AGM Information • Mar 31, 2025
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Da: [email protected] morenogiacomelli@legalmail.it Inviato: venerdì 21 marzo 2025 09:07 A: [email protected]; 'giuseppe melis' giuseppe-melis@legalmail.it Cc: [email protected] Oggetto: INTEGRAZIONE DELL'ORDINE DEL GIORNO E PRESENTAZIONE DI NUOVE PROPOSTE DI DELIBERA SU RICHIESTA DEI SOCI
ai sensi dell'articolo 126 bis del Testo Unico della Finanza si presenta INTEGRAZIONE DELL'ORDINE DEL GIORNO E PRESENTAZIONE DI NUOVE PROPOSTE DI DELIBERA SU RICHIESTA DEI SOCI corredato dalle cinque relazioni, da parte di sei soci (vedasi documenti di identità e certificazioni allegate) rappresentanti il 2,55% del capitale sociale. Cordialmente,
I Suoi dati sono trattati per la finalità di adempimento contrattuale per la fornitura di beni e/o servizi, invio di comunicazioni relative alla ns. nostra attività anche tramite l'utilizzo delle sue coordinate di posta elettronica; i Suoi dati saranno trattati con modalità manuali, informatiche e/o telematiche, potranno essere comunicati a terzi ma non saranno diffusi. Lei potrà rivolgersi al "Servizio Privacy" presso il titolare del trattamento per esercitare i diritti previsti dall'art. 7 del D.lgs 196/03 e per ottenere l'informativa completa. Titolare del trattamento dei dati è GIACOMELLI Dr. Moreno con sede in Lungadige Donatelli, 5/A – 37121 Verona. Le informazioni contenute in questo messaggio di posta elettronica e nei file allegati sono da considerarsi strettamente riservate. Il loro utilizzo è consentito esclusivamente al destinatario del messaggio, per le finalità indicate nel messaggio stesso. Nel caso in cui riceviate questo messaggio senza esserne il destinatario, Vi preghiamo cortesemente di darcene notizia via e-mail e di procedere alla cancellazione del messaggio stesso dal Vostro sistema. Trattenere il messaggio stesso, divulgarlo anche in parte, distribuirlo ad altri soggetti, copiarlo, od utilizzarlo per finalità diverse, costituisce comportamento contrario ai principi dettati dal D. Lgs. 196/2003.
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Le 5 richieste ai sensi del 126 bis Tuf
I soci hanno il diritto alla remunerazione dell'investimento tramite dividendo ed al voto assembleare che è necessario venga anticipato da un dibattito tra i soci. L'assemblea in presenza consente l'incontro e l'interazione tra i soci.
E' pertanto necessario reintrodurre le assemblee in presenza.
L'esclusione delle assemblee in presenza rientrerebbe in una strategia tesa ad annullare i diritti fondamentali degli azionisti di minoranza, e cioè una corretta gestione aziendale del patrimonio societario, una congrua distribuzione degli utili sotto forma di dividendi, e la partecipazione ai momenti cruciali della vita societaria con il voto, sulla base di valutazioni meditate, dibattute, consapevoli.
La Caltagirone editore capogruppo e' il soggetto che paga i dividendi. 40 milioni di utile nel 2024. Un dividendo minimo cioè del trenta per cento sarebbe 12 centesimi. Vediamo anche il consolidato, in prospettiva. Già nel 2025 ci sarà un flusso di cedole tra dividendi ed interessi superiore a 20 milioni. Basterebbe un po' di impegno sul contenimento dei costi, a cominciare dai 700.000 euro per il Presidente Azzurra Caltagirone, per avere un margine operativo lordo di qualche milione e un reddito operativo solo minimamente negativo. Ci sarebbero quindi oltre 15 milioni di utili da consolidato, e così negli anni a seguire. Una società finanziaria non ha necessità di forti accantonamenti perché quello che ha gestisce. E la Caltagirone editore e' ormai di fatto una società finanziaria, con solo 110 milioni di patrimonio netto sul ramo editoriale su quasi 600 complessivi. E quindi può tranquillamente dare come dividendi un pay out del 70-80-90-100 percento degli utili.
Pagare solo 4 centesimi di dividendo nel maggio 2025, cioè un pay out del 10 per cento sugli utili, e' totalmente ingiustificato e rappresenta una mortificazione degli azionisti di minoranza.
Concludiamo con alcune domande che si sta ponendo il mercato:

Perchè si continuano ad accantonare riserve e non viene aumentata la remunerazione in un anno in cui il patrimonio netto è cresciuto di oltre 90 milioni nonostante una gestione totalmente inefficiente e svalutazioni probabilmente non necessarie per 15 milioni?
Perchè non viene accettato il fatto che se un titolo che ha reddito certo e asset di qualità quota il 30% del patrimonio netto è una sconfitta per tutti?
Perchè chi, giustamente, rivendica i diritti degli azionisti di minoranza ed è un interlocutore autorevole di politica e organi di controllo, poi fa l'esatto contrario quando comanda?
C'è consapevolezza che se la comunità finanziaria acquisisse piena consapevolezza del "case history" di Caltagirone Editore probabilmente sarebbero molto più difficili le nuove quotazioni in futuro?
Ci troviamo una pessima gestione del ramo editoriale, con un margine operativo lordo di meno di un milione ed un reddito operativo negativo per diversi milioni, anche senza considerare le svalutazioni monstre delle testate effettuate per l'esercizio 2024.
A fronte della riduzione dei ricavi nel 2024 sono invece aumentati sia i costi del personale che gli altri costi di esercizio e ciò risulta ancora più grave considerando che la riduzione dei ricavi è un dato "preannunciato" con largo anticipo al mercato considerando la costante diminuzione delle vendite dei quotidiani e quindi gli amministratori avrebbero dovuto non solo ridurre tali costi, ma anche in percentuale superiore alla riduzione dei ricavi .
Questa pessima gestione va avanti da anni.
Con l'esercizio 2024 e' arrivata una catastrofica perdita di 4,5 milioni sul Messaggero. Come prima iniziativa e' inevitabile la revoca per GIUSTA CAUSA quanto prima del Presidente e dell'Amministratore delegato del Messaggero. L'anno precedente una perdita già drammatica di oltre 2 milioni di euro. Quest'anno raddoppiata.
Per il Mattino una perdita di 1,7 milioni.
Sono risultati così PESSIMI che non si ritrovano in nessun'altra società del settore quotata.
Sono tanti anni che non viene evidenziato un reddito operativo positivo.
Stiamo assistendo ad una continua distruzione del patrimonio societario, quindi anche degli azionisti di minoranza. Ed a fronte di questa sistematica dimostrazione di inadeguatezza

manageriale dobbiamo vedere un compenso al Presidente Azzurra Caltagirone di 700.000 euro. Una cifra PARI al margine operativo lordo dell'intero Gruppo Caltagirone Editore.
Stiamo assistendo ad una sottrazione di ricchezza dagli azionisti con un trasferimento della stessa a soggetti che con tutta evidenza non hanno meriti.
L'incapacità manageriale e degli Amministratori emersa dai dati di bilancio richiede provvedimenti immediati.
Chiediamo quindi che l'Assemblea valuti:
Ci aspettiamo ovviamente che in assemblea non votino coloro che hanno conflitti di interesse, essendo essi stessi i soggetti da revocare o con stretti legami familiari. Quindi non dovrebbero votare il socio di controllo (con le società che fanno a Lui riferimento) ed i 3 figli, che sono Presidente e Vicepresidenti della Caltagirone editore, ed i parenti.
La nostra società Caltagirone Editore (Ced) svolge di fatto due diverse attività, senza sinergie tra di loro.
C'è il ramo editoriale, al quale è da ricondurre orientativamente un quarto del patrimonio netto, e poi c'è il ramo della gestione finanziaria. La divisione delle 2 attività è stata formalizzata dallo stesso Cda, il precedente all'attuale, a pagina 88 della relazione al bilancio per l'anno 2023
ll mercato finanziario sta valutando i 2 rami uniti, cioè Ced, a circa 180 milioni, escludendo le azioni proprie, a fronte di un patrimonio netto complessivo di quasi 600 milioni di euro, considerando anche le plusvalenze sulle azioni in portafoglio da fine anno ad oggi. Quindi il mercato finanziario sta valutando Ced meno di un terzo del patrimonio netto, un 30 per cento. E' una sottovalutazione record.

Le due distinte società quotate, una con la gestione finanziaria ed una con il ramo editoriale, consentirebbero al mercato di vedere con maggiore chiarezza le due diverse attività e di valutarle in modo più adeguato.
Ci sarebbe anche una maggiore responsabilizzazione dei vertici societari imponendo a chi gestisce il ramo editoriale una maggiore attenzione alla economicità della gestione, senza più poter fare affidamento sugli utili della parte finanziaria per coprire le inefficienze gestionali del ramo editoriale.
Non è giustificabile avere 400 milioni investiti in blue chips (ufficialmente del "cash management") a servizio o a copertura di un business editoriale che vale a livello patrimoniale poco più di 100 milioni, il che rappresenta un'allocazione del capitale folle, e l'eccesso di liquidità dev'essere reso agli azionisti.
Non ha senso avere una società quotata che ha 590 milioni di patrimonio netto (agli ammontari in bilancio aggiungiamo le plusvalenze orientative maturate nel periodo da chiusura esercizio a questi giorni) ed ha quasi 250 milioni in azioni Generali e quasi 110 milioni in azioni Mediobanca. Messe insieme fanno il 60 per cento del patrimonio. Questi investimenti esulano da qualsiasi criterio di gestione efficiente di un portafoglio, con la necessaria diversificazione. E sembrano partecipazioni finalizzate a strategie personali del socio di controllo e quindi non nell'interesse della società e di tutti gli azionisti. Le azioni quotate in portafoglio, a fine esercizio 7.700.000 Generali, 6.400.000 Mediobanca, 1.200.000 Poste e 1.200.000 Italgas andrebbero assegnate ai soci, in ragione di orientativi 1 titolo Generali ogni 14 Caltagirone editore (Ced), 1 titolo Mediobanca ogni 17 Ced ed 1 titolo Poste ed Italgas ogni 89 Ced.
Questo significherebbe che chi ha ad oggi 10.000 azioni Ced avrebbe in seguito all'assegnazione 714 azioni Generali, 588 Mediobanca, 112 Poste e 112 Italgas.
Ad oggi 10.000 azioni Ced hanno un valore di mercato di 16.800 euro e l'assegnazione manterrebbe agli azionisti tutto il ramo editoriale, le obbligazioni, le attività correnti, e le passività in essere. Ed inoltre il detentore di 10.000 azioni Ced si ritroverebbe un valore di 22.850 euro circa per il pacchetto Generali, 10.000 euro il pacchetto Mediobanca, 1.830 il pacchetto Poste e 680 euro il pacchetto delle 112 Italgas. Quindi in totale 22.850 + 10.000 + 1.830 + 680= 35.360 euro.
Quindi il detentore di 10.000 Ced si ritroverebbe dopo l'assegnazione titoli primari, liquidabili facilmente per 35.360 euro ed inoltre il valore che stabilirà il mercato azionario per le 10.000 azioni Ced post assegnazione, che sarebbero rappresentative di circa 200 milioni di patrimonio netto. Se oggi valgono 16.800, anche se il mercato le valutasse solo 5.000 euro (quindi 53 milioni per un patrimonio di 200 milioni) l'azionista Ced con 10.000 titoli si ritroverebbe un valore di oltre 40.000 euro (35.360 + 5.000) contro i 16.800 euro attuali. Quindi circa due volte e mezzo il valore attuale.
Facciamo un'altra considerazione: se ai 16.800 euro di valore che il mercato al momento attribuisce a 10.000 azioni Ced togliamo i 5.000 euro presunti della componente extra rispetto alle azioni quotate, abbiamo che il mercato attribuisce 11.800 euro di valore alle azioni quotate. Ma abbiamo visto che se assegnate ai soci pro quota varrebbero 35.360 euro. Quindi le stesse azioni quotate valgono 35.360 euro in mano ai soci e 11.800 euro se in Ced.
Siamo ad un livello di sfiducia impressionante da parte del mercato nei confronti della gestione Ced. E basterebbe una semplicissima operazione di assegnazione per restituire agli azionisti parte del valore attualmente non riconosciuto dal mercato al patrimonio societario.
E' senza dubbio più opportuno per gli azionisti avere la diretta disponibilità della propria quota di patrimonio investita in titoli. Questo è assolutamente evidente. Il non procedere in questo senso vuol dire danneggiare deliberatamente gli azionisti Ced, in particolare gli azionisti di minoranza.
Prima di procedere con l'assegnazione andrebbero annullate le azioni proprie.
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