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Biesse Interim / Quarterly Report 2026

May 14, 2026

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Interim / Quarterly Report

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Biesse

R Finanziaria Trimestr M 6

Biesse S.p.A.


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Biesse

RELAZIONE FINANZIARIA
AL 31 MARZO 2026

IL GRUPPO BIESSE

STRUTTURA DEL GRUPPO BIESSE ... 3
PROFILO DEL GRUPPO BIESSE ... 4
INTRODUZIONE ... 4
INDICATORI ALTERNATIVI DI PERFORMANCE ... 4
FINANCIAL HIGHLIGHTS ... 5
COMPOSIZIONE DEGLI ORGANI SOCIALI ... 8

RELAZIONE SULL'ANDAMENTO DELLA GESTIONE

IL CONTESTO ECONOMICO ... 9
IL SETTORE DI RIFERIMENTO ... 12
L'EVOLUZIONE DEL TRIMESTRE ... 13
PRINCIPALI EVENTI ... 14
DATI ECONOMICI ... 15
DATI PATRIMONIALI ... 17
SEGMENT REPORTING ... 19

ATTESTAZIONE AI SENSI DEL COMMA 2 ART. 154 BIS TUF

... 19


Biess

IL GRUPPO BIESSE

STRUTTURA DEL GRUPPO BIESSE

Le società appartenenti al Gruppo Biess rientranti all'interno dell'area di consolidamento sono le seguenti:

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Il restante 50% è detenuto direttamente da Biess Spa


Biesse

PROFILO DEL GRUPPO BIESSE

Biesse è un'azienda internazionale che produce linee, macchinari e componenti per realizzare prodotti, esaltando le potenzialità dei molteplici materiali lavorati dei propri clienti. Semplifica i processi produttivi di chi opera nei settori dell'arredamento, dell'edilizia, dell'automobile e dell'aerospazio grazie alla maestria di chi lavora nelle proprie aree produttive nel mondo. Nata in Italia nel 1969 e quotata in Borsa Italiana, è mossa da una vocazione internazionale che si manifesta attraverso un network globale composto da Biesse Material Hub, luoghi di esperienza multimateriale e showroom, spazi di prova e dimostrazione tecnologica.

Rispetto al bilancio consolidato chiuso al 31 dicembre 2025, il perimetro del gruppo Biesse si è modificato per effetto delle liquidazioni delle controllate asiatiche GMM International Ltd Hong Kong e GMM Quanzhou Co. Ltd. China avvenute in data 31 gennaio.

INTRODUZIONE

La relazione trimestrale consolidata del Gruppo Biesse al 31 marzo 2026, non sottoposta a revisione contabile, redatta ai sensi dell'art. 154-ter, comma 2, del Testo Unico della Finanza, è predisposta conformemente ai criteri di valutazione e di misurazione stabiliti dagli International Financial Reporting Standards (IFRS).

I principi contabili ed i criteri di valutazione sono conformi a quelli del bilancio al 31/12/2025 ai quali si fa rinvio. In questa sede, inoltre, si evidenzia quanto segue:

  • la situazione trimestrale è stata predisposta secondo il criterio della separazione dei periodi in base al quale il periodo di riferimento è considerato come esercizio autonomo; in tale ottica il conto economico trimestrale riflette le componenti economiche di pertinenza del periodo nel rispetto del principio della competenza temporale;
  • le situazioni contabili a base del processo di consolidamento sono quelle predisposte dalle società controllate con riferimento al 31/03/2026, rettificate, ove necessario, per adeguarle ai principi contabili di Gruppo.

INDICATORI ALTERNATIVI DI PERFORMANCE

Il Management utilizza alcuni indicatori di performance, che non sono identificati come misure contabili nell'ambito degli IFRS (NON-GAAP measures), per consentire una migliore valutazione dell'andamento del gruppo Biesse. Il criterio di determinazione applicato dal gruppo Biesse potrebbe non essere omogeneo con quello adottato da altri Gruppi e gli indicatori potrebbero non essere comparabili con quelli determinati da questi ultimi. Tali indicatori di performance, determinati in conformità a quanto stabilito dagli Orientamenti sugli indicatori di performance emessi dall'ESMA/2015/1415 e adottati dalla CONSOB con comunicazione n.92543 del 3 dicembre 2015, si riferiscono alla performance del periodo contabile oggetto del presente Resoconto Annuale di Gestione e dell'esercizio precedente posto a confronto.

Gli indicatori di performance devono essere considerati come complementari e non sostituiscono i dati finanziari redatti secondo gli IFRS. Di seguito la descrizione dei principali indicatori adottati.

  • Margine Operativo Lordo Adjusted o EBITDA Adjusted (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization Adjusted): tale indicatore è definito come Utile (Perdita) dell'esercizio al lordo delle imposte sul reddito, degli oneri e proventi finanziari, delle perdite ed utili su cambi, degli ammortamenti di immobilizzazioni materiali ed immateriali, delle svalutazioni di immobilizzazioni per impairment test, degli accantonamenti a fondi rischi ed oneri, nonché dei costi e ricavi derivanti da operazioni considerate dalla Direzione di natura non ricorrente rispetto all'attività caratteristica del gruppo Biesse.
  • Risultato Operativo Adjusted o EBIT Adjusted (Earnings Before Interest and Taxes Adjusted): tale indicatore è definito come Utile (Perdita) dell'esercizio al lordo delle imposte sul reddito, degli oneri e proventi finanziari, delle perdite ed utili su cambi, delle svalutazioni di immobilizzazioni per impairment test, nonché dei costi e ricavi derivanti da operazioni considerate dalla Direzione di natura non ricorrente rispetto all'attività caratteristica del gruppo Biesse.
  • Risultato Operativo o EBIT (Earnings Before Interest and Taxes): tale indicatore è definito come Utile (Perdita) dell'esercizio al lordo delle imposte sul reddito, degli oneri e proventi finanziari e delle perdite ed utili su cambi.

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Biess

  • Capitale Circolante Netto Operativo: tale indicatore è calcolato come somma di Rimanenze, Crediti commerciali e Attività contrattuali, al netto di Debiti commerciali e Passività contrattuali.
  • Capitale Investito Netto: tale indicatore è rappresentato dal totale delle Attività Correnti e Non Correnti, ad esclusione di quelle finanziarie, al netto delle Passività Correnti e Non Correnti, ad esclusione di quelle finanziarie.
  • Posizione Finanziaria Netta: tale indicatore è calcolato conformemente alle disposizioni contenute nella Comunicazione n. 5/21 del 29 aprile 2021 emesso da Consob che rimanda alle Raccomandazioni ESMA del 4 marzo 2021.
  • Posizione Finanziaria Netta escluso IFRS16: tale indicatore è calcolato conformemente alle disposizioni contenute nella Comunicazione n. 5/21 del 29 aprile 2021 emesso da Consob che rimanda alle Raccomandazioni ESMA del 4 marzo 2021 e senza considerare gli effetti derivanti dall'applicazione dell'IFRS16.

FINANCIAL HIGHLIGHTS

| | 31 Marzo
2026 | % su
ricavi | 31 Marzo
2025 | % su
ricavi | Delta % |
| --- | --- | --- | --- | --- | --- |
| Migliaia di euro | | | | | |
| Ricavi delle vendite e delle prestazioni | 146.108 | 100,0% | 153.308 | 100,0% | (4,7)% |
| EBITDA adjusted(1) | 2.460 | 1,7% | 4.392 | 2,9% | (44,0)% |
| EBIT adjusted(1) | (5.630) | (3,9)% | (4.669) | (3,0)% | (20,6)% |
| EBIT(1) | (6.072) | (4,2)% | (4.669) | (3,0)% | (30,1)% |
| Risultato dell'esercizio | (6.255) | (4,3)% | (2.810) | (1,8)% | (122,6)% |

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Ebitda margin adjusted

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Ebit margin adjusted


Biess

Dati patrimoniali

| | 31 Marzo
2026 | 31 Dicembre
2026 |
| --- | --- | --- |
| Migliaia di euro | | |
| Capitale Investito Netto (1) | 254.104 | 251.002 |
| Patrimonio Netto | 218.580 | 226.352 |
| Posizione Finanziaria Netta (1) | (35.524) | (24.649) |
| Posizione Finanziaria Netta escluso IFRS16 (1) | (11.162) | 1.451 |
| Capitale Circolante Netto Operativo (1) | 73.494 | 67.759 |
| Portafoglio ordini | 191.783 | 187.388 |

(1) grandezze riferite a livelli intermedi di risultato e ad aggregati patrimoniali e finanziari per le quali sono forniti nella Relazione sulla Gestione e nelle Note al Bilancio i criteri adottati per la loro determinazione.

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Posizione Finanziaria Netta Escluso IFRS16

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Capitale Circolante Netto Operativo

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Biesse

Dati di struttura (*)

| | 31 Marzo
2025 | 31 Dicembre
2025 |
| --- | --- | --- |
| Numero dipendenti a fine periodo | 3.612 | 3.663 |

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  • sono inclusi nel dato i lavoratori somministrati.

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Biesse

COMPOSIZIONE DEGLI ORGANI SOCIALI

Consiglio di Amministrazione

Presidente e Amministratore delegato Roberto Selci
Consigliere esecutivo Stefano Porcellini
Consigliere non esecutivo Salvatore Giordano
Consigliere indipendente (Lead Independent Director) Rossella Schiavini
Consigliere indipendente Federica Ricceri
Consigliere indipendente Cristina Sgubin
Consigliere indipendente Pier Giorgio Bedogni

Collegio Sindacale

Presidente Paolo De Mitri
Sindaco effettivo Giovanni Ciurlo
Sindaco effettivo Benedetta Pinna
Sindaco supplente Silvia Muzi
Sindaco supplente Maurizio Gennari

Comitato Controllo, rischi e sostenibilità

Rossella Schiavini (Presidente)
Federica Ricceri

Comitato per la Remunerazione

Federica Ricceri (Presidente)
Rossella Schiavini

Comitato per le operazioni con parti correlate

Rossella Schiavini (Presidente)
Cristina Sgubin

Società di Revisione

Deloitte & Touche S.p.A.

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RELAZIONE SULL'ANDAMENTO DELLA GESTIONE

IL CONTESTO ECONOMICO

ANDAMENTO DELL'ECONOMIA MONDIALE

La guerra in Medio Oriente ha peggiorato un quadro internazionale già indebolito dalle perduranti tensioni geopolitiche e commerciali. Il blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) consumati a livello mondiale, i gravi danni subiti da parte di alcune infrastrutture energetiche nell'area del Golfo Persico e la loro ridotta operatività hanno provocato sospensioni delle forniture di idrocarburi. Ne sono derivati rapidi e marcati rincari del petrolio e, in misura ancora più accentuata, del gas naturale. Le aspettative dei mercati indicano prezzi del petrolio e del gas superiori ai livelli antecedenti l'inizio del conflitto per almeno un anno, per effetto dei danni alle infrastrutture, del permanere dell'incertezza e dell'aumento dei costi di trasporto e assicurazione. L'8 aprile scorso, l'annuncio di una tregua di due settimane delle ostilità ha offerto un momentaneo sollievo alle tensioni sui mercati. Tuttavia, il permanere di un'elevata incertezza sul ritorno a condizioni di stabilità nell'area e il rischio di un ripristino lento e parziale delle catene di approvvigionamento di beni e materie prime – non solo energetiche, ma anche semilavorati metallici e prodotti essenziali per la produzione di fertilizzanti – continueranno ad avere forti ricadute sull'inflazione e sulla crescita globale. In vista della ricostituzione delle scorte, in mancanza di una ripresa della produzione e di un incremento delle quantità offerte sul mercato internazionale, le tensioni per gli approvvigionamenti tra i paesi importatori potrebbero indurre un rapido deterioramento delle condizioni di mercato. Nel quarto trimestre del 2025 il commercio mondiale di beni si è contratto, principalmente a causa della diminuzione degli acquisti da parte di Cina, Stati Uniti e paesi dell'area dell'euro. Nonostante il conflitto mediorientale, a marzo gli indici dei responsabili degli acquisiti (purchasing managers' indices, PMI) relativi ai nuovi ordini dall'estero segnalavano un'espansione per il settore manifatturiero, probabilmente dovuta anche alla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti in merito ai dazi. L'incertezza sulle politiche commerciali rimane elevata.

L'attività economica globale ha finora continuato a espandersi seppure in un contesto indeterminato e variabile. Secondo le stime dell'FMI, il PIL mondiale è cresciuto del 3,4% nel 2025 e rallenterebbe al 3,1 nel 2026, per risalire lievemente al 3,2% nel 2027. Nel 2026 la crescita mondiale risentirebbe del rincaro dell'energia che accrescerebbe i costi di produzione, nonché della significativa incertezza legata alla durata e all'intensità del conflitto in Medio Oriente che continuerebbe a frenare la domanda. Tali effetti sarebbero in parte compensati da un lato dalla forte espansione degli investimenti nelle tecnologie digitali e nell'intelligenza artificiale (IA), dall'altro dalla riduzione dei dazi effettivi. Le proiezioni dell'FMI ipotizzano che le tensioni sui mercati energetici si attenuino gradualmente dalla metà del 2026; nel caso di una durata prolungata della guerra e di gravi danni alle infrastrutture energetiche, la crescita globale potrebbe scendere intorno al 2% sia nell'anno in corso, sia nel prossimo.

In questo contesto, le banche centrali delle principali economie hanno mantenuto invariati i tassi di riferimento, dichiarandosi pronte a contrastare le conseguenze negative per l'inflazione e la crescita del conflitto in Medio Oriente. Nella riunione di marzo la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi al 3,5-3,75%. Le proiezioni dei membri del Federal Open Market Committee (FOMC) indicano un ulteriore taglio dei tassi di 25 punti base nel 2026, mentre le aspettative di mercato escludono un allentamento. A marzo anche la Bank of England e la Banca del Giappone non hanno modificato i tassi di riferimento, pari rispettivamente al 3,75 e allo 0,75%. La Banca centrale cinese ha conservato un orientamento complessivamente accomodante della politica monetaria.

STATI UNITI

Negli Stati Uniti la crescita del PIL in termini reali è diminuita nel quarto trimestre del 2025, principalmente a causa dello shutdown del governo statunitense. L'attività economica ha subito un notevole rallentamento, scendendo allo 0,2% su base trimestrale, dall'1,1% del terzo trimestre del 2025.

Lo shutdown del governo statunitense a ottobre e novembre, protrattosi per 43 giorni, ha frenato l'attività economica per via del considerevole calo della spesa pubblica. Tuttavia, nel quarto trimestre la spesa per consumi è rimasta relativamente sostenuta ed è stata una determinante fondamentale della domanda interna, nonostante un lieve rallentamento rispetto al terzo trimestre. Il tasso di risparmio negli Stati Uniti è sceso ulteriormente nel quarto trimestre, al 3,6%, il livello più basso degli ultimi quattro anni. Al tempo stesso, gli investimenti fissi privati non residenziali hanno fornito un contributo positivo alla crescita, favoriti dall'attuale forte espansione degli investimenti legati all'IA. A differenza dell'inizio del 2025, i contributi dell'interscambio netto e delle scorte sono stati molto modesti. Nell'ultimo trimestre del 2025 sia le importazioni sia le esportazioni sono diminuite in misura modesta, con il contributo delle esportazioni nette che è rimasto sostanzialmente neutro. Ci si attende che la crescita sia aumentata nel primo trimestre del 2026, principalmente grazie alla maggiore spesa pubblica connessa ai pagamenti arretrati dei compensi per i lavoratori federali a seguito del termine dello shutdown.

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Negli Stati Uniti i tassi di inflazione, sia complessiva sia di fondo, misurata sull'IPC sui dodici mesi, sono rimasti invariati a febbraio, rispettivamente al 2,4 e al 2,5%, in linea con le aspettative.

REGNO UNITO

Nel Regno Unito la crescita del PIL in termini reali è rimasta debole nel quarto trimestre del 2025, mentre l'inflazione si è notevolmente moderata agli inizi del 2026. Nel quarto trimestre del 2025 la crescita del PIL in termini reali è aumentata dello 0,1%: una dinamica della crescita stabile, seppur modesta. La domanda privata è stata debole, in un contesto di più modesta crescita dei consumi privati e di minori investimenti privati. Le esportazioni nette hanno fornito un contributo negativo all'attività economica, in quanto le esportazioni sono diminuite e le importazioni sono aumentate. La spesa pubblica ha fornito un certo sostegno, con un notevole aumento degli investimenti pubblici. L'attività economica dovrebbe aver segnato una moderata ripresa nel primo trimestre del 2026, sebbene ci si attenda che il brusco aumento dei prezzi dell'energia indebolisca tale slancio nei trimestri successivi. A gennaio l'inflazione complessiva misurata sull'IPC è significativamente diminuita, al 3,0% dal 3,4% di dicembre, riflettendo principalmente il calo nelle componenti dei beni alimentari ed energetici. Anche l'inflazione di fondo è diminuita, sebbene in misura più contenuta.

CINA

In Cina la domanda delle famiglie rimane modesta, in un contesto di elevato risparmio precauzionale. La crescita del PIL in termini reali ha sorpreso al rialzo, collocandosi all'1,2% nel quarto trimestre del 2025 e rimanendo sostanzialmente in linea con la crescita dell'1,1% registrata nel trimestre precedente. Tale andamento è stato determinato principalmente dalla tenuta delle esportazioni, che dovrebbero aver continuato a sostenere la crescita anche nel primo trimestre del 2026. Le proxy ad alta frequenza dei consumi indicano un lieve indebolimento, in quanto la fiducia dei consumatori rimane bassa e ben al di sotto dei livelli precedenti la pandemia di COVID-19. Le vendite al dettaglio restano deboli, con particolare riguardo alla vendita di automobili sul mercato interno, sebbene i consumi di servizi abbiano mostrato una maggiore capacità di tenuta. Tuttavia, le autorità cinesi continuano a dare priorità alle politiche sul lato dell'offerta e l'obiettivo di crescita per il 2026 nell'ambito del nuovo piano quinquennale (2026-2030) è compreso tra il 4,5% e il 5%. Tale obiettivo di crescita relativamente basso suggerisce che i responsabili delle politiche cinesi stiano accettando una crescita strutturalmente più lenta, il che a sua volta riduce la necessità di uno stimolo a breve termine. Le autorità cinesi hanno ribadito l'intenzione di riequilibrare la crescita verso i consumi, sebbene le misure concrete rimangano modeste. Contemporaneamente, il sostegno di bilancio agli investimenti dovrebbe rimanere considerevole, soprattutto nei settori ad alta tecnologia e strategici quali l'IA, la produzione di microchip, l'industria manifatturiera avanzata, le biotecnologie e l'economia digitale. Allo stesso tempo, tuttavia, la Cina resta esposta ai rincari delle materie prime energetiche: circa i tre quarti del consumo cinese di petrolio greggio sono importati, mentre circa metà del petrolio e il 16% delle importazioni cinesi di gas transitano attraverso lo Stretto di Hormuz. Ciò nonostante, questo effetto negativo potrebbe essere attenuato grazie alla vasta produzione nazionale di carbone, alla crescente capacità di produzione di energia da fonti rinnovabili, nonché alla capacità di diversificare i fornitori di materie prime energetiche. A febbraio l'inflazione complessiva misurata sull'IPC in Cina è aumentata notevolmente e la deflazione dei prezzi alla produzione ha continuato ad allentarsi. Nello stesso mese l'inflazione complessiva sui dodici mesi misurata sull'IPC è salita all'1,3%, dallo 0,2% del mese precedente, sospinta da fattori temporanei, tra cui gli effetti base legati alle tempistiche del Capodanno lunare. Anche l'inflazione di fondo (al netto dei beni alimentari ed energetici) è salita all'1,8% a febbraio, dallo 0,8% di gennaio, prevalentemente a causa dell'aumento dei prezzi dei servizi connessi al turismo. A febbraio i prezzi alla produzione sono scesi dello 0,9% sui dodici mesi, in misura inferiore rispetto al calo dell'1,4% registrato nel mese precedente.

AREA EURO

Nell'ultima parte del 2025 l'economia è cresciuta dello 0,2%, trainata dal rafforzamento della domanda interna. Le famiglie hanno aumentato la spesa in seguito all'incremento dei redditi reali e al permanere del tasso di disoccupazione su livelli prossimi ai minimi storici. L'incremento del prodotto nei mesi autunnali ha riguardato tutte le principali economie dell'area. Il PIL ha continuato ad ampliarsi marcatamente in Spagna (0,8%), trainato dalla domanda interna, ed è tornato ad aumentare in Germania (0,3%). L'espansione dell'economia tedesca è stata sostenuta dalla crescita dei consumi pubblici e di quelli delle famiglie; queste ultime restano tuttavia prudenti per effetto di un livello di fiducia sulla situazione economica ancora basso. Gli investimenti hanno fornito un apporto positivo. In Francia la crescita si è invece attenuata allo 0,2%, dallo 0,5% nel terzo trimestre: la ripresa dei consumi delle famiglie si è associata a un rallentamento delle esportazioni, degli investimenti e dei consumi pubblici. In Italia il PIL è salito dello 0,3%. Si è intensificata l'attività di costruzione e di ristrutturazione di abitazioni e le imprese hanno aumentato gli investimenti, in particolare negli ambiti di ricerca e sviluppo, software e basi di dati. La crescita non ha più risentito delle esportazioni nette, come nei due trimestri precedenti, ed è stata sostenuta principalmente dai servizi. Anche gli investimenti dovrebbero seguire ad aumentare, in

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considerazione della maggior spesa pubblica per difesa e infrastrutture e degli investimenti crescenti delle imprese nelle nuove tecnologie digitali. Il contesto esterno continua a presentare sfide, anche alla luce delle mutevoli politiche commerciali su scala mondiale. La guerra in Medio Oriente causa turbative nei mercati delle materie prime e grava sui redditi reali e sul clima di fiducia. Ciò ha determinato una revisione verso il basso dei consumi e degli investimenti nello scenario di base delle proiezioni, in particolare per il 2026. Tale scenario prevede una crescita annua del PIL in termini reali dello 0,9% nel 2026, dell'1,3 nel 2027 e dell'1,4 nel 2028. Rispetto alle proiezioni dello scorso dicembre, l'espansione del PIL è stata rivista al ribasso di 0,3 punti percentuali per il 2026 e di 0,1 per il 2027, a causa dell'intensificarsi del conflitto in Medio Oriente, mentre per il 2028 rimane invariata. L'impatto sarebbe ancora più pronunciato negli scenari alternativi, caratterizzati da uno shock energetico più grave e prolungato. Lo scenario di base delle proiezioni degli esperti prevede un aumento dell'inflazione che graverà sul potere di acquisto, sulla spesa per consumi e, quindi, sulla crescita del PIL, soprattutto nel breve periodo. Tale rallentamento dovrebbe essere di natura temporanea, a condizione che si verifichi una diminuzione piuttosto rapida delle quotazioni dei beni energetici, evidenziata dai prezzi impliciti nei contratti future per le materie prime energetiche, e dei margini di incertezza. Nel medio periodo la domanda interna, sospinta dalla tenuta del mercato del lavoro e dalla spesa pubblica per infrastrutture e difesa, dovrebbe confermarsi la principale determinante della crescita dell'area dell'euro, specialmente in Germania. Sul versante esterno, sebbene si preveda una ripresa delle esportazioni sulla scia del miglioramento della domanda estera, è probabile che l'area dell'euro registri una perdurante perdita di quote di mercato a livello mondiale, date le persistenti sfide per la competitività, alcune delle quali di natura strutturale. Ciò malgrado il fatto che i dazi sulle esportazioni verso gli Stati Uniti siano lievemente inferiori rispetto a quelli in vigore all'epoca dell'esercizio previsivo di dicembre 2025. Nella riunione di marzo il Consiglio direttivo della BCE ha mantenuto invariati i tassi ufficiali, segnalando la necessità di continuare a seguire attentamente l'evoluzione della guerra in Medio Oriente per valutarne l'impatto sulle prospettive di inflazione.

ITALIA

Nell'ultimo trimestre dell'anno l'attività economica in Italia è cresciuta dello 0,3% (dallo 0,2 nei tre mesi precedenti). Il principale apporto è venuto dagli investimenti. I consumi delle famiglie hanno rallentato, riflettendo in parte la flessione del reddito disponibile nel trimestre; la domanda estera ha fornito un contributo negativo. Il valore aggiunto è tornato ad ampliarsi nella manifattura, soprattutto nei settori trainati dalle transizioni digitale ed energetica e nel comparto farmaceutico. L'attività è aumentata in misura maggiore nelle costruzioni e in particolare nell'edilizia residenziale, sospinta anche dall'imminente scadenza di alcuni incentivi fiscali per le ristrutturazioni poi prorogati a tutto il 2026. Nei servizi l'andamento è stato positivo ed eterogeneo.

Nel primo trimestre di quest'anno il prodotto avrebbe continuato a crescere a un ritmo moderato, sostenuto dalle attività dei servizi, in particolare quelli rivolti alle imprese. I Giochi olimpici invernali avrebbero fornito un contributo positivo, come evidenziato dai dati sulle presenze di stranieri e sui voli internazionali. Dopo il buon risultato del trimestre precedente, l'accumulazione di capitale avrebbe ristagnato: l'ampliamento degli investimenti connessi con le transizioni digitale ed energetica avrebbe compensato l'andamento del settore residenziale. L'apporto della domanda estera alla crescita sarebbe tornato positivo, per effetto dell'incremento delle esportazioni sia di beni sia di servizi. La guerra in Medio Oriente ha determinato un peggioramento delle prospettive del quadro congiunturale. Dal lato delle imprese, mentre l'impatto sull'attività corrente nel mese di marzo sarebbe stato attenuato da un flusso ancora solido di ordinativi, le indagini della Commissione europea e gli indici PMI segnalano un deterioramento delle attese. Ciò riflette le maggiori tensioni sui costi, soprattutto nei comparti più esposti al rincaro dell'energia, e sull'approvvigionamento degli altri input produttivi. Dal lato delle famiglie l'impatto è stato invece più immediato. A marzo il clima di fiducia ha risentito del peggioramento del contesto geopolitico e dell'aumento dell'incertezza, oltre che degli effetti del rincaro dei carburanti. Nel complesso, questi fattori potrebbero tradursi in un indebolimento della spesa per consumi e in un rinvio delle decisioni di investimento. In prospettiva, la contrazione dell'offerta di petrolio e gas e un nuovo incremento dei loro prezzi rappresentano le principali fonti di rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita. Rincari persistenti dei beni energetici possono generare effetti indiretti lungo le catene del valore, alimentando pressioni inflazionistiche che potrebbero acuirsi se dovessero prevalere aspettative di un'ulteriore crescita futura dei prezzi. Appaiono al momento improbabili forti aumenti delle retribuzioni. Secondo le nostre proiezioni macroeconomiche pubblicate in aprile, il PIL dell'Italia si amplierebbe dello 0,5% sia quest'anno sia il prossimo e dello 0,8% nel 2028; la crescita del prodotto è stata rivista al ribasso rispetto alle proiezioni pubblicate nel dicembre scorso, complessivamente per circa mezzo punto percentuale nel triennio, per effetto del rincaro delle materie prime energetiche.

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IL SETTORE DI RIFERIMENTO

ACIMALL – ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI COSTRUTTORI DI MACCHINE PER LAVORAZIONE LEGNO

Secondo i dati resi noti da Acimall, l'associazione dei costruttori italiani di macchine per la lavorazione del legno, il settore ha chiuso il 2025 con una produzione totale pari a 2.398 milioni di euro, registrando una limitata flessione (1%) rispetto all'anno precedente. La variazione in positivo rispetto ai preconsuntivi è dovuta, come testimoniano i dati diffusi da Istat, al sensibile recupero delle esportazioni, a cui si è aggiunto un buon andamento del mercato interno, due elementi che hanno di fatto mitigato i risultati negativi prefigurati in fase di preconsuntivo. Le esportazioni hanno dunque raggiunto i 1.582 milioni di euro, con un calo del 6,6% sull'anno precedente, mentre le vendite sul mercato interno si attestano a 816 milioni di euro, il 15% in più rispetto al 2024. Il buon andamento del mercato italiano è testimoniato anche dalla crescita delle importazioni, che hanno raggiunto i 284 milioni di euro (più 24,5% rispetto all'anno precedente). La bilancia commerciale del settore si trova ancora ampiamente in zona positiva, con un saldo utile di 1.298 milioni di euro. Numeri importanti anche per le dimensioni del mercato italiano, il cui valore apparente è stato pari a 1.100 milioni di euro, il 15,4% in più rispetto al 2025.

“Nonostante le varie situazioni di crisi già presenti – ha commentato Dario Corbetta, direttore di Acimall – lo scorso anno la nostra industria ha sostanzialmente tenuto grazie alle esportazioni, che rappresentano il 70% del totale prodotto, ma soprattutto per il buon andamento del mercato italiano, che ancora una volta dimostra di essere fra i più importanti a livello mondiale. L'offerta italiana continua a essere apprezzata sia in casa che all'estero, posizionandosi stabilmente su una fascia di mercato alta, che privilegia soluzioni tecnologiche all'avanguardia piuttosto che il prezzo. Una tendenza che si è già manifestata nel medio periodo e che ha indubbiamente portato a un processo di selezione e all'uscita di scena di qualche costruttore, ma che in ultimo identifica e rafforza un'offerta destinata a durare ancora nel tempo”.

Per quanto sia sempre un esercizio decisamente difficile, l'associazione ha provato a immaginare quale potrebbe essere il segno dell'anno che stiamo vivendo: “Il 2026 è e con ogni probabilità continuerà a essere un anno ancora una volta difficile, a causa dei contorni politici e bellici del quadro in cui le nostre imprese si trovano a operare”, ha concluso Corbetta. “Tuttavia i nostri costruttori stanno come sempre lavorando intensamente per consolidare le proprie quote sui mercati esteri e per sfruttare la ripresa del mercato italiano, grazie anche alla spinta di provvedimenti quali l'iperammortamento.

UCIMU – SISTEMI PER PRODURRE

Nel primo trimestre 2026, l'indice degli ordini di macchine utensili elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE segna un incremento del 3,1%, rispetto al periodo gennaio-marzo 2025. In valore assoluto l'indice si è attestato a 87,1 (base 100 nel 2021). Il risultato è stato determinato esclusivamente dalla buona performance dei costruttori sul mercato estero; è stata invece decisamente negativa la raccolta commesse sul mercato interno. In particolare, gli ordini raccolti oltreconfine hanno segnato un incremento del 28,9%, rispetto al primo trimestre del 2025, per un valore assoluto di 95,9. Al contrario, la raccolta ordini in Italia è risultata in calo del -28,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il valore assoluto dell'indice si è attestato a 67,3.

Riccardo Rosa, presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, ha affermato: “L'indice degli ordini del primo trimestre cresce e questo è sicuramente un dato positivo ma assolutamente non soddisfacente per i costruttori italiani. L'estero va, ma ancora per quanto? E nel frattempo l'Italia è ferma al palo in balia delle comunicazioni delle autorità di governo in merito all'iperammortamento che, esattamente come accaduto con Transizione 5.0, tardano ad arrivare. L'incremento dell'attività oltreconfine, nonostante il clima di instabilità geopolitica che ci troviamo ad affrontare quotidianamente, dimostra la capacità dei costruttori italiani di intercettare la domanda là ove può più facilmente concretizzarsi, focalizzandosi nelle aree e sui settori di sbocco che sono più predisposti ad investire. Un lavoro importante e minuzioso che le nostre aziende stanno svolgendo ormai da parecchi mesi, sfruttando tutte le opportunità e le conoscenze a loro disposizione. E poiché la domanda estera riesce ad espletarsi nonostante tutto, appare ancora più evidente che il blocco di quella interna dipenda dall'attesa per i chiarimenti della misura di iperammortamento. Come è possibile trovarsi nella medesima situazione del 2025, appesi ai continui annunci e ritrattazioni delle nostre autorità di governo? Per come è stato pensato – ha continuato Riccardo Rosa – l'iperammortamento dovrebbe sostenere l'innovazione della nostra industria e, invece, costringe le aziende ad aspettare, sospese tra un decreto attuativo e uno direttoriale, congelando di fatto le trattative che, al momento, sono anche numerose. Insomma, la volontà di investire da parte degli utilizzatori italiani c'è ma niente si muoverà fino a che non saranno comunicate tutte le tecnicità della misura. Abbiamo accolto con grande favore la decisione del governo di dotare il sistema manifatturiero di un provvedimento, quale l'iperammortamento, con una operatività pluriennale, dal 2026 al 2028. Ma – rileva Rosa – questa attesa, che di fatto si protrarrà per una buona prima parte del 2026, ci ha fatto tornare immediatamente indietro all'esperienza davvero frustrante del 5.0. Il punto è che il mondo manifatturiero, come ha già avuto

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modo di affermare il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, non solo è preoccupato per il contesto geopolitico ma è anche sconfortato dalla lentezza con cui si muovono i rappresentanti delle istituzioni governative, sia su base nazionale che europea. Questo trimestre - ha affermato Rosa - i costruttori italiani hanno raccolto ordini grazie alla domanda estera, con tutte le difficoltà di cui dicevamo poc'anzi. Ma cosa accadrebbe se il conflitto in Iran dovesse durare nel tempo? Non si tratterebbe più di fronteggiare una chiusura, totale o parziale, di un mercato. Avremmo invece davanti agli occhi una situazione ben peggiore. Anche per questo è fondamentale dar corso immediatamente a tutte le attività necessarie per rendere operativo l'incentivo dell'iperammortamento, così da mettere le aziende italiane nelle condizioni di effettuare gli investimenti che intendono pianificare e che ora sono congelati".

"Oltre a ciò - ha concluso il presidente di UCIMU - alle autorità di governo chiediamo che in Europa si facciano portavoce della necessità di poter contare su una Unione forte e determinata a definire politiche e programmi condivisi che ci permettano di affrontare al meglio l'instabilità geopolitica mondiale, prima che questa ci travolga".

L'EVOLUZIONE DEL TRIMESTRE

Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha aggravato un quadro internazionale reso già fragile dalle perduranti tensioni geopolitiche e commerciali. Il blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l'approvvigionamento globale di gas naturale, petrolio e altre materie prime essenziali, ha provocato un forte rialzo dei prezzi dei prodotti energetici e ha destato preoccupazioni sulla loro disponibilità nel prossimo futuro.

La maggiore incertezza si è immediatamente riflessa sui mercati finanziari: i rendimenti sovrani e i premi per il rischio sono aumentati, i corsi azionari si sono ridotti e il dollaro si è apprezzato nei confronti delle principali valute.

Sul fronte domestico, il rallentamento nell'attivazione degli incentivi governativi legati al regime di iperammortamento alimenta l'incertezza tra gli operatori, anche alla luce di quanto già osservato in precedenti iniziative, quali il Piano Transizione 5.0, contribuendo a posticipare le decisioni di investimento. In questo contesto, la domanda nel comparto manifatturiero risulta ulteriormente penalizzata, risentendo sia delle suddette dinamiche che del quadro internazionale, già caratterizzato da elementi di debolezza.

L'insieme di tali fattori ha continuato a condizionare in modo significativo il quadro economico di riferimento, determinando un rallentamento delle esportazioni verso mercati strategici e confermando la persistenza di condizioni di incertezza e di forte volatilità.

Il contesto mondiale sopra descritto in cui il gruppo Biesse si colloca ha rilevantamente impattato l'andamento del fatturato già a partire dallo scorso anno, con ulteriori ripercussioni sulle dinamiche dell'andamento del fatturato nel trimestre in oggetto.

Alla fine del primo trimestre 2026, il portafoglio ordini del gruppo Biesse si attesta a € 191.783 mila, in aumento del 2,3% rispetto a dicembre 2025 (€ 187.388 mila), positivamente influenzato dall'andamento dell'ingresso ordini manifestatosi nel corso del primo trimestre dell'anno.

In questo scenario, i ricavi diminuizione del 4,7% rispetto al 2026 del gruppo Biesse sono stati pari a € 146.108 mila, in 2025.

L'analisi del fatturato per aree geografiche evidenzia come il decremento abbia riguardato le aree EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) ed APAC (Asia e Pacifico) che registrano rispettivamente -3,3% e -18,0%, mentre risulta invariato il fatturato relativo all'area AMERICAS. L'area EMEA permane quella di riferimento del gruppo Biesse, chiudendo con un fatturato pari a € 94.206 mila, rappresentando il 64,5% del totale (€ 97.403 mila al 31 marzo 2025, rappresentando il 63,5% del totale).

La ripartizione dei ricavi per segmento operativo rimane sostanzialmente invariata (con il segmento Macchine-Sistemi che rappresenta il 91,8% del fatturato di gruppo Biesse), mentre il segmento Macchine e Sistemi registra un decremento 5,8%, il segmento Meccatronica registra invece un incremento del 9,1%.

Nel periodo in esame, la riduzione dei volumi di vendita ha inciso in misura significativa sulla redditività operativa del Gruppo. L'EBITDA Adjusted, calcolato al lordo degli oneri non ricorrenti, si attesta a € 2.460 mila, registrando una flessione del 44,4% rispetto al corrispondente periodo dell'esercizio precedente.

Analogamente, il risultato operativo prima degli eventi non ricorrenti (EBIT Adjusted) evidenzia un peggioramento, passando da € -4.669 mila al 31 marzo 2025 a € -5.630 mila al 31 marzo 2026, con una variazione negativa pari a € 961 mila. Tale andamento riflette una dinamica ancora sfavorevole della gestione caratteristica, che assorbe marginalità operativa nel corso del trimestre, pur mantenendosi su livelli sostanzialmente coerenti con quelli registrati nel precedente esercizio.

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Tale andamento riflette principalmente la pressione sui volumi e il contesto di mercato che continua a permanere piuttosto sfidante, incidendo conseguentemente sulla marginalità operativa del Gruppo.

Si segnala che il risultato economico del gruppo Biesse per il periodo in esame risulta influenzato negativamente da “eventi non ricorrenti” pari a € 443 mila interamente riferibili a incentivi all’esodo.

In aggiunta alle considerazioni sull’andamento della performance economica, si evidenzia come la performance finanziaria del Gruppo risenta anche delle dinamiche del capitale circolante netto operativo, che al 31 marzo 2026 registra un incremento pari a € 5.735 mila rispetto al 31 dicembre 2025.

Tale variazione ha determinato un impatto negativo sui flussi di cassa ed è principalmente riconducibile all’incremento delle rimanenze di magazzino (pari a € 12.794 mila). Tale dinamica risulta in parte fisiologica nel corso del primo trimestre dell’esercizio ed è ulteriormente accentuata dal rallentamento delle spedizioni registrato nel periodo, condizionato dal contesto geopolitico di riferimento. A ciò si aggiunge la riduzione dei debiti commerciali (pari a € 933 mila). Le variazioni negative fin qui descritte risultano parzialmente compensate dal decremento dei crediti commerciali (pari a € 2.320 mila), riconducibile al minor livello di fatturato registrato nel periodo, nonché dall’incremento delle passività contrattuali (pari a € 5.672 mila), in linea con l’evoluzione del portafoglio ordini al 31 marzo 2026.

La Posizione Finanziaria Netta esclusi gli effetti dell’IFRS16 del gruppo Biesse al 31 marzo 2026 è negativa per € 11.162 mila (negativa per € 35.524 mila considerando gli effetti dell’IFRS 16), in diminuzione di € 12.613 mila rispetto al dato del 31 dicembre 2025, in cui era positiva per € 1.451 mila (e negativa per € 24.649 mila includendo gli effetti dell’IFRS16). La variazione intervenuta nel periodo è principalmente attribuibile all’assorbimento di cassa connesso alle dinamiche del capitale circolante netto operativo precedentemente commentate, nonché agli investimenti effettuati in attività fisse materiali ed immateriali. Tali effetti risultano solo parzialmente compensati dai flussi generati dai positivi risultati ottenuti a livello di gestione operativa.

Il gruppo Biesse, nonostante il contesto globale sopra descritto, intende perseguire con determinazione le nuove priorità strategiche con un focus sul ripristino della leadership nel servizio, il rafforzamento delle competenze commerciali e l’accelerazione dello sviluppo prodotto facendo leva sulle sinergie derivanti dalla multi-materialità, fattori abilitanti per il raggiungimento degli obiettivi 2026-2028.

Tuttavia, il permanere di un’elevata incertezza sul ritorno a condizioni generali di stabilità fa sì che il gruppo Biesse continui ad operare nel corso dell’anno con flessibilità gestionale e disciplina finanziaria rivedendo, ove opportuno, i processi e mantenendo uno scrupoloso e costante controllo sul contenimento dei costi, senza compromettere al contempo la solidità patrimoniale di Gruppo e gli investimenti strategici a supporto della crescita futura.

PRINCIPALI EVENTI

In data 28 aprile 2026, l’Assemblea Ordinaria di Biesse S.p.A., ha approvato:

  • il Bilancio di Esercizio al 31/12/2025 della capogruppo Biesse S.p.A., che si è chiuso con un risultato netto negativo per € 15,2 milioni, esaminato il Bilancio Consolidato di Gruppo e la Rendicontazione Consolidata sulla Sostenibilità;
  • la politica di remunerazione della Società di cui alla prima sezione della Regolazione sulla Politica in materia di Remunerazione ai sensi dell’art. 123-ter, commi 3-bis e 3-ter del D. Lgs. n. 58/1998 e ha deliberato in senso favorevole sulla seconda sezione della suddetta relazione ai sensi dell’art. 123-ter, comma 6, del D. Lgs. n. 58/1998;
  • su proposta motivata del Collegio Sindacale e ai sensi del D. Lgs. n. 39/2010, l’integrazione dei corrispettivi spettanti alla società di revisione Deloitte & Touche S.p.A. in relazione all’incarico di revisione legale dei conti per l’esercizio 2025, nonché ai connessi adeguamenti resisi necessari in ragione di attività non ricorrenti e di sopravvenienze operative e normative. L’Assemblea ha inoltre deliberato l’integrazione dei corrispettivi relativi alle attività aggiuntive connesse alla rendicontazione di sostenibilità, in coerenza con il quadro normativo applicabile;
  • la nomina di due componenti del Consiglio di Amministrazione, a seguito delle dimissioni rassegnate nel corso del 2025 dall’Amministratore Delegato Massimo Potenza e dal Consigliere indipendente Massimiliano Bruni, come già comunicato al mercato rispettivamente in data 12 giugno 2025 e 8 luglio 2025. Le candidature sono state proposte dal Consiglio di Amministrazione e approvate con il 100% dei voti favorevoli rispetto al capitale rappresentato in Assemblea.
  • un nuovo programma di acquisto e disposizione di azioni proprie, ai sensi e per gli effetti degli artt. 2357 e ss. cod. civ., nonché dell’art. 132 del TUF e dell’articolo 144-bis del Regolamento Consob adottato con delibera n. 11971/1999 e successive modificazioni, previa revoca della precedente autorizzazione conferita in data 18 novembre 2024.

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PARTECIPAZIONE ALLA EURONEXT STAR CONFERENCE 2026

Biesse ha partecipato all'Euronext STAR Conference 2026 organizzata da Borsa Italiana che si è tenuta a Milano presso Palazzo Mezzanotte dal 24 al 26 marzo. Durante tale occasione il management di Biesse ha incontrato investitori internazionali ed analisti finanziari per condividere i risultati recentemente conseguiti e le più immediate prospettive economiche e finanziarie, insieme al nuovo piano industriale di Gruppo 2026-2028.

DATI ECONOMICI

31 Marzo 31 Marzo DELTA %
2026 % ricavi 2025 % ricavi
migliaia di euro
Ricavi delle vendite e delle prestazioni 146.108 100,0% 153.308 100,0% (4,7)%
Variazione delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti 8.181 5,6% 12.581 8,2% (35,0)%
Altri Proventi 1.456 1,0% 2.077 1,4% (29,9)%
Valore della produzione 155.744 106,6% 167.965 109,6% (7,3)%
Consumi di materie prime e materiali di consumo e merci (65.174) (44,6)% (69.111) (45,1)% (5,7)%
Altre spese operative (30.881) (21,1)% (32.673) (21,3)% (5,5)%
Costi del personale (57.230) (39,2)% (61.789) (40,3)% (7,4)%
Ebitda adjusted 2.460 1,7% 4.392 2,9% (44,0)%
Ammortamenti (8.385) (5,7)% (8.713) (5,7)% (3,8)%
Accantonamenti e Impairment 295 0,2% (349) (0,2)% (184,8)%
Ebit adjusted (5.630) (3,9)% (4.669) (3,0)% (20,6)%
Componenti non ricorrenti (443) (0,3)% - - -
Ebit (6.072) (4,2)% (4.669) (3,0)% (30,1)%
Proventi finanziari 1.168 0,8% 1.524 1,0% (23,4)%
Oneri finanziari (1.761) (1,2)% (1.896) (1,2)% (7,1)%
Proventi (oneri) netti su cambi (628) (0,4)% 1.674 1,1% (137,5)%
Risultato ante imposte (7.293) (5,0)% (3.367) (2,2)% (116,6)%
Imposte sul reddito 1.038 0,7% 558 0,4% 86,1%
Risultato dell'esercizio (6.255) (4,3)% (2.810) (1,8)% (122,6)%

Si precisa che i risultati intermedi esposti in tabella non sono identificati come una misura contabile nell'ambito dei Principi contabili internazionali e, pertanto, non devono essere considerati una misura sostitutiva per la valutazione dell'andamento e del risultato del Gruppo Biesse. Si segnala inoltre che il criterio di determinazione dei risultati intermedi applicato dal Gruppo Biesse potrebbe non essere omogeneo con quello adottato da altre società e/o gruppi del settore e, conseguentemente, che tali dati potrebbero non essere comparabili.

I ricavi 6 sono pari a € 146.108 mila, in diminuzione del 4,7% rispetto al dato dello stesso periodo del 2025 (ricavi pari a € 153.308 mila), negativamente influenzati dal trend delle vendite di periodo a causa delle difficili di mercato e dalla conseguente riduzione dei volumi.

Il valore della produzione è pari a € 155.744 mila, in diminuzione del 7,3% rispetto al dato relativo al primo trimestre 2025 (€ 167.965 mila).

L'incidenza percentuale dei consumi al netto della variazione delle rimanenze registra un incremento di 2,1 p.p. condizionata dalla diversa composizione del mix prodotto e mercato, oltre che dalle dinamiche valutarie.

Le altre spese operative diminuiscono in valore assoluto per € 1.792 mila, mantenendo sostanzialmente il proprio peso percentuale rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (passando dal 21,3% al 21,1%). Tale fenomeno è integralmente riconducibile alla voce attribuibile ai costi per servizi, che passa da € 28.897 mila a € 26.801 mila, in diminuzione del 7,3%: la variazione è principalmente dovuta a minori costi per consulenze (in diminuzione per € 944 mila), a quelli relativi a viaggi e trasferte del personale (in diminuzione per € 463 mila); a quelli relativi alle manutenzioni (in diminuzione per € 474 mila), a costi per fiere e pubblicità

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(in diminuzione per € 189 mila) e alla diminuzione pari ad € 527 mila dei costi relative alle utenze. Tali diminuzioni sono parzialmente compensate da incrementi dei costi per servizi relativi alla produzione pari a € 585 mila e provvigioni e trasporti su vendite per € 240 mila.

Il costo del personale al 31 marzo del 2026 è pari ad € 57.230 mila e registra un decremento di valore di € 4.559 mila rispetto al dato dello stesso periodo del 2025 (€ 61.789) mila, -7,4% sul primo trimestre 2025, sostanzialmente legato alla componente salari, stipendi e relativi oneri sociali riconducibile alla diminuzione delle teste (3.612 unità al 31 marzo 2026 rispetto a 3.663 unità al 31 dicembre 2025), oltre che dalla riduzione di costo realizzato grazie all'azionamento dell'istituto della solidarietà.

L'EBITDA adjusted del primo trimestre 2026 è positivo per € 2.460 mila, mentre nello stesso periodo del 2025 era positivo per € 4.392 mila, in calo del 44,0%.

Gli ammortamenti registrano nel complesso una diminuzione pari al 3,8% (passando da € 8.713 mila al 31 marzo 2025 a € 8.385 mila al 31 marzo 2026): la componente relativa alle immobilizzazioni materiali (comprensive dei diritti d'uso) diminuisce di € 548 mila (-9,1%), mentre quella relativa alle immobilizzazioni immateriali aumento di € 221 mila (+8,3%).

La voce accantonamenti e impairment presenta un saldo positivo pari a € 295 mila, in controtendenza rispetto al periodo precedente. Tale andamento è principalmente riconducibile ai rilasci di fondi resisi possibili a seguito del venir meno dei relativi rischi o della ridefinizione delle passività potenziali. I principali rilasci hanno riguardato per € 321 mila per svalutazioni di crediti commerciali, per € 125 mila relativi a vertenze legali ed € 76 mila riferiti al fondo ristrutturazioni. I suddetti rilasci risultano parzialmente compensati da accantonamenti pari a € 185 mila al fondo garanzia prodotti e a € 39 mila a copertura di rischi e oneri futuri.

L'EBIT adjusted è negativo per € 5.630 mila, in diminuzione € 961 mila rispetto al pari periodo dello scorso anno (positivo per € 4.669 mila).

I componenti non ricorrenti evidenziano un valore negativo pari a € 443 mila, riconducibili interamente ad incentivi all'esodo.

In riferimento alla gestione finanziaria si registrano oneri netti per € 593 mila, in aumento rispetto al dato di marzo 2025 (oneri netti pari ad € 372 mila), di cui € 1.168 mila relativi a interessi attivi e proventi finanziari ed € 1.761 mila relativi a interessi passivi e oneri finanziari.

Per quanto riguarda la gestione del rischio cambio, si registrano componenti positive negative nette per € 628 mila, in diminuzione rispetto al pari periodo dell'anno precedente (positivo per € 1.674 mila).

Il risultato prima delle imposte è negativo per € 7.293 mila rispetto al dato del 2025 (pari a € 3.367 mila).

Le imposte, positive, sono pari a complessivi € 1.038 mila; tale saldo positivo si determina per effetto dei seguenti elementi: imposte IRES e altre imposte differite (positive per € 2.024 mila) e IRAP (negativa per € 119 mila); accantonamenti per imposte sul reddito di società estere (negative per € 635 mila) e imposte relative a esercizi precedenti (negative per € 232 mila).

Il gruppo Biesse consuntiva un risultato netto negativo pari a € 6.255 mila.

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DATI PATRIMONIALI

Al 31 Marzo 2026 Al 31 Dicembre 2025
migliaia di euro
Immateriali 106.191 108.378
Materiali 131.806 135.101
Finanziarie 2.196 2.385
Immobilizzazioni 240.193 245.864
Rimanenze 188.554 175.761
Crediti commerciali e attività contrattuali 98.793 101.113
Debiti commerciali (138.763) (139.695)
Passività contrattuali (75.091) (69.419)
Capitale Circolante Netto Operativo 73.494 67.759
Fondi relativi al personale (11.093) (11.120)
Fondi per rischi e oneri (26.022) (26.694)
Altri debiti/crediti netti (44.684) (44.888)
Attività nette per imposte anticipate 22.625 20.080
Altre Attività/(Passività) Nette (59.582) (62.622)
Capitale Investito Netto 254.104 251.002
Capitale sociale 27.403 27.403
Risultato del periodo precedente e altre riserve 197.433 218.519
Utile/(Perdita) del periodo (6.255) (19.570)
Patrimonio netto di terzi - -
Patrimonio Netto 218.580 226.352
Debiti finanziari verso banche e altri finanziatori 163.424 156.397
Attività finanziarie correnti (63.370) (62.636)
Disponibilità liquide e mezzi equivalenti (64.530) (69.112)
Posizione Finanziaria Netta 35.524 24.649
Totale Fonti di Finanziamento 254.104 251.002

Il capitale investito netto è pari a € 254.104 mila in diminuzione rispetto al 31 dicembre 2025 (€ 251.002 mila). Rispetto al 31 dicembre 2025, le immobilizzazioni nette sono diminuite di € 5.671 mila, decremento derivante dal fatto che gli ammortamenti sono maggiori dei nuovi investimenti di periodo.

Il capitale circolante netto operativo aumenta di € 5.735 mila rispetto al 31 dicembre 2025. La variazione è principalmente riconducibile all'incremento delle rimanenze di magazzino (pari a € 12.794 mila). Tale dinamica risulta in parte fisiologica nel corso del primo trimestre dell'esercizio ed è ulteriormente accentuata dal rallentamento delle spedizioni registrato nel periodo, condizionato dal contesto geopolitico di riferimento. A ciò si aggiunge la riduzione dei debiti commerciali (pari a € 933 mila). Le variazioni negative fin qui descritte risultano parzialmente compensate dal decremento dei crediti commerciali (pari a € 2.320 mila), riconducibile al minor livello di fatturato registrato nel periodo, nonché dall'incremento delle passività contrattuali (pari a € 5.672 mila), in linea con l'evoluzione del portafoglio ordini al 31 marzo 2026.

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Il patrimonio netto è pari a € 218.580 mila (€ 226.352 mila al 31 dicembre 2025).

Posizione finanziaria netta

Al 31 Marzo 2026 Al 31 Dicembre 2025 Al 30 Settembre 2025 Al 30 Giugno 2025 Al 31 Marzo 2025
migliaia di euro
Attività finanziarie: 127.900 131.748 126.056 126.674 112.047
Attività finanziarie correnti 63.370 62.636 66.022 79.551 68.673
Disponibilità liquide 64.530 69.112 60.034 47.123 43.374
Debiti per locazioni finanziarie a breve termine (7.712) (8.588) (8.849) (9.222) (9.844)
Debiti bancari e altri debiti finanziari a breve termine (53.378) (44.611) (54.103) (29.124) (7.039)
Posizione finanziaria netta a breve termine 66.809 78.549 63.104 88.328 95.164
Debiti per locazioni finanziarie a medio/lungo termine (16.650) (17.512) (18.463) (21.053) (18.657)
Debiti bancari e altri debiti finanziari a medio/lungo termine (85.649) (85.640) (92.759) (92.770) (99.877)
Debiti commerciali e altri debiti a medio/lungo termine (34) (46) (58) (69) (89)
Posizione finanziaria netta a medio/lungo termine (102.333) (103.198) (111.279) (113.892) (118.622)
Posizione finanziaria netta totale (35.524) (24.649) (48.175) (25.564) (23.459)

Nello schema di PFN al 31.03.2026, in applicazione delle disposizioni contenute nella Comunicazione n. 5/21 del 29 aprile 2021 emessa da Consob che rimanda alle Raccomandazioni ESMA del 4 marzo 2021, sono stati ricompresi i debiti commerciali scadenti oltre l'esercizio.

Ai fini di una migliore rappresentazione sono inoltre stati esclusi dalle attività finanziarie il fair value attivo dei derivati.

La Posizione Finanziaria Netta esclusi gli effetti dell'IFRS16 del gruppo Biesse al 31 marzo 2026 è negativa per € 11.162 mila (negativa per € 35.524 mila considerando gli effetti dell'IFRS 16), in diminuzione di € 12.613 mila rispetto al dato del 31 dicembre 2025, in cui era positiva per € 1.451 mila (e negativa per € 24.649 mila includendo gli effetti dell'IFRS16). La variazione intervenuta nel periodo è principalmente attribuibile all'assorbimento di cassa connesso alle dinamiche del capitale circolante netto operativo precedentemente commentate, nonché agli investimenti effettuati in attività fisse materiali ed immateriali. Tali effetti risultano solo parzialmente compensati dai flussi generati dai positivi risultati ottenuti a livello di gestione operativa.

Alla data di approvazione della presente relazione, il gruppo Biesse ha linee di credito pari a € 239 milioni, come di seguito riportate:

  • € 96 milioni a revoca con duration entro i 12 mesi (utilizzate al 31 marzo 2026 per 7 mln);
  • € 40 milioni committed con duration pari a 12 mesi (utilizzate per € 27 milioni al 31 marzo 2026);
  • € 102,2 milioni relativi a finanziamenti a lungo termine.

Nessuna delle linee sopra riportate è soggetta a garanzia reale.

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SEGMENT REPORTING

Ripartizione ricavi per segmento

31 Marzo 31 Marzo Var % 2026/2025
2026 % 2025 %
migliaia di euro
Segmento Macchine e Sistemi 134.074 91,8% 142.265 92,8% (5,8)%
Segmento Meccatronica 18.134 12,4% 16.618 10,8% 9,1%
Elisioni Inter segmento (6.100) (4,2)% (5.576) (3,6)% 9,4%
Totale 146.108 100,0% 153.308 100,0% (4,7)%

Ripartizione ricavi per area geografica

31 Marzo 31 Marzo Var % 2026/2025
2026 % 2025 %
migliaia di euro
EMEA 94.206 64,5% 97.403 63,5% (3,3)%
AMERICAS 33.684 23,1% 33.701 22,0% (0,1)%
APAC 18.218 12,5% 22.205 14,5% (18,0)%
Totale 146.108 100,0% 153.308 100,0% (4,7)%

La ripartizione dei ricavi per segmento operativo rimane sostanzialmente invariata (con il segmento Macchine-Sistemi che rappresenta il 91,8% del fatturato di gruppo Biesse), mentre il segmento Macchine e Sistemi registra un decremento 5,8%, il segmento Meccatronica registra invece un incremento del 9,1%.

L'analisi del fatturato per aree geografiche evidenzia come il decremento abbia riguardato le aree EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) ed APAC (Asia e Pacifico) che registrano rispettivamente -3,3% e -18,0%, mentre risulta invariato il fatturato relativo all'area AMERICAS. L'area EMEA permane quella di riferimento del gruppo Biesse, chiudendo con un fatturato pari a € 94.206 mila, rappresentando il 64,5% del totale (€ 97.403 mila al 31 marzo 2025, rappresentando il 63,5% del totale).

Pesaro, 14 maggio 2026

Il Presidente del Consiglio di amministrazione
Roberto Selci

ATTESTAZIONE AI SENSI DEL COMMA 2 ART. 154 BIS TUF

Il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari dichiara, ai sensi del comma 2 articolo 154 bis del Testo Unico della Finanza, che l'informativa contabile contenuta nel presente documento corrisponde alle risultanze documentali, ai libri ed alle scritture contabili

Pesaro, 14 maggio 2026

Il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili
Pierre Giorgio Sallier de La Tour