Al fine di includere nel modello specifico per le posizioni in default le caratteristiche specifiche di queste esposizioni, sono state introdotte nella long list le variabili vintage (ossia numero di anni dal quale la posizione è a contenzioso), tipologia di recupero attivata e la variabile presenza garanzia condizionata all'escussione della stessa. L'approccio scelto per la stima della LGD sofferenza consiste nel sommare alla ELBE sofferenza i costi indiretti, per arrivare a una LGD economica inclusiva di tutte le componenti di costo, e uno specifico add-on prudenziale, che consentano di assorbire le "ulteriori perdite inattese durante il periodo di recupero". Tale fattore è stato ottenuto tramite la stima dell'effetto Downturn. Per le posizioni in sofferenza è stato sviluppato un modello statistico di regressione lineare multivariata, in linea con quanto condotto per il modello bonis. La riconduzione alla definizione di default regolamentare Corporate e Retail è avvenuta nella stima dei tassi ELBE e LGD per le posizioni in precontenzioso, per la cui definizione sono stati stimati fattori di correzione della LGD sofferenze (danger rate), che tengono in considerazione le probabilità di migrazione tra stati, e in particolare la probabilità di osservare una migrazione allo stato finale di sofferenza. Tale approccio si basa sull'assunto per cui il precontenzioso (past due e inadempienze probabili) rappresenta uno stato transitorio, dal quale si può alternativamente rientrare in bonis non generando perdite (al netto dei costi interni di gestione per le inadempienze probabili), oppure passare a sofferenza, generando una perdita pari a quella stimata dai modelli sofferenze.

Struttura e descrizione dei sistemi di rating - EAD Corporate e Retail

L'EAD delle posizioni per cassa per le controparti Corporate e Retail di Credito Emiliano e Credem Leasing è determinabile attraverso l'adozione di fattori di conversione creditizia (CCF). Il fattore di conversione creditizia da applicare ai margini relativi alle esposizioni per cassa rappresenta il rapporto tra la parte non utilizzata della linea di credito che si stima possa essere utilizzata in caso di default e la parte attualmente non utilizzata, e non può essere inferiore a zero. La stima del CCF è stata effettuata analizzando le esposizioni terminate in default lungo la serie storica analizzata (CCF storici osservati) e utilizzando l'approccio a orizzonti fissi, che prevede il calcolo delle variabili target tramite osservazione dei delta espositivi percentuali su un orizzonte temporale predeterminato, ovvero tra la data di default e la data performing, fissata 1 anno prima dell'evento di passaggio a default. Tramite le scelte di segmentazione e l'analisi statistica univariata, di un set completo di risk driver inerenti le caratteristiche delle operazioni creditizie (come ad esempio le fasce di accordato, utilizzato e margine), mediante un approccio a media di cella, si perviene a definire delle griglie di CCF statisticamente significative. La profondità storica di osservazione dei dati è dicembre 2012 - dicembre 2019. Per quanto riguarda nello specifico la stime dell'EAD delle posizioni per cassa per le controparti Corporate e Retail di Credito Emiliano e Credem Leasing, determinata attraverso l'adozione di fattori di conversione creditizia (CCF), questa avviene in coerenza con le informazioni utilizzate per la calibrazione delle Probabilità di Default e con i requisiti normativi di riferimento, che definiscono la profondità delle serie storiche. Nel set informativo iniziale, le osservazioni sono state suddivise in diversi sottoinsiemi in base ad alcuni driver (come ad esempio le caratteristiche del margine disponibile, la forma tecnica, ecc.) che sono stati sottoposti ad una attività di pulizia tramite l'applicazione di alcuni filtri sulla base di criteri di rilevanza materiale definiti e tramite una gestione preliminare degli outlier. Partendo dalle base dati così definite, è stato calcolato il fattore CCF storico a seconda della dinamica del margine iniziale (positivo, negativo o nullo). I campioni di sviluppo, suddivisi per driver, relativi alla casistica con margine disponibile iniziale positivo, sono stati ulteriormente analizzati per individuare tramite un'analisi statistica univariata ulteriori driver specifici di disaggregazione che risultino significativi (come ad esempio funzione regolamentare, classe di rating, fasce di accordato e fasce di margine) al fine di definire le griglie finali di stima. Al fine di ottenere dei risultati che consentano una lettura del modello il meno distorsiva possibile a causa della presenza di dati anomali, si è proceduto a gestire ulteriormente, all'interno di ciascuna disaggregazione, i valori outlier dei CCF. All'interno di ciascun aggregato statisticamente significativo, il CCF è calcolato come media semplice dei dati storici inclusi nella serie storica di riferimento.

Con riferimento ai modelli regolamentari IRB, si riportano i ruoli e le responsabilità delle principali funzioni coinvolte nei processi di sviluppo, controllo, adozione, monitoraggio, revisione e modifica.

Risk Officer:

  • è responsabile del coordinamento del complessivo processo di sviluppo dei sistemi di misurazione e di controllo dei rischi;
  • nel dettaglio, è responsabile dello sviluppo, della convalida e del mantenimento dei sistemi di misurazione e di controllo dei rischi, assicurando che siano sottoposti a back-testing periodici, inclusivi della misurazione e valutazione del rischio modello;
  • valuta l'adeguatezza del perimetro di applicazione del modello interno proposto dalla Funzione di Sviluppo;
  • valuta la coerenza con il perimetro di applicazione delle scelte di segmentazione del modello definite e proposte dalla Funzione di Sviluppo;
  • informa le diverse Funzioni aziendali potenzialmente interessate all'ambito di sviluppo e applicazione del nuovo modello interno (e.g. Servizio Crediti nel caso di modelli di misurazione del Rischio di Credito), al fine di assicurare il coinvolgimento e il supporto delle stesse, oltre a garantire la valutazione e l'eventuale recepimento di indicazioni relative a scelte specifiche di sviluppo;
  • in qualità di responsabile dei dati e in coerenza con lo Standard di Data Governance, verifica e assicura il presidio e l'adeguatezza dei controlli di data quality sui dati impiegati in fase di sviluppo e i relativi risultati, con il supporto della Funzione di Data Management ove necessario;
  • valuta le scelte di model design e l'approccio metodologico;
  • coadiuvato dalla Funzione di Sviluppo, approva la selezione del modello finale;
  • assicura la completezza e l'adeguatezza della documentazione relativa al modello interno sviluppato e la trasmissione della stessa alla Funzione di Validazione e alla Funzione di controllo di terzo livello (i.e. Internal Audit).

Funzione di Sviluppo:

  • definisce il perimetro di applicazione e le scelte di segmentazione relativamente al nuovo modello interno da sviluppare e li condivide con il Risk Officer;
  • definisce il fabbisogno di dati necessari alle attività di sviluppo e le relative caratteristiche, predispone la relativa richiesta dati e la trasmette alle Funzioni aziendali competenti (e.g. Sistemi Informativi);
  • è responsabile degli eventuali controlli specifici di data quality definiti sui dati utilizzati per le proprie attività di sviluppo;
  • è responsabile del complesso di attività di trattamento, lavorazione, integrazione ed esclusione dei dati finalizzate alla creazione dei dataset finali di sviluppo, a partire dai dati ricevuti dalle strutture aziendali competenti (e.g. Sistemi Informativi);
  • definisce gli aspetti di model design e l'approccio metodologico e li condivide con il Risk Officer;
  • è responsabile delle attività di analisi (e.g. rappresentatività) sul campione di dati usato per lo sviluppo e dei test sulle performance dei modelli sviluppati;
  • è responsabile della predisposizione della documentazione di sviluppo relativa ai modelli interni di sua competenza, e dell'invio del set documentale alla Funzione di Validazione e alla Funzione di controllo di terzo livello (i.e. Internal Audit).

Funzione di Validazione:

  • Inquadramento gerarchico: l'Ufficio Validazione Modelli Interni (VAL), all'interno del servizio di Risk Management (ERISK), rappresenta un presidio autonomo, distinto e indipendente dalle aree operative e dalle altre unità aziendali che assolvono funzioni di controllo interno coinvolte nell'assunzione del rischio. L'Ufficio espleta i propri compiti con imparzialità, obiettività e diligenza professionale, agendo in completa autonomia di giudizio e di azione. È dotato di professionalità idonee sotto il profilo delle conoscenze specialistiche e dell'esperienza necessaria all'esercizio delle mansioni. Dispone inoltre di un organico quantitativamente e qualitativamente atto ad assicurare l'adeguato adempimento degli incarichi assegnati nella piena osservanza della normativa di riferimento e delle ulteriori disposizioni interne. L'Ufficio Validazione Modelli Interni (VAL), per il tramite del responsabile, riferisce direttamente agli Organi aziendali e ai Comitati interni, avvalendosi dei canali di comunicazione messi a disposizione dalla Banca e secondo le forme ritenute congrue in rapporto ai contenuti delle informative.
  • Poteri e mezzi: l'Ufficio Validazione Modelli Interni (VAL) ha diritto di accesso a tutte le attività aziendali, comprese quelle esternalizzate, esercitate sia presso gli uffici centrali sia presso le strutture periferiche. Ha facoltà di interagire direttamente con le strutture organizzative incaricate della gestione operativa dei rischi. A tale scopo, acquisisce idonei flussi informativi e altri utili elementi d'indagine sulle aree rientranti nel proprio perimetro di azione. Può inoltre accedere, senza limitazioni, a qualsiasi dato o informazione ritenuti di interesse per l'appropriato svolgimento dei propri compiti. L'Ufficio dispone dei necessari supporti tecnologici (hardware e software), presidiati internamente o mediante l'ausilio di sistemi informativi. Tutte le strutture aziendali interessate assicurano all'Ufficio Validazione Modelli Interni (VAL) la massima collaborazione per il pieno conseguimento degli obiettivi che gli sono assegnati. In particolare, l'Ufficio collabora con le altre strutture di controllo, ferma restando la reciproca indipendenza, competenza e autonomia di azione, allo scopo di:
    • o supportare gli Organi aziendali, contribuendo alla periodica valutazione di adeguatezza, completezza, funzionalità e affidabilità del sistema dei controlli interni e dell'organizzazione e del relativo grado di aderenza ai requisiti della normativa;
    • o sviluppare metodi e strumenti di verifica dei presidi dedicati alla valutazione e al controllo dei rischi rilevanti in modo armonico e coerente con le strategie e l'operatività aziendale;
    • o fornire, nell'ambito del processo di convalida, una corretta valutazione delle stime dei modelli interni di misurazione dei rischi e di valutazione delle attività aziendali e dei principali presidi di governo del rischio, ivi compreso il rischio modello implicito in ogni sistema interno di misurazione dei rischi e di valutazione delle attività aziendali.
  • Responsabilità della Funzione di Convalida: l'Ufficio Validazione Modelli Interni (VAL), nel quadro del più ampio sistema di governo dei rischi aziendali e di Gruppo, verifica la qualità dei modelli interni di misurazione dei rischi e di valutazione delle

attività aziendali del Gruppo e la loro rispondenza nel continuo alle prescrizioni normative, ai regolamenti interni, alle esigenze aziendali e all'evoluzione del mercato di riferimento. In via generale, l'Ufficio Validazione Modelli Interni (VAL) è chiamato a:

  • o assicurare lo svolgimento dell'attività di convalida iniziale e periodica, nel rispetto delle procedure interne e delle tempistiche definite dalla normativa interna o esterna;
  • o predisporre la reportistica di convalida verso gli Organi aziendali;
  • o definire, mantenere ed applicare il framework di misurazione del rischio modello;
  • o per quanto concerne i modelli regolamentari, supportare attivamente l'Autorità di Vigilanza durante le fasi di validazione dei sistemi interni di misurazione dei rischi finalizzate alla verifica del loro livello di adeguatezza a fini prudenziali, verificando altresì l'effettività delle azioni correttive poste in essere dalla Funzione di Sviluppo, in risposta alle richieste provenienti dall'Autorità di Vigilanza;
  • o identificare eventuali carenze nei modelli interni e valutare gli opportuni interventi;
  • o monitorare lo stato di avanzamento degli interventi finalizzati alla risoluzione, ovvero mitigazione, delle criticità rilevate;
  • o verificare l'adeguatezza del piano di interventi ai modelli interni e la corretta classificazione delle modifiche in accordo con il la Normativa interna e con il Regolamento delegato UE n.529/2014;
  • o monitorare il rispetto dei requisiti di Permanent Partial Use (PPU) e di copertura dei portafogli AIRB;
  • o monitorare su base periodica i livelli del cosiddetto Margin of Conservatism (MoC) stimato a cura della Funzione di Sviluppo per i modelli AIRB a fronte di eventuali carenze identificate nei dati e nelle metodologie di stima, di eventuali cambiamenti nel contesto interno o esterno di riferimento e del cosiddetto general estimation error.

A fini riepilogativi, si precisa ancora come la responsabilità delle attività di convalida risulta esclusivamente di competenza dell'ufficio Validazione Modelli Interni (VAL). In tale ambito la Funzione di Convalida è indipendente da quelle coinvolte nelle attività di assegnazione del rating e di erogazione del credito; in particolare il responsabile della funzione non si trova in situazione di dipendenza gerarchica rispetto ai soggetti responsabili di dette attività. La Funzione di Convalida, come già detto, appartiene al Servizio Enterprise Risk Management (ERISK). Al medesimo Servizio appartengono l'ufficio Rating Office e l'ufficio Rischi Operativi e Credito, responsabili, unitamente all'ufficio Policy Crediti, del Servizio Crediti, a vario titolo dello sviluppo del sistema di rating. La Funzione di Convalida risulta, inoltre, indipendente da quella di Revisione Interna (Internal Audit).

Funzione di Internal Audit:

All'interno del Regolamento (UE) n. 575/2013 del 26 giugno 2013 (rif. "Articolo 191 della Capital Requirements Regulation") è previsto che la Funzione di Revisione Interna o Servizio Audit riveda almeno una volta l'anno i sistemi di rating dell'ente ed il loro funzionamento attraverso l'esecuzione di verifiche mirate ad appurare:

  • Performance e sviluppo del modello;
  • Utilizzo dei modelli AIRB all'interno dei processi di Gruppo;
  • Verifica sull'impatto e la classificazione dei cambiamenti sui modelli AIRB;
  • Qualità dei dati usati per la stima dei modelli;
  • Integrità del processo di assegnazione dei modelli;
  • Funzione di Convalida interna;
  • Processo di calcolo dei fondi propri;

Tali verifiche permettono al Servizio di definire un'opinione sui vari elementi del sistema di rating e, attraverso un'attività di Risk Assessment, di determinare l'intensità e la frequenza delle attività di verifica del sistema di Rating per gli anni successivi.

Durante l'esecuzione di queste verifiche, il Servizio Audit utilizza i seguenti strumenti operativi nell'ambito delle proprie attività:

  • check-list di revisione interna: predisposte in relazione alle diverse componenti dei sistemi di rating con l'obiettivo di definire le linee guida operative per la conduzione degli accertamenti;
  • software per analisi quantitative: le verifiche svolte in relazione alle componenti quantitative caratterizzanti i sistemi di rating sono effettuate in autonomia mediante il software "R" in grado di eseguire specifici test finalizzati a verificare la capacità discriminante dei sistemi di rating e la corretta calibrazione dei parametri di rischio;

L'attività di revisione interna svolta sui sistemi di rating è formalizzata:

  • in specifici rapporti di audit all'interno dei quali sono indicate le eventuali criticità riscontrate ed i relativi interventi correttivi proposti;
  • nella relazione che annualmente viene indirizzata alla Direzione, posta in approvazione agli Organi Aziendali e successivamente inviata all'Autorità di Vigilanza.

Le verifiche condotte sono ricomprese all'interno dell'audit plan approvato dall'Organo con Funzione di Supervisione Strategica e contemplate nella normativa interna di riferimento. La responsabilità delle attività di revisione risulta esclusivamente di competenza del Servizio Audit il quale non è coinvolto nelle attività di selezione e sviluppo del modello di rating interno ed è indipendente dalla funzione di convalida interna.

Con particolare riferimento ai processi di primo sviluppo adozione e monitoraggio dei sistemi regolamentari dedicati alla misurazione del Rischio di Credito, si riportano qui di seguito le fasi principali dei vari processi coinvolti, unitamente ai relativi ruoli e responsabilità. Il processo di sviluppo di un nuovo modello interno è attivato dal Risk Officer, sulla base di esigenze:

  • interne: piano industriale, valutazioni di opportunità supportate da analisi effettuate da strutture della Funzione Risk Management ed altre strutture del Gruppo, esiti del processo di misurazione e monitoraggio del rischio modello, criticità evidenziate dalle Funzioni di Controllo;
  • esterne: richieste specifiche dell'Autorità di Vigilanza, evoluzione della normativa esterna di riferimento, evoluzione del mercato.

In particolare, il Risk Officer formalizza:

  • le analisi preliminari per una valutazione sull'opportunità di procedere nelle attività di sviluppo del nuovo modello interno;
  • di concerto con le altre funzioni aziendali coinvolte, il relativo progetto in cui sono pianificate le attività connesse allo sviluppo e adozione dello stesso, individuate le responsabilità, definiti i tempi di realizzazione nonché determinati gli investimenti previsti in termini di risorse umane, finanziare e tecnologiche.

Il piano di progetto è sottoposto ad approvazione da parte degli Organi Aziendali in caso di esplicita richiesta normativa e/o da parte dell'Autorità di Vigilanza, nonché in caso di superamento dei limiti di spesa definiti all'interno del Regolamento di Gestione della Spesa. Inoltre, solo nel caso in cui ricorrano le condizioni indicate dalla Guida TRIM ECB sui General Topics (Section 3: Roll-out and PPU), il Risk Officer, con il supporto della Funzione Risk Management, procede all'aggiornamento del piano di roll-out e alla condivisione dello stesso con il Comitato Risk Management e con il Comitato Esecutivo, e alla presentazione al Comitato Rischi, per successiva delibera del Consiglio di Amministrazione. Concluso il processo di approvazione interno, il Risk Officer provvede all'inoltro del piano di roll-out all'Autorità di Vigilanza competente. Una volta attivato l'indirizzo strategico del progetto per l'adozione del modello interno, la Funzione di Sviluppo avvia le valutazioni in merito al perimetro degli elementi del modello interno da sviluppare (aspetti metodologici, organizzativi e implementativi). Nello specifico, il processo di definizione dei modelli interni si articola nelle fasi di seguito declinate:

  • definizione del perimetro di applicazione;
  • definizione del model design;
  • condivisione con la funzione responsabile dei sistemi informativi (i.e. SINFO) dei business requirements per l'adeguamento dell'architettura informatica a supporto dei modelli;
  • condivisione delle scelte organizzative funzionali all'adozione dei modelli nei processi aziendali con le funzioni responsabili.

Il perimetro di applicazione del modello interno e le scelte di model design sono definite dall'Ufficio responsabile dello sviluppo (i.e. Funzione di Sviluppo) sulla base di analisi di composizione del portafoglio, di eventuali indicazioni normative in materia e delle prassi gestionali adottate dal Gruppo. La proposta formulata viene condivisa con il Risk Officer. L'Ufficio competente dello sviluppo del modello interno analizza e accoglie le sue eventuali segnalazioni, procedendo, se necessario, a condividerle con le altre Funzioni Aziendali coinvolte e/o a rivedere il perimetro di applicazione del modello identificato. Una volta definito il disegno di fondo relativo al nuovo modello interno, si procede con le attività di seguito descritte:

  • interazione con SINFO per la predisposizione delle basi dati necessarie allo sviluppo del modello in ambiente di laboratorio;
  • sviluppo del modello interno a cura dell'Ufficio competente, in coerenza con le linee guida relative al processo di sviluppo dei modelli interni, con le scelte metodologiche definite e assicurando un'efficace gestione del rischio di modello. È altresì prevista la possibilità, previa condivisione con il Risk Officer, di procedere a sviluppi "paralleli" di più modelli in ottica esplorativa, rimandando la decisione della scelta del modello successivamente alle analisi delle risultanze preliminari rivenienti dai diversi modelli;
  • interazione con SINFO per le attività di sviluppo dell'architettura informatica, ovvero delle basi dati e degli applicativi a supporto dell'adozione del modello interno nei processi aziendali;
  • interazione con le funzioni responsabili per l'adeguamento dei processi aziendali connessi al modello interno sviluppato;
  • predisposizione della documentazione che rendiconta le scelte metodologiche condotte e i risultati dell'attività di sviluppo.

Terminate le attività di sviluppo, per i modelli, si procede con le attività di seguito descritte:

  • verifiche preliminari da parte dell'Ufficio VAL, tra cui la misurazione del rischio modello (sulla base dei driver valutabili in fase di primo sviluppo, ovvero materialità e rischio metodologico, inteso come coerenza alla norma e completezza della documentazione), per accertare l'adeguatezza del modello interno e la conformità ai requisiti normativi di riferimento, alle best practice e alle esigenze di business e presidio del rischio, che confluiscono nel documento di Parere Preventivo;
  • condivisione della documentazione di sviluppo e del Parere Preventivo con il Risk Officer che, in caso di valutazione positiva, procede a sottoporre la proposta di adozione del modello interno al Comitato Risk Management per successiva delibera in Comitato Esecutivo, e al Comitato Rischi per successiva delibera in Consiglio di Amministrazione.

Per le metriche, il processo di adozione segue il seguente iter:

  • le attività dell'Ufficio VAL sono svolte ex-post in fase di misurazione del rischio modello;
  • la delibera in Consiglio di Amministrazione, previa condivisione con il Comitato Rischi avviene contestualmente alla delibera relativa alle declinazioni metodologiche adottate in ambito Risk Appetite Framework.

L'adozione del modello interno ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali regolamentari è subordinata all'autorizzazione da parte dell'Autorità di Vigilanza competente. A tal fine, il Gruppo procede pertanto alla predisposizione e al successivo inoltro dell'istanza autorizzativa all'Autorità competente secondo i criteri previsti dalla normativa di riferimento, utilizzando la seguente documentazione a supporto:

  • descrizione del portafoglio, perimetro di applicazione, impatti sui fondi propri, piano di roll-out;
  • struttura organizzativa e governance;
  • documentazione di dettaglio sulle definizioni di perdita e di default, processo di assegnazione del rating, classificazione per classe di esposizione, infrastruttura IT, processo di data quality, processo di produzione e manutenzione della documentazione interna;
  • descrizione del model design e dei dati impiegati;
  • utilizzo del modello;
  • framework e report di validazione;
  • report di Audit;
  • glossario.
  • presentazioni a supporto degli accessi ispettivi dell'Autorità di Vigilanza.

La documentazione è condivisa con il Comitato Rischi e trasmessa al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo per approvazione, e al Consiglio di Amministrazione delle Società del Gruppo interessate per informativa. Allo scopo di tenere aggiornato il senior management del Gruppo, l'istanza è condivisa in via preventiva con il Comitato Risk Management.

Per quanto riguarda specificatamente il processo di application, l'Autorità di Vigilanza verifica la completezza e l'adeguatezza del pacchetto inviato e comunica via lettera o mail gli esiti dei controlli di completezza:

  • se positivi, si prosegue con la richiesta formale di application confermando il preapplication package, riportando eventuali modifiche al self-assessment questionnaire o alla documentazione a supporto nel cosiddetto change log file condiviso con il JST. L'application package è condiviso con il Comitato Rischi e trasmesso al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo per approvazione, e al Consiglio di Amministrazione delle Società del Gruppo interessate per informativa. Allo scopo di tenere aggiornato il senior management del Gruppo, l'application package è condiviso in via preventiva con il Comitato Risk Management;
  • se negativi, si procede a indirizzare i rilievi dell'Autorità di Vigilanza entro le scadenze stabilite dalla stessa e a ripetere le fasi del processo descritto in precedenza.

Ricevuta l'autorizzazione da parte dell'Autorità di Vigilanza, il Consiglio di Amministrazione della Capogruppo delibera l'adozione del modello a fini regolamentari, mentre il Consiglio di Amministrazione delle Società del Gruppo interessate ratificano l'adozione. Una volta concluso con esito positivo l'iter di approvazione del modello interno in fase di adozione, questo inizia ad essere effettivamente impiegato nell'ambito dei relativi processi interni, coerentemente con gli obiettivi di sviluppo definiti in fase di pianificazione.

In coerenza con le disposizioni normative di riferimento, il Gruppo si è dotato di un framework di monitoraggio periodico dei modelli interni adottati, al fine di:

  • valutare l'accuratezza delle stime di tutte le componenti rilevanti di rischio;
  • esprimere un giudizio in merito al regolare funzionamento, alla capacità predittiva e alla performance su base continuativa;
  • assicurare un adeguato presidio del rischio modello.

Le attività di monitoraggio e aggiornamento dei modelli prevedono, sia attività di ricalibrazione a cura della Funzione di Sviluppo competente con frequenza annuale, sia attività di monitoraggio e review che includono verifiche di natura quantitativa, sia verifiche di natura qualitativa, in considerazione del modello analizzato. La frequenza e la profondità delle attività di verifica è definita sulla base dei seguenti criteri:

  • esiti delle analisi di rischio modello, misurato sulla base di specifici driver:
    • o la materialità, misurata sulla base della tipologia di indicatori di Risk Appetite Framework (I e II livello);
    • o l'aging del modello, che ne valuta il rischio di obsolescenza;
    • o il rischio residuo, derivante dalla qualità dei dati in produzione e degli strumenti adottati, nonché dall'utilizzo del modello;
    • o il rischio metodologico, inteso come coerenza alla norma o alle prassi di mercato, e completezza della documentazione;
  • prescrizioni normative (frequenza almeno annuale per i modelli regolamentari);

esiti delle attività dei precedenti cicli di verifica della Funzione di Validazione.

In particolare, in merito alla profondità delle analisi, sono previste tre modalità di verifica:

  • Comprehensive Validation: VAL effettua l'intero set di test/controlli previsti in fase di convalida periodica, nel rispetto di eventuali prescrizioni normative (per i modelli regolamentari, test di rappresentatività, stabilità, accuratezza, performance e regolare funzionamento);
  • Standard Validation: VAL effettua l'attività di convalida on-going con una profondità inferiore rispetto alla casistica di comprehensive validation, fermo restando il rispetto dei requisiti normativi relativi alla frequenza minima e alla copertura delle attività di convalida sui modelli regolamentari;
  • Full Review: la Funzione di Sviluppo competente effettua un'analisi complessiva del modello, valutando le scelte di model design e di approccio metodologico, nonché una potenziale ridefinizione dei driver del modello. Parallelamente, VAL analizza le risultanze dell'attiva di Full Review condotta, fornendo pareri sulle conclusioni raggiunte e sulla necessità di eventuali analisi supplementari.

Gli esiti delle attività di misurazione del rischio modello condotte da VAL sono trasmesse con cadenza annuale al Comitato Risk Management. Laddove dalle verifiche condotte emergano criticità o aspetti suscettibili di miglioramento, VAL definisce, con le unità organizzative interessate, gli opportuni interventi e il piano di azione, inclusivo delle seguenti informazioni:

  • catalogo degli interventi;
  • classificazione della modifica;
  • declinazione delle fasi di definizione e sviluppo;
  • durata complessiva e scadenze intermedie;
  • responsabilità dei diversi uffici e/o funzioni coinvolte;
  • stima dell'effort necessario al completamento dell'intervento.

Prima del passaggio agli Organi aziendali, VAL esamina il piano in proposta verificandone l'adeguatezza anche in relazione alle criticità rilevate nell'ambito delle proprie attività. La proposta di piano annuale è condivisa con le funzioni aziendali coinvolte allo scopo di verificarne la fattibilità. Conclusa la fase di condivisione con le funzioni aziendali coinvolte, la proposta di piano annuale è presentata per approvazione al Risk Officer, che la condivide con il Comitato Rischi e successivamente la sottopone a delibera di approvazione del Consiglio di Amministrazione. VAL verifica con cadenza almeno trimestrale che le azioni pianificate per sanare i rilievi siano effettivamente poste in essere nelle modalità e nei tempi previsti. Il perimetro delle attività di monitoraggio relative agli interventi ai modelli interni comprende, oltre alle modifiche stabilite a seguito dell'attività di review, anche le modifiche richieste dall'Autorità di Vigilanza competente. Il report di monitoraggio è presentato al Comitato Rischi tramite il Tableau de Bord delle Funzioni Aziendali di Controllo con frequenza trimestrale. Si precisa come il monitoraggio trimestrale ricomprenda sia gli interventi definiti da VAL a valle delle proprie attività di verifica, sia le altre casistiche di interventi definiti sulla base di processi differenti dalla convalida iniziale o dalla convalida periodica (ad esempio, gli interventi identificati a valle delle verifiche della funzione di revisione interna). Il piano degli interventi e la relativa evoluzione sono storicizzati nell'ambito del processo di Data Governance.

Con particolare riferimento alle modifiche ai sistemi regolamentari dedicati alla misurazione del Rischio di Credito, occorre innanzitutto precisare come le norme interne del Gruppo descrivano esaustivamente tutte le tipologie di modifiche (sostanziali da autorizzazione preventiva, non sostanziali da notifica ex-ante e non sostanziali da notifica ex-post) e le relative modalità di classificazione, in maniera completamente allineata al Regolamento delegato UE 529/2014. Si riportano qui di seguito le fasi del processo di modifica, unitamente ai relativi ruoli e responsabilità. Sulla base degli esiti del processo di monitoraggio e/o di richieste da parte dell'Autorità di Vigilanza, la Funzione di Risk Management valuta la necessità di apportare opportune modifiche ai modelli interni. In particolare, le condizioni che possono comportare la necessità di modifiche ai modelli interni adottati sono riconducibili alle seguenti casistiche:

  • evoluzione della Normativa di riferimento;
  • esiti dell'attività di convalida periodica formalizzati dalla Funzione di Validazione (i.e. Ufficio VAL);
  • variazioni del perimetro di applicazione del modello conseguenti all'attuazione di decisioni strategiche deliberate dal CA;
  • necessità di aggiornamento della struttura e/o delle metodologie di stima relative al modello interno.

Il processo di identificazione, classificazione, implementazione e adozione delle modifiche ai modelli interni è composto dalle seguenti fasi:

  • il Risk Officer, con il supporto della Funzione di Risk Management, individua la necessità di apportare le modifiche necessarie;
  • la Funzione di Sviluppo responsabile del modello interno propone la classificazione preliminare delle modifiche sulla base di opportune analisi di materialità e tenendo in considerazione i requisiti normativi di riferimento;
  • successivamente, VAL, sulla base di analisi e valutazioni indipendenti, provvede a confermare la classificazione proposta dalla Funzione di Sviluppo competente o a definire una classificazione alternativa vincolante;
  • la classificazione definitiva stabilita da VAL determina tre differenti tipologie di processo:
    • o in caso di modifiche sostanziali ai modelli regolamentari, si applica l'intero processo di adozione, inclusivo della fase di predisposizione e inoltro dell'istanza di autorizzazione all'Autorità di Vigilanza, in considerazione del fatto che la modifica sostanziale è considerata equiparabile all'adozione di un nuovo modello AIRB;
    • o in caso di modifiche non sostanziali di maggiore materialità, la Funzione di Sviluppo procede a sviluppare e progressivamente ad adottare le modifiche ai modelli interessati, inviando flussi informativi periodici a VAL, per consentire l'esecuzione delle verifiche preliminari di competenza. L'iter di approvazione interno prevede la condivisione preventiva della modifica con il Comitato Risk Management, e la successiva trasmissione al Comitato Rischi per delibera del CA. La presente casistica di modifica ai modelli regolamentari prevede la notifica ex-ante all'Autorità di Vigilanza tramite specifico form (senza trasmissione dei cd. pre-application e application package). Nello specifico, il Risk Officer, con il supporto di VAL, procede alla compilazione dello specifico form fornito dall'Autorità di Vigilanza, inclusivo delle seguenti informazioni:
      • perimetro di applicazione della modifica;
      • descrizione della modifica/estensione del modello;
      • data di adozione della modifica;
      • impatto quantitativo a livello consolidato della modifica/estensione sugli importi delle esposizioni ponderati per il rischio o sui requisiti di fondi propri.

Prima della trasmissione all'Autorità di Vigilanza (da effettuare almeno 2 mesi prima dell'adozione), il form è condiviso con il Comitato Rischi e trasmesso al CA della Capogruppo per approvazione, e al CA delle Società del Gruppo interessate per informativa. Allo scopo di tenere aggiornato il senior management del Gruppo, il form è condiviso in via preventiva con il Comitato Risk Management;

o in caso di modifiche non sostanziali ai modelli regolamentari, la Funzione di Sviluppo procede a sviluppare e progressivamente ad adottare le modifiche ai modelli interessati. Successivamente, VAL procede ad analizzarle e riportarle nella relazione annuale relativa ai modelli interni, dando evidenza dei razionali di ciascuna modifica e delle eventuali conseguenze anche in termini di performance. Inoltre, l'iter di approvazione interno prevede la condivisione preventiva della modifica con il Comitato Risk Management, e la successiva trasmissione al Comitato Rischi per delibera del CA. Il Risk Officer, con il supporto di VAL, procede alla compilazione dello specifico form, in quanto la presente casistica di modifica prevede la notifica ex-post all'Autorità di Vigilanza (senza trasmissione dei cd. preapplication e application package). Il form include le seguenti informazioni:

  • perimetro di applicazione della modifica;
  • descrizione della modifica/estensione del modello;
  • data di adozione della modifica.

Prima della trasmissione all'Autorità di Vigilanza, da effettuare con cadenza almeno annuale, e comunque non oltre il mese di gennaio dell'anno successivo all'adozione, il form è condiviso con il Comitato Rischi e trasmesso al CA della Capogruppo per approvazione, e al CA delle Società del Gruppo interessate per informativa. Allo scopo di tenere aggiornato il senior management del Gruppo, il form è condiviso in via preventiva con il Comitato Risk Management.

  • In coerenza con la normativa di riferimento, Regolamento Delegato UE 529/2014, si prevede:
    • o in caso il Gruppo non intenda adottare una modifica già autorizzata dall'Autorità di Vigilanza competente a partire dalla data indicata nella nuova autorizzazione, occorre richiedere al più presto un'ulteriore autorizzazione alla medesima Autorità di Vigilanza;
    • o se l'attuazione di una modifica autorizzata dall'Autorità di Vigilanza competente è posticipata come da punto precedente, è necessario notificare il ritardo alla stessa, e presentare un piano di pronta attuazione dell'estensione o modifica autorizzata, la cui tempistica dev'essere concordata con l'Autorità di Vigilanza competente;
    • o laddove la modifica rientri nella categoria soggetta a notifica preventiva all'Autorità di Vigilanza competente (modifiche non sostanziali con notifica ex-ante), in caso di decisione di non adozione dell'estensione o modifica successiva rispetto alla notifica (ex-ante), occorre comunicare al più presto tale decisione all'Autorità di Vigilanza competente.
  • per i soli interventi per i quali l'Autorità di Vigilanza competente abbia esplicitamente richiesto un'apposita comunicazione, il Risk Officer, di concerto con VAL, previa verifica dell'adeguatezza delle modifiche sviluppate e della relativa corretta adozione, presenta agli Organi aziendali competenti la proposta di deliberazione sulla chiusura degli interventi esaminati.

Le responsabilità, i processi decisionali e i flussi informativi relativi ai vari organi societari e al senior management, identificato con il Comitato Risk Management, per quanto riguarda i modelli regolamentari AIRB, sono normati nel Regolamento di Gruppo Risk Management, con particolare riferimento all'Allegato 1 - Adozione, gestione e modifica dei modelli interni.

Nell'ambito del processo di adozione dei modelli regolamentari:

  • Il Comitato Risk Management, Il Comitato Esecutivo, il Comitato Rischi e il consiglio di Amministrazione ricevono, per valutazione ed approvazione, il roll-out plan redatto o aggiornato dal Risk Officer, con il supporto della Funzione di Risk Management;
  • I medesimi organi ricevono, sempre dal Risk Officer, la proposta di adozione del nuovo modello regolamentare, unitamente a tutta la documentazione relativa, comprensiva tra gli altri del parere di prima validazione della Funzione di Validazione, del parere della Funzione di Internal Audit, delle Schede Modello redatte dalla Funzione di Sviluppo e dei pre-application e application package (inclusivi dei cd. pre-application form e self assessment questionnaire);

Nell'ambito del processo di monitoraggio dei modelli regolamentari:

  • Il Comitato Risk Management riceve ed esamina con cadenza almeno annuale le risultanze delle analisi di rischio modello condotte dalla Funzione di Validazione;
  • Il Comitato Rischi e il Consiglio di Amministrazione ricevono per approvazione dal Risk Officer, supportato dalla Funzione di Validazione, le risultanze delle attività di convalida periodica, unitamente al piano di remediation definito relativamente alle eventuali criticità riscontrate;

Il Comitato Rischi riceve, nell'ambito del cd. Tableu de Bord, il monitoraggio trimestrale degli interventi definiti al punto di cui sopra, comprensivi non solo delle azioni definite dalla Funzione di Validazione, ma anche di quelle individuate e condivise dalle altre funzioni di controllo aziendali, con particolare riferimento all'Internal Audit.

Nell'ambito del processo di modifica dei modelli regolamentari:

  • In caso di modifiche sostanziali sottoposte ad autorizzazione preventiva, la documentazione e le relazioni ricevute dai vari organi aziendali e dal senior management sono le medesime già descritte per il processo di adozione di un nuovo modello regolamentare;
  • In caso di modifiche non sostanziali sottoposte a notifica ex-ante o ex-post, il Comitato Risk Management, il Comitato Rischi e il Consiglio di Amministrazione ricevono, per verifica e successiva approvazione, i form specifici BCE dedicati alle comunicazioni di notifiche non materiali.

Per quanto riguarda i contenuti dei principali documenti trasmessi al senior management e agli organi aziendali per approvazione:

  • Le Schede Modello contengono una descrizione approfondita del perimetro di applicazione del modello, dei dati impiegati a fini di sviluppo, delle scelte di segmentazione, dell'approccio di model design, del rispetto dei requisiti normativi di riferimento, dei test e delle performance dei modelli e infine dei risultati ottenuti in termini di parametri di rischio;
  • I report di prima validazione e di validazione periodica contengono l'elenco dei test effettuati su ciascun modello unitamente alla relativa tipologia, il risultato ottenuto su ciascun test, la traduzione dello stesso in un giudizio sintetico, un giudizio complessivo su ciascuna area di indagine impiegata (model design, model performance, backtesting, ecc.), il giudizio finale formulato per ciascun modello nel suo complesso, le eventuali carenze individuate e le potenziali azioni correttive individuate.

L'attuale impianto regolamentare AIRB prevede l'impiego dei seguenti 11 modelli:

  • PD Corporate, applicato a tutte le controparti rientranti nella Funzione Regolamentare Corporate, al fine di assegnare una classe di rating, unitamente al parametro PD associato alla stessa. Lo sviluppo del modello prevede l'impiego di un dataset contenente l'elenco di tutte le controparti bonis Corporate rilevate a tutte le date di osservazione (31/12) incluse nella serie storica dicembre 2011 dicembre 2019, con indicazione sia del valore di score Per*Fido assegnato a quella dat, sia dell'informazione relativa ad un eventuale passaggio a default nei 12 mesi successivi alla data di osservazione. Tramite regressione logistica sui dati storici di passaggio a default, ciascuno dei punti di score ammessi (valori tra 0 e 1) è trasformato in una PD teorica. Successivamente, tali PD teoriche sono impiegate come input ad un algoritmo di cluster analysis, finalizzato ad individuare un certo numero di classi di rating (tramite definizione di cut-off sui punteggi score) considerate statisticamente significative in termini di differenze di rischio di default atteso. Infine, una volta stabilite tali classi, la PD associata è calcolata semplicemente come tasso di default di lungo periodo osservato sulle controparti ricomprese in quella classe. Chiaramente tale approccio di stima, basato sulla quantificazione di PD completamente equivalenti ai tassi di default storici, comporta un perfetta coincidenza dei parametri con i tassi di passaggio a default osservati nei vari periodi di riferimento;
  • PD Retail Imprese, applicato a tutte le controparti rientranti nella Funzione Regolamentare Retail e valutate con i percorsi Per*Fido 2 - Microattività/Agricoltori o 3 - Microimprese, al fine di assegnare una classe di rating, unitamente al parametro PD associato alla stessa. Per quanto riguarda lo sviluppo del modello e i dati impiegati, l'approccio impiegato è il medesimo descritto per il modello di PD Corporate;
  • PD Retail Privati, applicato a tutte le controparti rientranti nella Funzione Regolamentare Retail e valutate con i percorsi Per*Fido 1 - Privati Mutui o 1 - Privati

Altro, al fine di assegnare una classe di rating, unitamente al parametro PD associato alla stessa. Per quanto riguarda lo sviluppo del modello e i dati impiegati, l'approccio impiegato è il medesimo descritto per il modello di PD Corporate;

  • PD Retail Pool di Prodotto, applicato a tutte le controparti rientranti nella Funzione Regolamentare Retail non valutate con uno dei percorsi Per*Fido, al fine di assegnare una classe di rating, unitamente al parametro PD associato alla stessa. In questo caso, lo sviluppo del modello si basa semplicemente sull'individuazione di classi di rischiosità distinte per prodotto in base all'analisi dei tassi di default storici. I dati impiegati sono i medesimi dei modelli PD già descritti, l'unica differenza è rappresentata dall'assenza della variabile score, sostituita da una serie di caratteristiche della posizione. In questo modo, vengono selezionati una serie di risk driver in grado di identificare classi statisticamente diverse in termini di rischiosità, al pari di quanto fatto per i modelli PD basati sullo score Per*Fido. Una volta definite le classi di rating, anche in questo caso le PD associate equivalgono al tasso di default storico di lungo periodo osservato;
  • LGD Bonis Credito Emiliano, applicato a tutte le esposizioni in Bonis facenti capo a clientela performing Corporate e Retail di Credito Emiliano. Il modello, sviluppato tramite un approccio per componenti, prevede la stima sia di un valore di LGD Sofferenza bonis sia di un valore di danger rate (i.e. probabilità di migrazione a sofferenza di una controparte performing), che moltiplicati fra loro restituiscono il valore di LGD atteso su posizioni in bonis. Si precisa come le stime includano l'impatto dei Costi Indiretti e dell'effetto Downturn. Lo sviluppo del modello si basa, per la componente sofferenza, sull'impiego di una base dati all'interno della quale sono presenti tutte le posizioni passate a sofferenza a partire dal 2001 e chiuse (o sostanzialmente chiuse) alla data di riferimento, ovvero dicembre 2019. Per ciascuna osservazione è presente l'informazione sulla data di ingresso a sofferenza, la relativa esposizione e il tasso di LGD economica osservato, ovvero la perdita calcolata impiegando tutti i flussi di cassa osservati e scontati fino alla data di ingresso a sofferenza, pari al complemento a uno del rapporto tra i flussi di incasso netti dei costi e l'esposizione soggetta a recupero, in base al cd. approccio workout. Su tale campione vengono testati tramite analisi regressiva univariata e multivariata relativi alle caratteristiche della controparte e dell'operazione riferite allo stato di performing, in modo da pervenire ad un'equazione multivariata che restituisca un tasso di LGD Sofferenza in base ai valori assunti dai risk driver selezionati come statisticamente rilevanti. Per quanto riguarda la componente danger rate, segmentata in base al tipo di controparte, la base dati è costituita da tutti gli ingressi a default ricompresi nella serie storica utilizzata (gennaio 2014 dicembre 2019), con il dettaglio del tipo di controparte, lo stato di primo ingresso a default e l'eventuale segnale di classificazione finale allo stato di sofferenza. Si precisa come il dataset di stima comprenda esclusivamente i cicli di default ritenuti chiusi, ovvero quelli direttamente classificati a sofferenza oppure classificati in un primo momento in uno stato di precontenzioso (past due e inadempienza probabile) e successivamente ritornati in bonis o passati a sofferenza. Con un simile set di osservazioni, tramite approccio basato sui dati medi storici di lungo periodo, vengono calcolate le probabilità di una controparte bonis di essere classificata a sofferenza dato l'evento generico di classificazione a default;
  • ELBE Defaulted Assets Credito Emiliano; applicato a tutte le esposizioni in Default facenti capo a clientela non performing Corporate e Retail di Credito Emiliano. Il modello, sviluppato tramite un approccio per componenti, prevede la stima sia di un valore di ELBE Sofferenza sia di un valore di danger rate (i.e. probabilità di migrazione a sofferenza di una controparte past due o inadempienza probabile), che moltiplicati fra loro restituiscono il valore di ELBE atteso su posizioni in past due e inadempienza probabile. Per quanto riguarda le posizioni in stato di sofferenza, si applica semplicemente il valore i ELBE stimato senza l'impiego della componente danger rate, essendo la posizione già classificata nel suo stato terminale. Si precisa come le stime non includano l'impatto dei Costi Indiretti e dell'effetto Downturn. Per quanto riguarda lo sviluppo del modello, l'approccio è del tutto simile rispetto a quanto visto per il modello performing, fatta eccezione per l'introduzione tra i risk driver della componente sofferenza delle variabili relative al

vintage della posizione, alla tipologia di processo di recupero attivata e alla presenza o meno di garanzie. Anche per i danger rate l'approccio è esattamente il medesimo, semplicemente le probabilità di classificazione a sofferenza sono calcolate in modo distinto per i past due e per le inadempienze probabili (rileva lo stato non performing di prima classificazione dato l'evento di default);

  • LGD Defaulted Assets Credito Emiliano, applicato a tutte le esposizioni in Default facenti capo a clientela non performing Corporate e Retail di Credito Emiliano. L'approccio risulta il medesimo già visto per l'ELBE, tuttavia, nel caso della LGD Defaulted Assets, semplicemente ai valori di ELBE Sofferenza stimati con approccio Workout e modello regressivo vengono sommati i Costi Indiretti e la componente di Downturn, al fine di inglobare nelle stime una componente di perdita inattesa;
  • LGD Bonis Credem Leasing, applicato a tutte le esposizioni in Bonis facenti capo a clientela performing Corporate e Retail di Credem Leasing. Il modello, sviluppato tramite un approccio per componenti, prevede la stima sia di un valore di LGD Sofferenza bonis sia di un valore di danger rate (i.e. probabilità di migrazione a sofferenza di una controparte performing), che moltiplicati fra loro restituiscono il valore di LGD atteso su posizioni in bonis. Si precisa come le stime includano l'impatto dei Costi Indiretti e dell'effetto Downturn. L'approccio di sviluppo ricalca esattamente quanto già visto per il modello di Credito Emiliano, fatta eccezione per la profondità storica che arriva fino al 2002 e per i risk driver analizzati e impiegati, in questo caso tipici dell'operatività di prodotti leasing. Infine, si tenga presente come, mentre la stima della componente sofferenza sia specifica per le due società, la stima della componente danger rate sia svolta in maniera aggregata per le controparti delle due entità;
  • ELBE Defaulted Assets Credem Leasing; applicato a tutte le esposizioni in Default facenti capo a clientela non performing Corporate e Retail di Credito Leasing. Il modello, sviluppato tramite un approccio per componenti, prevede la stima sia di un valore di ELBE Sofferenza sia di un valore di danger rate (i.e. probabilità di migrazione a sofferenza di una controparte past due o inadempienza probabile), che moltiplicati fra loro restituiscono il valore di ELBE atteso su posizioni in past due e inadempienza probabile. Per quanto riguarda le posizioni in stato di sofferenza, si applica semplicemente il valore i ELBE stimato senza l'impiego della componente danger rate, essendo la posizione già classificata nel suo stato terminale. Si precisa come le stime non includano l'impatto dei Costi Indiretti e dell'effetto Downturn L'approccio di sviluppo ricalca esattamente quanto già visto per il modello di Credito Emiliano, fatta eccezione per la profondità storica che arriva fino al 2002 e per i risk driver analizzati e impiegati, in questo caso tipici dell'operatività di prodotti leasing. Infine, si tenga presente come, mentre la stima della componente sofferenza sia specifica per le due società, la stima della componente danger rate sia svolta in maniera aggregata per le controparti delle due entità;
  • LGD Defaulted Assets Credem Leasing, applicato a tutte le esposizioni in Default facenti capo a clientela non performing Corporate e Retail di Credito Emiliano. L'approccio risulta il medesimo già visto per l'ELBE, tuttavia, nel caso della LGD Defaulted Assets, semplicemente ai valori di ELBE Sofferenza stimati con approccio Workout e modello regressivo vengono sommati i Costi Indiretti e la componente di Downturn, al fine di inglobare nelle stime una componente di perdita inattesa;
  • EAD Cassa Credito Emiliano e Credem Leasing, applicato a tutte le esposizioni per cassa non rateali in Bonis facenti capo a clientela performing Corporate e Retail di Credito Emiliano e Credem Leasing. Il modello prevede la stima di valori di CCF che, applicati al margine disponibile delle linee di cassa, restituiscono il valore atteso di esposizione che verrà tirata fino all'evento di default, e che a sua volta sommata con l'esposizione effettivamente utilizzata alla data genererà la EAD complessiva soggetta al rischio di credito. Al pari dei modello LGD, il dataset contiene tutti le posizioni migrate a default in un dato orizzonte temporale (i.e. stesso perimetro di default osservato nel modello PD), e per ognuna delle quali sono presenti sia le caratteristiche oggetto di studio (i.e. risk driver) del modello, sia il valore di CCF storico effettivamente osservato, ovvero il rapporto tra il delta espositivo osservato nei 12 mesi prima del default e il margine disponibile all'inizio

di tale periodo di osservazione. L'approccio di sviluppo prevede l'individuazione di una serie di risk driver rilevanti tramite analisi univariata, e successivamente la stima dei parametri associati a ciascuna cella della griglia così ottenuta tramite un approccio a media di cella (media semplice di tutti i valori osservati storicamente).

Per quanto riguarda le modalità di validazione, come anticipato alla lettera b) della presente tabella, la Funzione di Validazione (Ufficio VAL) è responsabili di sottoporre inizialmente i modelli AIRB a una prima validazione omnicomprensiva, e successivamente con cadenza almeno annuale ad una revisione delle stime, tanto più profonda e frequente in virtù delle eventuali anomalie riscontrate nei precedenti monitoraggi. In particolare, la review peripodica delle stime è regolata dal Framework di Validazione, un documento ufficiale di taglio operativo che per ciascuno dei modelli descritti indica:

  • Il set intero di controlli quantitativi e qualitativi da effettuare (e.g. model design, model performance, backtesting, stabilità stime, benchmarking, ecc.);
  • Le metriche di valutazione da adottare (e.g. test statistici quali il test binomiale per la PD e l'area ROC per i modelli LGD ed EAD);
  • I risultati di ciascun controllo in base ai valori quantitativi e qualitativi ottenuti;
  • Le azioni di rimedio automatiche da attivare in base ai risultati di cui al punto sopra;
  • Le modalità per pervenire ad un giudizio di sintesi del modello in base ai risultati ottenuti sulle singole metriche, che come illustrato determinerà la frequenza e l'intensità dei successivi monitoraggi.

Per l'applicazione dell'intero processo di validazione, e in particolare del suddetto framework, VAL si avvale di basi dati dedicate, simili per struttura a quelle già descritte per lo sviluppo dei modelli, ma eventualmente arricchite in termini di informazioni e/o profondità storica, e comunque sempre idonee a consentire lo svolgimento dell'intero set di controlli e verifiche definito.

Utilizzo dei modelli interni regolamentari

Il sistema interno di rating in uso presso il Gruppo Credem produce misure di rischiosità dei prenditori che sono utilizzate sia all'interno del processo del credito sia per finalità differenti. Di seguito si illustrano i principali processi in cui trovano utilizzo le misure di rischio prodotte dal sistema di rating interno.

Erogazione e revisione del credito: l'attività di valutazione ed erogazione del credito di Credem Banca verso la clientela assume, come presupposto tecnico, il giudizio di sintesi della rischiosità della controparte, rappresentato dal rating. Nell'attribuzione del rating, la banca deve valutare il grado di rischio in un arco temporale di almeno 18 mesi, tenendo conto della vulnerabilità della controparte a condizioni economiche avverse o ad eventi inattesi. L'autonomia di delibera degli affidamenti rappresenta la delega in materia di credito che il Consiglio di Amministrazione attribuisce agli organi delegati e/o soggetti che ricoprono specifici ruoli oppure "ad personam" a singoli soggetti. In Credem Banca, le autonomie di delibera per gli affidamenti delle posizioni in bonis vengono determinate in base al valore dell'accordato ponderato. L'accordato ponderato quantifica l'ammontare di rischio di credito associato alla posizione, determinato dall'accordato nominale (somma degli affidamenti proposti sulle singole linee), ponderato per gli elementi di rischio delle linee di credito (linea di credito, durata residua e garanzie) e del cliente (rating, settore economico e area territoriale). Si evidenzia, altresì, che il processo di revisione periodica delle posizioni che rientrano nella Funzione Regolamentare Retail, presenta timing differenti in funzione della classe di rating di appartenenza.

Monitoraggio andamentale del credito: l'ufficio Controllo Crediti svolge attività di controllo e monitoraggio sull'area credito al fine di garantire la corretta individuazione dei rapporti caratterizzati da anomalie andamentali. Tale attività avviene anche ricorrendo alle misure di rischio prodotte dal modello interno di rating. In particolare, l'Ufficio Controllo Crediti è responsabile dell'individuazione delle posizioni a rischio, caratterizzate da anomalie o da rating problematici/in deterioramento, della formalizzazione di adeguati interventi indirizzati alla Rete per la regolarizzazione delle posizioni segnalate, del monitoraggio delle posizioni oggetto di intervento fino all'avvenuta sistemazione ("gestione dei sospesi") e dell'eventuale coinvolgimento del Direttore di Filiale, della Funzione Regolamentare Corporate e Retail e del Servizio Crediti per la rimozione ed il presidio delle anomalie non evase dalla rete. Inoltre, l'ufficio Controllo Crediti effettua controlli massivi, con frequenza trimestrale, dell'analisi dinamica del portafoglio per classi di rating al fine di prevenire l'eventuale degrado della posizione rispetto all'ultimo rating deliberato segnalando alla Rete i degradi rilevanti per l'eventuale revisione del rating e/o del fido.

Provisioning: a partire dalla relazione semestrale approvata dal Consiglio di Amministrazione in data 22 luglio 2010, coerentemente con quanto disposto dai principi contabili internazionali IAS/IFRS, si è scelto di adottare i parametri di rischio (PD ed LGD) stimati internamente dal sistema di rating, per la determinazione degli accantonamenti derivanti da svalutazioni collettive delle attività finanziarie in bonis. Successivamente i parametri di rischio sono stati ulteriormente evoluti per tenere in considerazione le peculiarità richieste dal principio contabile IFRS9 a partire da dicembre 2017. La valutazione avviene per categorie di crediti omogenee in termini di rischio di credito e le relative percentuali di perdita sono stimate tenendo conto di serie storiche, fondate su elementi osservabili alla data della valutazione, che consentano di stimare il valore della perdita latente in ciascuna categoria di crediti. In particolare, a ciascuna attività con caratteristiche simili in termini di rischio di credito, è associata una "probabilità di inadempienza" assegnata sulla base del rating interno del cliente ed una "perdita in caso di inadempienza" commisurata all'ammontare dell'esposizione, alla forma tecnica del finanziamento e alla tipologia di garanzia. Inoltre, i parametri di rischio (PD e LGD) stimati internamente dal sistema di rating sono stati adottati per la stima degli accantonamenti derivanti da svalutazioni analitiche, di tipo forfettario, previste per le posizioni classificate come Past Due.

Misurazione delle performance del credito ed allocazione del capitale: in ottica Risk Appetite Framework (RAF), il Gruppo Credem utilizza come Massimo Rischio Assumibile o Risk Capacity, il patrimonio di Vigilanza di Gruppo (Fondi Propri), o parte di esso in presenza di vincoli imposti dall'Assemblea degli Azionisti o dall'Autorità di Vigilanza. Il processo di determinazione del RAF si attiva contestualmente al processo per la determinazione del budget di Gruppo. Al fine di assicurare la formalizzazione della Risk Capacity che il Gruppo è disposto ad accettare nel perseguimento dei propri obiettivi di business, gli obiettivi di rischio/rendimento vengono formalmente assegnati alle singole Società ritenute rilevanti e, ove necessario, alla Business Unit. Nella fase di Pianificazione Preliminare del processo di RAF, il Comitato Pianificazione strategica, con il supporto tecnico dell'ufficio Pianificazione e Capital Management, ha il ruolo di:

  • proporre al CA le linee guida a medio/lungo termine per la determinazione del Piano Strategico e/o del Budget del Gruppo e, su proposta della funzione di Risk Management, la revisione/conferma dell'insieme di indicatori di Risk Appetite e delle relative metriche di calcolo su cui strutturare il RAF;
  • definire, sulla base delle linee guida, il relativo Business Plan, con l'obiettivo di elaborare una stima preliminare dei risultati economico/finanziari, espressi tramite i parametri reddituali e i valori obiettivo dei principali indicatori relativi ai rischi patrimoniali, di liquidità e di leverage.

Trimestralmente il rischio effettivamente assunto è sottoposto a prove di stress al fine di verificare che siano rispettate le soglie di tolleranza alle singole tipologie di rischio. Per la quantificazione dell'impatto a scenari di stress, vengono applicati parametri di rischio particolarmente penalizzanti alle esposizioni in essere e proiettati sull'orizzonte temporale previsto, in coerenza con quanto svolto in sede ICAAP. È compito della funzione Risk Management verificare la bontà delle metriche utilizzate sottoponendo a backtesting i modelli di stima del rischio, e riportarne nel RAF gli esiti, segnalando eventuali carenze ed evidenziando eventuali necessità di sviluppo di nuove metodologie. Il quadro di riferimento per la determinazione della propensione al rischio utilizza metodologie di stima coerenti con quelle approvate in sede di verifica dell'adeguatezza patrimoniale (processo ICAAP), nel rispetto dei diversi obiettivi.

Sistema premiante: in particolare, il sistema premiante, definito per misurare i diversi livelli di performance, prevede indicatori di rischio-rendimento (Risk Adjusted Return On Risk Adjusted Capital - RARORAC), basati sulla stima interna delle PD, e indicatori di crescita del business (raccolta e impieghi). La struttura organizzativa adibita alla delibera dei rating non possiede obiettivi e non riceve incentivi o premi in connessione al business creditizio. Il sistema premiante delle Business Unit Commerciali prevede indicatori di rischio/rendimento basati sui parametri interni.

Pricing: la normativa interna prevede che nella determinazione delle condizioni da applicare alla clientela, per la quale è prevista l'assegnazione del rating di controparte, sia necessario verificare la congruità del prezzo proposto con il rating creditizio assegnato alla stessa avvalendosi di un apposito supporto di simulazione per la valutazione del profilo di rischiorendimento (RARORAC) e del capitale gestionale assorbito.

Per quanto riguarda il processo di reporting direzionale relativo all'utilizzo delle misure di rischio prodotte dal modello di rating, le principali informative sono prodotte per il Comitato Crediti di Gruppo e per il Comitato Consiliare Rischi di Gruppo. Il Comitato Crediti di Gruppo ha l'obiettivo di supportare la Capogruppo in materia di gestione dei c.d. Grandi Rischi. A questo scopo effettua un monitoraggio periodico dei grandi rischi assunti, per singola controparte, mediante un'attività di raccordo tra le strutture organizzative e i sistemi informativi su tutte le attività dell'area credito poste in essere dalle diverse unità che compongono il Gruppo. L'attività del Comitato è supportata dall'ufficio Credit Strategy che svolge la funzione di segreteria tecnica del Comitato stesso con particolare riguardo ai seguenti aspetti della tematica considerata:

  • analisi periodica del rischio di credito a livello consolidato;
  • analisi di norme inerenti l'assunzione del rischio di credito;
  • elaborazione e manutenzione della matrice contenente le soglie di massima esposizione per singola controparte del gruppo Credem.

Il Comitato è composto da membri nominati dal Consiglio d'Amministrazione della Capogruppo. Con particolare riferimento ai compiti in materia di gestione e controllo dei rischi, il Comitato Consiliare Rischi di Gruppo svolge le seguenti funzioni di supporto:

  • svolge l'attività valutativa e propositiva necessaria affinché il CA possa definire e approvare il Risk Appetite Framework (cd. RAF, con particolare riferimento alla valutazione degli obiettivi di rischio e delle soglie di tolleranza);
  • monitora l'andamento del profilo di rischio assunto nel suo complesso rispetto agli obiettivi di risk appetite e alle soglie di tolleranza relativamente a tutti gli indicatori previsti nel RAF di Gruppo;
  • formula strategie per la gestione dei rischi;
  • esprime parere sulle proposte del CE relative alle metodologie di misurazione, controllo e analisi di rilevanza dei rischi anche ai fini del calcolo del capitale interno;
  • recepisce le valutazioni relative all'analisi di rilevanza e analizza qualsiasi nuovo rischio dovesse emergere;
  • valuta le politiche e i processi di valutazione delle attività aziendali (ad es. fair value policy e linee guida e criteri per la svalutazione dei crediti) verificando che il prezzo e le condizioni delle operazioni con la clientela siano coerenti con il modello di business e le strategie in materia di rischi.

Informativa quantitativa

Si espongono nel seguito le principali informazioni quantitative per i portafogli assoggettati ai modelli interni.

Modello EU CR6-A: ambito d'uso dei metodi IRB e SA

Valore
dell'esposizione
come definito
all'articolo 166
del CRR per le
esposizioni
soggette al
metodo IRB
Valore
dell'esposizione
complessiva per
le esposizioni
soggette al
metodo
standardizzato e
al metodo IRB
Percentuale del
valore
dell'esposizione
complessiva
soggetta
all'utilizzo
parziale
permanente del
metodo SA (%)
Percentuale del
valore
dell'esposizione
complessiva
soggetta a un
piano di
introduzione (roll
out) (%)
Percentuale del
valore
dell'esposizione
complessiva
soggetta al
metodo IRB (%)
a b c d e
1 Amministrazioni centrali o banche
centrali
19.138.085 19.132.118 100,00% - -
1.1 di cui amministrazioni regionali o
autorità locali
00/01/1900 78.322 100,00% - -
1.2 di cui organismi del settore pubblico 00/01/1900 36.091 100,00% - -
2 Enti 1.819.432 1.823.781 100,00% - -
3 Imprese 18.691.211 18.604.561 15,51% 1,28% 83,21%
3.1 di cui imprese – finanziamenti
specializzati, escluso il metodo di
assegnazione
00/01/1900 - - - -
3.2 di cui imprese – finanziamenti
specializzati, in base al metodo di
assegnazione
00/01/1900 - - - -
4 Al dettaglio 18.005.216 16.435.949 10,77% 1,17% 88,06%
4.1 di cui al dettaglio – PMI, garantite
da beni immobili
00/01/1900 441.386 - - 100,00%
4.2 di cui al dettaglio – non PMI,
garantite da beni immobili
00/01/1900 8.460.908 3,94% - 96,06%
4.3 di cui al dettaglio – rotative
qualificate
00/01/1900 364.211 - - 100,00%
4.4 di cui al dettaglio – PMI, altre 00/01/1900 2.404.607 13,33% - 86,67%
4.5 di cui al dettaglio – non PMI, altre 00/01/1900 4.764.838 23,43% 4,03% 72,54%
5 Strumenti di capitale 437.833 437.833 5,87% - 94,13%
6 Altre attività diverse dai crediti 2.141.310 2.137.879 97,67% 2,33% -
7 Totale 60.233.087 58.572.121 47,34% 0,82% 51,84%

Modello EU CR6 – Metodo IRB: esposizioni al rischio di credito per classe di esposizioni e intervallo di PD

A-I
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- 97.
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71%
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- 65.
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- 115
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43%
13.
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90%
- 91.
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91%
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- 24.
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34,
12%
592
.66
5
501
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0

Modello EU CR7 – Metodo IRB: effetto sugli importi delle esposizioni ponderati per il rischio dei derivati su crediti utilizzati nell'ambito delle tecniche di CRM

Importo dell'esposizione
ponderato per il rischio prima dei
derivati su crediti
Importo effettivo dell'esposizione
ponderato per il rischio
a b
1 Esposizioni in base all'F-IRB - -
2 Amministrazioni centrali e banche centrali - -
3 Enti - -
4 Imprese - -
4.1 di cui imprese – PMI - -
4.2 di cui imprese – finanziamenti specializzati - -
5 Esposizioni in base all'A-IRB 9.643.372 9.643.372
6 Amministrazioni centrali e banche centrali - -
7 Enti - -
8 Imprese 5.065.246 5.065.246
8.1 di cui imprese – PMI 2.550.243 2.550.243
8.2 di cui imprese – finanziamenti specializzati - -
9 Al dettaglio 4.578.126 4.578.126
9.1 di cui al dettaglio – PMI, garantite da beni immobili 216.825 216.825
9.2 di cui al dettaglio – non PMI, garantite da beni immobili 2.327.345 2.327.345
9.3 di cui al dettaglio – rotative qualificate 79.256 79.256
9.4 di cui al dettaglio – PMI, altre 582.019 582.019
9.5 di cui al dettaglio – non PMI, altre 1.372.682 1.372.682
10 TOTALE (comprese le esposizioni in base all'F-IRB e le esposizioni in
base all'A-IRB)
9.643.372 9.643.372
Tec
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43.
372

Modello EU CR8: prospetto degli RWEA delle esposizioni soggette al rischio di credito in base al metodo IRB

Importo dell'esposizione
ponderato per il rischio
Importo dell'esposizione ponderato per il rischio al termine del precedente periodo di a
1 riferimento 9.332.463
2 Dimensioni delle attività (+/-) 294.963
3 Qualità delle attività (+/-) 17.892
4 Aggiornamenti del modello (+/-) -
5 Metodologia e politica (+/-) -
6 Acquisizioni e dismissioni (+/-) (2.481)
7 Oscillazioni del cambio (+/-) 534
8 Altro (+/-) -
9 Importo dell'esposizione ponderato per il rischio al termine del periodo di riferimento 9.643.372

Modello CR9 – Metodo IRB: test retrospettivi della PD per classe di esposizioni (scala di PD fissa) – AIRB

Numero di debitori alla fine
Classi di
esposizioni
Intervallo di PD dell'anno precedente
di cui numero
di debitori in
stato di
default
nell'anno
Tasso
medio di
default
osservato
(%)
PD media
ponderata per
l'esposizione
(%)
PD media
(%)
Tasso di
default annuo
storico medio
(%)
a b c d e f g h
da 0,00 a < 0,15 3.654 1 0,03% 0,03% 0,03% 0,05%
da 0,00 a < 0,10 3.654 1 0,03% 0,03% 0,03% 0,05%
da 0,10 a < 0,15 - - - - - -
da 0,15 a < 0,25 6.044 10 0,17% 0,20% 0,20% 0,19%
da 0,25 a < 0,50 - - - - - -
da 0,50 a < 0,75 6.432 - - 0,52% 0,52% 0,15%
da 0,75 a < 2,50 4.323 21 0,49% 1,31% 1,31% 0,24%
da 0,75 a < 1,75 4.323 21 0,49% 1,31% 1,31% 0,67%
Esposizioni
verso imprese
- PMI
da 1,75 a < 2,5 - - - 2,36% - -
da 2,50 a < 10,00 4.505 71 1,58% 4,97% 5,10% 2,22%
da 2,5 a < 5 3.135 31 0,99% 3,40% 3,39% 1,57%
da 5 a < 10 1.370 40 2,92% 9,01% 9,01% 3,74%
da 10,00 a < 100,00 947 74 7,81% 22,81% 25,03% 8,79%
da 10 a < 20 447 35 7,83% 16,99% 17,04% 7,75%
da 20 a < 30 10 - - 23,55% 23,55% -
da 30,00 a < 100,00 490 39 7,96% 32,34% 32,34% 9,58%
100,00 (default) 439 - 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%
da 0,00 a < 0,15 598 - - 0,03% 0,03% -
da 0,00 a < 0,10 598 - - 0,03% 0,03% -
da 0,10 a < 0,15 - - - - - -
da 0,15 a < 0,25 1.331 2 0,15% 0,20% 0,20% 0,11%
da 0,25 a < 0,50 - - - - - -
da 0,50 a < 0,75 1.155 - - 0,52% 0,52% -
da 0,75 a < 2,50 792 5 0,63% 1,31% 1,31% 0,62%
da 0,75 a < 1,75 792 5 0,63% 1,31% 1,31% 0,62%
Esposizioni
verso imprese
da 1,75 a < 2,5 - - - - - -
- Altre Imprese da 2,50 a < 10,00 624 8 1,28% 4,33% 4,83% 1,29%
da 2,5 a < 5 464 1 0,22% 3,38% 3,38% 0,55%
da 5 a < 10 160 7 4,38% 9,04% 9,04% 3,41%
da 10,00 a < 100,00 168 9 5,36% 23,82% 22,61% 4,81%
da 10 a < 20 104 1 0,96% 17,07% 16,63% 0,76%
da 20 a < 30 - - - - - -
da 30,00 a < 100,00 64 8 12,50% 32,34% 32,34% 14,43%
100,00 (default) 982 - 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%
Numero di debitori alla fine
dell'anno precedente
Tasso
Classi di
esposizioni
Intervallo di PD di cui numero
di debitori in
stato di
default
nell'anno
PD media
ponderata per
l'esposizione
(%)
PD media
(%)
Tasso di
default annuo
storico medio
(%)
a b c d e f g h
da 0,00 a < 0,15 - - - - - -
da 0,00 a < 0,10 - - - - - -
da 0,10 a < 0,15 - - - - - -
da 0,15 a < 0,25 - - - 0,16% - -
da 0,25 a < 0,50 - - - - - -
da 0,50 a < 0,75 457 2 0,44% 0,57% 0,52% 0,39%
da 0,75 a < 2,50 1.643 8 0,49% 1,60% 1,47% 0,94%
Esposizioni al da 0,75 a < 1,75 1.271 3 0,24% 1,39% 1,21% 0,45%
dettaglio -
garantite da
da 1,75 a < 2,5 372 5 1,34% 2,36% 2,36% 1,18%
immobili PMI da 2,50 a < 10,00 2.018 9 0,45% 5,05% 5,00% 1,54%
da 2,5 a < 5 1.583 4 0,25% 4,11% 4,13% 0,32%
da 5 a < 10 435 5 1,15% 8,16% 8,16% 1,92%
da 10,00 a < 100,00 219 11 5,02% 16,91% 16,44% 4,81%
da 10 a < 20 144 6 4,17% 14,27% 12,74% 4,75%
da 20 a < 30 75 5 6,67% 23,55% 23,55% 4,42%
da 30,00 a < 100,00 - - - - - -
100,00 (default) 525 - 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%
da 0,00 a < 0,15 - - - - - -
da 0,00 a < 0,10 - - - - - -
da 0,10 a < 0,15 - - - - - -
da 0,15 a < 0,25 5 - - 0,16% 0,16% -
da 0,25 a < 0,50 - - - - - -
da 0,50 a < 0,75 54.134 63 0,12% 0,52% 0,52% 0,17%
da 0,75 a < 2,50 24.610 140 0,57% 1,58% 1,67% 0,74%
Esposizioni al da 0,75 a < 1,75 13.490 26 0,19% 1,10% 1,10% 0,32%
dettaglio
garantite da
immobili - non
da 1,75 a < 2,5 11.120 114 1,03% 2,36% 2,36% 1,24%
PMI da 2,50 a < 10,00 3 - - 4,72% 6,29% -
da 2,5 a < 5 1 - - 3,60% 4,39% -
da 5 a < 10 2 - - 6,31% 7,24% -
da 10,00 a < 100,00 3.443 69 2,00% 10,23% 10,22% 2,87%
da 10 a < 20 3.443 69 2,00% 10,23% 10,22% 2,87%
da 20 a < 30 - - - - - -
da 30,00 a < 100,00 - - - - - -
100,00 (default) 2.695 - 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%
Numero di debitori alla fine
dell'anno precedente
Tasso
Classi di
esposizioni
Intervallo di PD di cui numero
di debitori in
stato di
default
nell'anno
medio di
default
osservato
(%)
PD media
ponderata per
l'esposizione
(%)
PD media
(%)
Tasso di
default annuo
storico medio
(%)
a b c d e f g h
da 0,00 a < 0,15 - - - - - -
da 0,00 a < 0,10 - - - - - -
da 0,10 a < 0,15 - - - - - -
da 0,15 a < 0,25 153.265 314 0,20% 0,16% 0,16% 0,10%
da 0,25 a < 0,50 - - - - - -
da 0,50 a < 0,75 18.414 43 0,23% 0,52% 0,52% 0,12%
da 0,75 a < 2,50 36.750 502 1,37% 1,56% 1,43% 0,68%
Esposizioni al da 0,75 a < 1,75 29.556 398 1,35% 1,25% 1,21% 0,67%
dettaglio
rotative
da 1,75 a < 2,5 7.194 104 1,45% 2,34% 2,32% 0,72%
qualificate da 2,50 a < 10,00 43.274 2.629 6,08% 6,31% 6,30% 3,04%
da 2,5 a < 5 224 12 5,36% 4,01% 3,40% 2,68%
da 5 a < 10 43.050 2.617 6,08% 6,31% 6,31% 3,04%
da 10,00 a < 100,00 46.506 2.639 5,67% 16,26% 16,56% 2,84%
da 10 a < 20 44.708 2.301 5,15% 13,66% 16,28% 2,57%
da 20 a < 30 1.798 338 18,80% 23,46% 23,46% 9,40%
da 30,00 a < 100,00 - - - - - -
100,00 (default) 23.888 - 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%
da 0,00 a < 0,15 - - - - - 0,16%
da 0,00 a < 0,10 - - - - - -
da 0,10 a < 0,15 - - - - - 0,16%
da 0,15 a < 0,25 10.264 51 0,50% 0,16% 0,16% 0,25%
da 0,25 a < 0,50 - - - - - -
da 0,50 a < 0,75 7.722 22 0,28% 0,63% 0,63% 0,29%
da 0,75 a < 2,50 14.613 79 0,54% 1,44% 1,44% 0,64%
da 0,75 a < 1,75 13.901 70 0,50% 1,40% 1,39% 0,55%
Esposizioni al
dettaglio -
altre PMI
da 1,75 a < 2,5 712 9 1,26% 2,36% 2,35% 1,10%
da 2,50 a < 10,00 33.585 1.074 3,20% 5,32% 5,48% 3,58%
da 2,5 a < 5 19.539 215 1,10% 4,12% 4,08% 1,27%
da 5 a < 10 14.046 859 6,12% 8,01% 7,41% 5,58%
da 10,00 a < 100,00 11.757 1.701 14,47% 18,39% 16,95% 10,68%
da 10 a < 20 10.555 1.582 14,99% 15,44% 16,20% 12,53%
da 20 a < 30 1.202 119 9,90% 23,55% 23,55% 9,23%
da 30,00 a < 100,00 - - - - - -
100,00 (default) 7.036 - 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%
Numero di debitori alla fine
dell'anno precedente
Tasso
Classi di
esposizioni
Intervallo di PD di cui numero
di debitori in
stato di
default
nell'anno
medio di
default
osservato
(%)
PD media
ponderata per
l'esposizione
(%)
PD media
(%)
Tasso di
default annuo
storico medio
(%)
a b c d e f g h
da 0,00 a < 0,15 - - - - - 0,09%
da 0,00 a < 0,10 - - - - - -
da 0,10 a < 0,15 - - - - - 0,09%
da 0,15 a < 0,25 225.429 365 0,16% 0,16% 0,16% 0,08%
da 0,25 a < 0,50 - - - - - -
da 0,50 a < 0,75 39.138 56 0,14% 0,52% 0,52% 0,48%
da 0,75 a < 2,50 104.900 1.022 0,97% 1,38% 1,29% 1,09%
da 0,75 a < 1,75 88.087 825 0,94% 1,09% 1,10% 1,00%
Esposizioni al
dettaglio -
altre non PMI
da 1,75 a < 2,5 16.813 197 1,17% 2,34% 2,30% 1,42%
da 2,50 a < 10,00 53.496 2.500 4,67% 5,85% 5,95% 5,53%
da 2,5 a < 5 6.563 204 3,11% 3,70% 3,36% 3,38%
da 5 a < 10 46.933 2.296 4,89% 6,31% 6,31% 5,82%
da 10,00 a < 100,00 15.792 919 5,82% 11,77% 16,78% 6,82%
da 10 a < 20 12.097 384 3,17% 10,43% 14,74% 4,00%
da 20 a < 30 3.695 535 14,48% 23,46% 23,46% 17,35%
da 30,00 a < 100,00 - - - - - -
100,00 (default) 16.292 - 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%

Modello EU CR10.5 - Esposizioni in strumenti di capitale in base al metodo della ponderazione semplice

Categorie Esposizioni
in bilancio
Esposizioni
fuori bilancio
Fattore di
ponderazione
del rischio
Valore
dell'esposizione
Importo
dell'esposizione
ponderato per
il rischio
Importo delle
perdite attese
a b c d e f
Esposizioni in strumenti di private
equity
- - 190% - - -
Esposizioni in strumenti di
capitale negoziati in mercati
1.278 - 290% 1.278 3.707 10
Altre esposizioni in strumenti di
capitale
374.409 - 370% 374.409 1.385.313 8.986
Totale 375.687 - 375.687 1.389.020 8.996

8. TECNICHE DI ATTENUAZIONE DEL RISCHIO DI CREDITO

Informativa qualitativa sulle tecniche di CRM

Il principio IFRS 7 richiede di fornire una specifica informativa degli strumenti finanziari:

  • che sono stati compensati nello stato patrimoniale ai sensi dello IAS 32;
  • che sono potenzialmente compensabili, al ricorrere di determinate condizioni, ma esposti nello stato patrimoniale a saldi aperti in quanto regolati da "accordi quadro di compensazione o accordi simili" che tuttavia non rispettano i criteri stabiliti dallo IAS 32 per operare la compensazione di bilancio. Per la disclosure di tali accordi il principio richiede di considerare gli effetti delle garanzie reali finanziarie ricevute e prestate.

Al riguardo si segnala che, sulla base dell'analisi effettuata, non risultano in essere accordi di netting per i quali si debba procedere alla compensazione dei saldi nello stato patrimoniale, ai sensi di quanto richiesto dallo IAS 32.

Di seguito vengono descritte le modalità di valutazione e gestione delle garanzie reali, che sono diversi nel caso di pegno rispetto a quello di ipoteche.

La valutazione di una garanzia reale immobiliare può essere effettuata in vari momenti della vita del credito, pertanto, le finalità della valutazione possono essere molto diverse. Tuttavia, indipendentemente dalla finalità con cui viene svolta, questa fase richiede sempre la valutazione effettuata da un perito esterno indipendente, che dovrà seguire i criteri generali di valutazione contenuti nel documento ABI "Linee guida per la valutazione degli immobili in garanzia delle esposizioni creditizie".

Le principali finalità per cui può essere effettuata la valutazione della garanzia sono:

a) Erogazione del credito: in questo caso la valutazione dell'immobile a garanzia ha lo scopo di cautelare la Banca nella concessione del credito e nel rispetto delle policy interne di Loan to Value;

b) Monitoraggio del valore della garanzia nel tempo: come prescritto dal Regolamento

575/2013 (c.d. CRR), la garanzia va monitorata con periodicità definita (cfr fase 3 "Monitoraggio delle Garanzie"). Nel caso in cui le valutazioni statistiche mostrino una perdita rilevante, in termini percentuali, del valore del bene posto a garanzia, sarà necessario riperiziare il bene;

c) Deterioramento del credito sottostante con eventuale necessità di realizzo della garanzia: in presenza di crediti che stiano manifestando anomalie e insoluti continuativi e si renda necessario ottenere un valore aggiornato del bene posto a garanzia per valutare quali azioni (giudiziali e stragiudiziali) intraprendere.

Il processo di valutazione delle garanzie ipotecarie su immobili residenziali e non, ha come obiettivo quello di definire le responsabilità e le modalità operative adottate dal Gruppo Credem per gestire e controllare le fasi di valutazione delle garanzie. Si richiede al cliente la documentazione necessaria da produrre per attivare la richiesta di perizia tecnica. La documentazione è differente a seconda della finalità dell'operazione (es. acquisto di un nuovo immobile o immobile di proprietà, surroga, ristrutturazione, costruzione…) ed è codificata nella specifica documentazione a supporto. Dopo aver verificato la correttezza e la congruità della documentazione raccolta, il gestore richiede al cliente di sottoscrivere la documentazione prodotta.

Se la documentazione ricevuta è quella prevista ed è conforme, avviene l'ingaggio attraverso l'applicativo MUTWEB del fornitore di perizie, che verrà selezionato automaticamente dall'applicativo stesso. Se la documentazione ricevuta non è corretta/completa, avviene il riciclo della richiesta sul gestore che dovrà provvedere a recuperare la documentazione richiesta.

Avviene la ricezione della perizia tecnica sull'immobile. Successivamente avviene la verifica tecnico/legale della documentazione, in particolare verifica che:

  • vi sia corrispondenza tra le informazioni contenute in perizia e quelle contenute nella RNP;
  • vi sia corrispondenza tra la documentazione fornita della rete e quanto riportato dal fornitore nella perizia.

In caso di documentazione incompleta o dati mancanti, l'ufficio preposto contatta direttamente il fornitore della perizia.

Il processo di monitoraggio delle garanzie immobiliari, ha come obiettivo quello di definire le responsabilità e le modalità operative adottate dal Gruppo Credem per monitorare le garanzie immobiliari.

Vengono descritte le fasi collegate alla gestione di due differenti perimetri:

  • beni immobili residenziali posti a garanzia di esposizioni a privati, di seguito denominati "immobili residenziali privati";
  • beni immobili residenziali posti a garanzia di esposizioni ad aziende e beni immobili non residenziali posti a garanzia, di seguito definiti "altri immobili".

Con cadenza periodica annuale, l'ufficio preposto attiverà il processo di trasferimento a Nomisma dei dati degli immobili rilevati nel corso del periodo.

L'ufficio preposto invia a Nomisma il file contenente gli immobili da georeferenziare attraverso il trasferimento di quest'ultimo nella apposite cartelle condivise, e ne riceve il file georeferenziato. L'elaborazione termina producendo nuovi archivi che contengono i dati degli immobili rivalutati.

L'ufficio preposto verifica tecnicamente la completezza e correttezza formale dei dati ricevuti ed identifica possibili anomalie macro legate ad errori di elaborazione. Nel caso che alcuni immobili non vengano rivalutati perché sul db indici e/o sul db valori non si trovi la combinazione di dati geografici corrispondenti (ad es. perché nel frattempo sono intervenute variazioni nell'assegnazione dei comuni alle province, o nella classe dimensionale dei comuni) verrà creato un file di scarti, che sarà inviato nuovamente a Nomisma per una nuova georeferenziazione.

L'ufficio preposto predispone la base dati per la verifica del valore rivalutato da Nomisma e degli eventuali scostamenti rispetto alla valorizzazione precedente e alla perizia iniziale. La fase è finalizzata ad attivare un processo di controllo dei valori degli immobili residenziali.

Per quanto riguarda le garanzie reali su valori mobiliari sono previsti scarti cauzionali da applicare a seconda della tipologia del prodotto acquisito in garanzia e dell'eventuale rating dell'emittente. E' inoltre previsto il monitoraggio costante dei valori mobiliari a garanzia e la valorizzazione ai fini di Credit Risk Mitigation.

Tipologia di strumenti acquisibili a garanzia
Pegno su saldo di conto corrente in Euro
Pegno su saldo di conto corrente in valuta
Azioni Credemholding
Azioni non quotate
Certificati di deposito - CREDEM
Warrant, Covered warrant, Strumenti finanziari derivati quotati ed OTC

Eventuali strumenti finanziari non presenti nell'elenco sopra riportato dovranno essere autorizzati e valutati dall'organo deliberante competente la pratica di fido. Le percentuali di scarto sono state individuate utilizzando i valori medi regolamentari di volatilità in vigore (tabelle UCITS). Tali valori medi regolamentari di volatilità sono stati convertiti nella misura del VAR a 12 mesi, con arrotondamento prudenziale per eccesso.

Lo scarto applicabile va da 1 al 50%, mentre ai fini dell'esecuzione del monitoraggio periodico del valore delle garanzie su strumenti finanziari e del calcolo dell'accordato ponderato sui pegni in essere valorizzati al valore di mercato, si applicano i seguenti scarti: da 1 al 35%. Tali percentuali di scarto sono state individuate utilizzando i valori medi regolamentari di volatilità in vigore (tabelle UCITS). Tali valori medi regolamentari di volatilità sono stati convertiti nella misura del VAR a 6 mesi, con arrotondamento prudenziale per eccesso. Le percentuali di scarto verranno aggiornate in base agli adeguamenti regolamentari che interverranno.

Di seguito di fornisce un elenco con decsrizione delle garanzie reali accettate:

Famiglia Garanzie Garanzie - descrizione lunga
Ipoteche IPOTECA
Pegni PEGNO SU SALDO CC E ASSIMILATI
Pegni PEGNO SU MERCE
Pegni PEGNO SU STRUMENTI FINANZIARI
Pegni PEGNO SU POLIZZE ASSICURATIVE
Pegni PEGNO SU QUOTE DI SRL
Altre Garanzie PEGNO SU CREDITO

Non sono presenti Derivati su Crediti.

Facendo riferimento agli immobili residenziali posti a garanzia, che rappresentano la maggioranza delle garanzie in termini di valore, tali immobili sono dislocati in modo distribuito su tutti il territorio italiano. Periodicamente avviene un processo di monitoraggio volto a cogliere eventuali concentrazioni significative associate a scostamenti negativi di valore delle garanzie non trascurabili.

Con riferimento alle garnzie reali su valori mobiliari, periodicamente viene monitorato l'anamdento del controvalore per attivare eventuali processi correttivi.

Informativa quantitativa

Modello EU CR3 – Tecniche di CRM - Quadro d'insieme: informativa sull'uso di tecniche di attenuazione del rischio di credito

Valore contabile garantito
Valore contabile
non garantito
di cui garantito
da garanzie reali
di cui garantito da garanzie finanziarie
di cui garantito da
derivati su crediti
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1 Prestiti e anticipazioni 20.721.485 21.467.625 16.324.742 5.142.884 -
2 Titoli di debito 14.139.646 - - -
3 Totale 34.861.131 21.467.625 16.324.742 5.142.884 -
4 di cui esposizioni deteriorate 508.076 310.964 280.450 30.513 -
EU
5
di cui in stato di default 508.076 310.964

9. RISCHIO DI CONTROPARTE

Informativa qualitativa sul CCR

Il rischio di controparte è una particolare fattispecie di rischio di credito che si manifesta nel caso in cui la controparte di un'operazione risulti inadempiente prima del regolamento definitivo dei flussi finanziari.

Gli accordati per operazioni OTC vengono definiti con logiche del tutto analoghe a quelle delle esposizioni per cassa e dunque si basa sulla valutazione dei bilanci delle controparti, sui giudizi delle agenzie di rating e sull'esame dei report di altri information provider. Questa attività di analisi si conclude esprimendo un rating interno alla controparte.

Per il calcolo dei requisiti patrimoniali per il rischio di controparte il Gruppo applica:

  • il metodo SA-CCR (Standardized Approach for Counterparty Credit Risk) per gli strumenti derivati e per le operazioni con regolamento a lungo termine, con applicazione del netting regolamentare;
  • il metodo della formula standardizzata per il requisito patrimoniale a fronte del CVA (credit value adjustment);
  • il metodo integrale con rettifiche di vigilanza per volatilità per le operazioni SFT (securities financing transactions)

Credem applica le specifiche indicazioni fornite dalla normativa per il calcolo del valore delle esposizioni soggette a rischio di controparte:

  • strumenti derivati finanziari negoziati fuori borsa (OTC);
  • Securities Financial Transaction (SFT) quali le operazioni di pronti contro termine attive e passive su titoli, quelle di concessione o assunzione di titoli in prestito e i finanziamenti con margini;
  • operazioni con regolamento a medio lungo termine.

In coerenza con quanto indicato dalla normativa, ai fini di riduzione/contenimento del valore delle esposizioni al rischio di controparte Il Gruppo Credem si avvale di strumenti di mitigazione quali gli accordi bilaterali di compensazione dei contratti (cioè accordi scritti in base ai quali le reciproche posizioni sono automaticamente compensate stabilendo un unico saldo netto, senza effetti innovativi).

In particolare, nell'ambito delle politiche di riduzione del rischio di controparte è prevista la stipula di appositi contratti aventi ad oggetto la regolamentazione della operatività in pronti contro termine (c.d. GMRA – "Global Master Repurchase Agreement") e in contratti derivati OTC (over the counter) (c.d. ISDA Agreements, unitamente ai c.d. CSA - "Credit Support Annex"). Il GMRA prevede al suo interno apposite disposizioni finalizzate alla marginazione a copertura dell'esposizione di volta in volta presentata dal portafoglio di operazioni con la singola controparte. Similmente, i CSA, che costituiscono propriamente allegato allo stesso ISDA, hanno ad oggetto la disciplina dello scambio di garanzie finanziarie (c.d. collateral) a supporto della operatività in derivati, al fine di contenere l'esposizione creditizia verso la controparte. In particolare, con la stipula di un CSA le parti si accordano per depositare in garanzia presso la parte risultante creditrice un importo pari al valore del mark to market dell'esposizione. Periodicamente viene fatto il ricalcolo dell'esposizione stessa per valutare la congruità delle garanzie depositate.

Di norma, la maggior parte degli accordi di garanzia sopra descritti (ISDA Agreement unitamente ai rispettivi CSA ed i GMRA) stipulati dal Gruppo Credem non contiene clausole che prevedono impatti in termini di ammontare delle garanzie da prestare in caso di riduzione del proprio merito creditizio. Sulla base dei contratti in essere al 31 dicembre 2021, un eventuale downgrade del rating assegnato alla società del Gruppo Credem non determinerebbe impatti sulle garanzie da prestare. Per l'operatività in derivati OTC, il collaterale prestato/ricevuto è rappresentato esclusivamente da contante.

Lo sviluppo dei processi di governo, gestione e monitoraggio del rischio di controparte avviene in modo coerente con la struttura del Gruppo e mediante un processo di deleghe che prevede il coinvolgimento delle funzioni della Capogruppo. I compiti e le responsabilità in materia di governo, gestione e controllo del rischio di credito sono rimessi agli Organi Societari.

L'esposizione massima al rischio di credito che il Gruppo può assumere verso un singolo cliente o gruppo di clienti connessi, non può superare il 25% del Tier 1 Capital consolidato del Gruppo Bancario, così come disciplinato dalle normative in materia di grandi esposizioni.

Il frazionamento del rischio di credito è un principio fondamentale presente nelle Policy aziendali e viene perseguito attraverso la definizione di Credit Limit a livello di Paese, di singolo cliente e di gruppo di clienti connessi, di asset class e di portafoglio clientela.

Il rischio paese attiene al rischio di perdite causate da eventi che si verificano in un paese diverso dall'Italia. Il concetto di rischio paese è più ampio di quello di rischio sovrano in quanto è riferito a tutte le esposizioni indipendentemente dalla natura delle controparti, siano esse persone fisiche, imprese, banche o amministrazioni pubbliche.

Informativa quantitativa

Modello EU CCR1: analisi dell'esposizione al CCR per metodo

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ran
li f
ina
nzi
ari
e (p
le S
FT
)
rea
er
00
/
01
/
190
0
00
/
01
/
190
0
00
/
01
/
190
0
3.9
88
.77
6
16.
74
7
4.1
112
.31
7
22
.46
3
5 Va
R p
le S
FT
er
00
/
01
/
190
0
00
/
01
/
190
0
00
/
01
/
190
0
- - - -
6 To
tal
e
00
/
01
/
190
0
00
/
01
/
190
0
00
/
01
/
190
0
4.0
29
.70
3
4.1
57
.67
5
15
3.2
45
47
.30
8

Modello EU CCR2: operazioni soggette a requisiti di fondi propri per il rischio di CVA

a b
Valore
dell'esposizione
RWEA
1 Totale delle operazioni soggette al metodo avanzato - -
2 i) componente VaR (incluso il moltiplicatore 3×) 00/01/1900 -
3 ii) componente VaR in condizioni di stress (incluso il moltiplicatore 3×) 00/01/1900 -
4 Operazioni soggette al metodo standardizzato 12.777 5.835
EU-4 Operazioni soggette al metodo alternativo (sulla base del metodo dell'esposizione originaria) - -
5 Totale operazioni soggette a requisiti di fondi propri per il rischio di CVA 12.777 5.835
Fattore di ponderazione del rischio
Classi di esposizioni a b c d e f
0% 2% 4% 10% 20% 50%
1 Amministrazioni centrali o banche
centrali
- - - - - -
2 Amministrazioni regionali o autorità
locali
- - - - - -
3 Organismi del settore pubblico - - - - - -
4 Banche multilaterali di sviluppo - - - - - -
5 Organizzazioni internazionali - - - - - -
6 Enti - 63.341 - - 187.763 1.208
7 Imprese - - - - - -
8 Esposizioni al dettaglio - - - - - -
9 Esposizioni verso enti e imprese con
valutazione del merito di credito a
breve termine
- - - - - -
10 Altre posizioni - - - - - -
11 Valore dell'esposizione
complessiva
- 63.341 - - 187.763 1.208

Modello EU CCR3 – Metodo standardizzato: esposizioni soggette al CCR per classe di esposizioni regolamentare e ponderazione del rischio (1 di 2)

Modello EU CCR3 – Metodo standardizzato: esposizioni soggette al CCR per classe di esposizioni regolamentare e ponderazione del rischio (2 di 2)

Fattore di ponderazione del rischio
g h i j k l
Classi di esposizioni 70% 75% 100% 150% Altri Valore
dell'esposizione
complessiva
1 Amministrazioni centrali o banche
centrali
- - - - - -
2 Amministrazioni regionali o
autorità locali
- - - - - -
3 Organismi del settore pubblico - - - - -
4 Banche multilaterali di sviluppo - - - - - -
5 Organizzazioni internazionali - - - - - -
6 Enti - - 397 - - 252.709
7 Imprese - - 6.025 - - 6.025
8 Esposizioni al dettaglio - 1.013 - - - 1.013
9 Esposizioni verso enti e imprese
con valutazione del merito di
credito a breve termine
- - - - - -
10 Altre posizioni - - - 719 - 719
11 Valore dell'esposizione
complessiva
- 1.013 6.422 719 - 260.466

Modello EU CCR4 – Metodo IRB: esposizioni soggette al CCR per classe di esposizioni e scala di PD

a b c d e f g
AIRB Scala di PD Valore della
esposizione
PD media
ponderata
per
l'esposizione
(%)
Numero
di
debitori
LGD media
ponderata
per
l'esposizione
(%)
Durata
media
ponderata
per
l'esposizione
(anni)
RWEA Densità degli
importi
dell'esposizione
ponderati per il
rischio
0,00 a <0,15 1.833 0,03% 85 49,58% 2 226 12,35%
0,15 a <0,25 3.466 0,20% 104 49,42% 3 1.624 46,85%
0,25 a <0,50 - - - - - - -
0,50 a <0,75 2.092 0,52% 82 49,51% 3 1.570 75,04%
Esposizioni
verso
0,75 a <2,50 1.367 1,31% 54 49,52% 2 1.337 97,84%
imprese -
PMI
2,50 a
<10,00
837 5,60% 40 49,84% 3 1.260 150,60%
10,00 a
<100,00
32 27,79% 3 47,21% 2 71 225,41%
100,00
(Default)
23 100,00% 1 90,04% 5 7 29,70%
Totale
parziale
9.650 1,19% 369 49,61% 3 6.097 63,17%
0,00 a <0,15 4.128 0,03% 27 48,82% 1 430 10,41%
0,15 a <0,25 5.455 0,20% 51 49,04% 2 2.259 41,41%
0,25 a <0,50 - - - - - - -
Esposizioni 0,50 a <0,75 3.191 0,52% 40 49,06% 3 2.779 87,09%
verso
imprese -
0,75 a <2,50 882 1,31% 27 49,16% 3 1.094 124,01%
Altre
Imprese
2,50 a
<10,00
1.271 3,54% 10 48,88% 1 1.703 134,06%
10,00 a
<100,00
33 22,09% 2 51,13% 2 90 273,18%
100,00
(Default)
- - - - - - -
Totale
parziale
14.959 0,62% 157 48,98% 2 8.355 55,85%
0,00 a <0,15 - - - - - - -
0,15 a <0,25 - - - - - - -
0,25 a <0,50 - - - - - - -
0,50 a <0,75 16 0,64% 5 38,55% - 5 33,60%
Esposizioni
al dettaglio
0,75 a <2,50 102 1,41% 8 37,91% - 47 46,68%
- altre PMI 2,50 a
<10,00
60 5,19% 15 38,44% - 36 60,47%
10,00 a
<100,00
70 22,24% 4 37,90% - 65 92,87%
100,00
(Default)
- - - - - - -
Totale
parziale
247 8,15% 32 38,08% - 154 62,19%
0,00 a <0,15 - - - - - - -
0,15 a <0,25 - - - - - - -
0,25 a <0,50 - - - - - - -
Esposizioni 0,50 a <0,75 101 0,52% 7 34,92% - 28 27,21%
al dettaglio 0,75 a <2,50 14 1,78% 2 35,20% - 6 45,16%
- altre non
PMI
2,50 a
<10,00
- - - - - - -
10,00 a
<100,00
55 10,22% 2 35,07% - 34 62,85%
100,00
(Default)
- - - - - - -
Totale
parziale
170 3,75% 11 34,99% - 68 40,18%
Totale portafoglio AIRB 25.027 0,94% 569 49,02% 2 14.674 58,63%

Modello EU CCR5: composizione delle garanzie reali per le esposizioni soggette al CCR

a b c d e f g h
Garanzie reali utilizzate in operazioni su
derivati
Garanzie reali utilizzate in SFT
Tipo di garanzia reale Fair value (valore
equo) delle garanzie
reali ricevute
Fair value (valore
equo) delle garanzie
reali fornite
Fair value (valore
equo) delle garanzie
reali ricevute
Fair value (valore
equo) delle garanzie
reali fornite
Separate Non
separate
Separate Non
separate
Separate Non
separate
Separate Non
separate
1 Cassa - valuta
nazionale
61.902 - 441.031 185.186 - - - -
2 Cassa - altre valute - - 6.460 - - - - -
3 Debito sovrano
nazionale
- - - - - - - -
4 Altro debito sovrano - - - - - - - -
5 Debito delle agenzie
pubbliche
- - - - - - - -
6 Obbligazioni societarie - - - - - - - -
7 Titoli di capitale - - - - - - - -
8 Altre garanzie reali - - - - - - - -
9 Totale 61.902 - 447.491 185.186 - - - -

Modello EU CCR8: esposizioni verso CCP

Valore
dell'esposizione
RWEA
a b
1 Esposizioni verso QCCP (totale) 00/01/1900 4.498
2 Esposizioni per negoziazioni presso QCCP (esclusi il margine iniziale e i contributi al
fondo di garanzia) di cui:
63.341 1.267
3 i) derivati OTC 63.340 1.267
4 ii) derivati negoziati in borsa 1 -
5 iii) SFT - -
6 iv) insiemi di attività soggette a compensazione per i quali è stata approvata la
compensazione tra prodotti differenti
- -
7 Margine iniziale separato - 00/01/1900
8 Margine iniziale non separato - -
9 Contributi prefinanziati al fondo di garanzia 258 3.231
10 Contributi non finanziati al fondo di garanzia - -
11 Esposizioni verso non QCCP (totale) 00/01/1900 -
12 Esposizioni per negoziazioni presso non QCCP (esclusi il margine iniziale e i
contributi al fondo di garanzia) di cui:
- -
13 i) derivati OTC - -
14 ii) derivati negoziati in borsa - -
15 iii) SFT - -
16 iv) insiemi di attività soggette a compensazione per i quali è stata approvata la
compensazione tra prodotti differenti
- -
17 Margine iniziale separato - 00/01/1900
18 Margine iniziale non separato - -
19 Contributi prefinanziati al fondo di garanzia - -
20 Contributi non finanziati al fondo di garanzia - -

10. OPERAZIONI DI CARTOLARIZZAZIONE

Informativa qualitativa sulle esposizioni verso la cartolarizzazione

Il Gruppo detiene una partecipazione pari al 10% in Emilia SPV S.r.l., società veicolo appositamente costituita ed avente quale oggetto esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione ai sensi della Legge n. 130 del 30 aprile 1999.

Emilia SPV S.r.l. ha in essere un'operazione di cartolarizzazione revolving su mutui ipotecari residenziali in bonis non idonei all'utilizzo nel Programma "Obbligazioni Bancarie Garantite", garantito da Credem CB S.r.l.

La struttura revolving permette alla Banca, durante un periodo di cosiddetto replenishment che potrà durare fino a 5 anni, di cedere nuovi portafogli di crediti idonei alla società veicolo che utilizza, per il loro pagamento, i proventi del portafoglio esistente e/o i proventi del pagamento da parte dei noteholder di ulteriori quote del prezzo dei titoli emessi. Una volta concluso il periodo di replenishment, le note sono rimborsate durante un periodo di ammortamento definito in sede di emissione. Il periodo di replenishment si è concluso a maggio 2020 e in data 23 marzo 2021 è stato rinnovato per ulteriori 5 anni.

I crediti dell'operazione in oggetto, originati da Credem, sono stati ceduti pro soluto, ossia senza garanzia di solvenza dei debitori o dei loro eventuali garanti, a Emilia SPV S.r.l.

Credem ha sottoscritto all'atto dell'emissione, e detiene in portafoglio, il totale delle passività emesse dal veicolo. Pertanto, in base alle norme IFRS9 in materia di "derecognition" (cancellazione contabile), i crediti oggetto della cartolarizzazione rimangono iscritti nell'attivo del bilancio Credem.

Sono presenti nella categoria contabile "Attività finanziarie valutate al costo ammortizzato", al 31 dicembre 2021, 639 milioni di Euro di ABS emessi da veicoli terzi, collegati a crediti originati in Europa, con preponderanza della componente di origination francese (204,5 milioni di Euro). Il portafoglio è costituito da differenti tipologie di ABS con una prevalenza delle cartolarizzazioni di mutui residenziali, che incidono per il 41,8%.

Paese Controvalore
(migliaia Euro)
% Esposizione
FRANCIA 204.496 32,2
GERMANIA 157.616 24,8
PAESI BASSI 143.968 22,6
SPAGNA 65.834 10,4
ITALIA 55.191 8,1
IRLANDA 10.201 1,6
REGNO UNITO 1.345 0,2
PORTOGALLO 734 0,1
TOTALE 639.385 100,0

L'attuale esposizione suddivisa per rischio paese è così composta:

Il portafoglio delle cartolarizzazioni è diversificato su 34 emittenti e 44 emissioni, con massima concentrazione pari a 47,6 milioni di Euro per singola emissione e 60,2 milioni di Euro per singolo emittente.

Per le cartolarizzazioni di terzi in portafoglio il Gruppo si è avvalso della facoltà prevista dal Regolamento (UE) 2017/2401 di applicare la metodologia SEC-ERBA per tutte le cartolarizzazioni retate, previa notifica effettuata all'autorità competente.

Le agenzie esterne di valutazione, ECAI (External Credit Assessment Institution), del merito di credito utilizzate dal Gruppo al 31 dicembre 2020 per le cartolarizzazione di terzi sono Fitch Ratings, Standard & Poor's e Moody's.

Attività finanziarie cedute non cancellate integralmente

Nel corso dell'esercizio 2015 Credem ha perfezionato un'operazione di cartolarizzazione revolving, relativa a mutui ipotecari residenziali in bonis non eleggibili ai fini dell'utilizzo nel programma di emissioni di "Obbligazioni Bancarie Garantite" dalla società veicolo Credem CB S.r.l., erogati alla propria clientela e selezionati sulla base di criteri predefiniti in modo tale da costituire un "blocco" ai sensi e per gli effetti della legge applicabile in materia di cartolarizzazione dei crediti.

A seguito della prima cessione di attivi, perfezionata nel quarto trimestre 2014 ad un prezzo pari ad Euro 1.002.811.119,07, sono state perfezionate, dal 2015 alla fine del 2021, nei periodi di seguito indicati, sei cessioni di altrettanti portafogli di crediti idonei alla società veicolo ad un prezzo pari a:

  • Quarto trimestre 2015: Euro 285.392.481,54
  • Quarto trimestre 2016: Euro 293.707.640,58
  • Quarto trimestre 2017: Euro 245.710.926,70
  • Quarto trimestre 2018: Euro 52.416.789,64
  • Secondo trimestre 2021: Euro 1.304.130.865,63
  • Quarto trimestre 2021: Euro 353.874.864,16

I crediti sono stati acquistati "pro soluto", ossia senza garanzia di solvenza dei debitori o dei loro eventuali garanti, dalla società EMILIA SPV S.r.l., società veicolo appositamente costituita e partecipata al 10% da Credem, con oggetto esclusivo consistente nella realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione ai sensi della Legge n. 130 del 30 aprile 1999.

La società veicolo ha finanziato l'operazione attraverso l'emissione, nel corso del mese di aprile del 2015, di titoli obbligazionari "RMBS" di diversa classe (senior e junior). I titoli senior sono dotati di rating ufficiale assegnato dalle agenzie accreditate DBRS e Moody's Investor Services (a fine dicembre 2021, giudizio "A" assegnato da DBRS e "A1" da Moody's). I titoli junior sono, invece, sprovvisti di rating.

Le note del tipo "senior" pagano, trimestralmente, interessi variabili pari al tasso EURIBOR 3 mesi, aumentato di 75bps, mentre le note "junior" pagano un tasso EURIBOR 3 mesi, aumentato di 200bps. I detentori dei titoli junior hanno inoltre diritto di ricevere a ciascuna data di pagamento e, in base all'ordine di priorità dei pagamenti e fondi disponibili, anche un premio determinato in via residuale, dopo che siano stati corrisposti tutti gli altri importi da corrispondersi in priorità.

I titoli sono strutturati nella forma di partly paid notes ("PPN") e interamente emessi per il loro valore nominale alla data d'emissione (Euro 3.000.000.000 per le note senior ed Euro 900.000.000 per le note junior). Il prezzo delle note è stato corrisposto dai sottoscrittori solo in parte alla data di emissione, mentre le restanti quote di prezzo possono essere pagate in più rate successive differite nel tempo secondo la logica revolving dell'operazione. La struttura revolving permette alla Banca, durante un periodo di cosiddetto replenishment che potrà durare fino a 5 anni, di cedere nuovi portafogli di crediti idonei alla società veicolo che utilizza, per il loro pagamento, i proventi del portafoglio esistente e/o i proventi del pagamento da parte dei noteholder di ulteriori quote del prezzo dei titoli emessi. Una volta concluso il periodo di replenishment, le note sono rimborsate durante un periodo di ammortamento definito in sede di emissione. Il periodo di replenishment si è concluso a maggio 2020 e in data 23 marzo 2021 è stato rinnovato per ulteriori 5 anni.

Al 31 dicembre 2021 il circolante della tranche senior risulta pari ad Euro 1.781.746.192,67 mentre quello della tranche junior risulta pari ad Euro 526.015.626,77 . I titoli senior sono quotati all'Irish Stock Exchange. Entrambe le tranches sono state acquistate da Credem. I titoli senior possono essere utilizzati per operazioni di rifinanziamento presso l'Eurosistema.

L'operazione è finalizzata a costituire una riserva di liquidità e rientra fra le complessive attività di gestione della liquidità poste in essere da Credem.

A Credem sono state riconosciute inoltre dalla società veicolo le seguenti opzioni: riacquisto di singoli crediti entro determinati parametri, riacquisto in blocco per i crediti che dovessero diventare eleggibili per l'utilizzo nel programma di Obbligazioni Bancarie Garantite da Credem CB S.r.l. e riacquisto di tutto il portafoglio crediti in essere, in blocco e pro soluto (nel rispetto dei vincoli contrattuali previsti).

Nel corso del 2021 sono state perfezionate due nuove cessione di attivi relativa a mutui ipotecari residenziali in bonis non idonei all'utilizzo nei programmi di emissione di Obbligazioni Bancarie Garantite, mentre non sono state effettuate operazioni di riacquisti parziali in blocco di crediti dalla società veicolo.

Il gruppo nel 2021 non ha effettuato operazioni di cessione di esposizioni deteriorate classificate come "unlikely to pay".

Informativa quantitativa

a b c d e f g
L'ente agisce in qualità di cedente
Tradizionali Sintetiche
STS Non-STS di cui Totale
parziale
di cui
SRT
di cui
SRT
SRT
1 Totale delle esposizioni - - 2.142.313 3.330 - - 2.142.313
2 Al dettaglio (totale) - - 2.142.313 3.330 - - 2.142.313
3 Mutui ipotecari su immobili
residenziali
- - 2.138.983 - - - 2.138.983
4 Carte di credito - - - - - - -
5 Altre esposizioni al dettaglio - - 3.330 3.330 - - 3.330
6 Ricartolarizzazione - - - - - - -
7 All'ingrosso (totale) - - - - - - -
8 Prestiti a imprese - - - - - - -
9 Mutui ipotecari su immobili non
residenziali
- - - - - - -
10 Leasing e Crediti - - - - - - -
11 Altre all'ingrosso - - - - - - -
12 Ricartolarizzazione - - - - - - -

Template EU-SEC1 - Esposizioni in cartolarizzazioni incluse nel portafoglio bancario (1 di 2)

Template EU-SEC1 - Esposizioni in cartolarizzazioni incluse nel portafoglio bancario (2 di 2)

h i j k l m n o
L'ente agisce in qualità di promotore L'ente agisce in qualità di investitore
Tradizionali Tradizionali Totale
parziale
STS Non
STS
Sintetiche Totale
parziale
STS Non-STS Sintetiche
1 Totale delle esposizioni - - - - 576.857 59.166 - 636.023
2 Al dettaglio (totale) - - - - 363.656 8.710 - 372.366
3 Mutui ipotecari su immobili
residenziali
- - - - - 3.007 - 3.007
4 Carte di credito - - - - - - - -
5 Altre esposizioni al dettaglio - - - - 363.656 5.702 - 369.359
6 Ricartolarizzazione - - - - - - - -
7 All'ingrosso (totale) - - - - 213.200 50.456 - 263.657
8 Prestiti a imprese - - - - - - - -
9 Mutui ipotecari su immobili
non residenziali
- - - - 213.200 50.456 - 263.657
10 Leasing e Crediti - - - - - - - -
11 Altre all'ingrosso - - - - - - - -
12 Ricartolarizzazione - - - - - - - -

Modello EU SEC3 – Esposizioni verso la cartolarizzazione esterne al portafoglio di negoziazione e relativi requisiti patrimoniali regolamentari: l'ente agisce in qualità di cedente o promotore (1 di 2)

a b c d e f g h i
Valori dell'esposizione (per fascia di Valori dell'esposizione (per metodo
RW/deduzione) regolamentare)
≤20 %
RW
DA
>20%
A
50%
RW
DA
>50%
A
100%
RW
DA
>100%
A
<1250%
RW
1250%
RW/
DEDUZIONI
SEC
IRBA
SEC-ERBA
(COMPRESO
IAA)
SEC
SA
1250%
RW/
DEDUZIONI
1 Totale delle
esposizioni
- - - 3.330 - - 3.330 - -
2 Operazioni
tradizionali
- - - 3.330 - - 3.330 - -
3 Cartolarizzazioni - - - 3.330 - - 3.330 - -
4 Al dettaglio - - - 3.330 - - 3.330 - -
5 di cui STS - - - - - - - - -
6 All'ingrosso - - - - - - - - -
7 di cui STS - - - - - - - - -
8 Ricartolarizzazione - - - - - - - - -
9 Operazioni sintetiche - - - - - - - - -
10 Cartolarizzazioni - - - - - - - - -
11 Sottostante al dettaglio - - - - - - - - -
12 All'ingrosso - - - - - - - - -
13 Ricartolarizzazione - - - - - - - - -

Modello EU SEC3 – Esposizioni verso la cartolarizzazione esterne al portafoglio di negoziazione e relativi requisiti patrimoniali regolamentari: l'ente agisce in qualità di cedente o promotore (2 di 2)

j k l m n o EU-p EU-q
RWEA (per metodo regolamentare) Requisito patrimoniale dopo l'applicazione
del massimale
SEC-IRBA SEC-ERBA
(COMPRESO
IAA)
SEC
SA
1250%
RW/
DEDUZIONI
SEC
IRBA
SEC-ERBA
(COMPRESO
IAA)
SEC
SA
1250%
RW/
DEDUZIONI
1 Totale delle
esposizioni
- 3.604 - - - 288 - -
2 Operazioni
tradizionali
- 3.604 - - - 288 - -
3 Cartolarizzazioni - 3.604 - - - 288 - -
4 Al dettaglio - 3.604 - - - 288 - -
5 di cui STS - - - - - - - -
6 All'ingrosso - - - - - - - -
7 di cui STS - - - - - - - -
8 Ricartolarizzazione - - - - - - - -
9 Operazioni sintetiche - - - - - - - -
10 Cartolarizzazioni - - - - - - - -
11 Sottostante al dettaglio - - - - - - - -
12 All'ingrosso - - - - - - - -
13 Ricartolarizzazione - - - - - - - -

Modello EU SEC4 – Esposizioni verso la cartolarizzazione esterne al portafoglio di negoziazione e relativi requisiti patrimoniali regolamentari: l'ente agisce in qualità di investitore (1 di 2)

a b c d e f g h i
Valori dell'esposizione (per fascia di RW/deduzione) Valori dell'esposizione (per metodo
regolamentare)
≤20 %
RW
DA
>20%
A 50%
RW
DA
>50%
A
100%
RW
DA
>100%
A
<1250%
RW
1250%
RW/
DEDUZIONI
SEC
IRBA
SEC-ERBA
(COMPRESO
IAA)
SEC
SA
1250%
RW/
DEDUZIONI
1 Totale delle
esposizioni
580.430 54.859 734 - - - 636.023 - -
2 Cartolarizzazione
tradizionale
580.430 54.859 734 - - - 636.023 - -
3 Cartolarizzazioni 580.430 54.859 734 - - - 636.023 - -
4 Sottostante al
dettaglio
318.077 54.289 - - - - 372.366 - -
5 di cui STS 315.061 48.596 - - - - 363.656 - -
6 All'ingrosso 262.353 570 734 - - - 263.657 - -
7 di cui STS 213.200 - - - - - 213.200 - -
8 Ricartolarizzazione - - - - - - - - -
9 Cartolarizzazione
sintetica
- - - - - - - - -
10 Cartolarizzazioni - - - - - - - - -
11 Sottostante al
dettaglio
- - - - - - - - -
12 All'ingrosso - - - - - - - - -
13 Ricartolarizzazione - - - - - - - - -

Modello EU SEC4 – Esposizioni verso la cartolarizzazione esterne al portafoglio di negoziazione e relativi requisiti patrimoniali regolamentari: l'ente agisce in qualità di investitore (2 di 2)

j k l m n o EU-p EU-q
RWEA (per metodo regolamentare) Requisito patrimoniale dopo l'applicazione del
massimale
SEC
IRBA
SEC-ERBA
(COMPRESO
IAA)
SEC
SA
1250% RW/
DEDUZIONI
SEC
IRBA
SEC-ERBA
(COMPRESO
IAA)
SEC
SA
1250% RW/
DEDUZIONI
1 Totale delle
esposizioni
- 139.476 - - - 11.158 - -
2 Cartolarizzazione
tradizionale
- 139.476 - - - 11.158 - -
3 Cartolarizzazioni - 139.476 - - - 11.158 - -
4 Sottostante al dettaglio - 86.300 - - - 6.904 - -
5 di cui STS - 83.052 - - - 6.644 - -
6 All'ingrosso - 53.176 - - - 4.254 - -
7 di cui STS - 42.640 - - - 3.411 - -
8 Ricartolarizzazione - - - - - - - -
9 Cartolarizzazione
sintetica
- - - - - - - -
10 Cartolarizzazioni - - - - - - - -
11 Sottostante al dettaglio - - - - - - - -
12 All'ingrosso - - - - - - - -
13 Ricartolarizzazione - - - - - - - -

Modello EU SEC5 – Esposizioni cartolarizzate dall'ente: esposizioni in stato di default e rettifiche di valore su crediti specifiche

a b c
Esposizioni cartolarizzate dall'ente — L'ente agisce in qualità di
cedente o promotore
Importo nominale in essere totale
di cui esposizioni
in stato di default
Importo totale
delle rettifiche di
valore su crediti
specifiche
effettuate nel
periodo
1 Totale delle esposizioni 2.159.990 21.006 (1.671)
2 Al dettaglio (totale) 2.159.990 21.006 (1.671)
3 Mutui ipotecari su immobili residenziali 2.138.983 - -
4 Carte di credito - - -
5 Altre esposizioni al dettaglio 21.006 21.006 (1.671)
6 Ricartolarizzazione - - -
7 All'ingrosso (totale) - - -
8 Prestiti a imprese - - -
9 Mutui ipotecari su immobili non residenziali - - -
10 Leasing e Crediti - - -
11 Altre all'ingrosso - - -
12 Ricartolarizzazione - - -

11. RISCHIO DI MERCATO

Informativa qualitativa sul rischio di mercato

Il Rischio di mercato, inteso come rischio di perdite causate da variazioni sfavorevoli dei fattori di rischio (tasso, prezzo, cambio ed altri fattori di mercato), viene misurato e monitorato sia in riferimento al banking book sia al trading book.

La gestione e il monitoraggio dei rischi finanziari è effettuata attraverso un albero di portafogli che consente di individuare i rischi ed i risultati che si generano a fronte dell'attività tradizionale di raccolta ed impiego con clientela, dell'attività sui mercati finanziari con finalità di investimento e trading e della negoziazione di strumenti finanziari con la clientela, come disciplinato dal Regolamento assunzione rischi finanziari di Credem banca.

Nello specifico il portafoglio Trading Book è destinato a consolidare i rischi e risultati associati all'operatività di negoziazione in contropartita diretta con la clientela e quelli relativi all'operatività posta in essere di propria iniziativa dalla Banca sui mercati, al fine di sfruttare specifici movimenti di breve termine dei fattori di rischio.

Il presidio dei rischi di mercato avviene tramite la definizione di una struttura di limiti che costituisce l'espressione diretta del livello di rischiosità ritenuto accettabile con riferimento alle singole aree/linee di business, in coerenza con il Risk Appetite Framework definito a livello di gruppo.

Il sistema di limiti, disciplinato dal Regolamento in materia di assunzione dei rischi finanziari, in funzione della tipologia di rischio monitorato prevede limiti in termini di controvalore, sensitivity ai fattori di rischio sottostanti, greche, VaR. La funzione di Risk Management produce un report di rendicontazione dei rischi con frequenza giornaliera, e informa la Business Unit Finanza degli eventuali sconfini rispetto ai massimali assegnati dandone informazione alla funzione Audit. Il Risk management produce inoltre un report di sintesi dei rischi settimanale e trimestrale rivolti al top management e al Comitato Esecutivo. Nel Regolamento in materia di assunzione dei rischi finanziari viene inoltre disciplinato il processo di escalation in caso di sforamenti.

Come strumento di copertura e di attenuazione del rischio, in alternativa al natural hedge delle poste attive e passive, Credem adotta le metodologie contabili del Fair Value Hedge e del Cash Flow Hedge, finalizzate a evitare che variazioni inattese dei tassi di mercato si ripercuotano negativamente sul patrimonio e sul margine di interesse della banca. La metodologia del Macro Fair Value Hedge per la copertura del rischio di tasso associata principalmente a mutui/finanziamenti a tasso fisso, componente core anelastica della raccolta a vista. Il Micro Fair value Hedge è impiegato per la copertura del rischio di tasso associato a titoli di debito in regime contabile HTCS e HTC e prestiti obbligazionari a tasso fisso emessi da Credito Emiliano.

Il Fair Value Hedge prevede che la relazione di copertura sia formalmente documentata da una hedging card e che la tenuta della copertura sia verificata attraverso dei test di efficacia sia prospettici che retrospettivi trimestrali. La copertura è considerata efficace se il rapporto tra la variazione di fair value dell'elemento coperto rispetto allo strumento di copertura è compreso nel range 80%-125%.

Il modello organizzativo di presidio dei rischi di mercato ha lo scopo di favorire il raggiungimento di una serie di obiettivi:

  • ruolo di governo e indirizzo della Capogruppo nel presidio dei rischi per singola Società e del loro impatto sui rischi di Gruppo, in ottemperanza alle vigenti disposizioni di Vigilanza e al Risk Appetite Framework di Gruppo;
  • controllo gestionale nel senso dell'ottimizzazione del profilo rischio-rendimento a livello di Gruppo;
  • uniformità della metodologia di analisi e del "linguaggio" utilizzato per tutte le Società del gruppo.

Il Consiglio di Amministrazione della Capogruppo, CA, è responsabile della definizione delle linee generali del governo dei rischi e di risk appetite, dell'approvazione della normativa interna che regolamenta anche le strutture di limiti specifiche; individua l'insieme degli indicatori di Risk Appetite e delle relative metriche di calcolo, quest'ultime proposte dal Comitato Esecutivo, CE; definisce e approva gli obiettivi di rischio e le soglie di tolleranza valutando periodicamente l'adeguatezza del Risk Appetite Framework (RAF) e la compatibilità tra obiettivi e rischio effettivo; approva la struttura generale dei limiti operativi e delle deleghe, nonché le linee di responsabilità ed autorità in merito al processo di gestione dei rischi.

I Consigli di Amministrazione delle singole società recepiscono l'appetito al rischio e la soglia di tolleranza definiti in ambito RAF dalla Capogruppo; approvano gli indirizzi strategici e le linee guida di gestione dei rischi formulati dalla Capogruppo nonché la struttura dei limiti e delle deleghe operative interne nell'ambito di quanto fissato dal Consiglio di amministrazione della Capogruppo.

Le Direzioni delle singole società realizzano le attività di business di competenza nel rispetto delle deleghe e dei limiti operativi di rischio assegnati dai rispettivi Consigli di Amministrazione.

Il CE della Capogruppo, quale organo di gestione, cura l'attuazione degli indirizzi strategici e delle politiche di governo dei rischi definiti dal CA, ed in particolare definisce e cura l'attuazione del processo di gestione dei rischi. Al CE compete inoltre la proposta al CA delle metodologie di misurazione e controllo dei rischi e la definizione dei limiti operativi coerenti con la propensione al rischio.

I Comitati della Capogruppo coinvolti in ambito RAF hanno le seguenti responsabilità. Il Comitato Consiliare Rischi e Sostenibilità di Gruppo svolge l'attività valutativa e propositiva necessaria affinché il CA possa approvare obiettivi di rischio e soglie di tolleranza e valutare periodicamente l'adeguatezza del RAF e la compatibilità tra obiettivi e rischio effettivo. Esprime inoltre parere per il CA sulle proposte del CE relative alle metodologie di misurazione e controllo e analisi di rilevanza dei rischi anche ai fini del calcolo del capitale interno; supporta infine il CA della capogruppo con la proposizione delle strategie generali per il governo dei rischi.

Il Comitato Risk Management, istituito al fine di informare il CE del presidio del rischio complessivamente assunto e del suo monitoraggio nell'ambito delle strategie e metodologie definite dalla Capogruppo nel RAF, presidia il rischio complessivamente assunto dalle singole società e del suo monitoraggio nell'ambito delle strategie e metodologie definite dalla Capogruppo nel Risk Appetite Framework; valuta periodicamente il livello di rischio complessivamente assunto, attraverso il monitoraggio degli indicatori RAF per tipologia di rischio; analizza inoltre eventuali eventi interni o esterni che possano modificare in maniera rilevante il profilo di rischio e richiede quindi agli organi competenti, per il tramite del Risk Officer, revisioni addizionali del RAF.

La funzione di Risk Management supporta inoltre il Comitato Consiliare Rischi e Sostenibilità di Gruppo ed effettua in ambito RAF la verifica almeno annuale della bontà delle metriche utilizzate sottoponendo a backtesting i modelli di stima del rischio, riportando nel RAF gli esiti, eventuali carenze ed eventuali necessità di sviluppo di nuove metodologie; rendiconta almeno trimestralmente il Comitato Rischi in merito all'andamento del profilo di rischio assunto nel suo complesso rispetto agli obiettivi di Risk Appetite relativamente a tutti gli indicatori, compresi quelli ineriti il rischio di mercato. Si occupa anche:

  • della misurazione e rendicontazione dei rischi finanziari per singola società e a livello di Gruppo, utilizzando a questo fine principalmente misure di rischio in termini di sensitivity, volte a verificare il rispetto dei limiti assegnati e la coerenza con gli obiettivi di rischio rendimento assegnati;
  • dello sviluppo e della gestione dei sistemi di misurazione dei rischi tramite l'acquisizione dei dati di mercato necessari per il calcolo;
  • della definizione del profilo di rischio dei nuovi prodotti.

Le risultanze dell'attività della funzione di Risk Management sono riportate periodicamente al Comitato Consiliare Rischi e Sostenibilità di Gruppo.

La gestione operativa dei rischi di mercato è attribuita alla Business Unit Finanza alla quale competono la proposizione al Comitato ALM delle linee guida di gestione dei rischi, la gestione dei rischi in coerenza con il profilo di rischio complessivo definito e con le linee guida ricevute da parte del Comitato ALM, nonché nell'ambito dei massimali assegnati e la definizione, congiuntamente al Risk Management, della struttura dei limiti operativi da sottoporre al CE, in coerenza con il RAF. Nell'attività di gestione operativa la Business Unit Finanza si basa principalmente su analisi di controvalore, sensitivity rispetto ai fattori di rischio sottostanti e greche. Su tali misure si basa anche il sistema di controllo dei massimali.

I rischi di mercato sono oggetto delle segnalazioni di vigilanza secondo quanto richiesto dalla Circolare n. 286/2013. L'oggetto della segnalazione sono tutte le posizioni lunghe (creditorie) o corte (debitorie) appartenenti al portafoglio non immobilizzato, non destinato cioè a stabile investimento (c.d. "portafoglio di negoziazione a fini vigilanza" costituito dalle posizioni in strumenti finanziari, su merci e valute detenute per negoziazione o per copertura del rischio inerente ad altri elementi dello stesso portafoglio). La segnalazione è trimestrale, all'interno delle basi prudenziali CoRep. Il Gruppo segnala il rischio di mercato secondo l'approccio standard e il requisito, data la dimensione ridotta delle posizioni del trading book, risulta contenuto.

La tabella EU MR1 Metodo standardizzato di seguito riportata mostra gli RWA, che si concentrano sulla parte equity, principale fonte di rischio di mercato del portafoglio di negoziazione di vigilanza riconducibile alla posizione in quote di fondi di fondi hedge e private equity gestiti da società del gruppo e sul rischio di tasso, generato dall'attività svolta sui mercati obbligazionari e derivati su tasso.

A partire dal 2021 il gruppo segnala inoltre il posizionamento rispetto alla soglia prevista per l'adozione del nuovo modello standard FRTB (pari a 500€mln). Il Gruppo si mantiene ben al di sotto della soglia stabilita.

Il Gruppo segnala l'esposizione ai rischi di mercato anche attraverso il reporting Short Term Exercise – STE trimestrale.

In ambito gestionale il monitoraggio dei rischi di mercato avviene attraverso un sistema articolato di limiti, monitorati giornalmente, in termini di controvalore, sensitivity (IR sensitivity e Credit spread sensitivity), greche e VaR. Il VaR misura la massima perdita potenziale nella quale può incorrere il portafoglio in base all'evoluzione dei fattori di mercato, dato un certo livello di confidenza, nel corso di un determinato orizzonte temporale. La metodologia applicata prevede un livello di confidenza 99%, orizzonte temporale 1 giorno e volatilità calcolata sulla base di 2 anni di osservazioni giornaliere, con maggior peso ai dati più recenti (decay factor 0,94).

Per il calcolo dell'assorbimento in termini di capitale interno in Icaap si procede inoltre a convertire il dato in un VaR a 10gg, applicando prudenzialmente il coefficiente moltiplicativo 3. Il dato di rischio è anche sottoposto ad analisi di stress testing nell'ambito del processo di verifica dell'adeguatezza patrimoniale, che mira a verificare la variazione del capitale (stimato in termini di VaR) in caso di forti turbolenze dei mercati finanziari.

In ambito gestionale il monitoraggio dei rischi di mercato nel portafoglio di negoziazione di vigilanza avviene attraverso un sistema articolato di limiti, monitorati giornalmente, definiti nel Regolamento in materia di assunzione dei rischi finanziari.

Il rischio tasso di interesse, generato dall'attività svolta sui mercati obbligazionari e derivati su tasso, è gestito e controllato tramite limiti complessivi in termini di IR sensitivity e di vega.

Il rischio specifico o emittente viene monitorato tramite appositi massimali di concentrazione per settore e classe di rating sia in termini di controvalore che di sensitivity. Inoltre il modello di VaR in uso esclusivamente ai fini gestionali include il rischio emittente, mediante l'utilizzo di serie storiche specifiche sugli spread di mercato.

Per quanto riguarda i rischi azionari, l'attività svolta sui mercati prevede l'assunzione di posizioni direzionali gestite e controllate tramite massimali di posizione, sia lorda sia netta, limiti in termini di greche e massimali di concentrazione per sottostante. Sono presenti posizioni in quote di fondi di fondi hedge e private equity gestiti da società del gruppo.

La funzione di Risk Management produce reports di rischio con frequenza giornaliera, settimanale e trimestrale a seconda della funzione destinataria, indicando gli eventuali sconfini rispetto ai massimali assegnati dal Regolamento in materia di assunzione dei rischi finanziari e la misura di rischio gestionale in termini di VaR.

Eventuali modifiche al Regolamento ed ai massimali in esso espressi possono essere sottoposte a delibera del Consiglio di Amministrazione o del Comitato Esecutivo, per compentenza, su proposta della Business Unit Finanza, sentito preventivamente il parere della funzione di Risk Management.

Informativa quantitativa

Si riporta di seguito il template EU MR1 al cui interno è fornito il dettaglio del dell'esposizione ponderata relativa al rischio di mercato, calcolata secondo il metodo standardizzato.

Modello EU MR1: rischio di mercato in base al metodo standardizzato

a
RWEA
Prodotti outright
1 Rischio di tasso di interesse (generico e specifico) 63.226
2 Rischio azionario (generico e specifico) 177.179
3 Rischio di cambio -
4 Rischio di posizioni in merci -
Opzioni
5 Metodo semplificato -
6 Metodo delta plus 5.314
7 Metodo di scenario -
8 Cartolarizzazione (rischio specifico) -
9 Totale 245.719

Il confronto con l'esercizio precedente in Tabella 1, di seguito riportata, mostra un valore del fattore di rischio tasso di interesse in aumento su Credem, sempre su livelli contenuti.

Tabella 1. Dati di Rischio di tasso

2021 2020 2019
Credem
Interest Rate VaR - medio 3,5 1,9 3,4
min 0,1 0,3 1,4
max 13,5 5,6 9,2

dati in mln di €, VaR 99% 10gg * Coeff moltiplicativo

Figura 1. Andamento Interest Rate VaR Credem (99%, 10gg*coeff moltiplicativo). Dati in milioni di euro

Per quanto riguarda la shift sensitivity analysis e limitatamente al portafoglio di negoziazione di vigilanza, la tabella sotto riportata mostra i dati relativi all'impatto sul margine di interesse su un orizzonte temporale di 12 mesi, nell'ipotesi di una variazione parallela dei tassi di interesse di +/- 100 punti base (dato riferito al Gruppo).

L'analisi è condotta coerentemente con la metodologia utilizzata ai fini della misurazione del rischio tasso del portafoglio bancario in ambito Risk Appetite Framework e con le segnalazioni Short Term Exercise – STE rischio di tasso, in linea con le linee guida europee di riferimento.

Ipotesi di shift parallelo (dati mln di €)
Shock Shock
-100 +100
b.p. b.p.
Dati
12/2021
+0,1 -0,0

Per quanto riguarda il rischio di prezzo, Tabella 2, il dato di Credem in diminuzione rispetto alla rilevazione precedente e sempre su livelli molto contenuti, è determinato sostanzialmente dalla posizione in hedge fund sopra citati. Nelle figure sottostanti è riportato l'andamento del VaR per Credem nell'arco del 2021.

Tabella 2. Dati di Rischio di prezzo
-------------------------------------- -- --
2021 2020 2019
Credem
Equity VaR - medio 0,9 1,2 0,4
min 0,4 0,4 0,4
max 1,7 3,2 0,8

dati in mln di €, VaR 99% 10gg * Coeff moltiplicativo

Figura 2. Andamento Equity VaR Credem (99%, 10gg*coeff moltiplicativo). Dati in milioni di euro

Il rischio specifico, Tabella 3, è il rischio di perdite causate da una sfavorevole variazione del prezzo degli strumenti finanziari negoziati dovuta a fattori connessi con la situazione dell'emittente.

Tabella 3. Dati di rischio specifico

2021 2020 2019
Credem
Rischio specifico - medio 0,4 0,1 0,1
min 0,1 0,0 0,1
max 0,9 0,1 0,1

dati in mln di €

12. RISCHIO DI TASSO DI INTERESSE SULLE POSIZIONI INCLUSE NEL PORTAFOGLIO BANCARIO

Informativa qualitativa

Il rischio di tasso di interesse si riferisce al potenziale impatto che variazioni inattese nei tassi di mercato determinano sui profitti correnti e sul valore del patrimonio netto del Gruppo. Tale rischio si manifesta tipicamente sulle posizioni incluse nel Banking Book (e attività, passività e voci fuori bilancio), ovvero il complesso delle posizioni diverse da quelle ricomprese nel portafoglio di negoziazione ai fini di vigilanza (trading book).

L'esposizione al rischio di tasso di interesse può essere declinata in

  • rischio di reddito, derivante dalla possibilità che una variazione inattesa nei tassi di interesse produca una riduzione del margine di interesse e dipende dallo sfasamento nella struttura temporale delle scadenze e periodi di ridefinizione delle condizioni di tasso di interesse degli impieghi e della raccolta;
  • rischio di investimento, ossia di subire variazioni negative nei valori di tutte le attività, passività e strumenti fuori bilancio, in seguito a mutamenti nei tassi di interesse, con un conseguente impatto destabilizzante sull'equilibrio patrimoniale.

Il processo di gestione e monitoraggio del rischio di tasso di interesse del banking book è finalizzato alla stabilizzazione del margine in coerenza con gli obiettivi di redditività e con il profilo di rischio desiderato e si basa sulle metriche di Sensitivity di Valore Economico e Sensitivity del Margine di Interesse.

Il processo di governo del rischio di tasso è parte del complessivo processo di governo dei rischi definito nel RAF di Gruppo ed è sviluppato in coerenza con gli obiettivi di rischio/rendimento definiti nel RAF e con le strategie aziendali tempo per tempo definite.

Gli indirizzi strategici e le politiche di governo del rischio di tasso sono definiti e approvati dal CA, avente funzione di supervisione Strategica, e rappresentano, a livello di Gruppo, il quadro di riferimento e i vincoli per l'operatività delle strutture deputate alla gestione dei rischi di tasso.

Il CA della capogruppo approva il risk appetite e tolerance a livello consolidato, definendo gli orientamenti strategici sul rischio di tasso, e il CE, quale organo di gestione, definisce e cura l'attuazione del processo di gestione dei rischi e definisce dei limiti operativi coerenti con la propensione al rischio.

La gestione operativa del rischio di tasso di interesse sul banking book è attribuita alla Business Unit Finanza alla quale competono:

  • la proposizione al Comitato ALM delle linee guida di gestione del rischio di tasso del banking book;
  • la gestione del rischio di tasso della Capogruppo e delle Società del Gruppo, in coerenza con il profilo di rischio complessivo definito e con le linee guida ricevute da parte del Comitato ALM, nonché nell'ambito dei massimali assegnati.

Nell'attività di gestione operativa la Business Unit Finanza si basa su analisi di interest rate sensitivity complessiva e buckettizzata, al fine di evidenziare il grado di esposizione asset o liability sensitive sui singoli tratti di curva. La Business Unit Finanza si occupa inoltre di proporre al Comitato ALM gli interventi ritenuti necessari a migliorare il profilo complessivo in termini di rischio di tasso e di realizzare operativamente tali interventi.

Nella Capogruppo sono accentrate le attività di misurazione, stress test e monitoraggio, che sono basate sulle metriche di Sensitivity di Valore Economico e Sensitivity del Margine di Interesse. La Sensitivity del valore economico esprime potenziali variazioni del valore economico, relative alla possibilità di subire variazioni nei valori attuali di tutte le attività, passività e strumenti fuori bilancio detenuti dalla banca, in seguito a mutamenti inattesi nei tassi di interesse. Ai fini del Risk Appetite lo scenario di riferimento è quello parallelo +-200bp; ai fini di Stress Testing sono previsti ulteriori scenari non paralleli. La Sensitivity del margine di interesse esprime potenziali variazioni negative di proventi o utili netti da interessi, che derivano dalla differenza nelle scadenze/periodo di ridefinizione del tasso di interesse delle attività e passività della banca sull'holding period definito, in seguito a mutamenti inattesi nei tassi di interesse. Ai fini del Risk Appetite lo scenario di riferimento è quello parallelo +-100bp; ai fini di Stress Testing sono previsti ulteriori scenari non paralleli.

Tali metriche, sono calcolate mensilmente ai fini RAF dalla funzione Risk Management e vengono rendicontante periodicamente ai comitati di riferimento (Comitato Risk Management e comitato ALM) e organi decisionali in ambito RAF (CE/CA). Esse sono affiancate dagli indicatori operativi, monitorati con maggior frequenza, disciplinati nei regolamenti delle società esistenti in materia di assunzione Rischi Finanziari.

L'attività di monitoraggio comprende una costante attività di Stress Test volta a verificare almeno trimestralmente l'impatto sul rischio di tasso di scenari di stress ulteriori rispetto ai paralleli standard.

L'ufficio con funzione di convalida effettua periodicamente un'autonoma valutazione delle metodologie e dei modelli comportamentali utilizzati per la quantificare il rischio di tasso, nonché la valutazione della congruità delle ipotesi di stress sottostanti.

Il Servizio Audit della Capogruppo effettua le verifiche periodiche (controllo di terzo livello) sull'adeguatezza del sistema di rilevazione del rischio di tasso del banking book in coerenza con la normativa interna ed esterna e sull'adeguatezza del processo relativo alle prove di stress.

Credem Banca misura e monitora il rischio di tasso di interesse mensilmente attraverso gli indicatori RAF basati sulla sensitivity del Margine di Interesse e sensitivity del Valore economico. L'esposizione al rischio di tasso viene monitorata anche giornalmente attraverso i limiti operativi. Le componenti del rischio di tasso sono:

Repricing Risk: rischio legato alle differenze nelle scadenze (tasso fisso) e nelle date di riprezzamento (tasso variabile) dell'operatività in portafoglio;

Yield Curve Risk: rischio legato a cambiamenti nella pendenza e nella forma della yield curve;

Basis Risk: rischio determinato dalla non perfetta correlazione esistente tra i parametri d'indicizzazione di impieghi e raccolta;

Optionality Risk: rischio legato a opzioni "esplicite" o "implicite" nelle attività o passività del Banking Book (ad esempio, cap/floor/prepayment dei mutui, ecc.);

CSRBB - Credit spread risk nel banking book: rischio derivante da variazione nella percezione del valore di mercato del credit risk (variazioni del credit spread). Tale rischio viene valutato e monitorato nell'ambito del Risk Appetite Framework di gruppo (indicatore credit spread sensitivity) e nei Regolamenti assunzione rischi finanziari delle singole società.

La misurazione della Sensitivity di Valore Economico mensilmente viene condotta sulla base degli scenari standard parelli (±200 bps) e non paralleli (normativa EBA EBA/GL/2018/02). Ai fini del controllo dei limiti operativi, giornalmente viene misurata la Sensitivity di Valore Economico +1 bp.

La misurazione della Sensitivity di Margine di Interesse mensilmente viene effettuata sulla base degli scenari ±100 bps, e dei sei scenari standard (normativa EBA EBA/GL/2018/02).

Parametri e assunzioni non parametriche dei modelli comportamentali utilizzati nella misurazione del rischio tasso secondo i modelli interni sono gli stessi utilizzati ai fini del calcolo delle esposizioni riportate nella tabella EU IRRBB1.

Nella quantificazione dei numeri di rischio esposti in tabella EU IRRBB1 l'aggregazione delle valute segue le regole delle Guidelines EBA, 2018 per la determinazione del SOT. Ai fini della quantificazione e monitoraggio del rischio di tasso secondo le metodologie interne le esposizioni sulle singole valute vengono sommate senza ponderazioni.

Il Gruppo effettua la copertura del rischio di tasso attraverso il natural hedge delle poste attive e passive e tramite l'utilizzo di derivati sui tassi di interesse (OIS / IRS). Credem adotta le metodologie contabili del Fair Value Hedge e del Cash Flow Hedge, finalizzate a evitare che variazioni inattese dei tassi di mercato si ripercuotano negativamente sul patrimonio e sul margine di interesse della banca. La metodologia del Macro Fair Value Hedge per la copertura del rischio di tasso associata principalmente a mutui/finanziamenti a tasso fisso, componente core anelastica della raccolta a vista. Il Micro Fair value Hedge è impiegato invece per la copertura del rischio di tasso associato a titoli di debito in regime contabile HTCS e HTC e prestiti obbligazionari a tasso fisso emessi da Credito Emiliano. Il Fair Value Hedge prevede che la relazione di copertura sia formalmente documentata da una hedging card e che la tenuta della copertura sia verificata attraverso dei test di efficacia sia prospettici che retrospettivi trimestrali.

Le misure di sensitivity riportate in tabella IRRBB1 sono condotte secondo le ipotesi di seguito elencate.

Sensitivity di Valore Economico:

  • l'orizzonte temporale è medio lungo termine, ovvero è misurata sulla base del valore attuale dei flussi finanziari generati per tutta la durata delle operazioni;
  • è condotta al risk free (non sono ricompresi gli spread);
  • è calcolata sotto ipotesi di run off dei flussi e sulla base dei tassi di mercato forward.
  • Sensitivity di Margine di Interesse:
  • l'orizzonte temporale è di un anno;
  • è condotta al tasso cliente (i flussi sono comprensivi degli spread);
  • è calcolata a volumi costanti.

In entrambe le metriche:

  • le poste a vista con la clientela (conti correnti attivi e passivi) sono modellizzate secondo il modello comportamentale interno che suddivide le poste nella componente non stabile (non core) e stabile (core), su cui viene stimato statisticamente il profilo di scadenza comportamentale sulla base della persistenza di tali poste. Viene inoltre individuata l'elasticità dei tassi della clientela rispetto alle variazioni dei tassi di mercato (parametro beta) determinando la parte che riprezza (elastica) e quella insensibile ai tassi (anelastica);
  • i mutui sono modellizzati secondo il piano di rimborso atteso comportamentale che tiene conto dell'opzionalità di rimborso anticipato. Il modello statistico comportamentale è basato sull'analisi della serie storica degli eventi di estinzione anticipata (survivor analysis) e tiene conto sia di variabili finanziarie sia dalle caratteristiche del mutuo/mutuatario;
  • non performing: trattate come poste con scadenze in linea con il tempo medio di recupero atteso. UTP e past due per la componente per cui si prevede il rientro in bonis sono trattati secondo le caratteristiche finanziarie originali;
  • sono valorizzate le opzionalità implicite nei prodotti con la clientela (es. floor contrattuali sul parametro e legali sul tasso finito);
  • in linea con le guidelines EBA IRRBB viene applicato un floor che parte da -100 basis point per le scadenze più immediate fino a 0 bps a 20 anni;
  • non è prevista alcuna modellizzazione del capitale.

Le sensitivity di Valore Economico osservabili in tabella quantitativa IRRBB1 mostrano un'esposizione al rischio di tasso, in aumento rispetto a giugno 2021, a fronte dell'aumento degli impieghi con clientela e del portafoglio titoli. La sensitivity nello scenario dei tassi parallel up a fine dicembre è pari al -3,6% del Tier1, ben al di sotto della soglia di warning del 15%.

La sensitivity del Margine di Interesse, scenario parallel down dei tassi, presenta un aumento rispetto al periodo precedente da ricondurre principalmente agli aumenti degli impieghi e a un'evoluzione del trattamento nelle misure di rischio del saldo di liquidità presso BCE.

Le misure esposte in tabella IRRBB1 sono in linea con quanto segnalato ai fini del reporting Short Term Exercise – STE rischio di tasso.

Con riferimento al modello comportamentale delle poste a vista la scadenza media di riprezzamento della raccolta a vista retail è pari a 2,2 anni, con durata massima 15 anni. La scadenza media di riprezzamento della raccolta a vista non-financial wholesale, è pari a 3,5 mesi, con durata massima 20 mesi.

Informativa quantitativa

Modello EU IRRBB1 - Rischio di tasso di interesse su posizioni non detenute nel portafoglio di negoziazione

a b c d
Scenari prudenziali di shock Variazioni del valore economico del
capitale proprio
Variazioni dei proventi da
interessi netti
31/12/2021 30/06/2021 31/12/2021 30/06/2021
1 Shock al rialzo parallelo (95.587) (68.452) 107.064 165.492
2 Shock al ribasso parallelo 1.889 (14.969) (50.645) (15.537)
3 Steepener (3.489) (11.177)
4 Flattener (27.893) (18.223)
5 Shock up dei tassi a breve (42.744) (19.790)
6 Shock down dei tassi a lungo 29.574 14.590

13. RISCHIO OPERATIVO

Informazioni qualitative sul rischio operativo

Il Gruppo ha sviluppato un sistema integrato di gestione dei rischi operativi assunti che, in attuazione degli indirizzi strategici, consente di rafforzare la capacità delle Unità Organizzative di gestirli consapevolmente, introducendo strumenti di rilevazione, misurazione e controllo tali da garantire un'assunzione dei rischi consapevole e compatibile con le strategie di Governance e con le condizioni economiche e patrimoniali, nel rispetto delle indicazioni provenienti dalle Autorità di Vigilanza".

Il Consiglio di Amministrazione della Capogruppo ha approvato il regolamento "Gestione dei rischi operativi" (Regolamento ORM) con cui definisce le politiche di gestione del rischio operativo a livello di Gruppo e Banca e determina un sistema comune e coordinato caratterizzato da regole condivise per l'allocazione di compiti e responsabilità. Il regolamento definisce come rischio operativo "il rischio di perdite derivanti dall'inadeguatezza o dalla disfunzione di processi, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni, ivi compreso il rischio giuridico; non sono inclusi quelli strategici e di reputazione".

Inoltre, il Consiglio di Amministrazione della Capogruppo ha approvato, ai fini della determinazione del requisito patrimoniale, l'utilizzo del metodo TSA per tutte le società appartenenti al Gruppo Bancario.

Non sono intervenute variazioni significative rispetto all'esercizio precedente in relazione al modello di gestione dei rischi operativi che di seguito viene rappresentato sinteticamente: l'Organo con funzioni di supervisione strategica di Gruppo è identificato nel Consiglio di Amministrazione di Credito Emiliano SpA, Capogruppo del Gruppo Bancario Credito Emiliano – CREDEM. L'azione viene esercitata con il supporto del Comitato Consiliare Rischi di Gruppo (Comitato di Governance, privo di deleghe, istituito con la finalità di svolgere un ruolo istruttorio).

A livello di Gruppo sono stati individuati più organi con funzioni di gestione, coincidenti con i Consigli di Amministrazione delle singole controllate, che hanno adottato il Regolamento ORM traducendo il relativo "schema" nella specifica realtà aziendale ed individuando concretamente le funzioni "locali" richieste per il buon esito del processo.

Dal punto di vista operativo gli organi con funzione di supervisione strategica e quelli con funzioni di gestione sono supportati dall'attività dell'ufficio Rischi Operativi e di Credito (ROC). Nell'ambito del processo coordinato centralmente da ROC (c.d. "ORM Centrale"), l'attività viene svolta con il supporto di alcune funzioni "ORM Periferico" appartenenti a diversi servizi della banca.

L'Organo con funzioni di controllo è identificato nel Collegio Sindacale, coerentemente con la disciplina vigente relativa agli enti che adottano un modello "tradizionale" di governance societaria. Più in particolare, il Collegio della Capogruppo è responsabile di vigilare sull'osservanza delle norme di legge, regolamentari e statutarie, sulla corretta amministrazione, sull'adeguatezza degli assetti organizzativi e contabili del Gruppo anche tramite il coordinamento con gli omologhi organi collegiali presenti nelle controllate.

Nell'espletamento delle proprie attività tale organo viene supportato dal Servizio Audit di Gruppo.

Il Regolamento ORM istituisce, inoltre, specifici flussi informativi verso l'organo di controllo delle società interessate dal modello TSA (a livello individuale e consolidato, secondo le rispettive competenze).

Il Sistema di Gestione dei Rischi Operativi è periodicamente sottoposto a revisione indipendente da parte del Servizio Audit della Capogruppo.

Il sistema di gestione dei rischi operativi è definito come l'insieme strutturato dei processi funzioni e risorse per l'identificazione, la valutazione e il controllo dei rischi operativi ed è articolato nei seguenti sottoprocessi:

  • Identificazione;
  • Misurazione;
  • Monitoraggio e Controllo;
  • Mitigazione.

Le società incluse nei processi di misurazione, monitoraggio e mitigazione, sono quelle che risultano annualmente rilevanti ai fini del rischio operativo ed informatico dall'analisi di rilevanza effettuata nell'ambito dell'approvazione del Risk Appetite Framework (RAF) e del processo di determinazione dell'adeguatezza patrimoniale (ICAAP) svolto dalla Capogruppo. Il processo di "Identificazione" è composto dalle seguenti procedure:

  • Loss Data Collection: consiste nella raccolta dei dati di perdita operativa interna con il coinvolgimento diretto di tutte le unità di business. In tale ambito, gli eventi di perdita operativa (inclusi quelli di natura informatica) sono classificati per Business Line (corporate finance, trading and sales, retail banking, commercial banking, payment and settlement, agency services, asset management, retail brokerage) ed Event Type (frodi interne, frodi esterne, rapporto di impiego e sicurezza sul lavoro, clientela - prodotti e prassi professionali, danni da eventi esterni, interruzioni dell'operatività e disfunzioni dei sistemi, esecuzione, consegna e gestione dei processi);
  • Risk Self Assessment: consiste nella raccolta, attraverso questionario, di stime soggettive espresse dai risk owner con riferimento agli eventi di natura operativa (inclusi quelli di natura informatica) potenzialmente rilevanti per le proprie unità di business e tenuto conto delle linee guida di sviluppo emerse dal processo di pianificazione preliminare di gruppo;
  • Data Pooling/Comunicazione verso enti esterni: consiste nella partecipazione ad iniziative consortili esterne e nella gestione delle relative interrelazioni (ad es. consorzio DIPO) ed alla comunicazione dei dati di perdita operativa raccolti agli Organi di Vigilanza (Banca d'Italia e Banca Centrale Europea).

Il processo di "Misurazione" è rappresentato dalla quantificazione del Capitale a Rischio (CaR) mediante stime soggettive. Le metodologie di misurazione delle perdite attese e inattese sono finalizzate ad un'attività di controllo ed individuazione di situazioni potenzialmente critiche e si basano sulla esecuzione di questionari (RSA), con frequenza almeno annuale, che per ogni tipologia di evento richiedono ai responsabili delle unità organizzative (UO) che possono generare/gestire i rischi operativi, una stima soggettiva di alcuni fattori di rischio:

  • "frequenza tipica", il numero medio atteso di eventi nell'arco temporale di riferimento;
  • "impatto tipico", la perdita media attesa per tipologia di evento;
  • "impatto peggiore", l'impatto del singolo evento qualora esso si manifesti nel peggior modo (ragionevolmente) concepibile.

L'analisi è svolta su più livelli: unità organizzativa, business units, società e gruppo consolidato e per ogni livello sono prodotti: un valore di perdita attesa ed un valore di perdita inattesa. I risultati della valutazione sono utilizzati a fini gestionali per la prevenzione e la mitigazione dei rischi operativi e nel processo di pianificazione operativa, coerentemente a quanto definito dal "Regolamento pianificazione, programmazione e controllo di Gruppo".

Il processo di "Monitoraggio e controllo" mira a identificare tempestivamente eventuali disfunzioni nei processi aziendali o nelle procedure di gestione del rischio al fine di consentire di valutare le necessarie azioni di mitigazione.

I Rischi Operativi sono inoltre monitorati all'interno del più ampio processo di Risk Appetite Framework (RAF) di Gruppo (monitoraggio trimestrale).

Al fine di assicurare un presidio nel continuo, è prevista una rendicontazione per singolo evento di perdita operativa la cui autonomia di delibera (definita all'interno dei regolamenti già vigenti o, in mancanza, oltre la soglia di 100.000€) spetta al Comitato Esecutivo/Consiglio di Amministrazione, dei controlli che non sono andati a buon fine e delle azioni correttive di eventuali carenze organizzative e/o di processo/prodotto. Qualora disponibili, l'ORM periferico di volta in volta competente, inserisce le informazioni oggetto di rendicontazione in seno alle proposte e le invia alle Funzioni preposte a seconda delle casistiche (a titolo esemplificativo, Servizio Audit e Compliance). In ogni caso, le delibere assunte dal CE/CA sono inviate, per opportuna conoscenza, al Risk Officer della Capogruppo e a ROC. ROC verifica semestralmente che le Funzioni preposte siano state attivate dagli ORM Periferici e laddove questo non sia accaduto, attiva direttamente le Funzioni preposte eventualmente coordinandosi con gli ORM Periferici.

Inoltre, ROC controlla semestralmente, per BU/Servizio di Credembanca e per le società rilevanti, che le rispettive perdite contabilizzate nel semestre/anno di riferimento non superino il relativo valore di Perdita Attesa stimato in ambito Risk Self Assessment e, nel caso in cui ciò accada, rendiconta nel CE di Credembanca le motivazioni dello scostamento fornite dai Responsabili delle BU/Capi Servizio di Credembanca. Per le singole società rilevanti, nel caso in cui le perdite risultino superiori alla Perdita Attesa, l'ORM periferico della società rendiconta nel proprio CA le motivazioni dello scostamento e ne dà comunicazione al Risk Officer della Capogruppo.

Il sistema di reporting fornisce agli organi aziendali ed ai responsabili delle funzioni interessate informazioni sul livello di esposizione ai rischi operativi e rappresenta uno strumento di supporto per la loro gestione attiva e rappresenta la sintesi dei processi di misurazione, monitoraggio e controllo.

Il processo di "Mitigazione" definisce le azioni da intraprendere per la prevenzione e l'attenuazione dei rischi operativi ed è composto dalle seguenti procedure:

  • Analisi gestionale: consiste nell'analisi delle criticità emerse e delle diverse possibili soluzioni a disposizione nell'ambito delle tradizionali modalità alternative di gestione del rischio (ritenzione, trasferimento, mitigazione), in ottica costi-benefici;
  • Gestione dell'attività di mitigazione: consiste nella scelta, pianificazione, avvio delle attività, implementazione e completamento degli interventi di mitigazione messi in atto e successivo controllo dell'avanzamento e dell'efficacia degli interventi di mitigazione del rischio attuati;
  • Gestione delle forme di trasferimento: consiste nella individuazione, valutazione, scelta e gestione delle diverse forme di trasferimento del rischio.

Le azioni di mitigazione definite nel reporting vengono inoltre incluse nel processo di pianificazione operativa.

Inoltre, con frequenza almeno triennale, GIS (Ufficio Global Insurance), centro di riferimento del Gruppo Credem per la valutazione delle polizze assicurative a copertura dei rischi propri (escluse quindi le polizze su prodotti o a favore del personale) stipulate dalle Società del Gruppo, effettua una rilevazione complessiva dello stato dei rischi e del livello delle relative coperture assicurative, con l'obiettivo di individuare aree con copertura insufficiente o inefficace.

La rilevazione considera la situazione di rischio complessiva del Gruppo, sulla base dei report periodici di RSA (Risk Self Assessment) e sulle statistiche LDC (Loss Data Collection). L'ufficio Rischi Operativi e di Credito della Capogruppo (ROC), sulla base della metodologia di rilevazione tempo per tempo vigente, produce specifici estratti dei report indicati per consentire la verifica della coerenza con l'entità delle coperture.

GIS collabora con ROC e con gli Uffici di riferimento delle diverse aree su cui vengono evidenziati fattori d'attenzione, per verificare la coerenza dei dati rilevati, definire al meglio il rischio complessivo e in ultima analisi stabilire l'opportunità di attivare una polizza oppure non farlo.

I rischi da considerare al fine di valutare l'attivazione di una polizza assicurativa sono quelli di natura patrimoniale, diretti o indiretti, dovuti alla perdita di valori di proprietà oppure derivanti dal risarcimento di danni causati a terzi nonché quelli previsti dalle normative di riferimento.

La classificazione delle attività nelle linee di business regolamentari è declinata nelle fasi di:

  • mappatura dati;
  • determinazione requisito patrimoniale individuale.

La mappatura dei dati si delinea a livello individuale attraverso il collocamento di ciascuno dei centri gestionali nella business line regolamentare di pertinenza seguendo i principi sanciti dal Regolamento UE n. 575/2013; segue quindi l'individuazione delle fonti dati che riportano i dati reddituali di tali centri e gli eventuali criteri di ripartizione.

In applicazione della mappatura definita, ciascuna società procede alla determinazione dei valori per centro, alla collocazione sulle business line previste e alla determinazione del requisito individuale.

Le attività definite per la determinazione del requisito patrimoniale consolidato prevedono l'identificazione dell'"Indicatore Rilevante" individuale e la componente riconducibile a ciascuna società del Gruppo per business line regolamentare (da determinarsi in coerenza con i criteri sanciti nella mappatura utilizzata a fini individuali).

Il requisito patrimoniale a fronte dei rischi operativi, calcolato sull' Indicatore Rilevante del triennio 2019 - 2021, è pari a 153,1 milioni di euro.

Si riporta di seguito la composizione percentuale delle perdite operative del Gruppo Credem per tipologie di evento:

  • ET 01 Frode Interna
  • ET 02 Frode esterna
  • ET 03 Relazioni con il personale e sicurezza dell'ambiente di lavoro
  • ET 04 Rapporti con clienti, prestazioni di servizi e prodotti
  • ET 05 Disastri ed altri eventi
  • ET 06 Sistemi

ET 07- Esecuzione, gestione, consegna di servizi e prodotti

Nel corso del 2021, la principale fonte di rischio operativo, per importo di perdita, è risultata essere la tipologia di evento "Frodi Esterne" (ET 02). La seconda fonte di rischio operativo si riferisce alle perdite dovute a "Esecuzione, gestione e consegna di prodotti o servizi" (ET 07) e di seguito, in ordine di incidenza, ci sono: le perdite dovute a "Relazioni con il personale e sicurezza dell'ambiente di lavoro" (ET 03)", "Frodi Interne" (ET01), "Rapporti con Clienti, prestazioni di servizi o prodotti" (ET 04) e a "Disastri ed altri eventi" (ET 05). Infine, pressoché nulla è l'incidenza delle perdite legate a malfunzionamento dei sistemi tecnologici (ET 06).

L'importo delle perdite riconducibili al rischio informatico risulta molto contenuto (solo lo 0,1% del totale e ricade sull'Event Type 06). La quasi totalità delle perdite riconducibili al "Conduct Risk" si riferisce agli Event Type 01 e 04.

Informativa quantitativa

Modello EU OR1: requisiti di fondi propri per il rischio operativo e importi delle esposizioni ponderati per il rischio

a b c d e
Indicatore rilevante
Attività bancarie Anno-3 Anno-2 Ultimo
anno
Requisiti di
fondi
propri
Importo
dell'esposizione
al rischio
1 Attività bancarie soggette al metodo base (BIA) - - - - -
2 Attività bancarie soggette al metodo standardizzato
(TSA) / al metodo standardizzato alternativo (ASA)
1.111.688 1.109.194 1.172.825 153.146 1.914.326
3 Soggette al metodo TSA 1.111.688 1.109.194 1.172.825 00/01/1900 00/01/1900
4 Soggette al metodo ASA - - - 00/01/1900 00/01/1900
5 Attività bancarie soggette a metodi avanzati di
misurazione (AMA)
- - - - -

14. LEVA FINANZIARIA

Informazioni qualitative sul coefficiente di leva finanziaria

Il Regolamento UE 575/2013 ha introdotto a partire dal 1° gennaio 2014 l'obbligo di calcolo del coefficiente di leva finanziaria per limitare l'accumulo di leva finanziaria eccessiva, ovvero di un livello di indebitamento particolarmente elevato rispetto alla dotazione di mezzi propri che renda la banca vulnerabile.

In relazione al rischio di leva finanziaria è previsto che le banche si dotino di politiche e procedure aziendali volte a identificare, gestire e monitorare tale rischio.

E' inoltre previsto che le banche gestiscano conservativamente il rischio di eccessiva leva finanziaria considerando i potenziali incrementi di tale rischio dovuti alle riduzioni dei fondi propri della banca causate da perdite attese o realizzate derivanti dalle regole contabili applicabili. A tal fine le banche devono essere in grado di far fronte a diverse situazioni di stress con riferimento al rischio di leva finanziaria eccessiva.

A partire dal 1 gennaio 2015 è stato introdotto l'obbligo di pubblicazione del coefficiente calcolato conformemente all'art. 429 del Regolamento UE 575/2013.

In data 10 ottobre 2014 la Commissione Europea ha emanato il Regolamento Delegato 2015/62 che modifica la definizione di Leva Finanziaria. Il Regolamento Delegato, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE in data 17 gennaio 2015, non introduce un obbligo di requisito specifico legato al coefficiente in oggetto, ma elimina divergenze interpretative e garantisce l'allineamento delle disposizioni del Regolamento (UE) n. 575/2013 alle norme concordate a livello internazionale, in modo da assicurare una migliore comparabilità e pari condizioni di concorrenza.

In data 15 febbraio 2016 sono state pubblicate, attraverso il Regolamento di esecuzione 2016/200 della Commissione, le norme tecniche di attuazione relative all'informativa sul coefficiente di Leva Finanziaria ai sensi del Regolamento UE 575/2013. Le presenti informazioni sul coefficiente di leva seguono pertanto tali disposizioni.

Inoltre, a partire dal 30 settembre 2016, il coefficiente di leva è calcolato secondo le disposizioni contenute nel Regolamento di esecuzione (UE) n.428/2016 della Commissione che hanno modificato il Regolamento di esecuzione n.680/2014, contente le norme tecniche di attuazione per quanto riguarda le segnalazioni a fini di vigilanza.

Il coefficiente di leva finanziaria è calcolato trimestralmente, sia a livello individuale che a livello consolidato, come rapporto tra il totale delle esposizioni del Gruppo non dedotte nel calcolo del capitale (SFT, derivati, esposizioni fuori bilancio ed altre esposizioni in bilancio) ed il Capitale di Classe 1. A partire dal 31 dicembre 2021, con l'introduzione della CRR2, è previsto un requisito minimo vincolante del 3%. In deroga a tale disposizione, l'articolo 429a della CRR2 stabilisce che qualora il coefficiente di leva finanziaria sia calcolato escludendo le esposizioni verso la Banca Centrale, il requisito è calcolato tenendo conto di tale esenzione. Essendosi il Gruppo avvalso di tale facoltà, il requisito è stato calcolato secondo le disposizioni dell'articolo 429a.

Si riportano di seguito le principali informazioni inerenti il coefficiente di leva finanziaria del Gruppo al 31 dicembre 2021.

Descrizione dei fattori che hanno avuto un impatto sul coefficiente di leva finanziaria durante il periodo di riferimento

Il coefficiente di leva finanziaria al 31 dicembre 2021 risulta in calo rispetto al 30 giugno 2021 dello 0,50%. Tale variazione è principalmente legata all'incremento delle esposizioni in bilancio e al minor valore dell'esenzione legata all'esposizione verso la Banca Centrale, entrambi fattori ricompresi all'interno del totale delle esposizioni. La riduzione del coefficiente di leva finanziaria dovuta al maggior valore delle esposizioni è stato in parte compensato dall'aumento del Capitale di Classe 1. Per maggiori informazioni sulla composizione del totale esposizioni si rimanda alle successive tabelle del presente capitolo, mentre per maggiori informazioni circa la composizione del Capitale di Classe 1 si rimanda al all'apposito capitolo "I Fondi Propri".

Descrizione dei processi utilizzati per gestire il rischio di leva finanziaria eccessiva

Il Gruppo Credem adotta la definizione di leva finanziaria eccessiva presente nella normativa. Il Gruppo, inoltre, adotta il leverage ratio ex-CRR quale indicatore del rischio di leva finanziaria eccessiva a livello consolidato, come disciplinato all'interno del Regolamento "Risk Appetite Framework del Gruppo Credem" (RAF). L'indicatore viene inoltro sottoposto a stress in ipotesi di riduzione della base patrimoniale, coerentemente con gli scenari di stress rendicontati nel presente ICAAP.

Il leverage ratio rappresenta uno degli indicatori di Risk appetite su cui è strutturato il RAF, come riportato all'interno del Regolamento Risk Appetite Framework del Gruppo.

I compiti e le responsabilità assegnati in ambito RAF al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo, quale organo di supervisione strategica e di gestione, includono:

  • individuare l'insieme di indicatori di Risk Appetite (tra cui il leverage ratio) e le relative metriche di calcolo su cui strutturare il RAF;
  • definire e approvare l'obiettivo di rischio ("Risk appetite"), la soglia di tolleranza ("Risk tolerance") e le politiche di governo dei rischi, tra cui il rischio di leva finanziaria eccessiva;
  • assicurare che l'attuazione del RAF sia coerente con gli obiettivi di rischio e le soglie di tolleranza approvate.

I compiti e le responsabilità in ambito RAF assegnati al Comitato Esecutivo della Capogruppo quale organo con funzione di gestione sono:

  • proporre al CA le metodologie di misurazione e controllo dei rischi;
  • curare l'attuazione del RAF;

autorizzare il superamento della propensione al rischio entro il limite della soglia di tolleranza.

Modello EU LR1 - LRSum: Riepilogo della riconciliazione tra attività contabili ed esposizioni del coefficiente di leva finanziaria

a
Importo applicabile
31/12/2021
1 Attività totali come da bilancio pubblicato 67.643.794
2 Rettifica per i soggetti consolidati a fini contabili ma esclusi dall'ambito del consolidamento
prudenziale
(8.622.448)
3 (Rettifica per le esposizioni cartolarizzate che soddisfano i requisiti operativi per il riconoscimento
del trasferimento del rischio)
-
4 (Rettifica per l'esenzione temporanea delle esposizioni verso banche centrali (se del caso)) (7.720.849)
5 (Rettifica per le attività fiduciarie iscritte a bilancio a norma della disciplina contabile applicabile
ma escluse dalla misura dell'esposizione complessiva conformemente all'articolo 429 bis, paragrafo
1, lettera i), del CRR)
-
6 Rettifica per gli acquisti e le vendite standardizzati di attività finanziarie soggette alla registrazione
sulla base della data di negoziazione
-
7 Rettifica per le operazioni di tesoreria accentrata ammissibili -
8 Rettifica per gli strumenti finanziari derivati (69.445)
9 Rettifica per le operazioni di finanziamento tramite titoli (SFT) 4.995
10 Rettifica per gli elementi fuori bilancio (conversione delle esposizioni fuori bilancio in importi
equivalenti di credito)
1.475.220
11 (Rettifica per gli aggiustamenti per la valutazione prudente e gli accantonamenti specifici e generici
che hanno ridotto il capitale di classe 1)
-
EU
11a
(Rettifica per le esposizioni escluse dalla misura dell'esposizione complessiva conformemente
all'articolo 429 bis, paragrafo 1, lettera c), del CRR)
-
EU
11b
(Rettifica per le esposizioni escluse dalla misura dell'esposizione complessiva conformemente
all'articolo 429 bis, paragrafo 1, lettera j), del CRR)
-
12 Altre rettifiche (677.420)
13 Misura dell'esposizione complessiva 52.033.847

L'importo di cui alla riga 4 è riferito all'esclusione dalla misura dell'esposizione complessiva del coefficiente di leva finanziaria dell'esposizione verso la Banca Centrale, ai sensi dell'articolo 500b del Regolamento (EU) No 575/2013 così come modificato dal Regolamento (EU) 2019/876 e dal Regolamento (EU) 2020/873. Il Gruppo Credem ha deciso di applicare tale esclusione in quanto recentemente la riserva obbligatoria depositata presso la BCE risultava fortemente cresciuta per motivi contingenti e legati ad un eccesso di liquidità, da parte della clientela, fenomeno che ha caratterizzato il Gruppo Credem, ma anche l'intero sistema bancario nazionale. Il Modello EU LR2 espone il coefficiente di leva finanziaria calcolato senza tener conto della citata esclusione.

Modello EU LR2 - LRCom: Informativa armonizzata sul coefficiente di leva finanziaria

Esposizioni del coefficiente di
leva finanziaria (CRR)
a b
31/12/2021 30/06/2021
Esposizioni in bilancio (esclusi derivati e SFT)
1 Elementi in bilancio (esclusi derivati e SFT, ma comprese le garanzie reali) 58.586.163 54.013.525
2 Maggiorazione per le garanzie reali fornite su derivati se dedotte dalle attività in bilancio
in base alla disciplina contabile applicabile
- -
3 (Deduzioni dei crediti per il margine di variazione in contante fornito in operazioni su - -
4 derivati)
(Rettifica per i titoli ricevuti nell'ambito di operazioni di finanziamento tramite titoli che
sono iscritti come attività)
- -
5 (Rettifiche di valore su crediti generiche degli elementi in bilancio) - -
6 (Importi delle attività dedotte nella determinazione del capitale di classe 1) (492.279) (467.955)
7 Esposizioni in bilancio complessive (esclusi derivati e SFT) 58.093.884 53.545.570
Esposizioni su derivati
8 Costo di sostituzione associato alle operazioni su derivati SA-CCR (al netto del margine 96.066 -
EU-8a di variazione in contante ammissibile)
Deroga per derivati: contributo ai costi di sostituzione nel quadro del metodo
- -
9 standardizzato semplificato
Importi delle maggiorazioni per le esposizioni potenziali future associate alle operazioni
84.530 44.119
su derivati SA-CCR
Deroga per derivati: contributo all'esposizione potenziale futura nel quadro del metodo
EU-9a standardizzato semplificato - -
EU-9b Esposizione calcolata secondo il metodo dell'esposizione originaria
(Componente CCP esentata delle esposizioni da negoziazione compensate per conto del
- -
10 cliente) (SA-CCR) - -
EU-10a (Componente CCP esentata delle esposizioni da negoziazione compensate per conto del
cliente) (metodo standardizzato semplificato)
- -
EU-10b (Componente CCP esentata delle esposizioni da negoziazione compensate per conto del
cliente) (metodo dell'esposizione originaria)
- -
11 Importo nozionale effettivo rettificato dei derivati su crediti venduti - -
12 (Compensazioni nozionali effettive rettificate e deduzione delle maggiorazioni per i
derivati su crediti venduti)
- -
13 Totale delle esposizioni in derivati 180.596 44.119
Esposizioni su operazioni di finanziamento tramite titoli (SFT)
14 Attività SFT lorde (senza riconoscimento della compensazione) previa rettifica per le
operazioni contabilizzate come vendita
- -
15 (Importi compensati risultanti dai debiti e crediti in contante delle attività SFT lorde) - -
16 Esposizione al rischio di controparte per le attività SFT 4.995 11.599
EU-16a Deroga per SFT: esposizione al rischio di controparte conformemente all'articolo 429
sexies, paragrafo 5, e all'articolo 222 del CRR.
- -
17 Esposizioni su operazioni effettuate come agente - -
EU-17a (Componente CCP esentata delle esposizioni su SFT compensate per conto del cliente) - -
18 Totale delle esposizioni su operazioni di finanziamento tramite titoli 4.995 11.599
Altre esposizioni fuori bilancio
19 Importo nozionale lordo delle esposizioni fuori bilancio 11.242.428 11.231.378
20 (Rettifiche per conversione in importi equivalenti di credito) (9.767.208) (9.776.990)
21 (Accantonamenti generici dedotti nella determinazione del capitale di classe 1 e
accantonamenti specifici associati alle esposizioni fuori bilancio)
- -
22 Esposizioni fuori bilancio 1.475.220 1.454.388
Esposizioni escluse
EU-22a (Esposizioni escluse dalla misura dell'esposizione complessiva conformemente
all'articolo 429 bis, paragrafo 1, lettera c), del CRR)
- -
EU-22b (Esposizioni esentate conformemente all'articolo 429 bis, paragrafo 1, lettera j), del CRR
(in bilancio e fuori bilancio))
- -
EU-22c (Esposizioni di banche (o unità) pubbliche di sviluppo escluse - Investimenti del settore
pubblico)
- -
EU-22d (Esposizioni di banche (o unità) pubbliche di sviluppo escluse - Prestiti agevolati) - -
EU-22e (Esposizioni escluse derivanti da trasferimenti (passing-through) di prestiti agevolati da
parte di un ente che non sia una banca (o unità) pubblica di sviluppo)
- -
Esposizioni del coefficiente di
leva finanziaria (CRR)
a b
31/12/2021 30/06/2021
EU-22f (Parti garantite escluse delle esposizioni derivanti da crediti all'esportazione) - -
EU-22g (Garanzie reali in eccesso depositate presso agenti triparty escluse) - -
EU-22h (Servizi connessi a un CSD di CSD/enti esclusi conformemente all'articolo 429 bis,
paragrafo 1, lettera o), del CRR)
- -
EU-22i (Servizi connessi a un CSD di enti designati esclusi conformemente all'articolo 429 bis,
paragrafo 1, lettera p), del CRR)
- -
EU-22j (Riduzione del valore dell'esposizione di prestiti di prefinanziamento o di prestiti
intermedi)
- -
(1) Esposizioni verso la banca centrale esentate a norma dell'articolo 429 bis, paragrafo 1,
lettera n) del CRR
(7.720.849) (10.662.763)
EU-22k (Totale delle esposizioni escluse) (7.720.849) (10.662.763)
Capitale e misura dell'esposizione complessiva
23 Capitale di classe 1 2.653.839 2.485.874
24 Misura dell'esposizione complessiva 52.033.847 44.392.913
Coefficiente di leva finanziaria
25 Coefficiente di leva finanziaria (%) 5,10% 5,60%
EU-25 Coefficiente di leva finanziaria (escluso l'impatto dell'esenzione degli investimenti del
settore pubblico e dei prestiti agevolati) (%)
5,10% 5,60%
25a Coefficiente di leva finanziaria (escluso l'impatto di un'eventuale esenzione temporanea
applicabile delle riserve della banca centrale) (%)
4,44% 4,52%
26 Requisito regolamentare del coefficiente minimo di leva finanziaria (%) 3,45% 3,72%
EU-26a Requisiti aggiuntivi di fondi propri per far fronte al rischio di leva finanziaria eccessiva
(%)
- -
EU-26b Di cui costituiti da capitale CET1 - -
27 Requisito di riserva del coefficiente di leva finanziaria (%) - -
EU-27a Requisito del coefficiente di leva finanziaria complessivo (%) 3,45% 3,72%
Scelta in merito a disposizioni transitorie e esposizioni rilevanti
EU-27b Scelta in merito alle disposizioni transitorie per la definizione della misura del capitale A regime A regime
Informazioni sui valori medi
28 Media dei valori giornalieri delle attività lorde di SFT, dopo le rettifiche per le operazioni
contabili di vendita e al netto dei debiti e dei crediti in contante associati
- -
29 Valore di fine trimestre delle attività lorde di SFT, dopo le rettifiche per le operazioni
contabili di vendita e al netto dei debiti e dei crediti in contante associati
- -
30 Misura dell'esposizione complessiva (compreso l'impatto di un'eventuale esenzione
temporanea applicabile delle riserve della banca centrale) comprendente i valori medi
della riga 28 delle attività lorde di SFT (dopo la rettifica per le operazioni contabili di
vendita e al netto dei debiti e dei crediti in contante associati)
52.033.847 44.392.913
30a Misura dell'esposizione complessiva (escluso l'impatto di un'eventuale esenzione
temporanea applicabile delle riserve della banca centrale) comprendente i valori medi
della riga 28 delle attività lorde di SFT (dopo la rettifica per le operazioni contabili di
vendita e al netto dei debiti e dei crediti in contante associati)
59.754.695 55.055.676
31 Coefficiente di leva finanziaria (compreso l'impatto di un'eventuale esenzione temporanea
applicabile delle riserve della banca centrale) comprendente i valori medi della riga 28
delle attività lorde di SFT (dopo la rettifica per le operazioni contabili di vendita e al netto
dei debiti e dei crediti in contante associati)
5,10% 5,60%
31a Coefficiente di leva finanziaria (escluso l'impatto di un'eventuale esenzione temporanea
applicabile delle riserve della banca centrale) comprendente i valori medi della riga 28
delle attività lorde di SFT (dopo la rettifica per le operazioni contabili di vendita e al netto
dei debiti e dei crediti in contante associati)
4,44% 4,52%

(1) La voce è stata aggiunta per considerare l'esenzione legata all'esposizione verso la Banca Centrale.

Modello EU LR3 - LRSpl: disaggregazione delle esposizioni in bilancio (esclusi derivati, SFT e esposizioni esentate)

a
Esposizioni del
coefficiente di leva
finanziaria (CRR)
31/12/2021
EU - 1 Totale delle esposizioni in bilancio (esclusi derivati, SFT e esposizioni esentate), di cui 50.865.314
EU - 2 Esposizioni nel portafoglio di negoziazione 63.141
EU - 3 Esposizioni nel portafoglio bancario, di cui 50.802.173
EU - 4 Obbligazioni garantite -
EU - 5 Esposizioni trattate come emittenti sovrani 11.897.190
EU - 6 Esposizioni verso amministrazioni regionali, banche multilaterali di sviluppo, organizzazioni
internazionali e organismi del settore pubblico non trattati come emittenti sovrani
-
EU - 7 Esposizioni verso enti 1.817.428
EU - 8 Esposizioni garantite da ipoteche su beni immobili 8.734.090
EU - 9 Esposizioni al dettaglio 7.130.990
EU - 10 Esposizioni verso imprese 17.343.663
EU - 11 Esposizioni in stato di default 377.507
EU - 12 Altre esposizioni (ad es. in strumenti di capitale, cartolarizzazioni e altre attività diverse da crediti) 3.501.305

15. ATTIVITÀ VINCOLATE

E' considerata vincolata l'attività che è stata costituita in garanzia o altrimenti riservata per fornire forme di copertura, garanzia o supporto al credito (credit enhancement) a un'operazione da cui non può essere ritirata liberamente.

A titolo esemplificativo, rientrano tra le attività vincolate le seguenti tipologie di contratti:

  • operazioni di finanziamento garantite, compresi i contratti e accordi di vendita con patto di riacquisto, le concessioni di titoli in prestito e le altre forme di prestito garantito;
  • varie forme di contratti di garanzia, ad esempio garanzie reali collocate a copertura del valore di mercato delle operazioni su derivati;
  • garanzie finanziarie assistite da garanzie reali. Si rilevi che, in assenza di limitazioni di ritiro della garanzia reale per la parte inutilizzata della garanzia, quali l'autorizzazione preventiva, va imputato soltanto (in proporzione) l'importo utilizzato;
  • garanzie reali collocate presso sistemi di compensazione, controparti centrali o altri enti infrastrutturali come condizione per accedere al servizio. Sono compresi i fondi di garanzia e i margini iniziali;
  • linee di credito delle banche centrali. Le attività già posizionate non vanno considerate vincolate, salvo i casi in cui la banca centrale consente il ritiro delle attività collocate solo previa autorizzazione. Così come per le garanzie finanziarie inutilizzate, la parte inutilizzata (ossia la parte che supera l'importo minimo imposto dalla banca centrale) va imputata proporzionalmente alle diverse attività collocate presso la banca centrale;
  • attività sottostanti strutture di cartolarizzazione, laddove le attività finanziarie non siano state eliminate contabilmente dalle attività finanziarie dell'ente. Le attività sottostanti titoli mantenuti non sono considerate vincolate, a meno che i titoli in questione non siano costituiti in garanzia o altrimenti costituiti in garanzia reale per fornire una forma di assicurazione a un'operazione;
  • attività in aggregati di copertura usate per l'emissione di obbligazioni garantite. Le attività sottostanti obbligazioni garantite sono considerate vincolate, tranne in determinate situazioni in cui l'ente detiene le obbligazioni garantite corrispondenti ("obbligazioni di propria emissione").

Non sono considerate vincolate le attività che, assegnate a linee non utilizzate, possono essere ritirate liberamente.

Si riportano nel seguito le principali informazioni quantitative sulle attività impegnate e non impegnate iscritte in bilancio, le garanzie ricevute e i titoli di debito di propria emissione vincolati e vincolabili, le fonti di gravame.

I valori sono esposti secondo i modelli pubblicati nel Regolamento Delegato (UE) n. 2017/2295 e rappresentano la mediana dei dati trimestrali segnalati negli ultimi dodici mesi. La mediana costituisce la tendenza centrale, che rappresenta la posizione centrale di un insieme di numeri in una distribuzione statistica.

Modello EU AE1: Attività vincolate e non vincolate

Valore contabile delle attività
vincolate
Fair value (valore equo)
delle attività vincolate
Valore contabile delle
attività non vincolate
Fair value (valore equo)
delle attività non
vincolate
di cui EHQLA
ed HQLA
nozionalmente
ammissibili
di cui EHQLA
ed HQLA
nozionalmente
ammissibili
di cui
EHQLA ed
HQLA
di cui
EHQLA
ed HQLA
010 030 040 050 060 080 090 100
010 Attività dell'ente
che pubblica
l'informativa
17.330.650 7.375.673 38.901.297 10.671.869
030 Strumenti
rappresentativi di
capitale
- - - - 88.239 44.220 -
040 Titoli di debito 8.625.540 7.375.673 8.727.767 7.472.345 2.231.643 1.284.674 2.219.025 1.300.520
050 di cui obbligazioni
garantite
- - - - - - - -
060 di cui
cartolarizzazioni
398.082 311.358 397.577 311.453 155.075 137.071 155.101 137.100
070 di cui emessi da
amministrazioni
pubbliche
6.901.813 6.901.813 6.998.266 6.998.266 907.931 865.422 880.864 880.854
080 di cui emessi da
società finanziarie
1.477.810 305.725 1.483.549 305.819 1.068.861 220.850 1.075.824 220.879
090 di cui emessi da
società non
finanziarie
245.918 178.948 245.952 178.948 254.851 191.303 254.851 191.303
120 Altre attività 8.160.396 - 36.380.762 10.749.031

Modello EU AE2: garanzie reali ricevute e titoli di debito di propria emissione

Non vincolati
Valore equo delle garanzie reali
ricevute o dei titoli di debito di
propria emissione vincolati
Valore equo delle garanzie reali
ricevute o dei titoli di debito di
propria emissione vincolabili
di cui EHQLA ed
HQLA
nozionalmente
ammissibili
di cui EHQLA ed
HQLA
010 030 040 060
130 Garanzie reali ricevute dall'ente che pubblica l'informativa - - - -
140 Finanziamenti a vista - - - -
150 Strumenti rappresentativi di capitale - - - -
160 Titoli di debito - - - -
170 di cui obbligazioni garantite - - - -
180 di cui cartolarizzazioni - - - -
190 di cui emessi da amministrazioni pubbliche - - - -
200 di cui emessi da società finanziarie - - - -
210 di cui emessi da società non finanziarie - - - -
220 Prestiti e anticipazioni diversi dai finanziamenti a vista - - - -
230 Altre garanzie reali ricevute - - - -
240 Titoli di debito di propria emissione diversi da obbligazioni
garantite o cartolarizzazioni proprie
- - - -
241 Obbligazioni garantite e cartolarizzazioni di propria
emissione non ancora costituite in garanzia
- -
250 TOTALE DELLE GARANZIE REALI RICEVUTE E DEI TITOLI
DI DEBITO DI PROPRIA EMISSIONE AL
17.330.650 -

Modello EU AE3: fonti di gravame

Passività
corrispondenti,
passività potenziali
o titoli concessi in
prestito
Attività, garanzie reali
ricevute e titoli di debito
di propria emissione
diversi da obbligazioni
garantite e
cartolarizzazioni,
vincolati
010 030
010 Valore contabile delle passività finanziarie selezionate 16.204.509 17.330.650

Informazioni descrittive di accompagnamento

Le principali fattispecie di attività vincolate dal Gruppo, riconducibili principalmente a Credito Emiliano Spa, sono rappresentate dalle seguenti categorie:

  • attivi iscritti in bilancio costituiti da titoli e finanziamenti conferiti a cauzione per anticipazione su finanziamenti con la Banca Centrale Europea;
  • attivi iscritti in bilancio ceduti nell'ambito dei programmi connessi con le operazioni di "covered bond". Per maggiori informazioni relative ai portafogli di cessione si rimanda alla specifica sezione della presente Informativa al Pubblico riguardante il programma Credem CB.
  • attività finanziarie iscritte in bilancio, cedute nell'ambito dell'operazione di cartolarizzazione di mutui ipotecari residenziali in bonis non idonei all'utilizzo nei programmi "Obbligazioni bancarie garantite"; l'ammontare dei finanziamenti vincolati è proporzionale alla quota dei relativi titoli ABS riacquistati dalla Banca e successivamente reimpiegati in operazioni di funding;
  • titoli iscritti in bilancio sottostanti ad operazioni di pronti contro termine passivi;
  • titoli di proprietà conferiti a garanzia dell'attività di prestito titoli;
  • depositi cauzionali e margini versati per l'operatività in derivati;
  • altre attività di proprietà impegnate costituite a garanzia dei finanziamenti da BEI;
  • finanziamenti erogati a valere su provvista di terzi, tipicamente BEI e da Cassa Depositi e Prestiti.

Il rapporto tra le "Attività, garanzie ricevute e propri titoli di debito emessi vincolati diversi da Obbligazioni Bancarie Garantite e titoli ABS" e le relative "Passività finanziarie, passività potenziali e titoli in prestito associati ad attività vincolate" è pari al 107%, che deriva principalmente da eccesso di garanzie reali riconducibile a clausole di overcollateralisation per Obbligazioni Bancarie Garantite emesse e alle forme di raccolta da Banche Centrali.

16. POLITICHE DI REMUNERAZIONE

Informativa qualitativa

Come da disposizioni di Vigilanza e da regolamentazione CREDEM è istituito internamente al Consiglio di Amministrazione (CA) un comitato endoconsiliari per le remunerazioni.

Il Comitato Endoconsiliare Remunerazioni di Gruppo (CR) è composto da n. 3 Amministratori non esecutivi, la maggioranza dei quali indipendenti ai sensi dell'art. 148, c3 TUF e dell'art. 3 del Codice di autodisciplina delle Società quotate. La Presidenza è attribuita ad un Amministratore indipendente.

Nel corso del 2021, il Comitato Remunerazioni si è riunito n. 8 volte. La durata media delle riunione è stata di ca. 1 ora e 40 minuti.

CREDEM in qualità di Capogruppo applica in modo unitario e uniforme la Politica di Remunerazione nelle Società del Gruppo. Le Società Controllate recepiscono le linee guida in tema di Remunerazione e di Sistemi Incentivanti (SISPRE), fermi gli opportuni adeguamenti alle eventuali disposizioni di settore, sottoponendole ai rispettivi competenti Organi Sociali.

Il processo di identificazione del PPR di Gruppo avviene in applicazione dei Criteri Qualitativi e Criteri Quantitativi di CRDV e Regolamento Delegato EBA 923/2021. Il Perimetro PPR per i Criteri Qualitativi è composto:

  • in CREDEM: Amministratori, DG, membri della Direzione Centrale, responsabili di Business Unit, Capi Servizio, altri ruoli manageriali che assumono rischi in modo significativo, Responsabili FAC;
  • nelle Società Rilevanti del Gruppo: Direzione Generale, altri risk taker.

Completa l'identificazione del PPR l'applicazione dei Criteri Quantitativi degli RTS EBA entro il IH dell'esercizio. I relativi esiti sono sottoposti dal CR al CA, che valuta e delibera, sussistendone le condizioni, l'inoltro di istanza di preventiva esclusione dal Perimetro PPR dei nominativi emersi dall'analisi nei termini e con le modalità normativamente previste.

La Capogruppo assicura la complessiva coerenza del processo di identificazione per l'intero Gruppo nonché il coordinamento delle Disposizioni con le altre regole eventualmente applicabili a ciascuna Società, in ragione del settore di appartenenza e tenendo conto degli esiti delle valutazioni condotte dalle singole componenti del Gruppo nel caso fossero tenute ad effettuarle su base individuale.

Per ulteriori dettagli si rimanda alla Relazione sulla Politica di Gruppo in materia di Remunerazione e Incentivazione e sui Compensi Corrisposti, Sezione I: paragrafi 5.1 Il Processo di Identificazione del PPR e 5.2 Identificazione del PPR 2022; Sezione II: paragrafo 19 Identificazione del PPR 2021.

La Politica di Remunerazione si ispira a principi di valorizzazione del merito e di motivazione al risultato, coerenti con la cultura d'impresa che da sempre caratterizza il Gruppo.

La Politica rappresenta uno strumento fondamentale per il perseguimento delle strategie aziendali in un'ottica di lungo periodo, di prudente gestione del rischio (ivi compreso quello di sostenibilità) e di solidità patrimoniale e finanziaria.

La Politica di Remunerazione si propone quindi di:

  • stimolare il Personale al raggiungimento di obiettivi di performance allineati con le politiche di gestione dei rischi del Gruppo, attuali e prospettici, in un contesto di adeguatezza patrimoniale e finanziaria;
  • attrarre e fidelizzare il Personale, le competenze chiave dell'organizzazione e i talenti;
  • sostenere ed accompagnare le Persone nell'assunzione di responsabilità verso sfide professionali crescenti;
  • assicurare la conformità delle prassi retributive alle disposizioni di Legge e delle Autorità di vigilanza.

Per il perseguimento degli obiettivi del Gruppo rileva disporre di solidi processi di governance e di un efficiente modello organizzativo, definendo ruoli, compiti e meccanismi operativi per assicurare coerenza e trasparenza per tutti gli attori coinvolti nonché la corretta applicazione a livello di Gruppo.

Tali indicazioni sono contenute nello Statuto, nelle Norme di Funzionamento del CR, nella Policy di Gruppo People Management, nel Regolamento People Management e nel Manuale Operativo delle Politiche di Remunerazione, che disciplina i processi sottostanti la definizione e la gestione delle stesse, ivi compresi i ruoli coinvolti. Lo scopo del modello organizzativo CREDEM è quello di assicurare che le decisioni vengano assunte ad un livello appropriato e con un adeguato supporto informativo, in modo da escludere qualsiasi possibile conflitto d'interesse, garantendo nel contempo processi in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di business, nel rispetto delle normative vigenti.

Sulla base della Policy di Gruppo People Management, la Capogruppo applica in modo unitario e uniforme la Politica di Remunerazione nelle Società del Gruppo.

Nell'esaminare i SISPRE, il CR riceve il contributo dal Comitato Endoconsiliare Rischi e Sostenibilità di Gruppo, per assicurare la coerenza con il Processo RAF e con le politiche di governo e di gestione dei rischi e sui temi della sostenibilità. Nella costruzione dei SISPRE intervengono, per gli ambiti delle rispettive competenze, la Funzioni di People Management, Pianificazione Strategica, Risk Management, Comitato Sostenibilità di Gruppo e Compliance, che possono essere invitate a partecipare alle riunioni del CR su temi specifici. In particolare la Funzione Compliance fornisce le proprie valutazioni in merito ai piani di incentivazione del Personale, fornendo – per il proprio ambito di competenza – input per la predisposizione di sistemi conformi.

La proposta di SISPRE è elaborata in coerenza con gli obiettivi definiti nell'ambito dei processi di pianificazione ed elaborazione del RAF. Tali obiettivi perseguono una strategia aziendale di crescita finalizzata alla creazione di valore nel tempo, in un contesto di prudente gestione del rischio e di solidità patrimoniale e finanziaria del Gruppo e tenuto conto della strategia sulla Sostenibilità.

Per assicurare che le remunerazioni variabili siano erogate in un contesto di adeguatezza patrimoniale e finanziaria, l'attivazione del SISPRE del PPR di tutte le Società del Gruppo è vincolata al raggiungimento di determinati livelli di CET1 - Common Equity Tier1 di Gruppo e di NSFR - Net Stable Funding Ratio di Gruppo (indicatori che monitorano l'adeguatezza patrimoniale e i livelli di liquidità del Gruppo, i cui obiettivi sono determinati sulla base di quanto previsto dal RAF).

In particolare gli indicatori di cd. allineamento al rischio assumono un peso significativo e influenzano in modo sostanziale sia l'accesso al SISPRE (risk alignment ex ante) sia le eventuali necessità di correzione con riferimento ai pagamenti differiti (risk alignment ex post).

Verificata l'apertura dei gate, il SISPRE del PPR si attiva al raggiungimento di una soglia minima di un Superindice composto da: UAI di Gruppo (rettificato delle poste positive/negative di carattere straordinario non strutturali) e RARORAC di Gruppo (indicatore che misura il rapporto tra i margini reddituali e i rischi assunti coerentemente agli obiettivi fissati nel RAF).

La dimensione del bonus pool è determinata in base al livello di raggiungimento Superindice.

Il meccanismo proposto, per mezzo di una solida pratica di allineamento al rischio basata su parametri oggettivi, assicura una simmetria tra ammontare del bonus pool e risultati, consentendo di contrarre sensibilmente il bonus pool stesso in caso di mancato raggiungimento dei target (fino all'azzeramento).

Le Politiche di Remunerazione deliberate dall'Assemblea degli Azionisti del 29.04.2021 non sono state modificate nel corso dell'esercizio 2021.

Coerentemente alle previsioni normative e i meccanismi di attivazione del SISPRE delle Funzioni Aziendali di Controllo (FAC) assicurano l'assenza di collegamento a obiettivi di tipo economico.

In una logica di sostenibilità dei risultati e di mantenimento della solidità patrimoniale e finanziaria del Gruppo, il SISPRE delle FAC si attiva in presenza di:

  • adeguati livelli di CET1 Common Equity Tier1 di Gruppo e NSFR Net Stable Funding Ratio di Gruppo,
  • RARORAC di Gruppo superiore al 50% della soglia definita per l'anno di Gruppo positivo e
  • Utile di Gruppo positivo.

Inoltre l'effettiva partecipazione del singolo ai premi avviene sulla base della prestazione individuale misurata attraverso la cosiddetta Scheda KPI, costruita con un repertorio di indicatori coerente con le mansioni svolte, definite nei rispettivi regolamenti di Funzione, senza alcun legame diretto con i risultati dei settori aziendali soggetti al suo controllo.

La remunerazione variabile garantita è normativamente definita come eccezionale e prevista per assunzione di nuovo personale e limitatamente al primo anno d'impiego. Non può essere riconosciuta più di una volta alla stessa persona, né dalla Banca né da altra Società del Gruppo.

Per i trattamenti di fine rapporto, come richiesto dalle disposizioni normative, nella Sezione I della Relazione sulla Politica di Gruppo in materia di Remunerazione e Incentivazione e sui Compensi Corrisposti, sono stati definiti i criteri per la determinazione dei compensi da accordare in caso di fine rapporto; sottoposti per la relativa delibera all'Assemblea degli Azionisti del 29.04.2021, verranno riproposti senza modifiche anche per il 2022 all'Assemblea del 28.04.2022.

Per i dettagli si rimanda al paragrafo 13 della Relazione.

Per assicurare che le remunerazioni variabili siano erogate in un contesto di adeguatezza patrimoniale e finanziaria, l'attivazione del SISPRE del PPR di tutte le Società del Gruppo è vincolata al raggiungimento di determinati livelli di CET1 - Common Equity Tier1 di Gruppo e di NSFR - Net Stable Funding Ratio di Gruppo (indicatori che monitorano l'adeguatezza patrimoniale e i livelli di liquidità del Gruppo, i cui obiettivi sono determinati sulla base di quanto previsto dal RAF).

Superati i gate di accesso, gli indicatori proposti per misurare la performance coprono sia ambiti di redditività e rischio/rendimento sia ambiti di crescita del total business (raccolta e impieghi), così come definiti in sede di budget ed approvati dal CA.

In particolare gli indicatori di cd. allineamento al rischio assumono un peso significativo e influenzano in modo sostanziale sia l'accesso al SISPRE (risk alignment ex ante) sia le eventuali necessità di correzione con riferimento ai pagamenti differiti (risk alignment ex post).

La dimensione del bonus pool è determinata in base al livello di raggiungimento del medesimo Superindice.

Il meccanismo proposto, per mezzo di una solida pratica di allineamento al rischio basata su parametri oggettivi, assicura una simmetria tra ammontare del bonus pool e risultati, consentendo di contrarre sensibilmente il bonus pool stesso in caso di mancato raggiungimento dei target (fino all'azzeramento).

Come disposto dalla CRD e dalle disposizioni nazionali (Banca d'Italia) la componente fissa e la componente variabile della remunerazione sono bilanciate e viene fissato ex ante un limite al rapporto fra la componente variabile e quella fissa (cap).

L'Assemblea degli Azionisti del 30.04.2019 e del 30.04.2020 ha deliberato il cap a 2:1 per:

  • un nucleo individuato di PPR di Gruppo: i) Direzione Centrale, responsabili delle principali Aree di Business e Funzioni Aziendali CREDEM e ii) Direzione Generale delle Società Controllate Rilevanti.
  • alcuni cluster di popolazione aziendale del Gruppo: coordinatori delle Reti Private e di CF, Persone inquadrate nell'Area Private Banking Gruppo e Persone inquadrate nella filiera Wealth Management (gestori e funzioni commerciali).

Sono escluse dall'incremento le FAC (per le quali trovano applicazione le limitazioni previste per la categoria), il DDC - Dirigente Dati Contabili ex art. 154bis TUF e il responsabile dell'Ufficio Compensation Policy, per i quali le Disposizioni precisano che la componente variabile deve essere contenuta.

Si rimanda per ulteriori dettagli alla Relazione sulla Politica di Gruppo in materia di Remunerazione e Incentivazione e sui Compensi Corrisposti, paragrafo 6.2 Limiti Incidenza Remunerazione Variabile/Fissa (cap).

Per il 2022 si propone all'Assemblea degli Azionisti di deliberare l'incremento del cap per n. 2 Persone di CPE - Credem Private Equity (Società dell'Area Wealth Management). Nello specifico incremento del cap a 3:1 per uno dei 2 AD e a 2:1 per il responsabile della Gestione Fondi.

Superati i gate di accesso, gli indicatori proposti per misurare la performance coprono sia ambiti di redditività e rischio/rendimento sia ambiti di crescita del total business (raccolta e impieghi), così come definiti in sede di budget ed approvati dal CA.

In particolare gli indicatori di cd. allineamento al rischio assumono un peso significativo e influenzano in modo sostanziale sia l'accesso al SISPRE (risk alignment ex ante) sia le eventuali necessità di correzione con riferimento ai pagamenti differiti (risk alignment ex post).

Verificata l'apertura dei gate, il SISPRE del PPR si attiva al raggiungimento di una soglia minima di un Superindice composto da:

  • UAI di Gruppo (rettificato delle poste positive/negative di carattere straordinario non strutturali);
  • RARORAC di Gruppo: indicatore che misura il rapporto tra i margini reddituali e i rischi assunti coerentemente agli obiettivi fissati nel RAF.

La dimensione del bonus pool è determinata in base al livello di raggiungimento del medesimo Superindice.

Il meccanismo proposto, per mezzo di una solida pratica di allineamento al rischio basata su parametri oggettivi, assicura una simmetria tra ammontare del bonus pool e risultati, consentendo di contrarre sensibilmente il bonus pool stesso in caso di mancato raggiungimento dei target (fino all'azzeramento).

Per il PPR delle altre Società, superati i medesimi gate di accesso di Gruppo già indicati per CREDEM, gli obiettivi sono legati alla redditività ed al rischio e sono specifici della Società medesima (cd. Superindice), con un fattore correttivo collegato all'andamento di Gruppo.

L'effettiva partecipazione del singolo PPR ai premi è prevista sulla base del risultato della prestazione individuale, misurata secondo principi di balanced scorecard tradotti nelle cd. Schede KPI (key performance indicator).

Le Schede KPI sono costruite secondo una logica che contempla, laddove opportuno, aspetti di aggiustamento per il rischio ex ante e aspetti di sostenibilità coerenti con l'ambito di responsabilità del singolo. Gli obiettivi sono coerenti con l'area di responsabilità ed il livello decisionale dei singoli.

Una volta superati i cancelli di Gruppo e definita l'entità del bonus pool disponibile, l'ammontare del premio individuale è determinato dal CA, su proposta del CR, in base a:

  • risultato della prestazione individuale (Scheda KPI);
  • complessità gestionale del ruolo ricoperto;
  • curriculum personale e andamento storico della performance.

Ai bonus del PPR di Gruppo sono applicate le modalità di pagamento previste per la categoria di appartenenza, quindi differimento e quote cash e azioni della Capogruppo (laddove non confliggenti con le disposizioni normative di settore).

I SISPRE prevedono che, superati i gate di Gruppo, siano raggiunti gli obiettivi definiti per ogni singola entità del Gruppo e per le BU della Banca. La dimensione del bonus pool è determinata dal livello di raggiungimento del relativo Superindice, secondo una griglia predefinita e al superamento dell'obiettivo di Utile almeno al 70% e tale da poter garantire l'autofinanziamento dell'importo da stanziare per i bonus.

Il meccanismo proposto, per mezzo di una solida pratica di allineamento al rischio basata su parametri oggettivi, assicura una simmetria tra ammontare del bonus pool e risultati, consentendo di contrarre sensibilmente il bonus pool stesso in caso di mancato raggiungimento dei target (fino all'azzeramento).

Le modalità di pagamento dei bonus del PPR sono:

  • per il PPR Apicale: corresponsione del 51% del premio complessivo con assegnazione di azioni gratuite ed il restante 49% pagato cash. Le azioni sono soggette ad un'adeguata politica di mantenimento (retention) realizzata attraverso una promessa di consegna dilazionata di 1y sia sulla quota up front che su quelle differite. Inoltre il 25% del bonus up front è pagato in contanti, il 25% è corrisposto in azioni con promessa di consegna dilazionata di 1y, il restante 50% è differito nei 5y successivi.
  • per Altro PPR: corresponsione del 50% del premio complessivo con assegnazione di azioni gratuite e il restante 50% pagato cash. Le azioni sono soggette ad un'adeguata politica di mantenimento (retention) realizzata attraverso una promessa di consegna dilazionata di 1y sia sulla quota up front che su quelle differite. Inoltre il 30% del bonus up front è pagato in contanti, il 30% è corrisposto in azioni con promessa di consegna dilazionata di 1y, il restante 40% è differito nei 4y successivi.

Qualora la componente variabile superi la soglia di rilevanza definita per l'anno (Ek 433 nel 2021 e Ek 435 nel 2022) sia per il PPR Apicale sia per l'Altro PPR: corresponsione del 55% del premio complessivo con assegnazione di azioni gratuite e il restante 45% pagato cash. Le azioni sono soggette ad un'adeguata politica di mantenimento (retention) realizzata attraverso una promessa di consegna dilazionata di 1y sia sulla quota up front che su quelle differite. Inoltre il 20% del bonus up front è pagato in contanti, il 20% è corrisposto in azioni con promessa di è consegna dilazionata di 1y, il restante 60% differito nei 5y successivi.

Per i bonus inferiori o uguali a Euro 50.000 e inferiori o uguali a 1/3 della Remunerazione Totale, il pagamento (come normativamente consentito) avviene in unica soluzione cash.

Le singole quote differite del bonus saranno soggette a condizioni di malus e aggiustamento al rischio ex post.

In particolare le quote differite sono:

  • non erogate in caso di: risoluzione rapporto per iniziativa azienda prima del pagamento della rata, dimissioni prima del pagamento della rata (salvo se finalizzate al conseguimento del trattamento di pensione), ricezione di rilievi significativi da parte dell'Autorità di vigilanza, da Organi e/o Funzioni aziendali competenti di contestazione o comunicazione che rilevano lo svolgimento di una prestazione professionale contraria agli obblighi di buona fede e correttezza, perdita consolidata di Gruppo o RARORAC di Gruppo negativo, CET1 - Common Equity Tier1 di Gruppo inferiore ai minimi regolamentari, NFSR - Net Stable Funding Ratio di Gruppo sotto i limiti di risk capacity;
  • ridotte al 50% in caso di: UAI di Gruppo (rettificato delle poste positive/negative di carattere straordinario non strutturali), o RARORAC di Gruppo inferiori al 50% dell'obiettivo fissato, CET1 - Common Equity Tier1 di Gruppo inferiore all'85% dell'obiettivo (fatto salvo operazioni straordinarie e/o variazioni normative).

Si applicano anche i meccanismi di claw back in virtù dei quali è prevista la restituzione parziale o totale del premio netto ricevuto, nel caso in cui nei 5y successivi all'erogazione del premio la Banca/Società dovesse accertare comportamenti fraudolenti o connotati da colpa grave, comportamenti da cui derivi una perdita significativa per la stessa, violazioni degli obblighi previsti dagli artt. 26 e 53 TUB, degli obblighi in materia di politiche di remunerazione e del divieto di non avvalersi di strategie di copertura personale o di assicurazioni sulla retribuzione.

L'attivazione del SISPRE del PPR di tutte le Società del Gruppo è vincolata al raggiungimento di determinati livelli di CET1 - Common Equity Tier1 di Gruppo e di NSFR - Net Stable Funding Ratio di Gruppo (indicatori che monitorano l'adeguatezza patrimoniale e i livelli di liquidità del Gruppo, i cui obiettivi sono determinati sulla base di quanto previsto dal RAF).

In applicazione delle disposizioni normative, per il PPR è previsto che una quota della componente variabile sia bilanciata mediante corresponsione di strumenti finanziari, soggetta a pagamento differito in modo che la remunerazione tenga conto dell'andamento nel tempo dei rischi assunti dalla Banca. La componente variabile è sottoposta a meccanismi di correzione ex ante ed ex post idonei a riflettere i livelli di performance al netto dei rischi assunti, avendo riguardo anche a fenomeni di misconduct e deve potersi contrarre, fino ad azzerarsi, in relazione ai risultati effettivamente conseguiti.

Per i bonus superiori a Euro 50.000 e superiori a 1/3 della Remunerazione Totale il CA ha delineato le modalità di pagamento dei bonus seguendo la clusterizzazione del PPR:

PPR Apicale (membri della Direzione Centrale CREDEM e Direzione Generale Società Rilevanti del Gruppo) corresponsione del 51% del premio complessivo con assegnazione di azioni gratuite CREDEM ed il restante 49% pagato cash. Il 25% del bonus up front pagato in contanti, il 25% corrisposto in azioni CREDEM con promessa di consegna dilazionata di 1y, il restante 50% differito nei 5y successivi.

Altro PPR: corresponsione del 50% del premio complessivo con assegnazione di azioni gratuite CREDEM e il restante 50% pagato cash. Il 30% del bonus up front pagato in contanti, il 30% corrisposto in azioni CREDEM con promessa di consegna dilazionata di 1y, il restante 40% differito nei 4y successivi.

Qualora la componente variabile superi la soglia di rilevanza definita per l'anno sia per il PPR Apicale sia per l'Altro PPR: corresponsione del 55% del premio complessivo con assegnazione di azioni gratuite CREDEM e il restante 45% pagato cash. Il 20% del bonus up front pagato in contanti, il 20% corrisposto in azioni con promessa di consegna dilazionata di 1y, il restante 60% differito nei 5y successivi.

Relativamente all'inforativa richiesta dal punto h) della tavola EU REMA, "A richiesta dello Stato membro pertinente o dell'autorità competente, la remunerazione complessiva per ciascun membro dell'organo di amministrazione o dell'alta dirigenza", si rinvia alle Tabelle Retributive 2021 della "Relazione sulla Politica di Gruppo in materia di Remunerazione e Incentivazione e sui Compensi Corrisposti".

Relativamente all'informativa richiesta al punto i) della tavola EU REMA "Informazioni sull'eventuale applicazione all'ente di una deroga di cui all'articolo 94, paragrafo 3, della CRD, conformemente all'articolo 450, paragrafo 1, lettera k), del CRR", deroga basata sulla lettera b) della CRD:

n. 3 Persone hanno beneficiato della deroga;

remunerazione totale Euro 554.100: di cui remunerazione fissa Euro 425.000 e remunerazione variabile Euro 129.100."

Relativamente all'informativa richiesta al punto j) della tavola EU REMA "I grandi enti pubblicano informazioni quantitative sulla remunerazione dell'organo di amministrazione collettiva, distinguendo tra i membri esecutivi e non esecutivi, conformemente all'articolo 450, paragrafo 2, del CRR", si rinvia alla "Relazione sulla Politica di Gruppo in materia di Remunerazione e Incentivazione e sui Compensi Corrisposti", paragrafo 23 "Tabelle REM discloscure ex art. 450 CRR".

Informativa quantitativa

Modello EU REM1: remunerazione riconosciuta per l'esercizio

a b c d
Organo di
amministrazion
e - funzione di
supervisione
strategica
Organo di
amministrazi
one -
funzione di
gestione
Altri membri
dell'alta
dirigenza
Altri membri
del personale
più rilevante
1 Numero dei membri del
personale più rilevante
30 4 9 37
2 Remunerazione fissa
complessiva
1.334 844 2.261 8.409
3 Di cui in contanti 1.334 844 2.261 8.409
EU
4a
Remunerazione
fissa
Di cui azioni o partecipazioni al
capitale equivalenti
- - - -
5 Di cui strumenti collegati alle
azioni o strumenti non monetari
equivalenti
- - - -
EU
5x
Di cui altri strumenti - - - -
7 Di cui altre forme - - - -
9 Numero dei membri del
personale più rilevante
- 4 9 37
10 Remunerazione variabile
complessiva
- 763 2.734 4.275
11 Di cui in contanti - 401 1.414 2.565
12 Di cui differita - 165 613 845
EU
13a
Di cui azioni o partecipazioni al
capitale equivalenti
- 362 1.320 1.711
EU
14a
Di cui differita - 226 738 744
EU
13b
Remunerazione
variabile
Di cui strumenti collegati alle
azioni o strumenti non monetari
equivalenti
- - - -
EU
14b
Di cui differita - - - -
EU
14x
Di cui altri strumenti - - - -
EU
14y
Di cui differita - - - -
15 Di cui altre forme - - - -
16 Di cui differita - - - -
17 Remunerazione complessiva (2 + 10) 1.334 1.607 4.996 12.684

Modello EU REM2: pagamenti speciali al personale le cui attività professionali hanno un impatto rilevante sul profilo di rischio dell'ente (personale più rilevante)

a b c d
Organo di
amministrazione
- funzione di
supervisione
strategica
Organo di
amministrazione
- funzione di
gestione
Altri membri
dell'alta
dirigenza
Altri
membri del
personale
più
rilevante
Premi facenti parte della remunerazione variabile garantita
1 Premi facenti parte della remunerazione variabile
garantita – Numero dei membri del personale più
rilevante
- - - -
2 Premi facenti parte della remunerazione variabile
garantita – Importo complessivo
- - - -
3 Di cui premi facenti parte della remunerazione
variabile garantita versati nel corso dell'esercizio che
non sono presi in considerazione nel limite massimo
dei bonus
-
-
-
Trattamenti di fine rapporto riconosciuti in periodi precedenti che sono stati versati nel corso dell'esercizio
4 Trattamenti di fine rapporto riconosciuti in periodi
precedenti che sono stati versati nel corso dell'esercizio –
Numero dei membri del personale più rilevante
- 1 1 2
5 Trattamenti di fine rapporto riconosciuti in periodi
precedenti che sono stati versati nel corso dell'esercizio –
Importo complessivo
- 253 41 20
Trattamenti di fine rapporto riconosciuti nel corso dell'esercizio
6 Trattamenti di fine rapporto riconosciuti nel corso
dell'esercizio – Numero dei membri del personale più
rilevante
- - 1 -
7 Trattamenti di fine rapporto riconosciuti nel corso
dell'esercizio – Importo complessivo
- - 250 -
8 Di cui versati nel corso dell'esercizio - - 228 -
9 Di cui differiti - - 23 -
10 Di cui trattamenti di fine rapporto versati nel corso
dell'esercizio non considerati nel limite massimo dei
bonus
- - 220 -
11 Di cui l'importo più elevato riconosciuto a una singola
persona
- - 250 -

Modello EU REM3: remunerazione differita (1 di 2)

a b c d
Remunerazione differita e
soggetta a mantenimento
Importo complessivo
della remunerazione
differita riconosciuta
per periodi di
prestazione precedenti
Di cui importi che
maturano nel corso
dell'esercizio
Di cui importi che
matureranno negli
esercizi successivi
Importo della
correzione delle
performance,
effettuata
nell'esercizio, sulla
remunerazione
differita che sarebbe
dovuta maturare nel
corso dell'esercizio
1 Organo di
amministrazione -
funzione di supervisione
strategica
- - - -
2 In contanti - - - -
3 Azioni o partecipazioni al
capitale equivalenti
- - - -
4 Strumenti collegati alle
azioni o strumenti non
monetari equivalenti
- - - -
5 Altri strumenti - - - -
6 Altre forme - - - -
7 Organo di
amministrazione -
funzione di gestione
808 254 554 -
8 In contanti 216 51 165 -
9 Azioni o partecipazioni al
capitale equivalenti
592 203 389 -
10 Strumenti collegati alle
azioni o strumenti non
monetari equivalenti
- - - -
11 Altri strumenti - - - -
12 Altre forme - - - -
13 Altri membri dell'alta
dirigenza
2.577 916 1.661 -
14 In contanti 679 239 440 -
15 Azioni o partecipazioni al
capitale equivalenti
1.897 676 1.221 -
16 Strumenti collegati alle
azioni o strumenti non
monetari equivalenti
- - - -
17 Altri strumenti - - - -
18 Altre forme - - - -
19 Altri membri del personale
più rilevante
4.685 1.099 3.586 -
20 In contanti 2.340 388 1.952 -
21 Azioni o partecipazioni al
capitale equivalenti
2.345 711 1.634 -
22 Strumenti collegati alle
azioni o strumenti non
monetari equivalenti
- - - -
23 Altri strumenti - - - -
24 Altre forme - - - -
25 Importo totale 8.070 2.268 5.801 -

Modello EU REM3: remunerazione differita (2 di 2)

e f EU-g EU-h
Remunerazione differita e
soggetta a mantenimento
Importo della
correzione delle
performance,
effettuata
nell'esercizio, sulla
remunerazione
differita che sarebbe
dovuta maturare in
successivi anni di
prestazione
Importo
complessivo delle
correzioni
effettuate nel corso
dell'esercizio
dovute a correzioni
implicite ex post
(ossia variazioni di
valore della
remunerazione
differita dovute alle
variazioni dei
prezzi degli
strumenti)
Importo
complessivo della
remunerazione
differita
riconosciuta prima
dell'esercizio,
effettivamente
versato nel corso
dell'esercizio
Importo complessivo
della remunerazione
differita riconosciuta
per il precedente
periodo di prestazione
che è stata maturata
ma è soggetta a
periodi di
mantenimento
1 Organo di
amministrazione -
funzione di supervisione
strategica
- - - -
2 In contanti - - - -
3 Azioni o partecipazioni al
capitale equivalenti
- - - -
4 Strumenti collegati alle
azioni o strumenti non
monetari equivalenti
- - - -
5 Altri strumenti - - - -
6 Altre forme - - - -
7 Organo di
amministrazione -
funzione di gestione
- - 254 90
8 In contanti - - 51 -
9 Azioni o partecipazioni al
capitale equivalenti
- - 203 90
10 Strumenti collegati alle
azioni o strumenti non
monetari equivalenti
- - - -
11 Altri strumenti - - - -
12 Altre forme - - - -
13 Altri membri dell'alta
dirigenza
- - 916 383
14 In contanti - - 239 -
15 Azioni o partecipazioni al
capitale equivalenti
- - 676 383
16 Strumenti collegati alle
azioni o strumenti non
monetari equivalenti
- - - -
17 Altri strumenti - - - -
18 Altre forme - - - -
19 Altri membri del personale
più rilevante
- - 1.099 633
20 In contanti - - 388 -
21 Azioni o partecipazioni al
capitale equivalenti
- - 711 633
22 Strumenti collegati alle
azioni o strumenti non
monetari equivalenti
- - - -
23 Altri strumenti - - - -
24 Altre forme - - - -
25 Importo totale - - 2.268 1.106

Modello EU REM4: remunerazione di 1 milione di EUR o più per esercizio

EUR a
Membri del personale più rilevante che hanno una remunerazione
elevata ai sensi dell'articolo 450, lettera i), del CRR.
1 Da 1 000 000 a meno di 1 500 000 3
2 Da 1 500 000 a meno di 2 000 000 -
3 Da 2 000 000 a meno di 2 500 000 -
4 Da 2 500 000 a meno di 3 000 000 -
5 Da 3 000 000 a meno di 3 500 000 -
6 Da 3 500 000 a meno di 4 000 000 -
7 Da 4 000 000 a meno di 4 500 000 -
8 Da 4 500 000 a meno di 5 000 000 -
9 Da 5 000 000 a meno di 6 000 000 -
10 Da 6 000 000 a meno di 7 000 000 -
11 Da 7 000 000 a meno di 8 000 000 -

Modello EU REM5: informazioni sulla remunerazione del personale le cui attività professionali hanno un impatto rilevante sul profilo di rischio dell'ente (personale più rilevante) (1 di 2)

a
b
c d e
Remunerazione dell'organo di amministrazione Aree di business
Organo di
amministrazione
- funzione di
supervisione
strategica
Organo di
amministrazione
- funzione di
gestione
Totale organo di
amministrazione
Banca
d'investimento
Servizi bancari
al dettaglio
1 Numero complessivo dei membri del
personale più rilevante
2 Di cui membri dell'organo di
amministrazione
30 4 34
3 Di cui altri membri dell'alta
dirigenza
- 1
4 Di cui altri membri del personale
più rilevante
3 12
5 Remunerazione complessiva del
personale più rilevante
1.334 1.607 2.942 881 6.807
6 Di cui remunerazione variabile - 763 763 475 1.408
7 Di cui remunerazione fissa 1.334 844 2.179 406 5.399

Modello EU REM5: informazioni sulla remunerazione del personale le cui attività professionali hanno un impatto rilevante sul profilo di rischio dell'ente (personale più rilevante) (2 di 2)

f g h i j
Gestione del
risparmio (asset
management)
Funzioni
aziendali
Funzioni di
controllo
interno
indipendenti
Tutte le altre Totale
1 Numero complessivo dei membri del
personale più rilevante
80
2 Di cui membri dell'organo di
amministrazione
3 Di cui altri membri dell'alta dirigenza 1 7 - -
4 Di cui altri membri del personale più
rilevante
3 14 5 -
5 Remunerazione complessiva del personale
più rilevante
1.552 7.444 996 -
6 Di cui remunerazione variabile 861 3.990 276 -
7 Di cui remunerazione fissa 691 3.454 720 -

17. INFORMAZIONI SULLE ESPOSIZIONI SOGGETTE A MORATORIE LEGISLATIVE E NON LEGISLATIVE E SULLE NUOVE ESPOSIZIONI ORIGINATE SOGGETTE A SCHEMI DI GARANZIA PUBBLICA

In data 2 Aprile 2020 l'Autorità bancaria europea (European Banking Authority, EBA) ha pubblicato le linee guida EBA/GL/2020/02 "Guidelines on legislative and non-legislative moratoria on loan repayments applied in the light of the COVID-19 crisis". Questi orientamenti hanno fornito chiarezza sul trattamento delle moratorie legislative e non legislative applicate prima del 30 giugno 2020, oltreché le implicazioni che tali moratorie hanno sui pagamenti all'interno della normativa prudenziale, anche in relazione all'applicazione delle regole sulle misure di tolleranza e sulla definizione di esposizioni deteriorate.

Successivamente, in data 2 dicembre 2020, l'EBA ha pubblicato le linee guida EBA/GL/2020/15 con cui:

  • è stata prorogata al 31 marzo 2021 la data entro cui può essere applicata al debitore una moratoria di natura legislativa e non legislativa definita come general payment moratorium;
  • è stato introdotto un limite cumulato di nove mesi al beneficio ottenibile dalle moratorie concesse o prorogate dopo il 30 settembre 2020 affinché l'esposizione sia soggetta al trattamento delle EBA/GL/2020/02.

In relazione invece alla definizione di un approccio coordinato alla raccolta di informazioni riguardanti l'applicazione delle moratorie ai prestiti esistenti e alle garanzie pubbliche fornite ai nuovi prestiti in risposta alla pandemia di COVID-19, in data 2 giugno 2020 l'EBA ha emanato le linee guida EBA/GL/2020/07 "Guidelines on reporting and disclosure of exposures subject to measures applied in response to the COVID-19 crisis". In particolare questi orientamenti EBA hanno ad oggetto:

  • obblighi di segnalazione per monitorare l'uso delle moratorie e l'evoluzione della qualità del credito delle esposizioni soggette a tali moratorie;
  • obblighi di informativa per le esposizioni soggette a moratorie;
  • obblighi di segnalazione per i nuovi prestiti soggetti a garanzie pubbliche specifiche istituite per mitigare gli effetti della crisi COVID-19;
  • obblighi di informativa per i nuovi prestiti soggetti alle specifiche garanzie pubbliche istituite per mitigare gli effetti della crisi COVID-19;
  • obbligo di segnalazione di altre misure di tolleranza applicate in risposta alla crisi COVID-19.

Si forniscono nel seguito le informazioni quantitative e qualitative semestrali introdotte dagli orientamenti EBA/GL/2020/07 riferite al 31 dicembre 2021.

Informativa quantitativa

a b c d e f g
Valore contabile lordo
In bonis Deteriorate
Di cui:
esposizioni
oggetto di
misure di
«forbearance»
Di cui:
strumenti
con un
aumento
significativo
del rischio di
credito dopo
la rilevazione
iniziale ma
che non sono
deteriorati
(Fase 2)
Di cui:
esposizioni
oggetto di
misure di
«forbearance»
Di cui:
inadempienze
probabili che
non sono
scadute o che
sono scadute
da non più di
90 giorni
1 Prestiti e anticipazioni
soggetti a moratoria
9.498 9.249 279 996 249 187 249
2 di cui: a famiglie 7.461 7.213 279 996 249 187 249
3 di cui: garantiti da
beni immobili
residenziali a titolo di
garanzia reale
6.982 6.744 279 977 238 187 238
4 di cui: a società non
finanziarie
2.037 2.037 - - - - -
5 di cui: a piccole e
medie imprese
2.037 2.037 - - - - -
6 di cui: garantiti da
beni immobili non
residenziali a titolo di
garanzia reale
1.428 1.428 - - - - -

Modello 1. Informazioni su prestiti e anticipazioni soggetti a moratorie legislative e non legislative (1 di 2)

Modello 1. Informazioni su prestiti e anticipazioni soggetti a moratorie legislative e non legislative (2 di 2)

h i j k l m n o
Riduzione di valore accumulata, variazioni negative accumulate del fair value (valore
equo) dovute al rischio di credito
Valore
contabile
lordo
In bonis
Deteriorate
Di cui:
esposizioni
oggetto di
misure di
«forbearance»
Di cui:
strumenti
con un
aumento
significativo
del rischio
di credito
dopo la
rilevazione
iniziale ma
che non
sono
deteriorati
(Fase 2)
Di cui:
esposizioni
oggetto di
misure di
«forbearance»
Di cui:
inadempienze
probabili che
non sono
scadute o che
sono scadute
da non più di
90 giorni
Afflussi
nelle
esposizioni
deteriorate
1 Prestiti e
anticipazioni
soggetti a moratoria
129 83 14 41 46 37 46 68
2 di cui: a famiglie 98 52 14 41 46 37 46 68
3 di cui: garantiti
da beni immobili
residenziali a
titolo di garanzia
reale
90 49 14 39 40 37 40 68
4 di cui: a società non
finanziarie
31 31 - - - - - -
5 di cui: a piccole
e medie imprese
31 31 - - - - - -
6 di cui: garantiti
da beni immobili
non residenziali
a titolo di
garanzia reale
31 31 - - - - - -

Il Gruppo ha attivato tutti gli strumenti previsti dalle iniziative governative, in particolare il Decreto Legislativo "Cura Italia" ("Moratorie Legislative") - ed iniziative di sostegno creditizio a livello di Sistema ("Moratorie Non Legislative") aderendo agli Accordi ABI – Associazione Bancaria Italiana ("Imprese" - Accordo per il credito/moratoria ABI ripresa 2.0/Accordo "Consumatori") ed Assofin, anche con la partecipazione delle Società del Gruppo (Credemfactor, Credemleasing, Banca Euromobiliare ed Avvera SpA).

Nel complesso le iniziative sono indirizzate a:

  • Privati, compresi Liberi Professionisti e Lavoratori Autonomi (anche le Ditte Individuali);
  • Micro Imprese, PMI e Grandi Imprese di tutti i settori operanti in Italia.

Più in particolare le iniziative Legislative sono state declinate per le diverse tipologie di prodotto di finanziamento, nel rispetto delle disposizioni governative tempo per tempo vigenti, con particolare riferimento ai seguenti Articoli del Decreto Cura Italia, con declinati i principali aggiornamenti normativi:

Art. 56:

  • con la Legge di Bilancio 2021, l'iniziativa è stata confermata e, oltre a definire un nuovo termine di adesione al 31/01/21, ha previsto l'estensione al 30/06/2021 come nuova scadenza delle moratorie, sia per le "nuove" richieste come anche termine applicato «automaticamente» ai già «morati».
  • In data 20 maggio 2021 il Consiglio dei Ministri ha approvato il cd. "Decreto Legge Sostegni bis" entrato in vigore il 26 maggio 2021, con l'articolo 16 del suddetto Decreto che ha prorogato dal 30 giugno 2021 al 31 dicembre 2021, il termine previsto per le misure di sostegno (moratorie) alle micro, piccole e medie imprese colpite dall'epidemia di Covid-19 ex art. 56 D.L. n. 18/2020 (cd. "Cura Italia" con le seguenti specifiche: la proroga interessa tutte quelle Imprese già ammesse, alla data di entrata in vigore del Decreto, alle misure di sostegno previste dall'art. 56 comma 2 del Decreto Legge n.18/2020, convertito dalla Legge 24/04/2020 n° 27 e successive modificazioni; la proroga riguarda tutte le forme tecniche contemplate nell'art. 56 citato, limitatamente alla sospensione della sola quota capitale ove applicabile (precedentemente era previsto capitale e interessi); applicazione da parte delle Banche su espressa richiesta dei soggetti interessati tramite apposita comunicazione da far pervenire al soggetto finanziatore entro il 15 giugno 2021 (assenza quindi di automatismi a differenza dell'attuale meccanismo di proroga automatica).

Art. 54:

Sospensione per un periodo massimo di 18 mesi dei mutui ipotecari privati, con intervento del Fondo di Solidarietà Prima Casa (c.s. "Gasparrini") gestito da CONSAP, con l'OK alla legge di Bilancio 2022, rispetto a quanto previsto dal decreto sostegni Bis, tale misura è stata prorogata per l'intero 2022;

La Legge di Bilancio 2022 dunque, non ha modificato i requisiti per l'uso del Fondo Gasparrini rispetto al Decreto Sostegni Bis, ma ne ha esteso la durata. Inoltre, nel testo il Governo ha assegnato nuove risorse al Fondo di garanzia per la prima casa (Legge 27 dicembre 2013, n. 147) ulteriori 242 milioni di euro per l'anno 2022.

Inoltre è stato prorogato a tutto il 2022 il "Decreto Ristori", ad eccezione di lavoratori autonomi e liberi professionisti, infatti è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 27.01.2022 n. 21 il Decreto Sostegni ter (DL n. 4 del 27.01.2022) che introduce misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19, nonché per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico.

Rispetto alle misure Non Legislative di Sistema (ABI, Assofin) sono stati applicati i termini e disposizioni dei vari accordi:

ABI «Imprese»: PMI e non con l'applicazione della sospensione fino a 9 mesi del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti. Tale accordo era stato prorogato fino al 31/03/2021;

  • ABI "Consumatori": per Privati con la sospensione fino a 9 mesi della quota capitale delle rate dei mutui garantiti da immobili e degli altri finanziamenti a rimborso rateale. Tale accordo era stato prorogato fino al 31/03/2021;
  • Assofin: per Privati con la sospensione fino a 6 mesi del pagamento della rate dei finanziamenti di importo superiore a 1.000 Euro. Tale accordo era stato prorogato fino al 31/03/2021.

Nell'ambito complessivo delle diverse iniziative sono state ricevute e gestite oltre 65.000 richieste di adesione alle moratorie a livello di linee di credito impattate.

Relativamente agli ambiti settoriali maggiormente interessati all'applicazione delle moratorie sono stati il settore Manifatturiero, del Commercio ed Immobiliare.

Sui dati al 31 dicembre 2021 non si rilevano concentrazioni rilevanti a livello posizioni Non Performing come anche di misure di Forbearance. Anche a livello di perdite di valore come di variazioni negative non si evidenziano valori significativi.

Modello 2. Disaggregazione dei prestiti delle anticipazioni soggetti a moratorie legislative e non legislative per durata residua delle moratorie (1 di 2)

a b c d
Valore contabile lordo
Numero
di
debitori
Di cui:
moratorie
legislative
Di cui:
scadute
1 Prestiti e anticipazioni per i quali è stata offerta una
moratoria
27.127 3.621.925
2 Prestiti e anticipazioni soggetti a moratoria (concessa) 26.266 3.459.040 2.933.567 3.449.542
3 di cui: a famiglie - 683.024 613.662 675.563
4 di cui: garantiti da beni immobili residenziali a titolo di
garanzia reale
- 416.771 383.049 409.789
5 di cui: a società non finanziarie - 2.765.616 2.310.001 2.763.580
6 di cui: a piccole e medie imprese - 2.338.954 2.115.951 2.336.918
7 di cui: garantiti da beni immobili non residenziali a titolo di
garanzia reale
- 319.840 265.158 318.412

Modello 2. Disaggregazione dei prestiti delle anticipazioni soggetti a moratorie legislative e non legislative per durata residua delle moratorie (2 di 2)

e f g h i
Valore contabile lordo
Durata residua delle moratorie
<= 3 mesi > 3 mesi
<= 6 mesi
> 6 mesi
<= 9 mesi
> 9 mesi
<= 12 mesi
> 1 anno
1 Prestiti e anticipazioni per i quali è stata offerta una
moratoria
2 Prestiti e anticipazioni soggetti a moratoria (concessa) 7.693 1.805 - - -
3 di cui: a famiglie 7.084 377 - - -
4 di cui: garantiti da beni immobili residenziali a titolo di
garanzia reale
6.605 377 - - -
5 di cui: a società non finanziarie 608 1.428 - - -
6 di cui: a piccole e medie imprese 608 1.428 - - -
7 di cui: garantiti da beni immobili non residenziali a titolo di
garanzia reale
- 1.428 - - -

Al 31 dicembre 2021 la maggior parte delle moratorie è terminata, si osserva infatti una concentrazione della Residual maturity sul cluster entro i 3 mesi. Si precisa che l'allocazione all'interno dei cluster è fatta sulla base della data di ripresa dei pagamenti e non sulla scadenza moratoria ed è per questo che residuano alcune moratorie al 31/12/2021 Eba Compliant non ancora scadute. All'interno del cluster "di cui scadute" al 31/12/2021 permangono alcune misure che sono in essere, ma che non sono più considerate come misure Eba compliant in relazione alle FAQ emesse da Eba il 29/01/2021.

a b c d
Valore contabile lordo Importo
massimo della
garanzia che
può essere
considerato
Valore
contabile lordo
di cui: oggetto
di misure di
«forbearance»
Garanzie
pubbliche
ricevute
Afflussi nelle
esposizioni
deteriorate
1 Nuovi prestiti e anticipazioni soggetti a schemi
di garanzia pubblica
3.409.451 13.552 2.933.736 7.242
2 di cui: a famiglie 391.463 - - 1.147
3 di cui: garantiti da beni immobili residenziali a titolo
di garanzia reale
- - - -
4 di cui: a società non finanziarie 3.016.473 11.962 2.561.084 6.095
5 di cui: a piccole e medie imprese 2.488.937 - - 5.976
6 di cui: garantiti da beni immobili non residenziali a
titolo di garanzia reale
- - - -

Modello 3. Informazioni su nuovi prestiti e anticipazioni soggetti a schemi di garanzia pubblica di nuova applicazione introdotti in risposta alla crisi Covid-19

In linea con le disposizioni previste a livello governativo e con quelle relative al funzionamento del Fondo di Garanzia per le PMI e del Fondo di Garanzia SACE Italia "Garanzia Italia", il Gruppo ha predisposto nuovi processi come anche nuovi prodotti per consentire l'erogazione di nuovi finanziamenti, principalmente:

  • erogazione finanziamenti fino a 30.000 Euro (ex 25.000 Euro) garantiti al 100% da Fondo di garanzia per le PMI (portato con successivi provvedimenti fino ad un massimo del 80%);
  • erogazione finanziamenti oltre a 30.000 Euro (ex 25.000 Euro) garantiti dal Fondo di garanzia per le PMI con percentuali variabili dall'80% al 90% (portato con successivi provvedimenti fino ad un massimo del 80%);
  • erogazione finanziamenti con garanzia SACE con percentuali di copertura che variano dal 70% al 90% (portato con successivi provvedimenti fino ad un massimo dell'80%).

Nell'ambito di queste iniziative il Gruppo ha gestito a dicembre 2021 circa 46.000 richieste ed erogato circa 40.000 finanziamenti. Gli ambiti settoriali sui quali si sono maggiormente concentrati le concessioni di nuovi finanziamenti con garanzie pubbliche COVID sono stati il Manifatturiero ed il Commercio all'ingrosso e al dettaglio.

La legge di Bilancio 2022 proroga fino al 30 giugno 2022 la disciplina straordinaria prevista dal decreto Liquidità (D.L. n. 23/2020).

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